Chiacchiere da bottega. Uno scrittore, i suoi colleghi e il loro lavoro

Philip Roth

Traduttore: N. Gobetti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20/04/2004
Pagine: 158 p., Brossura
  • EAN: 9788806168292
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Recensioni dei clienti

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    gianna

    09/12/2009 08:37:32

    Un bellissimo libro di grande respiro..ha il merito di farvi conosere scrittori che in Italia non sono o non so più pubblicati (difficilissime sono state le ricerche di alcuni testi indicati nel libro!!) ogni pagina, ogni rigo sono intensi e seppur di modeste dimensioni il libro è un percorso letterario che consiglio vivamente per sottigliezza nelle analisi e trasporto nelle descrizione dei personaggi...come tutti i libri sugli scrittori non mancherà di ispirarvi nella ricerca di altri testi che si riveleranno straordinari e non potrete fare a meno di ringraziare Roth..

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    lettorecomune

    06/10/2004 17:22:57

    Un bel libro sulle ragioni della scrittura. Philip Roth parla con Aharon Appelfeld, deportato a otto anni nel 1940, liberato dai russi a dodici, solo e vagabondo nelle foreste per due anni e poi in viaggio per Tel Aviv - i fili della scrittura, dice, si dipanano dalla casa dei genitori, sono un atto di fedeltà ai ricordi d’infanzia - ; con Ivan Klìma, nato a Praga nel 1931, internato a Terezin, dal 1970 spazzino ed autore in edizioni samizdat – la scrittura, per lui, è un atto di resistenza, di fedeltà a se stessi - ; con Edna O’Brien, vissuta in Irlanda in una fattoria sperduta con un padre violento e poi chiusa in un convento di provincia – il prezzo che si paga per essere scrittori è essere assillati dal passato, dice, per un impellente, quasi disperato, desiderio di reinventarlo in modo da poterlo cambiare - ; con Primo Levi, Isaac Bashevis Singer, Milan Kundera, Mary McCarthy...

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“Prima di partire per l’Inghilterra in autunno, gli scrissi un biglietto invitando lui [Bernard Malamud ndr] e Ann da noi in Connecticut l’estate seguente – era il nostro turno di ospitarli. La risposta che mi raggiunse a Londra qualche settimana dopo era puro, laconico malamudese. Sarebbero venuti a trovarci molto volentieri, ma, mi ricordò, ‘l’estate prossima è l’estate prossima’. Morì il 18 marzo 1986, tre giorni prima che cominciasse la primavera.”

Tra lettura e scrittura, tra curiosità critiche e voglia di imparare il “mestiere” dello scrittore, questo saggio offre spunti di interesse per varie tipologie di lettori. Come spesso accade è proprio attraverso appunti, ricordi, lettere, dibattiti che si sviluppa un discorso, anche non organico, ma interessante sul lavoro di scrittore. In questo caso non solo per ciò che riguarda i molti autori che in tutto il mondo Philip Roth ha intervistato, o più esattamente, con cui ha dialogato: emerge infatti, tra le righe, il vissuto personale e l’esperienza professionale dello scrittore americano che, più o meno volontariamente, si racconta parlando con e dei colleghi.

Le tante “botteghe” descritte sono esperienze ripetibili? Non è questa la domanda fondamentale. Potremmo forse girare la medesima questione e dire: quanto sono uniche le esperienze di bottega di autori come Primo Levi, Aharona Appelfeld, Ivan Klíma, Isaac B. Singer, Milan Kundera, Edna O’Brien? La risposta arriva dal testo di queste conversazioni che vertono su tematiche quali l’identità, l’ebraismo, l’educazione sentimentale, la comunicazione, la letteratura e il suo senso. Tutte le voci sono mediate e in qualche modo indirizzate dalle provocazioni di un interlocutore che non è un giornalista comune ma un autore che non dimentica e non fa scordare a nessuno il suo peso. Il dibattito è fatto di stimoli, di pungolature e risposte in cui si percepisce anche la simpatia, l’affinità di Roth con il pensiero del suo interlocutore o viceversa la sua distanza da certe opinioni.

Chiudono la raccolta, talmente coinvolgente e affascinante da farci sentire testimoni attivi di questi incontri, uno scambio epistolare con Mary McCarthy in merito ad alcuni passaggi del romanzo La controvita, i due ritratti di Bernard Malamud e di Philip Guston e una rilettura dell’opera di Saul Bellow.