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Manuel Vázquez Montalbán

Traduttore: H. Lyria
Editore: Feltrinelli
Edizione: 16
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 200 p.
  • EAN: 9788807812491

MONTALB N, MANUEL V ZQUEZ, Tatuaggio, Feltrinelli, 1991
MONTALB N, MANUEL V ZQUEZ, Il centravanti è stato assassinato verso sera, Feltrinelli, 1991
recensione di Franco, E., L'Indice 1992, n. 4
(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)

Ha una cinquantina d'anni. A un certo punto della sua vita è stato perfino iscritto al partito comunista. Correvano altri tempi: viene messo in carcere e torturato. Poi vince un posto come lettore di spagnolo in una università "mediocre" del Middle West. Qui viene contattato, come traduttore, da un ufficio informazioni del Dipartimento di Stato. Poi accetta di impegnarsi in missioni speciali di informazione e un giorno, guardandosi allo specchio, si accorge di essere un agente della Cia. Per questo conosce bene diverse lingue ed è un po' sempre di ritorno da tutti i luoghi. Dopo quattro anni lascia la Cia e in un momento imprecisato prende la licenza da private eye. Ora vive a Barcellona, zona Vallvidrera, sulla collina (m. 532) del Tibidabo. È una città che conosce e che ama molto. Una volta gli capitò di sfogliare, in un negozio di libri usati, un grosso volume sulla città, intitolato "Barcelonas": autore Manuel V zquez Montalb n, nome che aveva già sentito citare in un'antica e un po' fumosa conferenza.
I suoi pards sono: Charo, prostituta squillo, che sta "macerando un corpo che comincia a essere un po' troppo pieno", che sempre più spesso viene colta, nei suoi confronti, da "attacchi di risentimento e di richiesta di attenzione". È la sua donna. Forse un giorno... Bromuro, lustrascarpe e informatore, che arrotonda gli scarsi guadagni vendendo mazzi di carte con disegni pornografici e deve il suo nome a una sua personalissima teoria sulla attività dei poteri occulti: "Le dico che mettono il bromuro in tutto quelle che ingoiamo per non farci arrapare, così le donne possono uscire di casa tranquille. Che tristezza! Davvero una grande tristezza! Di donne ce ne sono così tante e noi abbiamo così poco per soddisfarle!". Biscuter, vecchio compagno di prigionia e ora precario maggiordomo tuttofare, "vinto dal momento della nascita". Enric Fuster, vicino di casa e amministratore delle sue incerte fortune, ma soprattutto testimone prezioso e abbastanza ignaro per incontri e cene delicati o addirittura pericolosi.
Porta spesso con sé, ma preferibilmente nel cruscotto della macchina, una pistola e, in qualche raro caso, un coltello a serramanico. Ha una biblioteca non indifferente, di libri, a quanto pare, tutti abbastanza già letti o sfogliati, ma come in un'epoca molto lontana della vita. Adesso, ogni volta che deve accendere il fuoco, passa qualche minuto davanti agli scaffali, poi sceglie un libro, spesso dal settore dedicato alla filosofia o da quello della stilistica e retorica, e lo dà alle fiamme. Se volete deluderlo, dite, come capita spesso alla gente che incontra, che mangiate per vivere e non il contrario. È infatti un gourmet di buon livello, in grado non solo di cucinare ottime cene, ma soprattutto di parlarne con lo stesso piacere con cui le degusta È capace di trovare un senso agli elementi culinari più anodini. È un ottimo conoscitore di vini. Un buon pranzo merita il suo posto anche nel succedersi più sfrenato degli avvenimenti. Ha detto una volta: "Sherlock Holmes suonava il violino. Io cucino". È disincantato come Marlowe, ma meno compromesso con Hollywood. E più colto e più impotente. Il suo nome è Pepe Carvalho.
