Il comandante dell'Exodus

Yoram Kaniuk

Traduttore: M. Rapin Pesciallo
Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 2001
Pagine: 237 p.
  • EAN: 9788806158064
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Recensioni dei clienti

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    Fabrizio Porro

    21/05/2013 05:36:29

    Yoram Kaniuk, uno dei grandi scrittori israeliani di oggi, ha combattuto la guerra d'indipendenza di Israele nel 1948. Quando parla, quest'uomo dall'aspetto mite e disarmante, sembra intento ad attingere dai meandri più oscuri del proprio cervello quanto di più profondo e inconfessabile vi si trovi, con un tormento carico di insicurezze nei suoi pensieri. La memoria è per lui e per tutti i suoi libri uno strazio costante, una lotta contro i mulini a vento dell'evidenza. Ma quando si cimenta con la storia, lo scrittore ne diventa una spia beffarda, spiega nell'introduzione a questo meraviglioso libro, "Il comandante dell'Exodus", che è un po' romanzo d'avventura, un po' fedele reportage ma soprattutto è la biografia storica di un Eroe con la "e" maiuscola: Yossi Harel, il giovane Sabra, ebreo nato in terra d'Israele, "spinoso di fuori e dolce di dentro, come il fico d'India". Semplicemente...indimenticabile !

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    tiziana

    11/02/2009 08:28:45

    Un libro difficile da valutare, emotivamente difficile staccarsene, impossibile da dimenticare nei suoi tanti piccoli personaggi. Yossi Harel era il giovane comandante, non ancora trentenne, di diverse navi, tra cui l'Exodus, che tentarono di portare in Palestina cio' che restava degli ebrei europei. Un inzio non folgorante, pieno di nomi che ai piu' diranno poco, ma poi ci si inoltra via via nella storia, nella vita di Yossi, nella sua cocciuttaggine ed umanità fino a commuoversene, fino ad essere lì, con lui, su una delle sue navi e pregare che sì..la terra è lì'..manca poco..ancora uno sforzo e.. Chi c'è su queste navi?chi trasportano? perchè? "Un campo vicino a Marsiglia aveva accolto centinaia di bambini, per lo piu' orfani.I loro occhi faranno per sempre parte di questa storia [e della vostra vita aggiungo io]. Sono il sogno, la riflessione, la trama, il testo che ispirano questo racconto intesssuto di dolore ma anche un po' di speranza, per quanto piccola. Gli occhi dei bambini infuriati contro il Dio dei loro padri che, dicevano e sentivano, li aveva abbandonati. Gli occhi di quelli che aspettavano Yossi,l'Ufficiale della Terra d'Israele, con rinnovata fiducia fierezza e vigore. Quegli occhi neri, azzurri,profondi, piangenti, furono la vera storia dell'exodus, ben prima che la nave divenisse un simbolo. La fiducia era l'ultima cosa che quei bambini potessero dare facilmente, eppure a lui ne diedero.Per loro sopravvivere era stato un mestiere difficile e infido. Nel corso delle loro brevi esistenze avevano imparato solo una cosa:di chi potevano fidarsi e di chi no. Saper scegliere poteva essere una questione di vita o di morte. A volte la scelta si era rivelata sbagliata, in quel caso non c'era piu' nessuno per raccontarlo". Ora, se queste ultime parole, non vi provocano pelle d'oca e una stretta al cuore, non è libro per voi.

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    Fabrizio Porro

    19/04/2005 21:40:46

    Lo Stato d'Israele non nacque nel 1948, quando fu ufficialmente proclamato nel museo di Tel Aviv, ma circa un anno prima, il 18 luglio 1947, nel momento in cui la sgangherata nave americana President Warfield, ribattezzata Exodus, entrò nel porto di Haifa". Comincia così il libro di Kaniuk che racconta la storia di Yossi Harel, il coraggioso comandante dell'Exodus: una delle quattro navi che, tra il 1945 e il 1948, tentarono di portare in Palestina circa ventiquattromila ebrei sopravvissuti alla Shoah, sfidando il divieto inglese di introdurre profughi in quella terra che, allora, era sotto il mandato britannico. Tentativo vano: l'Exodus fu attaccata dai soldati inglesi - così come erano e sarebbero state attaccate le altre tre navi guidate da Yossi - e costretta a far rotta verso Amburgo, dove i suoi passeggeri furono ammassati in campi di internamento. Soltanto con la fine del mandato britannico i profughi sarebbero potuti tornare in Palestina. Kaniuk non si limita a testimoniare uno dei periodi più drammatici della storia ebraica: scrittore più che biografo, ricostruisce la vita di Yossi, ne ripercorre l'avventura, e si interroga su quella tragedia con emozione, sensibilità e un linguaggio capace di poesia.

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