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Cieli di pietra. La vera storia di Amé Gorret
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Cieli di pietra. La vera storia di Amé Gorret - Enrico Camanni - copertina
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Cieli di pietra. La vera storia di Amé Gorret Enrico Camanni
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Descrizione

Tra i vari abati ottocenteschi divulgatori della cultura in Valle d'Aosta, Amé Gorret è stato sicuramente il più scomodo. Questo libro ci restituisce il suo volto di montanaro, povero in mezzo ai poveri, prete generoso e intransigente.
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Dettagli

1997
1 gennaio 1997
192 p., ill. , Brossura
9788878081291

Voce della critica


recensione di Gritella, R., L'Indice 1997, n. 6

In montagna quasi ogni borgo conserva leggende che sopravvivono al passare degli anni e rimangono nella memoria della gente che vi vive. In Valle d'Aosta, la storia e la tradizione orale ricordano Amé Gorret, un abate vissuto tra il1836 e il 1907 che fu protagonista scomodo e isolato di oltre mezzo secolo di vita valligiana. A novant'anni di distanza dalla morte, Enrico Camanni, fondatore e direttore della rivista "Alp", ha voluto indagare il personaggio Gorret, tentando di restituire alla sua dimensione umana il discusso prete di Valtournenche - e riuscendovi.
Basandosi su una ridotta autobiografia, su testimonianze d'epoca e su lavori successivi, Camanni ha ricostruito con precisione la vita di Gorret, senza nascondere una certa partecipazione personale alla sua vicenda umana di incompreso.Ordinato abate nel 1861 dal vescovo di Ivrea, l'arcigno valdostano diventa presto "l'ours de la montagne", il sacerdote burbero e sincero che non conosce il compromesso e tuona contro le debolezze della sua gente e del clero stesso. Costretto a un esilio perenne dai suoi superiori, che ne temono l'influenza sui valligiani e l'ingombrante personalità, Gorret gira come una trottola di parrocchia in parrocchia, percorrendo le valli di una regione stupenda che non ha ancora conosciuto il turismo e che vive nella miseria e nella fame.Per sua stessa definizione "un orso che la vita non ha saputo addomesticare perché balli dinnanzi agli uomini", Gorret si piega suo malgrado a cambiare canonica e parrocchiani in anni cruciali per l'Italia - l'unità nazionale è appena stata raggiunta - e per la sua stessa Valle d'Aosta.
Gorret approfitta dei frequenti cambi di residenza per approfondire la conoscenza della sua regione. A Cogne, inoltre, incontra Vittorio Emanuele II, il re che ha appena "fatto" l'Italia e che d'estate si spinge nelle vallate del Gran Paradiso per le battute di caccia che ispirano all'abate il suo primo libro "Victor-Emmanuel sur Les Alpes".E proprio in quegli anni di isolamento la sua attività di scrittore non conosce soste: con il barone Claude-Nicholas Bich firma la prima vera guida della Valle d'Aosta; su riviste e periodici italiani e francesi pubblica parecchi articoli, castigando i costumi dei suoi simili con sferzanti aforismi.
Gli anni sessanta dell'Ottocento vedono anche la nascita dell'alpinismo moderno: accanto a pochi montanari coriacei, molti giovani rampolli di ricche famiglie straniere si cimentano sulle vette più alte d'Europa. Uno su tutti, il londinese Edward Whymper, che il14 luglio del 1865 vince il Cervino sul versante svizzero, beffando gli italiani che tentavano la scalata dall'altro alto.Anche Gorret è nella mischia: tre giorni dopo, smaltito lo choc per lo "scherzo" di Whymper, insieme al "bersagliere" Jean-Antoine Carrel conquista la "Becca" dalla parete sud, scrivendo la prima gloriosa pagina dell'alpinismo italiano, che giustamente occupa il punto centrale della biografia di Camanni.
Abate, alpinista, giornalista e grande divulgatore culturale, Gorret percorre per molti decenni le strade della sua Valle d'Aosta, conquistando altre cime e lasciando un profondo segno anche dopo la morte.Un segno che Enrico Camanni ha raccolto, in queste pagine dense di nostalgia per una montagna che non c'è più, raccontandoci la sua "vera storia".

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Conosci l'autore

Enrico Camanni

0, Torino

Nato a Torino nel 1957, ha conseguito il diploma di maturità scientifica al liceo Gobetti in clima post sessantottino e ha frequentato il corso di indirizzo storico alla facoltà di Scienze Politiche.Alpinista molto attivo sulle Alpi, dove ha aperto una decina di vie nuove e ripetuto circa cinquecento itinerari di roccia e ghiaccio, è stato membro del Gruppo Alta Montagna, istruttore della Scuola nazionale di Alpinismo Giusto Gervasutti e direttore della Scuola nazionale di Scialpinismo della Sucai Torino. Attraverso la passione per l’alpinismo, è approdato al giornalismo di montagna, alternando lo studio con il lavoro di redazione. È stato redattore capo della “Rivista della Montagna” dal 1977 al 1984. Nel 1985 ha fondato il mensile “Alp”,...

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