Dal breve profilo "biografico" appaiono evidenti alcuni dei motivi del buon funzionamento del personaggio Carvalho e il gioco di maschere che con esso intreccia il suo autore, Manuel V zquez Montalb n, il quale ha dichiarato in alcune interviste di considerarlo come una pellicola fra se stesso e le cose. V zquez Montalb n infatti, è autore di saggi e romanzi di altro genere, storie di idee, racconti-conversazione e si è definito una volta come uno "scrittore d'intervento in una società letteraria fanaticamente astensionista". Come e con quali ragioni può nascere allora dalla sua penna un investigatore privato della più bell'acqua e, in aggiunta, non in modo occasionale, ma come epicentro di una serie narrativa che ridisegna in modo originale e colto, al limite della citazione, il genere del racconto poliziesco di consumo? Si può dire che il piccolo cosmo (narrativamente) organizzato di Pepe Carvalho viene adoperato da V zquez Montalb n come camera delle meraviglie attraverso cui poter traguardare la cronaca. Come in Chandler, il poliziesco è un filtro che permette di rendere esemplari e fra loro connesse quelle appercezioni della realtà che altrimenti finirebbero per giungerci sempre come indistinte, immerse nel flusso di piccoli errori che ci porge con costanza l'informazione quotidiana. Inoltre, è sempre il poliziesco ad ammettere e assolvere, come esigenza di genere, quello sguardo di disincanto, nostalgia e malinconia un poco cinematografici, che siamo pronti a concedere come ultimo vestigio del superuomo romanzesco, ma che ci risulterebbero irritanti e melodrammatici non appena venissero proposti al di fuori di precise coordinate di genere letterario. Quella di Pepe Carvalho è insomma una ballata, una canzone, di dopo la fine della modernità; ma anche le ballate bisogna saperle cantare.
Vediamo nei due casi che sono qui in questione. In "Tatuaggio" (1975), un cadavere sfigurato a dovere porta, appunto, tatuata sulla pelle la frase-citazione: "Sono nato per rivoluzionare l'inferno". Carvalho viene ingaggiato per svolgere le indagini da un tizio non troppo simpatico e non troppo losco. Andrà in Olanda, dove rischierà la vita, si perderà dietro piste di droga e prostituzione, ma alla fine dovrà tornare al punto di partenza e troverà la soluzione. L'orrore non ha bisogno solo di grandi industrie: si fabbrica in casa, fra le solite, care quattro mura. In "Il centravanti stato assassinato verso sera" (1988), il contesto geografico si restringe, ma quello sociale si amplia di molto. Si intrecciano più vicende. Le due fondamentali riguardano l'universo di eroi e martiri della domenica del Calcio. Una squadra di prima grandezza, con il suo bravo centravanti straniero e una squadra che qui da noi definiremmo di promozione o poco più, anch'essa con il suo fuoriclasse, ma alla fine della carriera stanco e abbandonato. Arrivano le minacce al centravanti, ma quale dei due Pepe Carvalho è solo una presenza che assiste da testimone più che da indagatore. In un universo uniformemente corrotto la partita fra vincitori e vinti è troppo ferreamente preordinata perché le sue sorti possano essere affidate all'ottimismo dell'eroe e all'investigazione del singolo. In questo senso il mediterraneo, "cattolico" Carvalho è assai lontano dal suo cugino anglosassone Marlowe: non porta via la bella, la bella non muore neppure. La bella è qui una ragazzina cattiva e sfinita dalla droga, specialista in "scopate letterarie", capace di esordire con: "Signore, intuisco che ha una torcia olimpica tra le gambe. Mi fa accendere?", salvo poi prendersi una sberla dal primo marinaio che passa. E a morire sarà uno dei pards di Carvalho, ma per cause tutto sommato estranee alla vicenda poliziesca, che, anche in questo e in quanto narrazione, conferma la caduta di un senso forte delle cose.
"Muoversi o essere mosso. Gli arrivò un'eco della sua perduta cultura che attribuirà a una poesia di Beckett che una volta gli era rimasta impressa. Questo non è muoversi. Questo è essere mosso". Così ragiona Pepe Carvalho, e V zquez Montalb n, con il suo investigatore, ci mostra la nostalgia (ricordo, riconosco, ma non posseggo più) del senso in un mondo che non riesce più a tenere insieme le proprie storie e il proprio racconto.

