I colori dopo il bianco

Nicola Lecca

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 24 gennaio 2017
Pagine: 189 p., Brossura
  • EAN: 9788804673187
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Descrizione
Con una scrittura semplice ma elegante, Nicola Lecca realizza l'indimenticabile affresco di una Marsiglia travolgente: e, con uno sguardo pieno d'amore per la vita, rende eterna l'ostinata ricerca di una ragazza desiderosa di un destino che finalmente le assomigli.

«Il destino non esiste. Non c'è. È un'invenzione.
Il destino sei tu.
È ciò che vuoi: ciò che desideri.»


Staccarsi dal passato farà male?
Silke ancora non lo sa, ma è stanca di Innsbruck: una città gelida e perfetta in cui il destino, ostaggio dell'abitudine, domato dalla disciplina e ammansito dalla ricchezza, se ne sta quasi sempre in letargo. Per vivere a pieno sceglie Marsiglia. Ha voglia di novità, di mare e di colori, e non importa se tutto questo comporterà mille sfide: Silke è finalmente pronta ad affrontarle. Ragazza, ma non ancora donna, rinuncerà al benessere della sua vita privilegiata per trasferirsi in un micro appartamento vicino al porto, lasciandosi alle spalle lo sfarzo della villa di famiglia e il soffocante controllo di genitori ossessionati dalle regole, ancorati alle tradizioni e devoti al culto della reputazione più che all'amore o alla verità. Fin dal primo istante, Marsiglia coinvolgerà Silke nel suo alveare di esistenze complicate, curandola dalla solitudine e accogliendola con una moltitudine che turba e spaventa, rallegra e commuove. Se a Innsbruck il tempo pareva sospeso in un'illusione asettica e le giornate si susseguivano con la grazia innaturale del nuoto sincronizzato, a Marsiglia tutto scorre, governato da un'imprevedibilità che mette a dura prova ma offre, in cambio, vivacità e calore umano. Come accade con Murielle: una vicina di casa chiacchierona che, armata di torte e di prelibatezze africane, aiuterà Silke ad abbandonare la sua riservatezza per unirsi al flusso della città e imparare il valore dell'accoglienza, l'importanza dell'ascolto e l'arte di non prendersi troppo sul serio. Nel fitto reticolato delle stradine marsigliesi, Silke si incontrerà col mondo e si renderà conto che ogni labirinto può trasformarsi in un gioco: un rompicapo da risolvere per dimostrare di essere all'altezza della vita. E quando incontrerà la vecchia gattara di rue de la Palud e il giovane Didier – ladro, atleta e mangiatore di fuoco –, si accorgerà che il destino, capace di togliere tanto, è spesso pronto a dare: proprio quando meno ce lo aspettiamo.

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Recensioni dei clienti

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    ant Lomell@libero.it

    27/09/2018 17:42:10

    Trama ben strutturata, l'attenzione del lettore è catturata subito, ottime le differenze evidenziate tra i luoghi descritti, e i personaggi principali son ben caratterizzati e delineati.La protagonista è Silke, giovane rampolla austriaca figlia di un benestante, un'ipotetico scandalo che verrà svelato solo verso la fine del testo, rovina l'immagine del padre e Silke è costretta a cambiare aria, dal Tirolo si trasferisce nientedimeno che a Marsiglia. Qui è molto bravo l'autore a descrivere gli approcci della giovane ragazza in un luogo dai colori, dai modi, dai costumi completamente diversi dal posto natio. Silke subisce il fascino di questa città di mare, allo stesso tempo però è spaventata e vive anche momenti cruenti. Non si scoraggia Silke e piano piano apprezza questa nuova realtà per poi sbocciare come un rosa, grazie anche alle persone conosciute, soprattutto Didier, un ragazzo dal vissuto difficile. Come dicevo in apertura ho apprezzato molto le digressioni sui luoghi e voglio concludere con due estrapolate in merito, una sul Tirolo(p123)...""non vedo l'ora che Didier sistemi la nuova serratura. Voglio fargli ascoltare il Tirolo.Philip Glass l'ha trasformato in musica.C'è tutto fra quelle note: il volo delle aquile, le nuvole e la solitudine dei lupi che si aggirano , la notte, per i boschi""" e poi su Marsiglia(p74) ...""che strano quasi tutti considerano Marsiglia un luogo oscuro e pericoloso.Invece Didier l'ha sempre amata . In fondo , se lui c'era , se lui esisteva , era merito di questa imprevedibile città che ha sempre ingarbugliato a tal punto le esistenze dei suoi abitanti da rendere impossibile la solitudine , sostituendo alla monotonia del bianco l'infinita coloratura del caos" Bel libro

