Cent'anni di solitudine

Gabriel García Márquez

Traduttore: E. Cicogna
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 404 p., Brossura
  • EAN: 9788804573494
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Recensioni dei clienti

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    Gianluca

    07/02/2015 17:26:29

    Bellissimo, così emozionante, un pugno allo stomaco. Impossibile definirlo noiso. Un libro che divorerete in pochi giorni. Chi lo descrive come un ammasso di robe senza senso e scollegate non ha capito niente. Rileggetevi il libro e questa volta fatelo meglio.

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    Trixter

    07/10/2014 11:56:44

    Ma che succede a Macondo? una serie interminabile di sgangherati e grotteschi eventi, cofusionari e spiazzanti, con protagonisti originali ma, in fondo, sempre uguali. E' sempre un piacere rilevare che ci sono dei romanzi che suscitano tanto entusiasmo, come quest'opera di Marquez. Eppure, ahimè, confesso che a me non è piaciuto. Ho cercato di apprezzarlo in ogni modo, ma le mie preferenze narrative sono ben altre. Ho sofferto la sovrabbondanza di eventi e la pressochè totale assenza di dialoghi, la rutilante consequenzialità dei fatti e la concreta assenza di approfondimenti dei personaggi che scivolano via ineluttabili, pagina dopo pagina. Non amo i paragoni ma se capita di leggere autori da Dumas a Turgenev, da Hesse a Kafka etc., il confronto, secondo i miei gusti, è sinceramente impietoso. Di quest'opera, comunque, resta una prosa eccellente, un sapientissimo uso della punteggiatura ed un finale davvero eccezionale.

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    Aldis

    03/07/2014 14:48:48

    La più immonda porcheria che mi sia mai capitato di leggere. Arrivato a due terzi, due o tre pagine dopo la morte del colonello, lo ho fatto a pezzi e buttato. Mi stava trascinando nello stesso stato di allucinata disperazione del suo autore, che, ritengo facesse ampio uso di LSD. Chi era in mia compagnia, mi ha detto che stavo diventando insopportabile. Dopo che mi sono liberato dell'immondo oggetto, sono rifiorito in poche ore. Mai visto niente di così vuoto, un abisso di vuota disperazione senza speranza, che per centinaia di pagine spiega che tutto è inutile, inutile fare la guerra, la si perde, inutile fare figli, 17 e tutti con lo stesso nome, vengono tutti assassinati, perfino il suicidio non riesce (non ricordo chi lo abbia tentato, tutti i personaggi hanno lo stesso nome, impossibile capire niente, se non ci si fa uno schema). Siamo tutti fantasmi prigionieri di un fato meschino, cattivo, crudele, incestuoso, cui non si prova nemmeno ad opporsi. Piuttosto, (ri)leggetevi I Malavoglia: anche quelli sono vinti, ma con dignità, e, almeno, si amano. In questa ignobile schifezza non c'è traccia di sentimenti che non siano odio, rabbia, rancore, putridume. E lo stile: lento, prolisso, farraginoso, confuso, ripetitivo. L'allucinazione onirica di una persona mentalmente disturbata. E lo dice uno che si è letto Moby Dick. Tutto. In lingua originale. Se questo abisso di vuota e fatalistica disperazione è quanto di meglio possa produrre l'America Latina, non mi stupisco che sia e rimanga bloccata nel suo stato di sottosviluppo.

