La condizione umana

André Malraux

Traduttore: A. R. Ferrarin
Editore: Bompiani
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
In commercio dal: 31 ottobre 2001
Pagine: 301 p.
  • EAN: 9788845250323
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    sandro landonio

    26/02/2017 09:04:09

    La vicenda parte lenta e finché non si passa all'azione pura ci si chiede ma cosa avrà mai questo libro per essere ammirato da Gide ed Hemingway. Poi però l'esperienza di vita di Malraux irrompe appieno nella vicenda con vari episodi raccontati in terza persona come quello della moglie che schiaffeggia il marito morto suicida e che l'ha lasciata con quattro bambini da sfamare. E se anche le frasi calate dall'alto dell'intellettuale ignavo Gisors ti infastidiscono, comprendi che lo spessore umano dell'autore c'é tutto. Ciò serve per dare più veridicità alla descrizione della condizione umana presente verso la fine della vicenda: “L'uomo non vuole governare, vuole dominare, essere più di un uomo in un mondo di uomini. Vuole sfuggire alla condizione umana. Non vuole essere potente, vuole essere onnipotente.”

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    Lorenzo Panizzari

    25/05/2012 13:14:49

    Racconto difficile da capire (la conoscenza della storia locale del periodo è data per scontata), e difficile da leggere: lento, prolisso, scrittura ricercata, descrizioni didascaliche. Racconto androcentrico (personaggi femminili pochi e di contorno), non ho capito questa cosa è riflesso dalla cult.locale, criticata o supportata. Bho! Il libro si muove due binari: politica ed affettività/umanità. Politicamente ho capito quasi nulla, in partic se penso che Malroux era di sinistra. Gli eventi cinesi sono usati come paradigma? Di cosa, espansione o fallimento del marxismo? La rivoluz marxista (alla cui realizzazione si sottomette vita, affetti e famiglia) è considerata positiva o negativa? La riflessione politica soggiace (senza vie di mezzo) al personalismo ed a riflessioni astratte da II Internazionale, senza riscontri pratici: qual è il senso dell'assenza di applicaz al sociale della teoria? I protagonisti sono cosmopoliti (Germ, Rus, Jap) i cinesi solo carne da cannone: perché? Dal punto di vista umano invece le vicende sono più chiare. Cen commette un omicidio ed in assenza di una famiglia di riferimento si appoggia ad un padre putativo (Grisors) per assimilare l'evento. Grisors, padre di Kyo (mediatore, rappresenta la politica subordinata all'umanesimo) non vuole più vivere una volta perso il figlio, non vuole andare a Mosca e mostra che la rivoluzione è inutile se fa perdere gli affetti di base. Tchen (la rivoluzione senza affetti) che vuole uccidere C K Shek, è al confine tra il fanatismo politico ed il protagonismo individualista. Katov, senza legami affettivi, se li inventa regalando la propria fiala di veleno in carcere ad un giovane che teme la tortura. Questi eventi ed alcuni altri improntati a pietà ed empatia verso i più svantaggiati, mi spingono a credere che l'idea di rivoluzione proposta da Malraux non possa prescindere da una "umanità" che è prerequisito dell'equilibrio del singolo e quindi della collettività.

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    filippo nox

    08/04/2012 22:27:13

    Un libro storico che non si ferma al mero racconto degli eventi ma "vede" l'evento attraverso gli occhi e i sentimenti dei protagonisti. Purtroppo il libro non mi ha soddisfatto a causa della scrittura poco scorrevole (traduzione poco efficace??)che non mi permetteva di "fotografare" gli eventi in corso. Alcune volte facevo fatica a capire chi diceva cosa e dove.. è un vero peccato perchè la vicenda narrata è estremamente interessante.

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    francois sanders

    01/02/2010 16:04:53

    Malraux racconta i venti giorni più sanguinosi ed efferati della Rivoluzione cinese.Sembra di stare al Circo mentre fuori dal tendone si scatena un uragano spaventoso. La attenzione è tutta per i circensi sotto i riflettori. C'è il Direttore (Gisors),il Domatore di scimmie (Clappique),il Saltatore nel fuoco (Cen),il Mangiatore di coltelli (Kio) e l'Illusionista (Ferral). E' il Direttore che spiega il significato del titolo del romanzo: "Il potere del re sta nel governare,vero?Ma l'uomo non vuole governare;vuole dominare,esser più che un uomo in un mondo di uomini.Vuole sfuggire alla condizione umana. Non vuole essere potente,ma onnipotente. La malattia chimerica,di cui la volontà di potenza non è che la giustificazione intellettuale,è la volontà divina:ogni uomo sogna di essere dio". Per me,però,il numero più sensazionale è quello della Donna che legge nel pensiero (Valeria) :"Non c'è nulla che sia senza importanza per un uomo quando egli abbia messo in gioco il suo orgoglio,e il piacere è una parola che gli permette di saziarlo più in fretta e più spesso.Io mi rifiuto di essere un corpo come voi vi rifiutate di essere un libretto di assegni.Voi agite con me come con le prostitute con voi.'Parla,ma paga'.Io sono il mio corpo che vorreste io fossi unicamente,lo so.Io lo so.Non mi è sempre facile difendermi dall'idea che si ha di me.La vostra presenza mi riavvicina al mio corpo con disgusto,quanto la primavera mi ci riavvicina con gioia". Vorrei concludere con delle parole che non appartengono a nessuno dei protagonisti dello spettacolo,ma allo stesso Malraux:" Le ferite del più profondo degli amori possono generare un grande odio":

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