Il complotto dell'arte

Jean Baudrillard

Traduttore: L. Frausin Guarino
Editore: SE
Anno edizione: 2013
Pagine: 84 p., Brossura
  • EAN: 9788867230013
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Descrizione
"Il complotto dell'arte" scritto da Baudrillard nel 1996, suscitando reazioni violente e un aspro dibattito, è uno spietato atto di accusa contro l'arte contemporanea, e un testo capitale, attualissimo nel dibattito, aspro oggi come allora, tra i suoi fautori e i suoi detrattori. "L'essenza dell'arte contemporanea", scrive Baudrillard, "sta in questo: rivendicare la nullità, l'insignificanza, il nonsenso, mirare alla nullità essendo già nulla. L'arte contemporanea si avvale dell'impossibilità di un giudizio estetico fondato, e specula sul senso di colpa di quanti non capiscono niente di ciò che essa produce, e non hanno capito che non c'era niente da capire." Con uno scritto di Sylvère Lotringer.

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    alida airaghi

    06/05/2016 04:55:57

    Questa raccolta di saggi che Jean Baudrillard scrisse negli anni '90 ha catalizzato per più di un decennio l'interesse polemico e roventi discussioni tra critici, artisti e appassionati d'arte per il tono irrisorio e requisitorio con cui il sociologo francese metteva alla berlina la produzione pittorica del ventesimo secolo."Tutto il movimento della pittura ha rinunciato al futuro e si è volto al passato. Citazione, simulazione, riappropriazione...l'arte attuale si limita a riappropriarsi in modo più o meno ludico, o più o meno kitsch, di tutte le forme e le opere del passato, vicino o lontano, o addirittura già contemporaneo." Ecco la grande assente dal panorama artistico contemporaneo: l'illusione, e con essa l'incanto, l'immaginazione, il desiderio, l'enigma. Ogni tipo di espressione artistica sembra tesa al "metalinguaggio della banalità", a parlare e a straparlare di se stessa, snobbando il mondo e la realtà, svelando brutalmente ogni segreto, nell'idolatria dell'apparenza e dell'artificialità. "Oggi, tutte le cose vogliono manifestarsi. Gli oggetti tecnici, industriali, mediatici, gli artefatti di ogni specie vogliono significare, essere visti, essere letti, essere registrati, essere fotografati...Oggetti feticci, senza significato, senza valore, specchio del nostro radicale disincanto del mondo". Baudrillard osserva che a partire da Duchamp, per arrivare a Warhol e a Koons ci siamo tutti (artisti, critici, pubblico) resi complici di questa derealizzazione dell'arte, diventata oggetto di consumo prestigioso, come qualsiasi altro affare commerciale. A questo punto, l'arte diventa inutile, riciclata, non smuove più niente, se non gli interessi del mercato, finendo per produrre gadget estetici funzionali solo al kitsch universale: e "non sarà stata che una parentesi, una sorta di lusso effimero della specie".

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