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    Elena

    20/09/2012 09:35:45

    Uno dei libri che più mi hanno appassionato, curioso e coinvolgente, e spesso spiritoso, molto originale

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    Valentina Colaiuda

    14/04/2012 16:03:30

    Penso che si tratti di un romanzo che "o si odia, o si ama". Nel mio caso la prima. Si tratta della storia della famiglia Buendià, fondatrice di Macondo, dalla sua nascita alla sua estinzione. Ma non una analisi "storica" eseguita in modo realistico, ma il racconto di vicende che vanno dal fantastico al grottesco. Le generazioni si intrecciano tra di loro sia nelle vicende, sia sullo stesso piano temporale perché comunque anche chi è morto continua a vivere sotto forma di fantasma e a far parte della storia. Sicuramente è un romanzo originale, ma il problema è la confusione tra le storie e tra i nomi (infatti decine di discendenti usano solo pochi nomi e in effetti non si capisce quasi mai di chi si sta parlando). Questo dà origine ad un romanzo confusionario, noioso che non si vede l'ora di finire per liberarsene. Non so se gli altri romanzi di Marquez siano costruiti in modo più ordinato, al momento non rischio. A causa della confusione non sono riuscita a cogliere il senso metaforico delle vite che in altre recensioni altre persone sembrano aver colto. In ogni caso, se doveste leggerlo, vi consiglio di stamparvi una genealogia della famiglia Buendìa che è facilmente reperibile in rete.

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    carola

    15/03/2012 18:21:25

    oserei dire che questo sia il più bel libro che io abbia mai letto e sinceramente mi ha dato un gran dispiacere leggere i commenti negativi che lo considerano noioso, superficiale e ridicolo...in realtà trovo che sia l'esatto opposto...

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    guglielmo aprile

    01/02/2012 17:15:21

    La realtà trapassa, quasi con leggerezza, nell'onirico, assume connotati da favola. Tutto è dettagliato, nelle descrizioni; poi, all'improvviso, avviene il salto, lo scatto, e il mondo si invola verso il natastico, l'irreale, e l'impossibile si inserisce nel concreto anche più crudo. E i confini tra ciò che appare nei sogni e ciò che è reale sfuma. La malattia dell'insonnia, ad es., e poi della perdita della memoria, che colpisce gli abitanti di Macondo: fatti di pura invenzione, ceh però fanno apparire il mondo un posto magico, come agli occhi dei bambini o dei primitivi; anzi, i parametri della verosimiglianza sono capovolti, al punto che il magico appare 'normale', previsto e possibile, all'interno di quella realtà, che è di ordine diverso rispetto a quella in cui siamo intrappolati - guglielmo aprile

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    angela

    22/12/2011 00:17:38

    Non mi è piaciuto. Poco interessante, senza senso. Un ammasso di personaggi completamente inverosimili e fuori da ogni realtà. Ho perso tempo, potevo leggere altro.

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    msbara

    21/12/2011 10:22:10

    davvero una delle opere più belle di tutti i tempi. a chi imputa scrittura ripetitiva e confusa(?!?!?) dico di riscoprire il significato e i modi dell'epica. vera e propria epica contemporanea. l'umanità nella sua più intima essenza. c'è un voto più alto di 5?

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    Daniel

    06/11/2011 21:54:13

    Mi ha un po'deluso, non è di certo un brutto libro però non ha raggiunto con me quelle vette di cui la maggior parte delle persone parla.L'ho letto molto velocemente, è un libro avvincente, però è mancata la scintilla finale, la più importante. A me è sembrato molto veloce, anche troppo per i miei gusti, abituato a leggere fino in fondo le reazioni dei personaggi negli avvenimenti della vita (Dostojevskij ad esempio). Però l'ho letto con piacere, l'incipit del libro è straordinario di quelle cose che ti rimangono impresse.Il personaggio più affascinante per me è stato il colonnello Aureliano Buendia, ma sono un po' tutti affascinanti (anche se c'è sempre bisogno di un albero genealogico sott'occhio) e affascinante è la storia della stirpe che finisce nell'oblio con tutta Macondo. Però il punto debole di un libro del genere quando si trova davanti ad un lettore come me è solo 1: la magia.All'inizio mi piaceva, mi piaceva come si descriveva questo luogo incontaminato e la sua gente, gli incontri con i morti, la lettura delle carte, il buon Melquiades, però poi si esagera! Remedios la bella che sale in cielo, mostri che infestano Macondo ecc? e più si avvicina la fine del libro e il racconto diventa sempre più fantastico. Capisco che il termine realismo magico nasce probabilmente da questo libro, ma non capisco? ascoltando alcune interviste di Marquez ho sentito che lui non definisce il genere dei suoi libri "Realismo magico", ma solo Realismo perché nel mondo c'è molta più magia di quello di cui ci rendiamo conto, siamo ancora troppo influenzati da Cartesio.Ma allora perché questo bisogno di mettere tutta questa magia nelle cose del mondo? Se è già nelle cose stesse non sarebbe meglio rendere magico tutto quello di reale che ci circonda senza far diventare tutto cosi assurdo? Ill fatto è che leggendolo non sono entrato in questo mondo di magia e non ha cambiato il mio modo di vedere le cose,cosa che tanti altri libri mi hanno dato, come "IL Mondo di Sofia" DI Gaarder