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    claudia

    21/09/2018 15:54:39

    Questo libro è travolgente, coglie di sorpresa, perché inizia con leggerezza, descrivendo luoghi e persone nel loro semplice esistere, ma poi Nicola Lecca aggiunge dettagli e spessore conquistando totalmente la testa e il cuore del lettore. La protagonista, Silke, è una ragazza che decide di affrontare da sola il futuro abbandonando la sicurezza della sua famiglia e andando a vivere da sola a Marsiglia. Questo viaggio non solo reale ma anche di crescita personale e spirituale la porterà a lasciare le sicurezze del "bianco" cioè dell'agiatezza, dell'abitudine, della monotonia per incontrare "i colori" della vita fatta di nuovi incontri, nuove esperienze, nuove relazioni con persone del tutto diverse da lei che l'aiuteranno a capire meglio se stessa ad affrontare le sue fragilità e le sue paure e a fare pace con il suo passato.

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    Chiara

    18/06/2018 20:06:50

    Si fa leggere facilmente per la scrittura scorrevole ( anche se anch'io ho trovato fastidiosi quei due punti usati impropriamente). Bravo a descrivere la città, tanto che pare di esserci. però la storia è banale e il finale prevedibile.

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    manuela

    16/06/2018 09:30:48

    Letto in nell'arco di due mezze giornate. Scorrevole e semplice nella scrittura ma molto ripetitivo e un po' pesante fino alla metà del libro. Ho continuato a leggerlo perchè il messaggio era positivo. Il finale è quasi prevedibile. Pensieri su cui meditare, questo è quello che piace a me.

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    cristina

    23/02/2018 09:08:09

    Questo libro è di una banalità e inconsistenza disarmanti, è scritto persino male dal punto di vista grammaticale (non ditemi che tutte quei due punti usati e abusati al posto delle virgole, e anche quando nemmeno di virgole ci sarebbe stato bisogno, sono una nuova licenza poetica). Purtroppo sono stata fuorviata dai numerosi e per me inconcepibili giudizi positivi qui espressi, ma per fortuna il romanzo l'ho preso in prestito in biblioteca e non ci ho speso nemmeno un euro. Sconsigliatissimo.

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    Augusta Cabras

    21/11/2017 21:36:01

    Questo libro regala emozioni, sensazioni, profumi e colori. La storia rimane addosso anche dopo che hai finito di leggerla. L'autore è bravissimo a farti vivere ogni pagina. Con una scrittura pulita, essenziale, a tratti leggerissima, riesce a dipingere animi, luoghi, situazioni ed eventi in modo così realistico da avere la sensazione di essere lì, con quelle anime e in quei luoghi. Lo sguardo dell'autore è contemporaneamente leggero e profondo, segno di un animo che sa guardare oltre il visibile.

