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Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 431 p., Brossura
  • EAN: 9788806220013
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    Annarita

    01/03/2016 21.51.38

    Un bambino ebreo è la voce narrante di questo romanzo nel quale Roth immagina uno scenario alternativo alla rielezione di F. D. Roosevelt durante la seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti non entreranno in guerra e gli ebrei americani vivranno l'angoscia dell'antisemitismo e delle discriminazioni. Durante un viaggio a Washington, città emblema e sede del governo liberale e democratico, avrà inizio il crollo delle certezze della famiglia Roth, osservato dallo sguardo del figlio minore che vive la fine della propria infanzia: scopre la vulnerabilità e fallibilità del padre, il quale è ostinato nella convinzione che l'antisemitismo non possa attecchire nella terra dove i sogni e le speranze si realizzano. Roth, in questo libro verosimilmente autobiografico, racconta le paure della sua infanzia, sia quelle sperimentate da ogni bambino di quella età, sia quelle procurate dalla sua appartenenza religiosa, ma anche le paure della sua famiglia e degli ebrei tutti che in ogni luogo, pure in quello che meglio sembra rappresentare l'optimum della democrazia e delle libertà, sanno di dover temere per la propria sopravvivenza. Da quel momento in poi per la famiglia Roth e la comunità ebraica di Newark e dell'intero paese avrà inizio un triste periodo di inquietudine, di tormentata incertezza, di frustrante impotenza, in cui la speranza e la paura si alterneranno destabilizzando le loro vite e in cui si verificherà ciò che fino ad allora era stato addirittura impensabile. Questo libro reinventa il passato ma il quadro immaginato potrebbe essere collocato anche nel futuro; è un monito, un richiamo alla precarietà degli equilibri sociali e democratici, per ricordare che nulla può essere dato per scontato e con quale facilità il populismo può prendere piede e distruggere in poco tempo e con incredibile semplicità la società dei diritti che crediamo definitivamente acquisita. Spunto originale condotto molto bene fino alla conclusione finale che appare, purtroppo, sbrigativa.

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    Giuseppe Russo

    14/05/2014 13.34.35

    La seconda metà del XX secolo ha avuto le forme (e la durata) che ha avuto per un motivo storico preciso e solenne: il nazifascismo è stato sconfitto, nonostante fra il 1939 e il 1942 sembrasse imbattibile, e metà del mondo ha abbracciato il modello americano di democrazia che è uscito vincitore dal conflitto. L'idea che le cose sarebbero potuto andare diversamente ha già animato l'immaginazione di Philip Dick e quella di Richard Harris, ma qui Roth - per come l'ho letto io - non si è limitato a fare una sempice operazione di controstoria o di "distopia verosimile". L'autore, quando il volume è apparso nel 2004, ossia durante l'ondata di piena del bushismo, ha voluto precisare che non aveva alcuna intenzione di «illuminare il presente attraverso il passato ma [semmai] di illuminare il passato attraverso il passato». E la cosa la si comprende soprattutto negli ultimi tre capitoli, dove subentra l'elemento che ne fa, appunto, qualcosa di diverso da una storia al rovescio. A Roth preme infatti sottolineare che gli strumenti interni al sistema politico degli USA possono essere messi duramente alla prova dall'infatuazione delle masse per un leader inetto o pericoloso, fino a far correre rischi molto seri al paese, ma alla fine riescono a neutralizzare la minaccia con l'equipaggiamento della Costituzione e senza tradire i propri valori. Il rischio però rimane ed è ben racchiuso in un questa riflessione del protagonista adolescente: «non avevo capito, fino a quel momento, come la sfacciataggine di certi perfetti idioti possa avere un'influenza decisiva sulla sorte di altre persone» (cap. 6). Questo romanzo si risolve perciò in un'apologia "light" del sistema costituzionale americano, non perfetto ma comunque in grado di evitare che un secondo Hitler possa mai entrare alla Casa Bianca.

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    Andrea

    30/10/2005 17.58.08

    Sinceramente brutto. E due volte brutto perchè è di Philip Roth che si sta parlando. Probabilmente uno de più grandi.Ma non questa volta, di sicuro. Delusione

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    PAMPLEMOUSSE

    20/10/2005 18.18.31

    Ho letto altri libri di Roth da "Pastorale..." al "Lamento..." e in questo, che pure conserva maestria, impianto e forza introspettiva, non ho trovato la solita magia, non è scattato nessun interruttore... che dire, anche i maestri a volte steccano oppure si usurano nel proprio universo tematico a forza di declinarlo.