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    donatella

    30/09/2011 07:46:54

    Bello, sicuramente da leggere e da consigliare.

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    Serena

    07/09/2011 21:05:36

    Il libro più brutto che abbia mai letto in vita mia. Talmente brutto che non ricordo neppure la trama (l'ho letto circa 10 anni fa), il che significa che non mi ha lasciato assolutamente nulla. Ricordo solo la gran fatica che ho fatto per capirlo, poichè tutti i nomi sono uguali Forse per apprezzarlo dovrei rileggerlo, magari anche in virtù della mia "maturazione letteraria", ma l'idea di accostarmi a qualcosa che già so essere noioso mi innervosisce.

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    giorgio MENNELLA

    26/08/2011 19:44:11

    ho letto questo libro per caso:avevo intenzioe di portarne un'altro,poi,arivato a casa,mi sono accorto d'aver preso il tomo 2.Di quelli che avevo,lui era il meno probabile:non era stato gredito nè a mia moglie nè a mia sorella.L'ho iniziato dicendo che nn lo avrei finito.sono rimasto imprigionato dalla magia del racconto:un quadro astrato,una visione quantistica.bello,forse non un capolavoro assoluto,ma molto molto bello.cercate di lasciarvi alle spalle la logica,i sensi:come diceva cartesio:le percezioni dei sensi sono inganni dei sensi,leggetelo con la fantasia.

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    Michele

    22/10/2010 18:35:18

    Ero così entrato nella magia del libro da aver capito, due pagine prima, quale sarebbe stato il finale. E' un capolavoro, a partire dall'incipit, e il personaggio del colonnello Aureliano Buendia è, a mio avviso, una metafora della rivoluzione in America latina. Le passioni, le pulsioni, le sensazioni di questo romanzo rimangono per sempre nel lettore.

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    biribissi

    08/09/2010 12:40:44

    Il libro più bello che abbia mai letto. Lo feci comprare a mio padre come regalo per mia mamma a Natale del 1973 dopo che la mia affascinante insegnante di latino e greco ce lo consigliò con le stelline negli occhi. Da allora l'ho riletto almeno 5 volte e sempre ne resto affascinata. Anch'io ho amato moltissimo Amaranta e il col. Aureliano (in cui, nel mio immaginario, ho ritrovato il dolente Marlon Brando di Viva Zapata) e probabilmente se avessi avuto dei figli li avrei chiamati così anch'io come ha fatto Tito. Conservo come un cimelio la copia del 73 identica alla prima edizione (quella poi riedita da Feltrinelli per l'anniversario in formato ridotto) e un'altra che presi allegata a una rivista e, pur avendolo già, riacquistai. Alcune volte mi dispiace averlo già letto perchè indubbiamente è uno dei regali più belli da farsi e da fare. L'ho consigliato a decine di amici e amiche nel corso della mia vita e devo dire che alcune ancora mi ringraziano. Nel piattume di vita che spesso ci tocca vivere, specie in questi difficili momenti, questo libro è una finestra sull'immaginario, sul nostro cuore, sulle nostre emozioni e sulla bellezza della vita e dell'amore. Il mondo si divide in 2 categorie: chi lo ha letto e chi no.

