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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2007
Pagine: 111 p., Brossura
  • EAN: 9788806181123

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Poesia - Raccolte di poesia di singoli poeti

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Il recupero memoriale messo in atto da Michele Mari nelle sue straordinarie incursioni nel territorio dell'infanzia e dell'adolescenza di Euridice aveva un cane (Bompiani, 1993) e Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori, 1997) rispondeva a un'esigenza privata e feroce, a un movimento contrario alla malinconia e al patetico: "Tenere tenere tenere, tenere stretto fino alla morte ciò che hai amato anche solo un attimo". È questo il meccanismo sotteso anche all'esordio poetico dello scrittore, che vuole tenere stretta una storia d'amore nata sui banchi del liceo e vissuta solo nel sogno, a costo di sembrare ridicolo o folle. Del resto, la scrittura è per Mari, come ha dichiarato recentemente in un'intervista, "un modo per maneggiare il magma incandescente della vita senza ustionarsi".
Il titolo della raccolta fa riferimento alla vicenda leggendaria di ambientazione medievale (che rimanda a un famoso film di Richard Donner interpretato da Michelle Pfeiffer) in cui i due amanti Etienne Navarre e Isabeau d'Anjou sono condannati da una maledizione a non incontrarsi mai: di giorno lei è uno splendido falco che lui accudisce, di notte lui si trasforma in un feroce lupo grigio, addomesticato solo dalle carezze di lei. Un canzoniere che ha al suo centro il tema del mancato incontro fra il poeta e l'amata, quindi, declinato attraverso le forme di un'ossessione molto privata e nevrotica ma anche attraverso i modi, estremamente colti, della grande tradizione latina e medievale. L'amore non ricambiato, il senso dell'esclusione e della relegazione in un limbo fatto di inutile attese viene cantato attraverso versi che richiamano altri versi ("Verrà la morte e avrà i miei occhi / ma dentro / ci troverà i tuoi") ma anche formule liturgiche ("Ma di' soltanto una parola e l'anima mia sarà salvata"), riferimenti alle fiabe ("Puntavo sulla paglia o sul legname / ma dei tre porcellini / tuo marito / doveva essere quello in salopette con la cazzuola") e incursioni nel mondo cinematografico e della pubblicità ("Fra il mulino bianco / e gli anelli di Saturno / la tua scelta era scontata"). Talvolta prevalgono i toni di un'atmosfera cupa, in cui si agitano i fantasmi del rifiuto ed emerge la consapevolezza del consumo di un'esistenza in un inutile attesa: "Se fin dall'inizio mi avessero informato / che dopo più di trent'anni / senza aver niente in cambio / ancora ti avrei amata / avrei risposto / 'Logico e piano, sir'". Talvolta il tormento esplode nella paura di una caduta nel patetico, nell'orrore di fissare lo sguardo in quello che non è stato, nell'inespresso e nel represso di questa storia d'amore non vissuta: "Immagina / quanto male mi faccia / pensare a un figlio in cui congiunti / fossero i nostri occhi".
Forse tuttavia gli esiti migliori di questo esercizio di stile, fra ironia e disperazione, vengono raggiunti quando il poeta lascia esplodere la rabbia della rivendicazione, il senso di una rivalsa per la sua continua cancellazione dalla vita di lei: "Mi concedi un posto nel tuo cuore / ma non nella tua vita. / Allora ti avverto che là dentro / farò un tale casino / che il cuore rivelatore di Poe / sarà al confronto / un cuore silenzioso". Impossibile non pensare alle rime petrose di Dante, ispirate dallo stesso sentimento di vendetta, ma il sovrappiù di violenza, smorzato dall'ironia, non arriva in questo caso a colpire la donna, sempre allontanata dallo sforzo di idealizzazione. Per questo il centoduesimo componimento, un incantevole lunghissimo stornello, si chiude con un'orgogliosa dichiarazione di gusto gozzaniano, con la quale il poeta difende la sua scelta di fedeltà a un sogno: "Ma il fiore mio più bello / il fior della mia vita / il fior che non sfiorisce / è il fiore che non sfioro".
  Monica Bardi

Recensioni dei clienti

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    Tilde

    20/04/2013 15.46.08

    Non leggo mai le poesie, ma queste mi sono state consigliate vivamente, e dopo averle lette sono rimasta folgorata dalla capacità espressiva e di sintesi dell'autore. Assolutamente da leggere!!!