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    Valerio Boffardi

    08/07/2017 17:12:40

    Il bianco rappresenta l'assenza di colore; ma non è necessariamente un'assenza destinata a perdurare. Bianco è anche l'attesa di un nuovo colore; bianca è anche una pagina ancora vuota, da riempire. Bianca è Innsbruck, il passato di Silke, così come bianca è ancora la sua persona, simbolicamente cresciuta tra i monti. La sua identità è ancora da definire; non basta essere in antitesi rispetto alla famiglia, rispetto alle leggi, rispetto a ciò che la circonda. Costruire un'identità vuol dire decidere chi essere, conoscersi, non essere 'contro' ciò che non si è. Silke varca i confini del suo paese, e si ritrova a Marsiglia, la nemesi perfetta di Innsbruck. Il suo caos da decifrare, la sua moltitudine di colori, sono la spinta che potrebbe permettere alla protagonista di esplorare se stessa, non come eroina, ma come essere umano reale e tangibile, con le sue contraddizioni. Gli agi in cui è stata cresciuta, il classismo, il razzismo, non sono abiti che lei porta con convinzione, ma inconsci retaggi di una cultura che le è stata cucita addosso come una seconda pelle, ma che lei vuole, deve strappare via, strato dopo strato, per giungere infine alla scoperta del vero sè. Profondo, permeato di una vibrante umanità, il romanzo da narrazione diventa metafora di una crescita, della ricerca dell'identità quando quest'ultima è stata soffocata.

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    Fabio

    22/03/2017 15:14:44

    Ho letto I COLORI DOPO IL BIANCO divorandolo in meno di ventiquattro ore. E' stato un vero piacere dalla prima all'ultima pagina, che mi ha regalato emozioni, colori, sapori e odori. Ho ascoltato una storia e l'ho letta attraverso le parole ricercate dell'autore, affezionandomi ai personaggi. E come non innamorarsi della città-personaggio Marsiglia che ti invita a prenderla per mano e a farti scompigliare i capelli? Assolutamente consigliato: sarà come aprire una finestra per far andare via l'odore di chiuso e scoprire che è iniziata una nuova primavera.

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    Botti Capone

    03/03/2017 20:51:29

    L'Ho letto tutto d'un fiato, è un libro a colori, profumi e sapori, è un libro riposante, perchè è scritto benissimo. Ogni tanto quando leggiamo, soprattutto a fine serata dopo una giornata pesante, l'attenzione si spegne e ci capita di ritornare sulle frasi più volte, ecco con questo romanzo non capita e se si rilegge qualcosa è proprio per il gusto di rileggere parole, descrizioni, espressioni particolari che nascono dall'osservazione attenta e sensibile dello scrittore della realtà che ci circonda....infatti Nicola già dalle pirme pagine, tra lampadine impiccate e palazzi esausti ci conduce piacevolmente nel ventre di Marsiglia, una città affascinante e un po' cattiva e Silke la giovane protagonista ci racconta che quando pensi che tutto sia perduto la vita ti risarcirà " ma non perchè lo meritiamo , ma perchè nel caos del mondo è finalmente arrivato il nostro turno". Silke delicata e forte è un bel personaggio, che come nella miglior tradizione dei romanzi di formazione, il viaggio a Marsiglia cambierà profondamente, perchè quì scoprirà la condivisione, la solidarietà, l'amore, l'amicizia, e molto altro, è quì che questa piccola donna crescerà velocemente Il romanzo è bello perchè è animato da personaggi potenti con alle spalle delle storie interessanti....è un arcobaleno a tinte forti dove non c'è spazio per il bianco, che rappresenta tutto quello da cui Silke fugge....dimenticavo tra le pagine che ho letto e riletto volentieri ci sono quelle dedicate al dodicesimo compleanno di Didier, fiabesche e liriche.

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    Lisa

    20/02/2017 16:28:31

    Dopo aver letto HOTEL BORG e LA PIRAMIDE DEL CAFFÉ, che mi sono piaciuti moltissimo, ho ordinato subito I COLORI DOPO IL BIANCO. Diverso dagli altri due romanzi già letti, questo mi ha molto preso per le bellissime desrizioni di questi due mondi così diversi della vita di Silke. Leggendolo hai l’impressione di essere a Marsiglia e capisci come Silke ne sia affascinata. Bellissimo anche il personaggio di Murriel che così amorevolmente e delicatamente si prende cura di Silke. Tutte e due lasciano dietro a sè il proprio passato, molto diverso uno dall’altro, ma entrambe unite da una presa di coscienza che le porta verso la libertà. Un libro molto positivo , assolutamente da leggere anche questo libro di Nicola Lecca.

