Categorie
Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 410 p., Brossura
  • EAN: 9788806183165
Disponibile anche in altri formati:

€ 11,48

€ 13,50

Risparmi € 2,02 (15%)

Venduto e spedito da IBS

11 punti Premium

Attualmente non disponibile Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Annarita

    01/03/2016 21.51.38

    Un bambino ebreo è la voce narrante di questo romanzo nel quale Roth immagina uno scenario alternativo alla rielezione di F. D. Roosevelt durante la seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti non entreranno in guerra e gli ebrei americani vivranno l'angoscia dell'antisemitismo e delle discriminazioni. Durante un viaggio a Washington, città emblema e sede del governo liberale e democratico, avrà inizio il crollo delle certezze della famiglia Roth, osservato dallo sguardo del figlio minore che vive la fine della propria infanzia: scopre la vulnerabilità e fallibilità del padre, il quale è ostinato nella convinzione che l'antisemitismo non possa attecchire nella terra dove i sogni e le speranze si realizzano. Roth, in questo libro verosimilmente autobiografico, racconta le paure della sua infanzia, sia quelle sperimentate da ogni bambino di quella età, sia quelle procurate dalla sua appartenenza religiosa, ma anche le paure della sua famiglia e degli ebrei tutti che in ogni luogo, pure in quello che meglio sembra rappresentare l'optimum della democrazia e delle libertà, sanno di dover temere per la propria sopravvivenza. Da quel momento in poi per la famiglia Roth e la comunità ebraica di Newark e dell'intero paese avrà inizio un triste periodo di inquietudine, di tormentata incertezza, di frustrante impotenza, in cui la speranza e la paura si alterneranno destabilizzando le loro vite e in cui si verificherà ciò che fino ad allora era stato addirittura impensabile. Questo libro reinventa il passato ma il quadro immaginato potrebbe essere collocato anche nel futuro; è un monito, un richiamo alla precarietà degli equilibri sociali e democratici, per ricordare che nulla può essere dato per scontato e con quale facilità il populismo può prendere piede e distruggere in poco tempo e con incredibile semplicità la società dei diritti che crediamo definitivamente acquisita. Spunto originale condotto molto bene fino alla conclusione finale che appare, purtroppo, sbrigativa.

  • User Icon

    Scipio

    06/10/2013 19.29.08

    Roth è uno di quegli autori che parte calmo e piatto e ti conduce in un piccolo sentiero di quotidianità, dove a poco a poco, senza che il lettore se ne accorga, costruisce una grande storia che è l'unione di tutti i piccoli momenti precedenti che, nel finale, ti sorprendono per la loro forza espressiva singola e collettiva.

  • User Icon

    philo

    05/11/2012 11.13.13

    Gran bel libro, non vero ma verosimile. Riesce a farti vivere l'angoscia degli ebrei all'arrivo del nazismo nonostante si sia in America e non in Germania. Roth NON delude mai.

  • User Icon

    Giuseppe

    18/06/2012 15.07.54

    L'unico aggettivo è: bellissimo. La bellezza della semplicità, del talento puro di un narratore magico. Fanta-storia (che si sia ispirato a questo libro Enrico Brizzi per il sua - non me ne voglia - modesta "dilogia" sul fascismo e la II guerrra mondiale?), che si incrocia con la storia di una famiglia ebrea del New Jersey. Intensno, commovente. Signori, questo è un grande scrittore, geniale, asciutto, struggente. Di Roth ho letto solo l'allucinante, allucinogeno e meraviglioso "Il teatro di Sabbath" (consigliatissimo!) e questo (altrettanto!). Libri diversissimi e entrambi così importanti e necessari da giustificare il pettegolezzo di Roth candidato in pectore (da anni) al Nobel per la letteratura. E questo ve lo dice un lettore che in genere, se volete un po' razzisticamente, snobba i romanzi americani che abbiano meno di 50-60 anni di età. Leggetelo, e la storia (inventata e ipotetica) diventerà vera, incarnerà l'eterno archetipo della manipolazione politica, della discriminazione, della emarginazione, della precarietà delle minoranze, del bel nazista adorato dalle folle, degli specchietti per le allodole per le masse, della ferocia darwinista, sempre in agguato, della grande, magnifica, terrificante, inquietante "democrazia" americana. Il tutto narrato da un ragazzino di 9 anni. Grazie signor Roth, grazie! La prego, non scriva troppo che devo recuperare gli arretrati!

