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Che sia cancellato il suo nome - Anouk Markovits - copertina

Che sia cancellato il suo nome

Anouk Markovits

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Traduttore: C. Spallino Rocca
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 25 marzo 2014
Pagine: 245 p., Brossura
  • EAN: 9788804638261
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Gaia la libraia

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Transilvania, 1939. Josef ha solo cinque anni quando la Guardia di Ferro romena uccide brutalmente tutta la sua famiglia. Sopravvive per miracolo. A trovarlo, terrorizzato sotto il tavolo, vivo, è la domestica cristiana che lo ha allevato e che non esita a prenderlo con sé, crescendolo assieme al proprio figlio. Cinque anni dopo, un identico massacro colpisce un'altra famiglia ebrea e anche questa volta a salvarsi è solo una bambina, la piccola Mila. Sola e senza nessuno a occuparsi di lei, Mila riesce però a trovare una via di salvezza nella casa del rabbino Zalman, che la accoglie offrendole protezione, una rigida educazione hassidica e l'amicizia con sua figlia Atara. Le due bambine crescono come sorelle anche se non potrebbero essere più diverse: Mila è una credente devota e scrupolosa, Atara invece è curiosa, appassionata al mondo dei libri e della conoscenza, pronta a spingersi lontano dai dettami dell'ortodossia che si respira in famiglia. E quando le due ragazze, per sfuggire al regime comunista, decidono di rifugiarsi a Parigi, sotto le seduzioni e le attrazioni della capitale le loro strade si separano definitivamente. Ormai adulte, in America, andranno incontro alla rottura definitiva: Mila sposerà Josef, profondamente religioso, e costruirà la propria vita nella comunità hassidica di Brooklyn, Atara abbandonerà la religione rivendicando una libertà emotiva e intellettuale senza obblighi di appartenenza e riconoscimento con nessuna comunità, con nessuna religione.
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    cinzia andrei

    07/04/2017 16:34:35

    concordo con la recensione precedente

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    loretta

    07/05/2014 15:14:18

    Romanzo molto interessante perché descrive una realtà poco conosciuta: la comunità ultraortodossa, chiusa e intransigente degli ebrei hassidici, i quali vivono nel rispetto rigido e assoluto delle leggi religiose, che permeano e guidano tutta la loro vita familiare e sociale. La narrazione non appare mai una cronaca asettica di fatti, consuetudini e usanze proprie di quel mondo e meno che mai un atto di denuncia (nonostante la scrittrice, nata in quell'ambiente, l'abbia poi abbandonato), ma riesce a coinvolgere il lettore sia attraverso i personaggi, molto ben delineati e colti nella loro complessità umana, sia attraverso la drammaticità di alcuni episodi fino al finale per nulla scontato. La scrittura è sobria, a volte asciutta, ma sempre efficace e incisiva. A mio parere si tratta di un romanzo che merita di essere letto.

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