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    Albert

    30/08/2010 19:19:33

    Vorrei spiegare perché alcuni non hanno capito la bellezza di questo capolavoro di Marquez, così insolito nei contenuti e nello stile. Quando parliamo di “realismo magico”, che pervade l’intera struttura narrativa dell’opera di Marquez e la storia di un secolo della mitica famiglia Buendia, dobbiamo però capire davvero cosa significa, perché alcuni ne hanno parlato a sproposito. Realismo magico, nella cultura latino americana, come hanno già sottolineato alcuni studiosi, è il senso di non appartenenza, alienazione, sogno, non di rado incubo (non a caso alcuni hanno accostato Marquez a Kafka), che pervade mentalmente e culturalmente la vita dei sudamericani, una singolare mescolanza di magia e realtà, ed è così difficile da capire per noi. Mentre gli europei e i nordamericani, ad esempio, si sentono razionalmente artefici della loro storia e del loro destino, e lo vedono procedere verso un futuro lineare e di progresso, così non è nella cultura dei latino americani, dopo secoli di colonialismo (spagnolo e portoghese) e neo-colonialismo (statunitense), dal XVI secolo in poi, ed ecco spiegata la “circolarità” del tempo in Cent’anni di solitudine, il tempo e i fatti che si ripetono senza un vero e proprio progresso. Ecco allora che nella cultura latino-americana incombe sovente un senso di sogno, di irrealtà, di magia, quasi che la vita sia un sogno, o un incubo, del quale nessun individuo ha il controllo. Ciò spiega appunto tutte le grandi tragedie nella storia di questo continente, accettate con fatalismo: dalle innumerevoli guerre civili, ai rivolgimenti politici, ai colpi di stato sanguinosi e alle contraddittorie ed effimere rivoluzioni popolari, ai dittatori di destra e di sinistra e ai desaparecidos, all’economia sotto il perenne controllo delle potenze straniere: dai conquistadores spagnoli alle grandi società nordamericane (la compagnia bananiera del romanzo) . Questo è il concetto – che nessuno spiega – di realismo magico.

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    Luca

    14/03/2010 19:05:14

    scritto surreale che è ha significato un nuovo modo di romanzare, contrapponendosi al piuttume letteraio della prima metà del Novecento. Inarrivabile tra i suoi scritti è il maggior motivo per cui l'autore riceve il nobel per la letteratura. indefinito nel luogo e nel tempo, contraddistinto dall'alternarsi di generazione in generazione di personaggi che nel nome e nella forza possono essere individuati facilmente nel mondo di tutti i giorni. uno dei libri biù belli. chi non lo capisce non lo merita.

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    Enrico

    23/02/2010 16:49:10

    Leggete il giudizio di Janus più sotto, capovolgete tutto ed avrete il mio parere su questo libro! Janus, poveraccio deve aver capito poco di sto libro! Da quando l'ho letto - e ormai di tempo ne è passato - i suoi personaggi non li ho più dimenticati ed ogni tanto mi pare di incontrarli!

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    pier paolo

    22/12/2009 16:16:01

    questo libro è stato il primo che ho letto intensamente. mi ha coinvolto davvero,mi ha fatto scoprire la forza che può avere un libro, ho sognato ad occhi aperti, avevo l'impressione di vivere la storia direttamente... l'ho letto in una settimana, poi una volta finito , mi ha talmente colpito che l'ho riletto di nuovo.... da non perdere

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    Isetta

    03/12/2009 15:10:20

    Marquez ha scritto sicuramente di meglio. Temo che questo libro sia leggermente sopravvalutato.

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