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scheda di Jaworska, K., L'Indice 1990, n.10

Definito da alcuni critici il miglior romanzo polacco degli anni ottanta (ma si deve aggiungere che si è trattato di un decennio molto denso politicamente, ma non altrettanto fertile in letteratura), tradotto in diverse lingue, "Cognome e nome Weiser Dawidek" è la strana storia di un misterioso ragazzino ebreo che compare, per poi scomparire come per incanto, a Danzica nell'estate del 1957, narrata da un ex compagno di scuola, Heller, che a distanza di decenni continua a interrogarsi sulla vicenda, cercando di ricostruire gli insoliti eventi che la accompagnarono e di dare loro un ordine. I diversi ambienti in cui è posta la narrazione (i sobborghi della città, la costa inquinata, i caseggiati popolari, la vecchia ferrovia, il campo di aviazione, il cimitero, il deposito di munizioni e residuati bellici, lo zoo), visti con gli occhi dei ragazzini in vacanza, si trasformano in luoghi magici, filtrati dai ricordi di Heller, in cui si mescolano senza che sia possibile scinderli realtà e sogno, fantasia infantile e riflessione matura, mentre attraverso i vari personaggi che popolano il romanzo (i compagni di classe, il terribile professore di scienze e la soave insegnante di lettere, i genitori, il preside, il poliziotto che indaga sulla scomparsa di Weiser, il curato, i vicini di casa) si possono intravedere anche le esperienze che hanno segnato la storia della città e di alcune generazioni dei suoi abitanti dal dopoguerra ad oggi. È "un romanzo di formazione, una parabola teologica, e una testimonianza politica scritta con grande forza e poesia. E anche un'opera di grande coraggio civile" osserva Cataluccio nella postfazione, riferendosi al modo in cui vi sono affrontati temi quali l'antisemitismo o la questione tedesca.