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    Luigi Ravanetti

    11/10/2005 20.04.10

    Non è il solito Roth e si vede. Il Roth della trilogia è immenso, un grandissimo. Quello del "complotto" scade nell'intrattenimento, desideroso, forse, di fare per una volta "cassetta" ed esaudire il grande pubblico che è sempre un critico troppo ingenuo e impreparato. A tratti si rivede la scrittura che ha fatto di Philip Roth un fuoriclasse, ma la struttura complessiva del romanzo è debole: il punto di vista del Roth bambino che vive la paura dei suoi genitori e della comunità ebrea di Newark sembra troppo acuto e maturo per un ragazzino di quell'età. La vicenda del cugino Alvin qualcosa di assolutamente "non necessario", che appesantisce la struttura di tutto il racconto. La figura di Lindbergh, il Presidente americano "antisemita da salotto", è senza spessore, preconfezionata. Per l'intensità emotiva che esprime, la storia del povero Seldon colpisce e ci fa rivedere uno sprazzo del Roth che conosciamo. In conclusione il romanzo si merita una sufficienza stretta. Roth si avventura nel romanzo storico "what if..." e ci si perde. Il suo straordinario talento lo salva in extremis ma l'impressione generale è quella di un romanzo scritto con poca forza espressiva, senza la grande partecipazione emotiva che caratterizza i romanzi della "trilogia".

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    Vittorio Caffè

    06/09/2005 19.02.47

    Io, lo confesso, sono un ignorantone che fino a quest'anno non aveva mai letto Roth. Forse perché troppo decantato, non so... be', quand'esce un sano romanzo di universi paralleli (che questo è) scritto da Roth mi dico, e proviamo! Be', non sono stato affatto deluso. Il finale, come ha notato qualcun altro, è fiacchetto, però tutto quel che c'è nei primi due terzi è poderoso. Certo, l'idea non è originalissima, ci aveva già pensato l'immenso Philip K. Dick dell'Uomo nell'alto castello (anche noto come La svastica sul sole), però Roth rielabora il tema in modo del tutto originale. E dopo essermi sparato questo sono andato a leggere Lamento di Portnoy, che non avevo mai letto, e cavolo, mi sono reso conto che è quasi la stessa storia, o meglio, mi correggo, sono gli stessi personaggi, solo che cambia il mondo attorno a loro, e allora mi sono reso conto della sublime finezza di questo romanzo di fantastoria che ribalta il ritratto della famiglia ebraica americana in Portnoy, e lo fa da grande maestro. Insomma, sono due libri che andrebbero letti l'uno dopo l'altro, cominciando da uno qualsiasi dei due, non è importante, basta metterli insieme e uno illumina l'altro e viceversa. E se non l'aveste capito, guardate che Lindbergh è Bush (questa non l'ho scoperta io, l'ho letta da qualche parte).

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    filippo

    24/07/2005 20.36.19

    Grande Philiph Roth. Piu' invecchia, piu'le sue storie diventano coinvolgenti, la sua scrittura leggera ed elegante,le sue invenzioni paradossali e spumeggianti. A 72 anni continua ad essere il migliore, mentre il Nobel continua ad andare a scrittori modesti, spesso neanche in grado di allacciare le scarpe a questo autentico gigante della letteratura. Secondo forse solo a Saul Bellow, ma quanto piu'"terrestre" e vicino a noi! Un classico del '900, che sarà ricordato ( e letto) a lungo anche nel 2000. Il "Complotto" non vale forse "Ho sposato un comunista" o "La Pastorale Americana" ma compone con questi due romanzi una trilogia formidabile, dove ognuna delle 3 opere descrive magistralmente un decennio.