Recensioni dei clienti

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    faffa

    08/04/2014 11.58.58

    Per curiosità ho preso in prestito in biblioteca della scuola questo giallo della serie dell'investigatore Pepe Carvalho. E'il primo romanzo di Vazquez Montalban che ho letto e che è scritto veramente bene. Non a casa il nostro Camilleri ha omaggiato il suo collega spagnolo nominando il suo commissario siciliano Montalbano. De"Il centroavanti è stato assassinato verso sera" mi hanno catturato le descrizioni della città di Barcellona, dei suoi mutamenti urbanistici e socio-culturali al tempo dei giochi olimpici del 1992. Barcellona appare come una città in fermento come in fermento appare il suo calcio che muove socio-ecominicamente le masse. Il centroavanti importato dall'Inghilterra è il nuovo Dio per i tifosi barcelloneti: per qualcuno-di certo all'alta cultura e dall'altisonante senso letterario e poetico-deve essere ucciso al calar del sole e fungere da capro espiatorio di una società che ha osato troppo. Il centroavanti,perciò, deve essere protetto da un investigatore nei panni di un sociologo:Pepe Carvalho segue le dinamiche che attorniano il giovane Mortimer e arriva alla soluzione del caso. E qui il "caso" entra in gioco: non è Mortimer il centroavanti designato.Ritorna sulle scene il "vecchio"centroavanti Palacin. Che rapporto c'è tra i due giocatori?Qual è il vero avvertimento di quelle lettere che arrivano alla società calcio del Barcellona e minacciano l'uccisione del centroavanti all'imbrunire?Sullo sfondo, indipendentemente, dall'essenza delle lettere, la città di Barcellona con i suoi traffici economici, con il suo mercato della droga, con lo sfruttamento di povere vittime come Palacin e con il passaggio di consegne tra una generazione falangista e una africana (incarnato dalla dipartita di Bromuro). Lettura interessante, non proprio scorrevolissima, anche perché il passaggio di scene è dato solo dallo spazio tra le sequenze narrative e non è scandito dalla suddivisione in capitoli (che, forse, avrebbero dato un pò più di aria alla narrazione).

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    mirko

    02/03/2013 17.43.52

    Sono molto indeciso sul giudizio perchè il libro, a mio avviso, si spacca in due parti completamente diverse tra loro. La prima risulta piuttosto noiosa, con pochi o nulli sviluppi nell'indagine, e soprattutto con lunghe e poco comprensibili digressioni socio-politiche. La seconda parte invece contiene forse le pagine più belle di Montalban, perchè il lettore entra in perfetta sintonia con i suoi personaggi al punto quasi da viverne le stesse emozioni. La bellezza della seconda parte supera, secondo me, le incertezze della prima e quindi, alla fine, ho deciso per un giudizio positivo.

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    andreab

    05/06/2009 13.14.54

    In questi giorni di impazzimento mediatico per la vittoria del Barcellona, ho avuto voglia di rileggere questo libro di 20'anni fa. Ancora una volta non ho potuto che arrendermi di fronte alla grandezza di Montalbàn, giallista solo incidentalmente. Un libro in cui la trama investigativa fa solo da tappetino a ben altro sforzo letterario. Tutti i personaggi sono universali, ripresi nelle loro disgrazie e nelle loro vite malinconiche; i salvati e i perduti per sempre, i comunque vincitori e gli sconfitti a priori, ancor prima che la partita cominci. Una commedia umana in cui bassifondi e quartieri ricchi si confondono, così come bene e male. Le considerazioni sul calcio, sulla società mediatica incipiente, sull'affarismo e le speculazioni politico-economiche, sulla società multietnica e la perdita di identità della vecchia Europa sembrano scritte oggi; i discorsi di Bromuro si possono ascoltare oggi nei nostri bar. Montalbàn era un grande scrittore, e i suoi libri migliori alla prova del tempo acquistano ulteriore valore

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    LUCA

    26/11/2006 01.26.03

    NON CAPISCO CHI DICE CHE IL LIBRO E' BRUTTO O LO PARAGONA AL SERIAL DI CAMILLERI. OGNI OPINIONE E' ACCETTABILE, MA BISOGNA DARLE FONDAMENTO PER EVITARE CHE CADA NEL RIDICOLO!!! COME POTER PARAGONARE LA REALTA' SICILIANA A QUELLA DI BARCELLONA SE NON SI E' VISSUTI IN ENTRAMBI I LUOGHI. TRA L'ALTRO IL COMMISSARIO MONTALBANO PRENDE SPUNTO PROPRIO DAL CARVALHO DI MONTALBAN, E GIA' PER QUESTO E'UN DELITTO LETTERARIO DIRE CHE E' PIU' BELLO. COME LO E' PARAGONARE DUE REALTA' DIVERSE QUALI L'EDITARE LIBRI O FARE TV. TRA L'ALTRO PER CAPIRE IL LIBRO E' NECESSARIO AVERE UNA CONOSCENZA APPROFONDITA DELLO SPORT (CALCIO), DELLA POLITICA , DEI LORO AMBIENTI E DELLE LORO SOTTILI INTERCONNESSIONI, OLTRE CHE DELLE VIE DI BARCELLONA. IO DICO CHE L'IRONIA, LA FILOSOFIA, E LA PIENEZZA DEI VERSI DEI LIBRI M.V.M. E' IMPARAGONABILE ED ESTREMAMENTE VERITIERA!!!! PER DI PIU' SAREI FELICI CHE TUTTI QUELLI CHE LEGGONO MONTALBAN CONOSCESSERO BENE IL CASTIGLIANO, IL CTALANO E LE RISPETTIVE CULTURE PER POTER LEGGERE I SUOI VERSI IN LINGUA ORIGINALE, COSICCHE'SI RENDANO CONTO DELL'INTELLIGENZA ARTISTICA DI QUEST UOMO. MONTALBAN E' IL MILGIOR SCRITTORE DA ME LETTO LUCA DA MACERATA