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    Giancarlo Tramutoli

    16/11/2009 23.07.50

    ... Hitchcock. I funerali del papa/ e quelli del nostro amore/ si sono celebrati insieme// Se penso/ che m’innamorai di te/ sotto Paolo VI / mi sembra che questa storia duri/ dai tempi di Gregorio VII/ o d’Innocenzo III/ anzi adesso che controllo/ è proprio così Qui l’attacco è da cronaca televisiva, con rinculo storico-ironico. Puntavo sulla paglia o sul legname/ ma dei tre porcellini/ tuo marito/ doveva essere quello in salopette con la cazzuola/ perché ho soffiato e soffiato/ ma la tua casa/ non è venuta giù Qui c’è tutta la fantasia visionaria dei cartoons. Ti cercherò sempre/ sperando di non trovarti mai/ mi hai detto all’ultimo congedo// Non ti cercherò mai/ sperando sempre di trovarti/ ti ho risposto// Al momento l’arguzia speculare/ fu sublime/ ma ogni giorno che passa/ si rinsalda in me/ un unico commento/ ed il commento dice/ due imbecilli Non è magnifica (nella sua rarità) questa chiusa autoironica con sberleffo? A riprova che si può essere struggenti e divertenti insieme. A volte, tra il dire e il fare, c’è di mezzo Michele Mari. Per fortuna.

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    Giancarlo Tramutoli

    15/11/2009 22.50.29

    Un esordio sorprendente per una serie di ragioni. E’ il primo libro di versi di un narratore noto (e che ha scritto uno dei più bei racconti che abbia mai letto in vita mia: I palloni del signor Kurz). E’ un canzoniere sull’amore platonico, tanto impossibile quanto intenso, quindi anacronistico ma moderno nello stesso tempo. E’ un bellissimo libro di poesie uscito in una collana che si dice prestigiosa ma che sforna per lo più dei mattoncini bianchi, noiosi e illeggibili (salvo la sempre fresca Patrizia Cavalli e il felicemente non-poeta Attilio Lolini). Ma quello che cattura il lettore è il modus, lo stile, che come si sa, in poesia è la cosa più importante. Quella cosa che se c’è lo capisci da subito. La voce del poeta, quando c’è, la senti forte e chiara. Il resto è un balbettio sconnesso e presuntuoso. Compitini per le occasioni familiari. Compleanni, lutti, indignazioni enfatiche sulla guerra. Tutto quel nefasto e tossico pacchetto di inutili e noiosissime lamentazioni “per sperare in un mondo migliore”. Per fortuna Michele Mari, in queste cento poesie riesce a tenere insieme raffinatezza e leggibilità, romanticismo e ironia, pathos ossessivo e lucidità amara, visionarietà e immediatezza quotidiana. Riesce nel miracolo di rivitalizzare un tema usuratissimo e banalizzato creando un canzoniere dell’amore moderno. E lo fa utilizzando citazioni colte e materiali poveri, inserendo nella sua trama poetica testi e immagini che appartengono al pop (canzonette, cartoni animati, slogan pubblicitari, film, tv). Il risultato è una sintesi felice e vitale. Un libro godibilissimo. Eccone qualche esempio: Il nostro fidanzamento è morto// Adesso lo imbalsamo/ poi mi iscrivo a un corso da ventriloquo/ e come Norman Bates/ apro un motel Qui è chiaro (e comico) il riferimento al film Psycho di Hitchcock.

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    Fabio Moglia

    25/11/2007 19.20.21

    Un poeta scrittore come pochissimi e non solo in Italia. E' stata una fortuna imbattermi nelle sue opere superbe e geniali. Imperdibile.

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    giunio bruto crippa

    27/08/2007 15.55.39

    Bellissimo libro, sublime poesia allo stato puro... Un libriccino che si legge in una serata ma che potrebbe accompagnarti anche per tutta la vita, come il vero amore; assolutamente da tenere sul comodino !

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    Guido Baldoni

    15/03/2007 19.37.58

    Folgorante esordio poetico del più bravo (quanto a stile) scrittore italiano. Poesia dopo poesia lo sbigottimento per la forza, per la bellezza, per l'erudizione e la freschezza delle parole va di pari passo con le inquietanti domande: ma quanto soffre quest'uomo? Quanto è colto e animalesco insieme? Come mai i versi fanno ridere ed agghiacciano insieme? Un vero canzoniere del XXI secolo.

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