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    Maura Sanna

    16/02/2017 13:41:07

    Silke è una creatura come tante altre, come tutti noi e forse è per questo che la sua storia ti cattura, ti scombussola, ti mastica e ti risputa e dopo ti accorgi di avere una visione diversa di ciò che ti circonda. Silke soffre ma la chiave di lettura che ti si offre è assolutamente positiva. Consiglio vivamente la lettura di I COLORI DOPO IL BIANCO e di tutte le altre opere di Nicola Lecca

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    chiara

    07/02/2017 16:18:55

    Stupendo viaggio di liberazione della giovane Silke, nata in una famiglia ricchissima in cui incombono barriere comunicative e alienazione. Il padre è interessato solo al potere dominio e la madre è totalmente compiacente : "..La signora Dopper non comprerà lo zucchero filato rosa che follemente desidera perchè suo marito criticherebbe l'assurdità di quel pensiero infantile, capace di esporre entrambi al ridicolo nella più importante via della città..." Silke imparerà a non nascondersi dietro una facciata e lascerà andare il passato scegliendo la via dell'amore.......

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    Ursula

    07/02/2017 08:47:53

    "I colori dopo il bianco" è un libro, che incanta! L'autore riesce a descrivere con inspiegabile precisione i pensieri e le emozioni della protagonista, ma anche la sua voglia di ribellarsi alle convenzioni sociali di una famiglia che la tiene prigioniera nella morsa del proprio buon nome. Il libro incoraggia il lettore a seguire i propri sogni per raggiungere leggerezza e libertà. Un libro da leggere e rileggere perché ha il raro privilegio di rendere ottimisti e sereni.

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    Lorenzo

    06/02/2017 16:13:22

    Ho comprato il libro a occhi chiusi, dopo aver letto La piramide del caffè dello stesso autore. Ne I colori dopo il bianco si trova la storia di una ragazza, Silke, che stanca del rigore, della monotonia e la prevedibilità di Innsbruck decide di scappare a Marsiglia, una città assai diversa, più dinamica e imprevedibile. Le avventure di Silke trascinano in un vortice di emozioni, anche contrastanti. I colpi di scena lasciano senza fiato. Una storia coinvolgente, scritta senza pretese di grandezza ma che riesce nell'impresa di emozionare a mani basse. Lo stile è sublime, ogni vocabolo scelto con cura e dovizia per veicolare ed esprimere al meglio ogni dettaglio della nuova vita di Silke. Consigliatissimo!

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    Laura

    04/02/2017 09:07:21

    Nicola Lecca non è solamente uno scrittore. Conosce profondamente l'animo umano e con questo romanzo lo ha dimostrato ancora una volta. La storia di Slike, apparentemente così fragile, piena di paure, entra dentro il cuore dalle prime pagine come un vortice. Ti coinvolge Silke con la sua voglia di scoprire dentro Marsiglia una nuova se stessa, più aperta e pronta a vivere e condividere le emozioni. Ci sono personaggi speciali, in questo romanzo. Come Murriel, che si prende cura di Silke e se ne prende cura nel modo più delicato, facendole quasi da mamma. Silke passa dal bianco della sua città natale, dal bianco delle emozioni piatte dei suoi genitori che programmano ogni cosa, ai colori di Marsiglia, che dentro di lei esplodono e si fanno intense ogni giorno di più. Scopre l'amore Silke, l'amore degli altri, e quello di Didier che le fa scoprire un nuovo mondo. Meraviglioso e colorato. Questo romanzo lascia dentro speranza, sorrisi e commuove. Va letto...per dare un senso nuovo alla vita.

