Clandestina a bordo

Patrick O'Brian

Traduttore: P. Merla
Editore: TEA
Collana: Teadue
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
In commercio dal: 29 giugno 2006
Pagine: 279 p., Brossura
  • EAN: 9788850212040
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Descrizione
La "Surprise" ha già lasciato l'Australia quando il comandante Aubrey scopre a bordo un clandestino, peggio, una donna, persona assai sgradita a bordo di una nave della marina militare. Si tratta di un'affascinante inglese deportata in Australia, Clarissa, che a bordo sposa uno degli ufficiali della nave, l'allievo Oakes. Il comandante Aubrey ha intenzione di sbarcare la coppia sulla costa sudamericana, meta del viaggio, ma nuovi ordini lo costringono a una deviazione verso l'isola di Mohau, dov'è in atto una guerra interna che rappresenta un'occasione per affermare gli interessi britannici. Nel frattempo sarà Stephen Maturin, medico e amico di Aubrey a venire a conoscenza del misterioso passato di Clarissa Oakes.

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Recensioni dei clienti

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    ales

    23/07/2013 20:00:58

    Tra i migliori della serie, non stanca mai nonostante l'assenza di battaglie navali, ma O'Brian sa come si fa a narrare!

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    Guglielmo

    01/02/2010 21:55:45

    Le caratteristiche che fanno di Patrick O'Brian uno dei più grandi romanzieri del '900 sono ben delineate in quest'opera. Se i suoi libri sono di qualità nettamente superiore alla media del genere, è perchè non si riducono banalmente ad ammutinamenti, ufficiali sanguinari, inseguimenti mozzafiato, bordate pennone contro pennone, abbordaggi nel fumo e conseguente vittoria dei "bravi-ragazzi-che-combattono-per-salvare-la-patria" sopra i soliti "malvagi-mangiarane-incendiari-di-conventi". In questo romanzo le azioni belliche sono ridotte ad un marginalissimo scontro sulla terraferma di un'isoletta persa nel Pacifico; il tema dell'ammutinamento, peraltro non nuovo a O'Brian (si veda "Costa Sottovento"), è trattato senza stereotipi e con una profondità ed analisi psicologica fino ad allora sconosciute al genere storico-marinaresco; il tema del colonialismo affrontato con delicata discrezione, senza essere accompagnato dai consueti, roboanti colpi di grancassa. Nonostante gli ingredienti poco spettacolari, O'Brian sa comunque ricavarne un capolavoro, costruendo un romanzo di grande densità psicologica e riuscendo al contempo nell'arduo compito di mantenere sempre viva la curiosità e l'interesse del lettore. Il titolo della versione italiana, traduzione dell'inglese "Clarissa Oakes", cerca con faciloneria di calcare la mano sul cliché del clandestino, e chi dovesse abbordare il romanzo allettato solo dal titolo potrebbe restarne deluso; ai più volonterosi e affezionati un O'Brian poco canonico e più intimista, ma ugualmente capace di rapire il lettore trasportandolo in un altro mondo, seppure di legno e galleggiante, così diverso dal nostro per modo di pensare, di parlare, di vivere.

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    fabio belafatti

    03/10/2008 19:19:05

    bella mossa da parte del vecchio Patrick!! staccare molto con i toni dei libri precedenti, dedicarne uno all'analisi dei personaggi e dei co - protagonisti, è a mio avviso un'idea eccellente ed una scelta coraggiosa ed ammirevole. non so proprio come si possa considerare noioso questo libro!

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    gbcrippa

    08/01/2007 11:52:04

    Non solo avventura, O'brian è la Jabe Austed dei romanzi navali...

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    massimiliano

    19/12/2006 22:11:17

    Non è certamente il migliore di O'Brian, si avverte forse un principio di esaurimento della vena creativa, ma le atmosfere sono ancora eccezionali, la storia si dipana con maestria e, che volete,anche senza battaglie navali, riesce ad avvincermi e meravigliarmi ancora. E'sempre un grandissimo.

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    Marco

    14/11/2006 18:39:35

    Sicuramente tra i meno interssanti romanzi di O'Brian. Dove sono gli intrighi politici e le battaglie navali a cui i lettori sono abituati? Il racconto promette ma le pagine scorrono e non si arriva mai al dunque. Il problema della clandestina in realtá si sgonfia senza dare nulla. L'unica battaglia del libro si combatte su terra ed é solo qualche pagina. Lo metto in libreria tra gli altri, ma non sará uno di quelli che rileggerò.

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    fulvia

    02/11/2006 15:19:09

    O'Brian non smentisce il proprio talento e nonostante questo episodio della saga sia un po' sottotono rispetto agli altri, leggerlo è sempre un piacere unico... Mi spiace che ci sia stata necessità di averla questa donna a bordo. La figura della Oakes non mi piace e non mi fa pena, nonostante il suo triste passato, ma nessuna donna deve salire su una nave della Royal Navy, tanto più su quelle comandate dal Capitano Jack Aubrey... Ha rovinato l'armonia e l'ambiente, anche se tutto sommato quest'avventura sembra solo un anello di congiunzione. O'Brian comunque vale sempre il tempo speso a leggerlo, sicuramente.

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    Teodor

    28/10/2005 17:35:48

    Non si può negare che questo romanzo sia un po' meno "Cappa & Spada" degli altri. Solamente che, se si cercassero i duelli e la suspense a scapito della fedeltà al contesto, dello stile terso ed elegante e dell'amore per il romanzo, si torni a leggere Salgari o si ripieghi su Cornwell. O'Brian è unico e sublime. C'è tutto e solo quello che serve per creare la più bella saga storica della modernità. Evviva O'Brian.