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    Martina frammartino

    03/07/2005 17.10.49

    L’ipotesi che la Seconda Guerra Mondiale avrebbe potuto svolgersi in un modo molto diverso da quello narrato dai libri di storia ha affascinato parecchi scrittori in questi ultimi decenni. Come sarebbe stata la realtà di oggi se il nostro passato non fosse stato quello che conosciamo? A questo interrogativo avevano già risposto, fra gli altri, Dick, con il suo consueto stile visionario, Richard Harris, con un thriller dai risvolti inquietanti, e Turtledove, con il suo recente, bellissimo, “In presenza del nemico”. Adesso Roth ripropone questo stesso tema attraverso gli occhi, ormai adulti, di un bambino, voce narrante ne “Il complotto contro l’America” e vero e proprio alter-ego dello scrittore. Il giovane Phil assiste impotente alla graduale trasformazione dell’eroe dei cieli Lindbergh in una minaccia per la sua famiglia e per il mondo in cui vive. L’Aquila solitaria, infatti, riesce a sconfiggere alle elezioni presidenziali del 1940 Franklin Delano Roosvelt garantendo al Paese che nessun americano sarebbe morto nella nuova guerra divampata in Europa. Questa politica di non-intervento, unita alle sue idee filonaziste, guadagna al presidente l’immediata avversione dei genitori di Philip e di quasi tutta la comunità ebraica. L’eccezione, drammatica, si trova all’interno della stessa famiglia del protagonista: la sorella della madre, infatti, vede nei cambiamenti apportati da Lindbergh una grande opportunità per il suo popolo, causando involontariamente una spaccatura all’interno del piccolo nucleo familiare. Movendosi sul difficile filo di ciò che sarebbe potuto accadere, Roth costruisce un romanzo affascinante, nel quale piccoli eventi quotidiani vengono trasfigurati dall’immaginazione di un bambino e dominato da una paura incombente per qualcosa che esita a rivelarsi ma rifiuta di scomparire. L’unica pecca, a mio avviso, è riscontrabile nel linguaggio: periodi troppo lunghi a volte rendono la narrazione poco scorrevole e di difficile lettura.

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    Blackdog

    12/06/2005 14.45.54

    Bello, impegnativo, aspetto con ansia il prossimo..

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    Lorella

    08/06/2005 22.18.06

    Bello, bello, bello! Si torna a respirare l'aria di "Pastorale americana", secondo me, anche se in una fanta-America. A volte alcune pagine sono un po' noiose, ma il libro è splendido comunque.

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    Marco P.

    09/05/2005 13.25.00

    il Roth piú debole degli anni novanta, il ché non significa che il libro non sia sostanzialmente superiore a ció che si trova mediamente in libreria di questi tempi. Forse l´ambizione di descrivere uno spaccato di "fanta-storia" ha preso la mano allo scrittore, piú a suo agio con caratteri umani e realismo. Qui a volte si dimentica per strada personaggi, tira via situazioni, e lo stesso tema fantapolitico mostra la corda diverse volte. Rimangono (non é poco) la sua scrittura somma, la descrizione di alcuni caratteri, i soliti ritratti di ambiente ebrei, e - questo dice tutto - la postfazione documentaria

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    Andrea

    02/05/2005 15.21.14

    Mi ha deluso. Il bello di questo libro non sta nell'analisi di come avrebbe potuto essere il mondo se l'america avesse avuto un governo filo nazista nel periodo storico hitleriano, ma piuttosto nelle sensazioni, nelle paure, nello sbigottimento che una famiglia ebrea avrebbe potuto vivere se questa ipotesi si fosse realizzata. Incredulità, rabbia e poi terrore che devono aver vissute le analoghe famigli di ebrei tedeschi. Peccato che il tutto venga banalizzato, sciupato da una fine troppo veloce, superficiale, banale.

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    Clod

    26/04/2005 01.16.10

    E' sempre interessante chiedersi come sarebbero andate le cose "se..." in questo caso "Se l'America fosse stata governata da un presidente filo-nazista durante la seconda guerra mondiale?" P.s. non ho mai capito una cosa: tutti i lettori votano 1 se il libro non è piaciuto e 5 al contrario. E' dal 1977 che in Italia non c'è più solo il "bianco e nero"...

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    Emanuele

    14/04/2005 14.54.29

    Molto bello, anche se ritengo l'autore incline a divagazioni narrative che appesantiscono la storia.

