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Confessioni. Testo originale a fronte

Agostino (sant')

Traduttore: R. De Monticelli
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 1990
Pagine: LXXXIV-760 p., Rilegato
  • EAN: 9788811586043

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recensione di Parodi, M., L'Indice 1990, n. 8

Problematica può apparire la scelta di pubblicare una nuova traduzione italiana delle "Confessioni" con testo latino a fronte, dopo quella edita da Città Nuova di Roma. Il lavoro realizzato da Roberta De Monticelli fuga però ogni perplessità, perché si presenta con caratteri e, si potrebbe dire, con una personalità particolare, che ne fanno uno strumento di grande interesse. La lettura che viene proposta, pur nel rispetto degli elementi religiosi della riflessione di Agostino, è essenzialmente filosofica e storico-filosofica.
L'ampio apparato di note aiuta a cogliere i tratti decisivi delle origini di un pensiero cristiano che si viene formando attraverso un continuo confronto con la tradizione platonica e neoplatonica. Ma, soprattutto sui grandi nodi teorici (la conoscenza e i suoi limiti, il significato dell'esistenza, il tempo, la memoria, la creazione), l'impegno della curatrice è sempre attento alle possibili aperture verso la filosofia moderna e contemporanea, che consentono di cogliere il dialogo, ininterrotto nel tempo, suscitato dalla grande opera agostiniana.
Dei temi sui quali si sofferma l'introduzione, mi pare venga giustamente privilegiato quello del continuo riproporsi in Agostino di contrasti interiori, di una "duplicità" che può essere condensata nella famosa frase di Paolo: "Non il bene che voglio faccio, ma il male che non voglio". Roberta De Monticelli segnala questa duplicità di fondo nelle due facce del pensiero di Agostino, quella platonica e quella Paolina, e, soprattutto, nella sofferta coscienza del contrasto tra ordine del mondo e disordine dell'Io che domina le opere precedenti le "Confessioni". "Quest'ordine era semplicemente la vita, la sua vita stessa: era l'ordine dei giorni. Era la vita, l'ordine di Dio. L'ordine fermo, "ab aeterno", del tempo: l'Essere stesso del Tempo, la sostanza permanente nell'apparente fluire dei giorni. Il loro ordine di successione poteva essere afferrato nella simultaneità della memoria: aveva una sua logica, un suo fermo profilo, un suo senso. Poteva raccontarsi, e con ciò stesso tradursi nella dimensione atemporale della parola e dell'intelligenza, trascriversi nell'eternità del mondo intelligibile, salvarsi. In una parola, costituiva un destino: la storia di una persona" (p. LIV).
Se questo è il senso profondo delle Confessioni, l'avvenimento centrale della vicenda narrata è dunque la conversione, dramma di una tensione interiore, che tramanda nello stesso tempo, alla cultura medievale e moderna, anche il tema profondamente platonico "della vera e della falsa persuasione, la disputa tra filosofia e retorica " (p. LXV). Questo contrasto diventa in Agostino quello tra vocazione e professione, tra la parola capace di dire il vero e la parola usata come vano rumore, ridotta a chiacchiera. Da questo punto di vista le "Confessioni" stesse rappresentano la possibile sintesi, in cui la retorica e il gusto letterario di Agostino sono messi al servizio della ricerca della verità. Perciò è importante lo sforzo fatto, di tradurne il testo latino, "ricordando, per quanto è stato possibile, le pagine speculative che Agostino nell'ultimo libro del suo "De musica" aveva dedicato ai ritmi delle frasi, fino a farne un'immagine limpida dei ritmi della vita interiore" (p. LXXXIII).