Come cavalli che dormono in piedi

Paolo Rumiz

Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 5 maggio 2016
Pagine: 266 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788807888106

21° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Storia militare - Prima Guerra Mondiale

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Recensioni dei clienti

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    Dave

    24/09/2018 09:12:28

    Nell’agosto 1914, più di centomila trentini e giuliani vanno a combattere per l’impero austroungarico, di cui sono ancora sudditi. Muovono verso il fronte russo quando ancora ci si illude che “prima che le foglie cadano” il conflitto sarà finito. Invece non finisce. E quando come un’epidemia si propaga in tutta Europa, il fronte orientale scivola nell’oblio, schiacciato dall’epopea di Verdun e del Piave. Ma soprattutto sembra essere cassato, censurato dal presente e dal centenario della guerra mondiale, come se a quel fronte e a quei soldati fosse negato lo spessore monumentale della memoria. L’autore comincia da lì, da quella rimozione e da un nonno in montura austroungarica. E da lì continua in forma di viaggio verso la Galizia, la terra di Bruno Schulz e Joseph Roth, mitica frontiera dell’impero austroungarico, oggi compresa fra Polonia e Ucraina. Alla celebrazione l’autore contrappone l’evocazione di quelle figure ancestrali, in un’omerica discesa nell’Ade, con un rito che consuma libagioni e accende di piccole luci prati e foreste, e attende risposta e respira pietà – la compassione che lega finalmente in una sola voce il silenzio di Redipuglia ai bisbigli dei cimiteri galiziani coperti di mirtilli. L’Europa è lì, sempre suggerire l’autore, in quella riconciliazione con i morti che sono i veri vivi, gli unici depositari di senso di un’unione che già allora poteva nascere e oggi forse non è ancora cominciata.

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    Fabio

    26/07/2018 08:11:27

    L'argomento era molto stimolante ma la prosa è estremamente pesante e il fatto storico è confuso tra le visioni dell'autore. Ho fatto davvero fatica da arrivare in fondo.

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    roberto

    24/11/2017 16:18:53

    Occorre una premessa importante: l'autore con molta onesta' e coerenza dichiara di non essere uno storico e di riconoscersi in un atteggiamento stilistico fortemente evocativo, quasi immaginifico e allo stesso tempo pieno di rimandi "colti" e documentali. Se apprezzate questo, come avete probabilmente apprezzato gli scritti di Claudio Magris su Praga (non a caso un altro triestino!) allora adorerete questo libro e molti altri dello stesso autore. A me e' piaciuto, come e in modo diverso mi piacciono tutti i saggi "storici" sulla Grande Guerra.

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    Marco D'Aviano

    04/02/2017 08:31:48

    Il tema - i soldati asburgici di lingua italiana nella prima guerra mondiale - è interessante e mi ha stimolato alla lettura. Purtroppo lo stile dello scrittore è scoraggiante: visioni, personificazioni, evocazioni liriche, un vasto armamentario di paccottiglia retorica. Insomma, il contrario dello stile asciutto, fatto di parole contate e pesate, che mi aspetto da uno scrittore di valore.

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    Paolo Cova

    29/09/2016 23:27:47

    Avevo grandi attese su questo libro, rimaste soddisfatte in parte. Originale e riparatore il pellegrinaggio (ma forse questo termine non piacerà all'autore) alla scoperta degli italiani caduti sotto la bandiera dell'Austria Ungheria. Giusta la definizione di Rumiz di un'Italia terra dell'amnesia, anche se talvolta i suoi giudizi nei confronti dell'Italia e dell'Europa mi sono sembrati ingenerosi e viceversa a volte troppo benevoli quelli nei confronti di Russia e Serbia. Ottima la parte sulla Galizia, un po' buttate là le parti su Ucraina e Serbia (forse "inquinate" dall'immanenza della cronaca della rivolta a Kiev e dell'alluvione in Serbia). A volte eccessivi i liricismi evocativi. Anche se non sempre mi trovo d'accordo con lui, trovo che comunque Rumiz offra angolazioni di veduta particolari sui temi, facendo riflettere. Ultima cosa: perché Alpini e Lager con la maiuscola mentre gulag, artiglieri e granatieri con la minuscola? Da leggere.