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    claudio1972

    13/10/2005 22:21:48

    non posso dire che il libro mi abbia entusiasmato. ma credo che sia una sorta di antefatto, o preludio, non saprei, ci aspetta qualcosa di grosso.... dopo tante avventure avvincenti noi lettori siamo diventati esigenti, e inflessibili, come i lord dell'ammiragliato! chi và per mare sa che la miglior virtù è la pazienza!.....pazienterò....

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    Adriana

    22/06/2005 19:23:57

    Seguo dall'inizio questo ciclo di romanzi. In questo, francamente, mi è mancato un po' di tutto: le battaglie, le schermaglie Aubrey-Maturin, le liti con la suocera...

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    migou

    22/04/2005 12:15:20

    Il voto è, diciamo, sulla fiducia, visto che bisogna ammettere che "Clandestina a bordo" è un libro un po' sottotono rispetto ai precedenti racconti di O'Brian. Evidentemente ci aveva abituato troppo bene! La narrazione lasciata in sospeso può essere un valido motivo per aspettare con ancora più ansia l'uscita del prossimo episodio. ...però quanto mi è mancata una bella battaglia...

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    Andrea Benicchi

    22/02/2005 21:36:53

    Da grande appassionato dei romanzi di O'Brian e del mare, posso affermare che in questo capitolo delle avventure della coppia Aubrey Maturin, pur mancando le epiche battaglie cui eravamo abituati, ho potuto assaporare l'essenza della vita di bordo. Quindi ancora un episodio bellissimo regalatoci dalla sublime fantasia del mitico O'Brian!

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    Maurizio Vitale

    14/02/2005 15:11:51

    E' un libro interlocutorio, un riempitivo che serve a O'Brian per passare da un libro movimentato, come il precedente, al successivo. Molte volte, nei libri precedenti, Aubrey ha avuto modo di dire che le donne a bordo portano scalogna (insieme ai preti, in effetti). In questo libro capiremo se è vero. Per il resto poco, poche avventure e poche battaglie. Vi è un esame psicologico dei personaggi, ma in questo O'Brian non dà il meglio di sé e in ogni caso non è in grado di competere con uno scrittore di ben altra forza come il Forester di Hornblower (serie a cui O'Brian deve moltissimo). In conclusione, dopo un anno abbiamo passato una serata con amici di lunga data. E ciò è stato senz'altro piacevole. Ma la serata è stata un po' fiacca, perché gli amici erano veramente molto stanchi.

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    Rino

    14/02/2005 08:30:44

    Mi aspettavo di meglio,il romanzo scorre lento e senza colpi di scena. Una sola parola : noioso

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    maurizio

    10/02/2005 16:20:41

    Il 5/5 vale per il fan di O'Brian che ritrova dopo lunga attesa notizie di cari amici in viaggio da tempo. Forse la fascetta pubblicitaria allegata al volume attirerà qualche ingenuo in cerca di facili emozioni sull'onda del film, con il risultato di deluderlo e di precludergli, forse per sempre, il piacere di seguire dall'inizio questa serie straordinaria. Ma tant'è, con il passare degli anni la serie ha subito un'evoluzione più intimistica e filosofica, con meno spazio per feroci battaglie navali e più per quelle interpersonali tra i vari protagonisti, in grado comunque di attrarre e appagare i lettori più vecchi, lasciando un po' delusi gli altri. Purtoppo la serie si è completata (con la pubblicazione postuma di parte dell'ultimo romanzo incompiuto di O'Brian) e non sarà possibile l'escamotage con cui Cornwell (l'altro grande interprete, terrestre, delle guerre napoleoniche) fa rivivere a Sharpe episodi inediti della sua carriera. Ma magari l'editore potrebbe far rivivere questo set di personaggi straordinari grazie a ghostwriters, come è avvenuto, con discreto successo per James Bond

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    Ale 82

    08/02/2005 02:04:41

    Sono sicuro che molti,soprattutto i neofiti di O'Brian,catalogheranno questo quindicesimo episodio come un polpettone piuttosto noioso...in effetti non è presente se non di sfuggita quell'azione che ha caratterizzato i precedenti romanzi(a parte Rotta a oriente)...a mio giudizio invece il romanzo,pur essendo sicuramente di contenuto(non parlo di livello perchè i libri di O'Brian raggiungono in questo,per stile,narrative etc sempre il massimo)inferiore agli altri,si caratterizza per l'analisi psicologica dettagliata della vita di bordo e di quello che un elemento di distarzione(la Oakes)puo portare in una comunita chiusa e ripetitiva come una nave da guerra...è in sintesi un romanzo"diverso",quasi che O'Brian dopo 14 libri abbia effettivamente voluto analizzare questo aspetto che rende il libro piu profondo ma meno spettacolare...non credo a chi parla di mancanza di ispirazione nella fase finale delle avventure Aubrey-Maturin,ma penso piuttosto che come è naturale,dopo svariati libri sostanziamente di contenuto uguale(resi eccezzionali solo dalla sublime abilità dell'autore)O'Brian abbia voluto distaccarsi da quello che era la comune ratio narrativa...quindi un grande libro,un po'meno appassionante forse ma indice di una evoluzione dell'autore che non puo farci altro che riflettere che la vita su una nave da guerra non era solo abbordaggi e battaglie ma era fatta di tante piccole cose importantissime per mantenere quell'equilibrio difficilissimo da raggiungere.

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