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    Adriano

    01/09/2006 20.08.23

    L'ho letto per l'assonanza con Montalbano e per aver letto che Camilleri si ispirava a Montalban. In effetti i personaggi hanno molto in comune, anche se il siciliano di Camilleri ha una propria comicita' che e' irrangiungibile in una traduzione.

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    Giorgio

    27/03/2006 15.22.29

    Uno dei romanzi di Carvalho che mi è piaciuto meno, una storia triste e poco avvincente, inoltre la figura del giocatore che ceca una rivincita, l'ho trovata troppo scontata,

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    FRANK

    22/03/2006 11.17.35

    Bel libro, scritto bene, da leggere.

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    gabriele da Bergamo

    30/08/2005 16.28.02

    io ho letto solo questo libro di questo autore, anzi devo iniziare a leggere "Gli uccelli di Bangkok" e devo di re che questo tipo di narrativa è estremamente noiosa!!!!!!!!!!!!!

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    Loris

    24/06/2005 16.21.11

    E' una bestemmia dire solo che Camilleri sia alla pari di Manolo. Non scherziamo per cortesia...uno (Manolo) è un Maestro, l'altro (Camilleri) è solo un modestissimo mestierante che ha cercato di imitare Vazquez Montalban, non riuscendoci. Più classe, attenzione per la trama, umorismo e per il protagonista da parte dello scrittore spagnolo e in questo stupendo libro ce lo dimostra ancora una volta...non ce n'è... Manolo ci manchi! Purtroppo in Italia abbiamo il mediocre Camilleri che pensa di essere alla tua pari... mah, è alla frutta!

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    Kristiano

    01/04/2005 18.37.01

    Bello.Anzi appassionante.Come libro giallo vale ben poco e su una scala di voto tra 0 e 10 gli darei 4 o 5(le premesse per essere un gran giallo c'erano, ma il finale ha rovinato la trama iniziale che era geniale....)...fra l'altro ho intuito chi fosse il mandante delle minaccie a 3/4 del libro(e un buon giallo deve tenerti in sopspeso fino all'ultima pagina...), addirittura mettendoci un po' di sale in zucca si intuisce praticamente prima della metá del libro del complotto tra Basté de Linyola e Zapico... Ma se dovessi dare un voto a tutto il resto do un 9 o un 10...prima di tutto é un libro capace di trasmettere tutta l'atmosfera di una cittá particolare come Barcellona, ma poi ci narra la filosofia del popolo spagnolo e di quello barcellonense in particolare, diviso in nostalgici franchisti,socialisti progressisti e speculatori industriali... in complesso un 7, un "giallo-mancato" oppure un grande saggio di filosofia barcellonense post-moderna!

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    riccardo

    18/06/2004 19.27.11

    Evvai Marco, top level, e poi non sono d'accordo, per me Camilleri non gliela fa ad arrivare a manolo.

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    mak73

    23/04/2004 18.24.21

    Le situazioni che imbastisce Montalban non mi sembrano all'altezza di quelle di Camilleri. Sarà che amo più la scenografia siciliana che quella barcellonese, sarà che Montalbano mi è più simpatico di Carvalho, ma arrivare alla fine dei libri di Montalban mi costa sempre fatica

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    Luca

    08/12/2003 19.43.09

    Un libro che si gusta per l'atmosfera e i dialoghi piuttosto che per la trama.E se si ama Barcellona è imperdibile. Di qualità.

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    Antonio

    15/07/2002 09.06.42

    Come al solito di Montalbàn, come trama gialla in sè non un granchè, ma la descrizione dell'atmosfera di Barcellona eccellente.

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    Luca

    21/04/2001 12.00.29

    Molto bello, tenero e d'atmosfera. Uno dei migliori

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    Marco Metelli

    13/12/2000 11.52.24

    Top level

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