Codice della vita italiana

Giuseppe Prezzolini

Editore: Robin
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 21 novembre 2013
Pagine: 96 p., Brossura
  • EAN: 9788867402991
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    Cristiano Cant

    04/01/2018 09:05:00

    L'irregolarità di alcuni spiriti, lo sguardo trasversalmente nitido, lucido, le analisi più pungenti, le distanze e le fratture interiori, quanto mancano questi rari ingredienti al pensiero odierno, così mesto e appiattito quasi in ogni angolo da permettere di leggere, in questa raccolta di aforismi, il ritratto di un'Italia mai nuova, incrostata e condannata nei propri servili e furbeschi schemi secolari, per citare qualcuno "sì bella e perduta". Basterebbe questo colpo di moschetto ad azzittire ogni replica: "L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli". Non servirebbe aggiungere altro, e anche volendolo fare, non servirebbe che pescare a caso in questo librino; arriva di tutto, è già definita ogni piega e ogni curva del carattere, ogni zigomo tumefatto, ogni inchino dovuto, ogni madornale e tenera fesseria. Ce ne fossero di uomini come Prezzolini, coscienze robuste e libere sotto le decrepite volte di una vita sociale senza riferimenti. Un volumetto uguale a uno schiaffo: "I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini". Fulminanti riflessione come schegge nel costato a cui ormai siamo assuefatti.

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    Tullio Pascoli

    08/07/2015 21:52:50

    Prezzolini è stato probabilmente uno dei più acuti osservatori dellindole degli Italiani, uno del calibro di Leo Longanesi ed Indo Montanelli. Hanno saputo penetrare e descrivere, sovente con ironia ed a volte, con sarcasmo una buona parte dellacervo dei nostri peccati, senza troppa indulgenza, ma facendo riferimento, ogni tanto anche qualche nostra virtù, che certamente nel mondo ci riconoscono, mettendo tuttavia, sovente il dito anche nella piaga dei nostri tipici ed imperdonabili difetti, fra i quali non potrà mai mancare la vanità, lautocommiserazione e principalmente il nostro endemico provincialismo. Questo libretto riporta solo alcuni aforismi che caratterizzano un po la nostra identità. Da leggere e soprattutto da non dimenticare e per finalmente meditare sulle ripercussioni che tali peculiarità hanno agito e tuttora agiscono sullo sviluppo della nostra storia. E solo un piccolo aperitivo che permette, a chi non conosce ancora lautore, e ad apprezzarne il suo singolare stile, motivandolo a documentarsi sulle altre perspicaci letture di questo esimio intellettuale dalla visione cosmopolita che già ai suoi tempi era una vera rara preziosità, mentre alla grande maggioranza dei nostri attuali conterranei, purtroppo, ancora oggi in piena era dell'informazione - manca. Il testo comprende anche una succinta biografia e si conclude con la "Bibliografia Essenziale" delle sue opere.

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    dd

    04/08/2013 14:51:15

    Una raccolta di aforismi del celebre giornalista e scrittore, ci illustra in maniera scherzosa ma senza censure, alcuni tra gli aspetti meno brillanti dell'italianità così come viene percepita dagli stranieri: l'italiano medio, ingenuo e servile, paga da sempre il prezzo della sua ignoranza condannandosi alla condizione di suddito ideale. Era il 1921 ma oggi, nell'Italia dell'era moderna falcidiata dalla crisi economica, Prezzolini rievoca i fantasmi del passato che riemergono in tutta la loro drammaticità ed attualità.

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