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    carla

    03/02/2017 16:48:45

    Atteso per qualche anno, arrivato via corriere la mattina e finito di leggere la sera stessa! I colori dopo il bianco mi ha finalmente ridato la voglia di leggere grazie alla sua trama emozionante e al suo linguaggio semplice ma ricercato! Vi potrete immedesimare in uno dei personaggi a seconda della vostra età o del vostro status o del vostro vissuto, e al tempo stesso assaporare i colori e gli odori di Marsiglia, che vi confesso avrei voglia di visitare a questo punto! Un grazie speciale all'autore Nicola Lecca che non finisce mai di stupirmi! Carla

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Indice

Staccarsi dal passato farà male? Il sole in febbraio, l’insolita morbidezza del vento e i filari di palme lungo l’aeroporto di Marsiglia confondono Silke, creando un’incertezza che il volto svela, manifestando lo stato d’animo di chi non sa: l’agitazione di chi cerca.
È vestita di lana: ha caldo e il passato che si è portata al seguito rende le sue valigie pesanti e faticose. È vero, per arrivare in città potrebbe prendere un taxi, ma è una scelta che avrebbe fatto suo padre: e lei è stanca di imitarlo. Dunque cammina verso la stazione degli autobus fino a raggiungere il gabbiotto della biglietteria.
«Sola andata?» le domanda una ragazza con le unghie smaltate di celeste.
Silke rimane in silenzio.
Non si aspettava una domanda del genere. Ha bisogno di pensarci su, ma la bigliettaia è impaziente: «Sola andata o anche il ritorno?» chiede di nuovo, a voce più alta.
Silke si volta. Come se i viaggiatori, in fila dietro di lei, potessero aiutarla: cerca un suggerimento, un consiglio, per dare la risposta giusta. Ma la risposta giusta non c’è. La bigliettaia vuole soltanto sapere se lei ha deciso di trattenersi a Marsiglia oppure no.
Ed è proprio allora: è in quel momento che Silke trova il coraggio di pronunciare due parole ordinarie per tutti, ma rivoluzionarie per se stessa. «Sola andata» dice osservata da cento occhi: e subito sente la libertà accelerare il battito del cuore e raggiungere in fretta le dita delle mani: per indebolirle, come sempre fanno le grandi emozioni.
Poco più tardi, sull’autobus, Silke sceglie di sedersi lontana da tutti: non ha il coraggio di mischiarsi, preferisce restare sola come un’isola che la distanza protegge dagli altri.
L’autista, intanto, comincia a guidare. Sembra ubriaco. Impreca contro i semafori rossi, corre: e quando un automobilista gli taglia la strada la frenata è talmente brusca che il portellone del bagagliaio cede, spargendo lungo la strada zaini e valigie che a decine si aprono disseminando fra i veicoli in corsa scarpe, pantaloni, rossetti, biancheria intima, spazzolini e collant.
Dal finestrino, Silke guarda incredula tutta quell’intimità profanata sfilare disordinatamente sull’asfalto. Ha paura, ma segue comunque il flusso allarmato degli altri passeggeri e, con una tenacia da guerriera, recupera le sue valigie: rovinate dall’impatto, ma per fortuna ancora chiuse.
Nel frattempo, l’autista alza le mani al cielo, bestemmia, aiuta chi più ha bisogno e, quando tutto è nuovamente a posto, torna alla guida e riparte. Alla radio, le canzoni di Charles Trenet si susseguono come se nulla di grave fosse accaduto.
Silke è terrorizzata: ma in che razza di posto è finita? Perché ha scelto di fuggire proprio a Marsiglia e non, invece, a Parigi o a Saint-Tropez?
