Traduttore: A. Ciacchi
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 1999
Pagine: 534 p.
  • EAN: 9788806148515
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Recensioni dei clienti

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    Silvia

    24/03/2006 11:25:38

    Dopo aver attraversato in macchina (barricati) un passo di strada di Cidade de Deus, non ho potuto fare a meno di immergermi nel libro di Lins. Si tratta di un lavoro coraggioso, per l'epoca, sicuramente romanzato a un certo punto, ma per questo più digeribile. Inutile dire che le cose a Cidade de Deus sono cambiate poco, almeno a detta dei carioca. Questo libro mette una gran voglia di aiutare la gente a non cadere nel baratro, almeno a me! La traduzione è ben fatta considerando la lingua "da rua" nella quale Lins scrive, forse i regionalismi a volte sono eccessivi.

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    Enrico

    15/11/2005 10:03:34

    Bellissimo...

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    ant

    15/01/2005 18:44:34

    Coraggioso lavoro di informazione sul degrado delle favelas, forse un pò troppo prolisso e a volte scontato

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    andrea ciacchi

    18/05/2004 05:41:29

    salve, sono il traduttore italiano di "Città di Dio". Vivo in Brasile e solo ora (2004...) ho letto la recensione di Vittoria Martinetto, che, naturalmente, mi ha fatto molto piacere quando si riferisce al mio "lavoraccio". Mi piacerebbe però ricevere commenti alla traduzione, anche perché non sono ancora convinto che non abbia difetti... Chi vuole può scrivermi a ciacchi@uol.com.br Ciao e grazie. Andrea Ciacchi

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    paolo

    19/06/2003 18:23:19

    ALLA FINE AVEVO TIMORE NEL VOLTARE PAGINA. E' COME GIRARE UN ANGOLO DI STRADA NELLA FAVELA, PRIMA BISOGNA ASSOLUTAMENTE CONTROLLARE CHE LA VIA SIA LIBERA DAI PULOTTI O DALLE BANDE AVVERSARIE. E' STATO COME VIVERE NEL GHETTO DI RIO PER ALCUNE SETTIMANE, IMPRESSIONANTE. ALLA FINE CE L'HO FATTO IO SONO USCITO VIVO DA CITTA' DI DIO... ED ORA HO INCOMINCIATO A LAVORARE.

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scheda di Martinetto, V. L'Indice del 1999, n. 12

In questo romanzo, Lins non narra una storia, ma diverse storie - parallele, mescolate, giustapposte -, tante quanti sono i personaggi, che rappresentano un campionario di un'intera popolazione. Si tratta degli abitanti di Cidade de Deus, una delle più grandi favelas di Rio de Janeiro, e le storie di ordinaria delinquenza che vi sono ambientate sono frutto della fantasia dell'autore che ha elaborato una vastissima banca dati ricavata dal reale. Come si legge nella nota in appendice, il libro ha richiesto otto anni di lavoro, e l'idea del romanzo è nata in seguito a un progetto di ricerca intitolato Crimine e criminalità a Rio de Janeiro, cui l'autore, che è poeta e insieme antropologo - e a sua volta originario di Cidade de Deus - ha partecipato.
Sebbene
Città di Dio sia suddiviso in tre parti - La storia di Cabeleira, La storia di Bené e La storia di Zé-Pequeno -, ognuna intitolata a un personaggio dalla cui vicenda ne irraggiano altre, il protagonista è un'intera popolazione, e gli episodi sono così tanti che è impossibile trovarne uno centrale. Inoltre diversi personaggi, con i loro curiosi nomi da tribù metropolitana - Sandro Cenoura ("Sandro Carota"), Busca-Pé ("Cerca-Piede"), Chinelo Virado ("Ciabatta Rivoltata"), Zé das Alfaces ("José delle Insalate"), Sergio Dezenove ("Sergio Diciannove") ecc. -, si spostano liberamente lungo tutto il romanzo, senza soluzione di continuità. Ma che cosa accade? Niente di straordinario: furti e rapine eseguiti sistematicamente come se si trattasse di un impiego, con refurtive distribuite come salari; spari al cuore per dirimere oziose discussioni; vendette raccapriccianti contro adulteri o slealtà; lotte fra bande per avere il monopolio del traffico di droga; scene d'amore che assomigliano a stupri e stupri che si trasformano in passionali scene di sesso; vicende di ordinaria prostituzione o travestitismo. Ma anche baldorie al suono di samba, cocaina e birra, amicizie per le quali si dà la vita, episodi di una "Resistenza" contro un sistema - rappresentato dalla polizia - altrettanto corrotto o,
forse, di più, perché coinvolto in un doppio gioco
tra "mondo di fuori" e "mondo di dentro".
Questo romanzo, che è di denuncia senza proporselo, è, in sostanza, l'epopea di una razza di antieroi, che ha creato un mondo a sé stante, con regole proprie e con una propria etica di sopravvivenza difficile da accettare per chi sta fuori.
Città di Dio ci permette di avere accesso a un mondo altrimenti vietato e a una logica altrimenti incomprensibile. Si tratta di un romanzo che potrebbe catalogarsi con l'etichetta tanto attuale di "pulp" se le intenzioni dell'autore fossero state furbescamente commerciali.
In realtà,
Città di Dio è, in principio, un romanzo tutt'altro che commerciale: non solo e non tanto per la sua mole, ma per la qualità della scrittura. L'indiscutibile abilità di Paulo Lins nel riprodurre in modo straordinariamente vivido il gergo, la sintassi e le modalità di espressione di questo mondo, ha costretto il traduttore a peripezie verbali talvolta un po' forzate, ma nel complesso - vista la difficoltà del testo - ben risolte senza cadere in regionalismi, se si pensa che in romanzi come questo la lingua è più che mai insostituibile per ricreare un ambiente e un'atmosfera.

Vittoria Martinetto