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    Michael

    14/04/2005 14.23.29

    Un libro eccezionale che ci fa riflettere su come sarebbe stato il mondo intero se gli Stati Uniti non fossero intervenuti nella seconda guerra mondiale. Io non sono assolutamente pro USA, considerate che i miei autori preferiti sono Gore Vidal, Norman Mailer e per l' appunto Roth, però occorre saper distinguere tra le azioni del passato e quelle attuali e soprattutto tra grandissimi presidenti e soprattutto uomini come Franklin Delano Roosevelt e persone come Bush che non hanno nulla a che spartire con questi "mostri sacri" della storia. Tornando al libro posso dire che la narrazione scorre in modo perfetto raccontando il periodo che va dalla campagna elettorale del 1940 al mese di ottobre del 1942. Il racconto è un misto ben riuscito tra realtà e fantasia ed in questo Roth assomiglia molto al Vidal di L' Età dell' Oro, Impero, Burr, Lincoln, 1876, Hollywood e Washington DC che sono per me dei capolavori assoluti! I protagonisti del libro sono tutti i membri della Famiglia Roth, e per questo aspetto si può dire che il libro sia autobiografico. Abbiamo il padre di Philip, Herman, e la moglie Bess, ebrei moderni e fieri di vivere in una terra come gli USA con un Presidente come FDR. Abbiamo il fratello di Philip, Sandy, di 5 anni più grande, che mette in dubbio per primo le sicurezze della famiglia lasciandosi trasportare dalla sorella di Bess verso i programmi introdotti dalla nuova amministrazione repubblicana per avvicinare le minoranze al resto del Paese. Abbiamo soprattutto la figura di Charles A. Lindbergh, l' aviatore che ha realizzato la prima transvolata oceanica e che è riuscito a battere Roosevelt alle elezioni. Qui entra la fantasia, ma è qui che il libro diventa sublime secondo me! I voli che il Presidente fa con il suo aereo sopra Washington, i patti di non aggressione con la Germania Nazista e con il Giappone, firmati da Lindbergh, la cena offerta a Von Ribbentropp alla Casa Bianca fanno capire benissimo quale sarebbe stato il futuro del mondo se non ci fosse stato Roosevelt alla guida degli Usa.

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    giancarlo

    12/04/2005 10.10.32

    una nuova incursione nella fenomenologia di hegel, un approfondimento ulteriore delle possibilità della storia e della capacità degli eventi contingenti di costruire a posteriori, in forma romanzata, un Contropassato-prossimo( guido Morselli)

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    Vincent

    29/03/2005 11.33.16

    Le svolte "possibili" della storia costituiscono spesso un'interessante opportunità per la fiction; non sempre le operazioni che ne derivano mantengono però le attese. Nel caso del romanzo di Roth, che racconta la fantastoria attraverso elementi e struttura autobiografici, il risultato è suggestivo e riuscito. Roth assicura di non aver voluto fare parallelismi con l'America desolata e avvilente di oggi. La storia la fanno, nel bene e nel male, i grandi uomini e Roosevelt, per fortuna, fu uno dei più grandi.

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    Aldo Funicelli

    28/03/2005 19.11.11

    Quanto c'è di immaginario e quanto c'è di vero nel libro di Roth? L'antisemitismo di Lindbergh (e di Ford, che nell'ipotetico governo assume il ruolo di ministro) era reale. Rappresentava un sentire comune nella società americana: un antisemitismo alimentato dalle comunità di immigrati europei, che si intrecciava nell'intolleranza nei confronti dei neri. Reali sono stati anche il Ku Klux Klan, i bundisti tedesco-americani, il partito di America First e il partito Nazista americano. Perchè è un libro da leggere: perchè appartiene alla categoria di quelli che ti allargano gli orizzonti. Ti fanno sorgere delle riflessioni: allora (in questa storia ipotetica) era la paura della guerra a spingere l'America verso l'isolazionismo. L'illusione di poter chiudere gli occhi e non vedere il nazismo, la repressione dei diversi (ebrei, in primo luogo, ma anche gli oppositori), la guerra e poter scendere a patti con esponenti del nazismo. Stringere quelle mani e non accorgersi che quelle mani sono ora sporche di sangue. Oggi il mondo occidentale, e l'America per prima, ha paura di tutto ciò che sta all'esterno dei propri confini: la paura del terrorismo sta portando ad altre chiusure. La storia che il libro di Roth racconta è ancora attuale.

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    Monica

    21/03/2005 15.24.28

    L'attacco di questo libro lascia senza fiato ... Io già amavo molto Roth, ma scoprire che, pur essendo un maschio, sa mettersi così bene nei panni, e soprattutto nella testa, delle donne (come fa nella terza pagina del romanzo), me lo ha reso ancor più congeniale. Vorrei che leggessero "Il complotto contro l'America" i pacifisti "senza se e senza ma": io non amo la guerra, né ho trovato giusto che gli USA intervenissero in Iraq, ma questo libro ti fa immaginare il Novecento senza l'intervento degli americani nella Seconda guerra mondiale, e, vi assicuro, l'effetto è da brivido ...

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    cris

    20/03/2005 19.54.13

    è un libro che mostra la fragilità della democrazia, svelando i meccanismi "banali" che possono portare al fascismo: l'intolleranza, il razzismo, il fondamentalismo, l'individualismo. Il libro mi è piaciuto molto, come tutti quelli che ha scritto Roth.

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