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    gabri73

    04/01/2016 20:21:40

    Concordo con la recensione del sig. Giacomo; il tema è bello ed interessante; è la storia degli italiani in divisa austriaca ed è stata volutamente dimenticata da tutti, sia da una parte che dall'altra. Per la maggior parte di noi è anche semisconosciuta (parlo da trentino, per cui ne ho avuto cognizione e ho risentito della retorica scolastica dei Fabio Filzi e dei Cesare Battisti). Ci sono poi alcune parti di un diario di un fante che sono bellissime, ma per l'appunto meriterebbero un'approfondimento sui temi trattati. Il libro infatti è il regno delle emozioni e delle evocazioni, apre una porta sconosciuta ma il tutto a mio avviso è incompleto, lascia il lettore a fantasticare di trincee e di fortezze austroungariche ma lascia anche tante domande senza risposte. Devo dire in ogni caso che il sig. Rumiz ha una bellissima cultura mitteleruopea che affascina per cui la lettura è sempre piacevole e fluida. Forse cercavo storie di guerra in Galizia e non le ho trovate.

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    gianni

    13/06/2015 16:41:17

    da leggere assolutamente, la storia raccontata senza la solita verità da regime.

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    alce67

    11/06/2015 10:40:40

    Il tema è interessante; ripercorrere le storie dei Giuliani e Trentini che hanno combatutto la prima guerra dall'altra parte, per l'impero Austro-ungarico. Vennero mandati in Galizia, diedere il loro contributo tra i sospetti dei loro commilitoni (sopratutto dopo l'entrata in guerra dell'Italia nel '15)e morirono, in molti, dimenticati. Stessa sorte per i Russi, morti per lo zar e presto dimenticati dalla retorica sovietica. Il racconto avviene tramite un diario di viaggio, a volte difficile da seguire a causa della mia poca dimestichezza con i luoghi. Provocazione sull'attuale situazione Ucraina, una miccia accesa in un'Europa che ne sottostima l'impatto, un pò come per le guerre balcaniche, un pò come per la prima guerra mondiale.

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    pippo

    09/03/2015 23:04:49

    Nonostante l'esasperata critica al "Regno d'Italia", scuote gli animi di chiunque abbia affrontato il tema della guerra. Meraviglioso.

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    siro

    03/03/2015 23:28:48

    Riemerge con costanza l'ipocrisia di una Italia che a voluto redimere chi proprio non voleva essere redento e che forse ancora oggi non gli interessa essere italiano. Anche se molto diverso da "I dimenticati della grande guerra" di Antonelli è purtroppo uno dei pochi scritti che ci fanno conoscere la sventura di una generazione che dopo tanti sacrifici si è trovata con una Patria "adottiva ?" ben diversa della Vaterland naturale e culturale. Voto 5/5 e se possibile con lode

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    giacomo

    02/02/2015 18:25:01

    Al solito i toni di scrittura sono sempre ossessivamente ed uniformemente alti; risultato: una texture stucchevolmente priva di contrasto. I supporti concreti alla narrazione sono veramente troppo pochi(probabilmente è difficile trovarne) e basare tutto sull'"evocativo" non lascia niente al lettore. Alla fine manca di sostanza il tentativo di volere dare risalto a una storia dimenticata.

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    anna lisa Veneziano

    01/02/2015 20:57:26

    Un libro interessante, originale, sorprendente.Alterna uno stile lirico ad uno stile sferzante che riporta con le parole di uno dei protagonisti,Mario Cermak,"alla meschinità dei tempi nuovi" E' un libro che commuove, che apre alla riflessione che fa venire voglia di partire per immergersi nella bellezza e nella sacralità dei luoghi descritti.Da leggere subito! Anna Lisa

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    claudio

    13/12/2014 21:51:45

    E' passato da qualche mese l'anniversario dell'inizio 100 anni fa della Grande Guerra che sconvolse il mondo. Rumiz, triestino, parte alla ricerca di quanti, triestini e trentini in particolare, combatterono tra le file austro-ungariche contro i russi. E il suo pellegrinaggio ci porta in terre dove non ci sono state solo le grandi battaglie di quegli anni, ma ancora sanguinosi periodi tra nazisti, sovietici, guerre civili. E' un resoconto appassionato quello di Rumiz, alla ricerca del tempo perduto, di cimiteri austro-ungarici in terre che in questi ultimi cent'anni sono passate di mano più volte.

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