  • User Icon

    Raffaele

    03/12/2011 09.43.03

    Il massimo della fiction, difficile aspettarsi di più da un romanzo; indipendentemente dal Nobel e dalle solite sterili polemiche, Roth ha soddisfatto (e soddisfa) le esigenze letterarie di molte generazioni di lettori.

  • User Icon

    luca bidoli

    18/06/2009 18.37.15

    Vorei solo aggiungere questa considerazione, ad un libro bellissimo, collocato in un passato che è già accaduto, nella storia e che si proietta, con la forza di un classico, in alcuni dei nostri futuri. Certo nulla sarà identico, non può, ovviamente esserlo, ma talune politiche, talune strategie, talune manipolazioni...Si scrive di un 'America che poteva essere, ma si arriva anche facilemente a compendere meglio il nostro presente, il qui ed ora, tutto italico: cambiate qualche nome, provate ad immaginare un'altra comunità di recente immigrtazione o in pericolo, cambiate presidente e partito di riferimento...Siamo anche noi, accidenti! Grande Roth, grande.

  • User Icon

    Cosimo

    29/08/2008 11.33.23

    Non c'è che dire: un ottimo libro. Vincitore di un premio come miglior romanzo storico, mescola sapientemente la veridicità di alcuni dati storici (che testimoniano il meticoloso processo di analisi di documenti e eventi della storia statunitense condotto da Roth) all'invenzione e alla narrazione di quello che avrebbe potuto verificarsi negli USA in seguito all'ascesa di un presidente e di un Congresso filonazista. Ed in questo egli analizza le paure insite nell'animo umano, tanto quanto i pregiudizi nutriti nei confronti dello straniero, pregiudizi che, in un paese multietnico e certamente non privo di una certa cultura del razzismo (un tempo addirittura istituzionalizzata, basti pensare alle lotte che hanno dovuto condurre King e altri e agli episodi di pestaggio e omicidio portati avanti dal Ku Klux Klan), sono tutt'altro che fantasia. Interessante anche il tentativo (ben riuscito) di delineare il quadro del modo di vivere e della filosofia di vita degli ebrei americani, oscillanti tra il sentirsi americani e la voglia di rivendicare la propria ebraicità. Piacevole anche quell'impronta da giallista che si può gustare nel momento in cui si spiega il motivo delle simpatie naziste del Presidente Lindbergh. In tanta accuratezza però sicuramente il finale lascia un po' di amaro in bocca... Frettoloso, quasi banale e macchiata di una nota patetica. Ma in confronto al resto è un dettaglio trascurabile, per questo do il max dei voti.

  • User Icon

    Max Nero

    18/02/2007 14.16.21

    Gran bella penna........ davvero coinvolgente e commovente.

  • User Icon

    Vittorio Caffè

    10/02/2007 17.01.56

    Anche se il finale è scritto un po' a tirar via, meglio le 200 pagine di roth che tutta la produzione di baricco... questo romanzo riabilita la famiglia di portnoy... monumentale. Roth ha il pregio di saper ancora scrivere con apparente semplicità opere tutt'altro che banali.

  • User Icon

    Lautreamont

    23/01/2007 12.37.53

    Una occasione perduta. Buona e ben documentata l'idea storica di fondo (l'antisemita Lindbergh eletto al posto di Roosevelt all'alba della seconda guerra mondiale)ma l'autore la spreca per 3/4 del libro concentrandosi sulla vita di una famiglia ebrea "qualunque" del New Jersey. Non sarebbe un male se avesse nel contempo la pazienza di mostrare fino in fondo le ferite che la Storia (maiuscola!) può portare alla storia (minuscola!) di ogni giorno: il problema è che narra con ritmo da grande romanzo americano (davvero ben scritto!) per 200 pagine per poi fare un riassunto rapido degli avvenimenti "storici" e chiudere la storia della famiglia e il romanzo in poche insoddisfacenti pagine. Alla fine il libro resta incompiuto sia come saga letteraria che come lavoro di fantapolitica.

