Categorie

M. José De Lancastre

Anno edizione: 2006
Pagine: 195 p. , Brossura
  • EAN: 9788838920967
Nel 1931 ebbe luogo in Portogallo il 5° Congresso internazionale della critica, presenti quindici paesi oltre alla nazione ospitante ma con la polemica assenza di Italia e Germania, regimi che di lì a breve sarebbero stati artefici degli orrori che sappiamo e che non avrebbero mai aderito a un evento che prevedeva il dibattito su temi come l'indipendenza di parola e la libertà di pensiero. Ancora più polemica la scelta di un ospite d'onore italiano come Luigi Pirandello, di cui veniva allestito in prima mondiale e in traduzione portoghese Sogno (ma forse no), brillantemente interpretato da Amélia Rey Colaço. Da questo spunto parte Maria José de Lancastre per raccontare (e documentare con una precisione mai tediosa) il viaggio del drammaturgo siciliano attraverso le principali località portoghesi, Estoril, Porto, Coimbra, esclusa la capitale, le cui differenze socioeconomiche esposte sulla pubblica via avrebbero forse gettato un'ombra di tristezza sui festosi congressisti. Chissà invece quali riflessioni potevano nascere dalla feconda mente pirandelliana alla vista del bifrontismo della società lusitana, il doppio registro esistenziale tra il piano onirico della bellezza da cartolina delle spiagge di Estoril e la realtà di certi quartieri dalla miserabilità dickensiana. In una continua comparazione del dramma in scena con più referenti letterari, dal Doppio sogno schnitzleriano al Marinheiro di Fernando Pessoa, l'autrice illustra con dovizia di particolari e di immagini tanto l'avventura del nostro drammaturgo agli estremi confini d'Europa, descritta anche nelle lettere all'amata Marta Abba (molto efficaci le immagini di un popolo dall'aggressività meridionale impetuosa e soffocante o per il quale l'esaltazione degli animi è lo stato normale), quanto la storia della ricezione lusitana dell'opera pirandelliana in virtù dell'appassionata promozione di un attento organizzatore culturale come António Ferro, o del sostegno di critici illuminati, pur nell'asfissiante salazarismo, come Eduardo Scarlatti o José Régio.
  Daniela Di Pasquale