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Guglielmo Epifani, Vittorio Foa

Editore: Einaudi
Collana: Vele
Anno edizione: 2006
Pagine: 108 p. , Brossura
  • EAN: 9788806180119

I classici della sociologia si chiedevano come sia possibile la società in presenza di un'infinità di interessi contrapposti materiali e ideali. Una domanda cui sono state date molteplici risposte: la società sta insieme perché gli individui agiscono in modo coordinato essendo a ciò obbligati da un potere esterno. Oppure perché avendo calcolato i costi e i benefici della vita in società preferiscono razionalmente questa soluzione ad altre. O ancora perché in tutti noi esiste un'intrinseca disposizione al conformismo a operare in forza di credenze interiorizzate senza alcuno scrutinio.

Il dialogo di Foa con Epifani ripropone un'altra risposta. è primariamente il lavoro che rende possibile la società. Attraverso di esso le persone entrano in cerchie via via più ampie di relazioni sociali. Si costruiscono identità culturali e politiche. Individuano più chiaramente i propri interessi e quelli altrui. Sono motivate ad affermare i primi senza però puntare a schiacciare i secondi. Scoprono insomma l'importanza dell'organizzazione sociale e della solidarietà e si dispongono a praticarla.

Tutto ciò peraltro non avviene in modo automatico. è necessario che il lavoro stesso sia concepito come un fattore di inclusione e sia ricercato e offerto come tale al di là e prima dei suoi contenuti economici e professionali. Inoltre per collegare persona a persona sino a far emergere una società da tale collegamento sono necessarie delle società intermedie quali il sindacato. A questo riguardo chi in questi ultimi anni si è adoperato per rendere il lavoro il più atomizzato possibile e per diffondere una rappresentazione sociale del sindacato come uno strumento del passato superato dalle novità vieppiù incombenti della globalizzazione potrebbe trovare in questo dialogo molti spunti di riflessione.

Per intanto scoprirebbe in esso che tanto il più anziano quanto il più giovane dei due leader sindacali sulle origini della globalizzazione e sulle sue conseguenze sanno tutto quanto c'è da sapere per individuare le prime e valutare le seconde. Fossero mai altrettanto informati e parimenti capaci di giudizi equilibrati molti esperti che di globalizzazione ogni giorno discorrono. In secondo luogo lo stesso soggetto potrebbe essere indotto a farsi venire qualche dubbio sul rapporto tra costi e benefici complessivi dell'attacco tuttora in corso al lavoro e al sindacato. Se per una mezza generazione di giovani il lavoro diventa discontinuo di fatto o di diritto tra economia sommersa e contratti di breve durata non è che esistano altre forme di legame sociale atte ad assicurare prontamente il normale funzionamento e riproduzione della società. Gli esclusi da un'occupazione regolare non sono soltanto esclusi dal mercato del lavoro: sono estromessi dal complesso dell'organizzazione sociale. La cittadella del progresso tecnologico e del comune benessere li ha spinti fuori dalle sue mura. Il meno che ci si possa attendere è che tendano a comportarsi come assedianti ostili. è davvero un pessimo risultato per tutti noi quel che le recenti politiche del lavoro hanno prodotto.

Ovviamente nessuno può seriamente immaginarsi che chi aderisce alla corrente ideologia anti-sindacale cambi idea dopo aver percorso questo dialogo sulla dignità del lavoro – ammesso che mai si sogni di prenderlo in considerazione. Ma un giovane che da quell'ideologia non fosse ancora condizionato troverebbe in questo dialogo una piccola summa di conoscenze economiche e sociologiche di sensibilità civile di suggestioni etiche e politiche tale da farlo forse guardare con un'ottica diversa al mondo del lavoro e delle relazioni industriali con cui prima o poi dovrà confrontarsi. Andrebbe letto e commentato nelle scuole questo dialogo su come la società sia possibile ovvero su come vorremmo che fosse.


Luciano Gallino