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Georges Didi-Huberman

Traduttore: C. Tartarini
Anno edizione: 2010
Pagine: 100 p. , Brossura
  • EAN: 9788833920559
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Recensioni dei clienti

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    Antonio D'Agostino

    06/12/2010 18.55.21

    Oggi tutto "fa acqua"! Niente è compatto! Il catino che raccoglie il pensiero è pieno di crepe. Il grosso errore è quello di rincorrere capolavori , sempre. Oggi le scorie sono spesso più energetiche nel riattivare il pensiero che le monolitiche e astratte opere speculative : troppo coibentate e rotonde! Non è più il tempo dei classici , ma delle screpolature!

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    m

    19/10/2010 18.41.00

    La parte su Pasolini può essere condivisibile, quella su Agamben fa acqua

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    manlio brusatin

    18/07/2010 18.58.28

    Breve come si deve il testo di Georges Didi-Huberman, è l’evocazione della Scomparsa delle lucciole (L’articolo delle lucciole, in Corriere della sera, 1° febbraio 1975) di Pier Paolo Pasolini. Ora questo pezzo viene profeticamente innalzato per similitudine con la “scomparsa degli intellettuali”- che se hanno deciso di scomparire sarebbe peggio per loro. Didi-Huberman non si preoccupa della sparizione degli intellettuali. Anzi, da critico di storia delle immagini ha un fiuto filosofico non comune, e tende una corda vibrante tra Pasolini e Giorgio Agamben, due “estremistisi” assolutamente necessari sia come intellettuali che come persone. Quest’ultimo “uno dei filosofi più importanti, più inquietanti del nostro tempo” (p. 42). Vero. E’ la prima volta che lo spirito di finezza francese cerca e trova un filosofo, oggi, che in Italia ha la vera identità del filosofo, e ne fornisce le prove. Giorgio Agamben appunto e non il sindaco-filosofo che terrorizza a destra e a sinistra, come incarnazione della “categoria della (in)decisione” (recensione di Alfonso Berardinelli ad Hamletica, Adelphi, Milano 2009 in , “Sole 24Ore”, 22 novembre 2009), patrono di quegli intellettuali i quali hanno (sempre) ragione, ma “non hanno le prove “. Ecco questi non sono nemmeno lucciole, avendo voluto essere fari. Didi-Huberman, avendole ri-viste a villa Medici, non crede alla totale scomparsa delle lucciole. Il loro battito luminoso non è un miraggio ma l’immagine costante di verità&bellezza, seducente in quanto presente se intermittente. L’orizzonte che attira e acceca con la sua assoluta luminosità si dissolve di fronte ai bucolici “boschetti di fuoco dentro boschetti d’ombra” (Pasolini). E questo è forse il messaggio di autentiche sopravvivenze luminose, benché le patetiche lucciole si dividano morfologicamente in maschi con le ali e femmine senza le ali, e il tutto sia, in una magistrale notte, soltanto un balletto nuziale - ultimo e finale(segue).

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    antonio d'agostino

    16/07/2010 16.12.34

    da leggere!

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