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Richard E. Friedman

Traduttore: A. Bertolino
Anno edizione: 1991
Pagine: 256 p.
  • EAN: 9788833906010

scheda di Gianotto, C., L'Indice 1992, n. 1

L'interrogativo da cui muove l'autore, quello cioè della paternità letteraria degli scritti biblici (che, però, nel volume in questione si riducono ai primi cinque libri, il cosiddetto "Pentateuco"), è senz'altro di cruciale importanza per la lettura e la comprensione di quest'opera letteraria, che così grande influsso ha esercitato su tutta la cultura occidentale, tanto religiosa quanto laica; e questo nonostante certi orientamenti recenti della critica letteraria (si pensi, ad esempio, alle varie forme di strutturalismo) abbiano relegato piuttosto nell'ombra la figura dell'autore. Tutti questi problemi, solitamente appannaggio dei soli specialisti o di cerchie alquanto ristrette di lettori, sono presentati in questo volume al grande pubblico. L'autore ripercorre le grandi tappe della ricerca, e, partendo dal testo del "Pentateuco" nella sua forma attuale, ne identifica le contraddizioni, i doppioni, gli interventi redazionali di collegamento, giungendo in questo modo a illustrare l'ipotesi delle quattro fonti documentarie del "Pentateuco", che risale nella sua prima formulazione a J. Wellhausen (1844-1918). Queste quattro fonti documentarie hanno ovviamente degli autori, che certo non sono sempre identificabili attraverso un nome preciso, ma che potranno comunque essere collocati in un ambiente e in un periodo storico, all'interno dei quali si potranno studiare i loro rapporti con gli uomini e con gli avvenimenti del tempo, i motivi religiosi e politici che li hanno spinti a scrivere. Inoltre, le diverse fonti, che risalgono tutte a periodi diversi (dalla monarchia davidica per la più antica, al periodo esilico per quella più recente), sono state nel corso del tempo diversamente accorpate le une alle altre, fino a dar origine, con l'intervento di un ultimo redattore, al "Pentateuco" più o meno nella sua forma attuale all'epoca di Esdra (secolo V a.C.). Anche questo processo di progressiva formazione del "Pentateuco" è illustrato da Friedman con dovizia di particolari. Purtroppo, però, tutta la bella costruzione wellhauseniana, che il nostro autore sposa senza esitazioni, pur apportandovi le sue modifiche personali, è stata messa radicalmente in discussione dalla critica più recente; è vero che non si è ancora raggiunto, al di là della 'pars destruens', un accordo sostanziale su di un'ipotesi alternativa che spieghi in modo convincente la complessa stratificazione letteraria del "Pentateuco"; tuttavia, un atteggiamento più circospetto e prudente, accompagnato dalla segnalazione delle critiche e dei dubbi avanzati in alcuni casi concreti, non sarebbe stato fuori luogo.