Con cura. Diario di un medico deciso a fare meglio

Atul Gawande

Traduttore: A. Nadotti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 7 ottobre 2008
Pagine: 242 p., Rilegato
  • EAN: 9788806191467

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Medicina - Medicina generale - Professione medica - Etica medica e condotta professionale

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Descrizione
Atul Gawande racconta la sua professione attraverso episodi minimi, come quello della vecchia signora ricoverata perché semplicemente "non si sentiva troppo bene" e che dovrà la vita solo alla coscienziosità del medico che la segue; o di massima gravità e urgenza, come quando si trova di fronte ai corpi dilaniati dalla guerra in Iraq. Ognuna delle tre parti del libro è dedicata alle condizioni fondamentali per il successo in medicina, in una professione nella quale si deve costantemente progredire, ci si deve affinare, perfezionare. Il primo requisito è la scrupolosità, la necessità di prestare sufficiente attenzione ai dettagli per evitare errori e superare gli ostacoli. Una virtù che sembra facile, ma che è in realtà diabolicamente difficile e Gawande lo dimostra con tre storie: una sullo sforzo di garantire che medici e infermieri semplicemente si lavino le mani (una regola che spesso non viene rispettata); una sullo sforzo erculeo di eliminare la poliomelite nel mondo; e una sulla cura dei soldati in Afghanistan e in Iraq. La seconda sfida è quella di fare la cosa giusta. Per spiegarlo racconta le storie di quattro medici e un'infermiera che sono andati contro il codice etico partecipando all'esecuzione di prigionieri; si interroga su come è possibile capire quando bisogna continuare a lottare per un malato e quando bisogna smettere. E poi, quanto devono essere pagati i medici? Quanto si deve ai pazienti in caso di errori? Il terzo requisito per il successo è l'ingegnosità.

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"Cosa ci vuole a essere bravi in un campo nel quale è tanto facile, tanto semplice sbagliare?" si chiede Atul Gawande, un giovane chirurgo di Boston che si serve degli errori come strumento di crescita professionale e umana senza che gli errori stessi siano strumentalizzati come occasioni di biasimo o di rivalsa giudiziaria. In medicina molti fattori concorrono a provocare incidenti gravi: i sistemi, le risorse, le circostanze, le attrezzature, ma anche medici e infermiere che, non dimentichiamolo, sono esseri umani. Un libro costruito su alcuni casi emblematici. Dal controllo delle infezioni con il banale lavaggio accurato delle mani, al soccorso dei militari feriti in azioni di guerra, differenziando gli interventi in base alla gravità delle lesioni, alla valutazione della vitalità dei neonati con un semplice punteggio, al controllo delle epidemie di poliomielite con un capillare e scrupoloso sistema di vaccinazione, Gawande mostra come la medicina sia cresciuta anche in base alla continua osservazione degli eventi negativi. Con l'impegno, l'ingegnosità e l'anelito a fare le cose giuste, con pochi mezzi e molta passione, alcuni medici sono stati in grado di cambiare in modo tangibile il decorso di alcune malattie. Il progresso della medicina non è avvenuto solo nei laboratori combinando geni, cellule, molecole ed enzimi, o nei centri di ricerca mettendo a punto strumenti diagnostici sofisticati, ma anche osservando con umiltà che cosa non funziona e che cosa si può migliorare. L'apologia di una medicina al servizio di chi soffre e ha diritto al miglior trattamento, di una professione faticosa "non tanto perchè è difficile curare le malattie, quanto perché è difficile lavorare con altri esseri umani", inseriti in un sistema sanitario che funziona bene eppure paradossalmente mai abbastanza bene. Con cura è l'accorta continuazione del precedente libro Salvo complicazioni, nel quale Gawande aveva mostrato come la concatenazione di piccoli errori di per sé ininfluenti e rimediabili possa provocare lesioni gravi e anche mortali. Non ricette per evitare gli errori, ma esempi di come gli incidenti negativi possano essere fonte di crescita se li si sa guardare con modestia e con la tenace aspirazione a migliorare costantemente il proprio lavoro.
Marco Bobbio