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scheda di Borsella, V., L'Indice 1994, n. 6

Un uomo che ha ridistribuito i soldi delle tangenti tra gli assessori e non ha mai tenuto nulla per se: è Licandro, sindaco di Reggio Calabria, a raccontare dalle pagine di questa sua "confessione" come si è sviluppato sotto la sua amministrazione il sistema di bustarelle che lo ha coinvolto personalmente. Attraverso gli avvenimenti puntualmente descritti non otteniamo un semplice j'accuse, ma un'analisi obiettiva e imparziale delle stesse motivazioni che lo hanno spinto ad aderire alla norma di mazzette che garantiva la gestione amministrativa del Comune. Scopriamo così la teoria della bustarella e della sua consegna, insieme agli esempi pratici delle prime tangenti incassate dall'Iri, della loro ridistribuzione tra assessori, controllori comunali, funzionari locali della Dc e dei contatti con il giornalista più influente della città. Viene ricostruita anche la storia del Comune, passando attraverso l'unica amministrazione pulita, quella di Musolino, i primi contatti di Licandro con Misasi, l'elezione a sindaco e gli obblighi che successivamente e inevitabilmente ne derivarono. Ogni avvenimento viene descritto con una lucidità che evidenzia il meccanismo di corruzione fino nei suoi più intimi recessi, in un percorso che porta sino al momento delle dimissioni e della denuncia. Non abbiamo di fronte un pentito nel senso ormai usuale del termine: Licandro ha confessato per liberare la sua coscienza, mostrandoci poi quali ripercussioni questo abbia avuto nella vita sua e dei suoi familiari, perché "se parli a Milano la gente ti considera. Se lo fai a Reggio pensano che sei un infame".