Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 19 novembre 2015
Pagine: 149 p., Brossura
  • EAN: 9788807031632
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Descrizione

Paolo Rumiz ci porta con sé davanti al ciclope, dentro il ciclope, per dirci l'inquietante meraviglia del mondo.

Capita di ascoltare notizie dal mondo e sono notizie che spogliano l'eremo dei suoi privilegi e fanno del mare, anche di quel mare apparentemente felice, una frontiera, una trincea. Il faro sembra fondersi con il passato mitologico, si leva austero ciclope monocolo, veglia nella notte, agita l'intimità della memoria (come non leggere la presenza famigliare della lanterna di Trieste), richiama - sommando in sé il "gesto" comune delle lighthouse che in tutto il mondo hanno continuato a segnare la via - le dinastie dei guardiani e delle loro mogli (il governo dei mari è storicamente legato all'anima corsara delle donne), ma soprattutto apre le porte della percezione. Nell'isola del faro si impara a decrittare l'arrivo di una tempesta, ad ascoltare il vento, a convivere con gli uccelli, a discorrere di abissi, a riconoscere le mappe smemoranti del nuovo turismo da crociera e i segni allarmanti dei nuovi migranti, a trovare la fraternità silenziosa di un risotto cucinato alla meglio.

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    Dave

    24/09/2018 09:23:06

    Un’isola uncinata al cielo con le sue rocce plutoniche, attracco difficile, fuori dai tracciati turistici, dove buca il cielo un faro tuttora decisivo per le rotte che legano Oriente e Occidente. L’autore, viandante senza pace, va a condividere lo spazio con l’uomo del faro, con i suoi animali domestici: si attiene alle consuetudini di tanta operosa solitudine, si arrende all’instabilità degli elementi, legge la volta celeste. Il faro sembra fondersi con il passato mitologico, austero Ciclope si leva col suo unico occhio, veglia nella notte, agita l’initimità della memoria, richiama le dinastie dei guardiani e delle loro mogli (il governo dei mari è legato all’anima corsara delle donne), ma soprattutto apre le porte alla percezione. Nell’isola del faro si impara a decrittare l'arrivo di una tempesta, ad ascoltare il vento, a convivere con gli uccelli, a discorrere di abissi, a riconoscere le mappe smemoranti del nuovo turismo da crociera e i segni che allarmano dei nuovi migranti, a trovare la fraternità silenziosa di un pasto frugale. L’autore ci porta con sé davanti al Ciclope, dentro il Ciclope, per dirci la scoperta della solitudine, del vivere con poco, della confidenza con il cielo, con il ritmo della luce, con la propria interiorità e l’inquietante meraviglia del mondo. Un “viaggio immobile” diventato avventura dell’anima.

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    Mariastella

    17/02/2017 19:17:35

    Fiaba, sogno e riflessione; questo è il Ciclope di Rumiz che mi ha affascianto; mai banale e scritto in modo profondo con tantissime riflessioni personali che meriterebbero una descrizione a parte.

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    Anna

    04/03/2016 14:59:52

    Ammetto che ho comprato il libro incuriosita anche dalla recensione di Antonio e devo dire che sì in effetti Rumiz poteva risparmiarselo il commento di pag. 79. Ma che ne sa lui? Per il resto sono racconti ben scritti in puro stile "rumiziano"

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    Andrea

    29/02/2016 14:00:56

    Bellissimo libro scritto alla solita maniera da Rumiz, introspettivo, appagante e con sbalzi e considerazioni personali, del resto un diario di viaggio significa anche questo. Bellissime alcune parti dove ci si lascia a considerazioni sul Mare... e' la storia di un faro ancora oggi decisivo per le rotte che legano Oriente e Occidente, e la storia degli uomini che ci vivono. passato e attualità come al suo solito si intrecciano.. nelle considerazioni profonde che emergono dalla solitudine di questa vita.. da leggere..

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    Antonio

    06/02/2016 22:05:10

    Un libro che esclude. Io ero lì che mi godevo la poesia e l'avventura, le descrizioni e le riflessioni, in somma il sogno, quando improvvisamente sono stato escluso a pagina 79.

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