Nel suo Tirolo, tutto accadeva e riaccadeva ogni giorno con sistematica e rassicurante esattezza. Il destino, ostaggio dell’abitudine, domato dalla disciplina e ammansito dalla ricchezza, se ne stava in letargo: e raramente si svegliava. A Marsiglia, invece, in pochi minuti c’era già stato uno sfacelo al quale – di certo – ne sarebbero seguiti altri.
Sì, ma quanti? E quanto gravi?
E pensare che, fino a poche ore fa, Silke si trovava ancora a Innsbruck circondata dalle precauzioni e dal lindore, in un aeroporto giocattolo, apparentemente sicuro e perfetto, ma indebolito dai capricci del vento Mangianeve e dalla brevità della sua pista: un’insidiosa striscia di cemento proibita agli aerei più grandi, limitata dalle case, soffocata dalle nuvole e attorniata da montagne troppo alte.
Servono intuizione, talento e un’abilità certificata per poter atterrare a Innsbruck.
Il decollo richiede, in più, coraggio e incoscienza. L’ascesa è talmente rapida che i passeggeri si sentono astronauti e il pilota un acrobata con poco tempo a disposizione per superare le cime innevate davanti a sé. Mentre lo fa, tutti rimangono in silenzio: si aggrappano ai braccioli delle poltrone, irrigidendosi come se l’immobilità fosse davvero utile a prevenire le catastrofi.
Nel frattempo, soltanto i bambini ridono e si divertono. Loro non sanno del più grave disastro aereo nella storia dell’aviazione austriaca: del volo 802 e di tutte le vite che il monte Glungezer ha già preteso per sé.
Poco prima di partire, sulla terrazza panoramica dell’aeroporto, Silke si ferma a contemplare il bianco, il verde e il grigio: i tre colori di Innsbruck. Accanto a lei il vecchio campione di Formula Uno con il volto sfregiato e la pelle irrigidita dal fuoco tiene stretta fra le mani una tazza rossa piena di caffè. Silke lo guarda: pensa che se ce l’ha fatta lui a ricominciare, lei pure riuscirà a inventarsi una vita nuova.
È bene, in fondo, che il suo bagaglio contenga soltanto un millesimo di ciò che è stato. Al resto Silke ha dovuto rinunciare: i dobermann lucidi del padre, il caminetto acceso contro la costanza del gelo, i tappeti scuri, le pareti ricoperte di legno, la colazione alle sette, la cena dodici ore più tardi, il grembiule a striscioline bianche e celesti della cameriera, le mani di suo padre (inutilmente enormi), le labbra di sua madre (gonfie di giovinezza rimpianta) e la loro sfacciata villa museale, regina di un quartiere senza negozi: pieno soltanto di giardini, resi sterili dall’invadenza dell’inverno.
Fa freddo mentre i passeggeri raggiungono a piedi il loro aeroplanino. Silke cammina più lentamente degli altri. Si attarda. Si volta e guarda ciò che sta abbandonando: i suoi ultimi passi prima di staccarsi da Innsbruck, dal Tirolo e dall’Austria percorrono cinquanta metri di asfalto nerissimo che la neve trasforma in stracciatella proprio quando lei li attraversa. Un saluto: anzi, una carezza.
«Andrà tutto bene» sussurra Silke nell’accorgersi che il destino le ha riservato a bordo un posto in prima fila per assistere alla partenza.
Poco più tardi, la hostess comincia a recitare muta: soffia nel tubo di gomma del giubbotto di salvataggio, mima reazioni calmissime a catastrofici possibili eventi.
Silke la guarda. Sa bene chi è. Ricorda di averle tenuto la fronte, durante una festa liceale, mentre vomitava a causa del troppo alcol. La hostess se ne rende conto: infatti, quando prende in mano il sacchetto per il malessere e lo mostra ai passeggeri, si imbarazza.
Poco dopo l’aereo decolla.
Silke chiude gli occhi. Preferisce affidare al buio l’istante dell’addio. Spera di oltrepassare in fretta i monti che la circondano: prova a sostituire la nostalgia della partenza con l’impazienza dell’arrivo.