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Cristina Cattaneo

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2010
Pagine: 180 p., Brossura
  • EAN: 9788804598367
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    zombie49

    23/03/2016 02:02:07

    Cristina Cattaneo, consulente italiana di Kathy Reichs, è docente universitaria e direttrice del Labanof, l'istituto di medicina legale di Milano. In questo libro illustra come nella realtà l'antropologia forense sia diversa dalla scienza infallibile dei libri gialli e della fiction televisiva. Si tratta, infatti, di una disciplina imperfetta, in cui non sempre è possibile determinare con certezza la traiettoria di un proiettile, la natura di una lesione, l'età di una persona, o addirittura il sesso di un feto esaminandone le ossa in formazione. Le implicazioni legali sono evidenti, perché si tratta di decidere la sorte di un imputato, e le affermazioni del medico devono essere inconfutabili dalla difesa. Interessanti sono i casi esaminati: lo scheletro di uomo ucciso in un regolamento di conti della malavita organizzata; il cadavere di una donna massacrata e fatta a pezzi, trovato in alcuni sacchi in una cantina; un bambino abortito per una diagnosi dubbia di tara genetica; un porta ostie contenente forse ceneri umane utilizzato x riti satanici. Non sempre si tratta di episodi criminosi: la medicina legale si occupa anche di datare le ossa di un presunto santo e martire in modo compatibile alla sua storia, o di esaminare scheletri provenienti da siti archeologici, come un cimitero di appestati a Milano. Lo studio è fatto sempre da un team di specialisti: ematologi, odontoiatri, tecnici del DNA, chimici, esperti balistici. Si tratta di una scienza in continua evoluzione, che si avvale della collaborazione di studiosi di tutto il mondo, e richiede attrezzature all'avanguardia, finanziamenti e fondi. Apprezzo le spiegazioni scientifiche, ma il libro è troppo tecnico x rivolgersi al grande pubblico, sembra piuttosto una pubblicazione didattica e accademica. Gli esempi pratici sono pochi, e la teoria è asettica e poco coinvolgente. Ho trovato più interessante un altro libro di C. Cattaneo, "Morti senza nome".

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