  • User Icon

    Pc

    12/10/2006 22.30.17

    Storicamente dettagliato, nonostante sia inventato. Ben scritto. Davvero un bel libro. Peccato solo che la trama sia un pò scarsa.

  • User Icon

    Roth!

    07/07/2006 14.09.12

    Il complotto contro l'America, a mio parere è il miglior lavoro di Roth. Attraverso lo sguardo di un bambino della media borghesia americana si descrive il paradosso(siamo sicuri?) della patria della libertà che diventa alleata di Hitler.Alla fine la seconda vittoria di Roosevelt e la partecipazione degli Usa al secondo conflitto mondiale sono la liberazione da un incubo, che tra le altre cose, narra di una svastica che annulla i francobolli con le vedute americane. Singolare, emozionante, ironico!

  • User Icon

    Andrea

    30/10/2005 17.58.08

    Sinceramente brutto. E due volte brutto perchè è di Philip Roth che si sta parlando. Probabilmente uno de più grandi.Ma non questa volta, di sicuro. Delusione

  • User Icon

    PAMPLEMOUSSE

    20/10/2005 18.18.31

    Ho letto altri libri di Roth da "Pastorale..." al "Lamento..." e in questo, che pure conserva maestria, impianto e forza introspettiva, non ho trovato la solita magia, non è scattato nessun interruttore... che dire, anche i maestri a volte steccano oppure si usurano nel proprio universo tematico a forza di declinarlo.

  • User Icon

    Luigi Ravanetti

    11/10/2005 20.04.10

    Non è il solito Roth e si vede. Il Roth della trilogia è immenso, un grandissimo. Quello del "complotto" scade nell'intrattenimento, desideroso, forse, di fare per una volta "cassetta" ed esaudire il grande pubblico che è sempre un critico troppo ingenuo e impreparato. A tratti si rivede la scrittura che ha fatto di Philip Roth un fuoriclasse, ma la struttura complessiva del romanzo è debole: il punto di vista del Roth bambino che vive la paura dei suoi genitori e della comunità ebrea di Newark sembra troppo acuto e maturo per un ragazzino di quell'età. La vicenda del cugino Alvin qualcosa di assolutamente "non necessario", che appesantisce la struttura di tutto il racconto. La figura di Lindbergh, il Presidente americano "antisemita da salotto", è senza spessore, preconfezionata. Per l'intensità emotiva che esprime, la storia del povero Seldon colpisce e ci fa rivedere uno sprazzo del Roth che conosciamo. In conclusione il romanzo si merita una sufficienza stretta. Roth si avventura nel romanzo storico "what if..." e ci si perde. Il suo straordinario talento lo salva in extremis ma l'impressione generale è quella di un romanzo scritto con poca forza espressiva, senza la grande partecipazione emotiva che caratterizza i romanzi della "trilogia".

  • User Icon

    Vittorio Caffè

    06/09/2005 19.02.47

    Io, lo confesso, sono un ignorantone che fino a quest'anno non aveva mai letto Roth. Forse perché troppo decantato, non so... be', quand'esce un sano romanzo di universi paralleli (che questo è) scritto da Roth mi dico, e proviamo! Be', non sono stato affatto deluso. Il finale, come ha notato qualcun altro, è fiacchetto, però tutto quel che c'è nei primi due terzi è poderoso. Certo, l'idea non è originalissima, ci aveva già pensato l'immenso Philip K. Dick dell'Uomo nell'alto castello (anche noto come La svastica sul sole), però Roth rielabora il tema in modo del tutto originale. E dopo essermi sparato questo sono andato a leggere Lamento di Portnoy, che non avevo mai letto, e cavolo, mi sono reso conto che è quasi la stessa storia, o meglio, mi correggo, sono gli stessi personaggi, solo che cambia il mondo attorno a loro, e allora mi sono reso conto della sublime finezza di questo romanzo di fantastoria che ribalta il ritratto della famiglia ebraica americana in Portnoy, e lo fa da grande maestro. Insomma, sono due libri che andrebbero letti l'uno dopo l'altro, cominciando da uno qualsiasi dei due, non è importante, basta metterli insieme e uno illumina l'altro e viceversa. E se non l'aveste capito, guardate che Lindbergh è Bush (questa non l'ho scoperta io, l'ho letta da qualche parte).

  • User Icon

    filippo

    24/07/2005 20.36.19

    Grande Philiph Roth. Piu' invecchia, piu'le sue storie diventano coinvolgenti, la sua scrittura leggera ed elegante,le sue invenzioni paradossali e spumeggianti. A 72 anni continua ad essere il migliore, mentre il Nobel continua ad andare a scrittori modesti, spesso neanche in grado di allacciare le scarpe a questo autentico gigante della letteratura. Secondo forse solo a Saul Bellow, ma quanto piu'"terrestre" e vicino a noi! Un classico del '900, che sarà ricordato ( e letto) a lungo anche nel 2000. Il "Complotto" non vale forse "Ho sposato un comunista" o "La Pastorale Americana" ma compone con questi due romanzi una trilogia formidabile, dove ognuna delle 3 opere descrive magistralmente un decennio.

  • User Icon

    Martina frammartino

    03/07/2005 17.10.49

    L’ipotesi che la Seconda Guerra Mondiale avrebbe potuto svolgersi in un modo molto diverso da quello narrato dai libri di storia ha affascinato parecchi scrittori in questi ultimi decenni. Come sarebbe stata la realtà di oggi se il nostro passato non fosse stato quello che conosciamo? A questo interrogativo avevano già risposto, fra gli altri, Dick, con il suo consueto stile visionario, Richard Harris, con un thriller dai risvolti inquietanti, e Turtledove, con il suo recente, bellissimo, “In presenza del nemico”. Adesso Roth ripropone questo stesso tema attraverso gli occhi, ormai adulti, di un bambino, voce narrante ne “Il complotto contro l’America” e vero e proprio alter-ego dello scrittore. Il giovane Phil assiste impotente alla graduale trasformazione dell’eroe dei cieli Lindbergh in una minaccia per la sua famiglia e per il mondo in cui vive. L’Aquila solitaria, infatti, riesce a sconfiggere alle elezioni presidenziali del 1940 Franklin Delano Roosvelt garantendo al Paese che nessun americano sarebbe morto nella nuova guerra divampata in Europa. Questa politica di non-intervento, unita alle sue idee filonaziste, guadagna al presidente l’immediata avversione dei genitori di Philip e di quasi tutta la comunità ebraica. L’eccezione, drammatica, si trova all’interno della stessa famiglia del protagonista: la sorella della madre, infatti, vede nei cambiamenti apportati da Lindbergh una grande opportunità per il suo popolo, causando involontariamente una spaccatura all’interno del piccolo nucleo familiare. Movendosi sul difficile filo di ciò che sarebbe potuto accadere, Roth costruisce un romanzo affascinante, nel quale piccoli eventi quotidiani vengono trasfigurati dall’immaginazione di un bambino e dominato da una paura incombente per qualcosa che esita a rivelarsi ma rifiuta di scomparire. L’unica pecca, a mio avviso, è riscontrabile nel linguaggio: periodi troppo lunghi a volte rendono la narrazione poco scorrevole e di difficile lettura.

  • User Icon

    Blackdog

    12/06/2005 14.45.54

    Bello, impegnativo, aspetto con ansia il prossimo..

  • User Icon

    Lorella

    08/06/2005 22.18.06

    Bello, bello, bello! Si torna a respirare l'aria di "Pastorale americana", secondo me, anche se in una fanta-America. A volte alcune pagine sono un po' noiose, ma il libro è splendido comunque.

Vedi tutte le 30 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione