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Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2008
Pagine: 263 p., Brossura
  • EAN: 9788806194512
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    lorenza

    30/03/2014 18.30.25

    Splendida l'idea di fare della Storia una favola intimista alquanto verosimile.Vien voglia di ricostruire il proprio albero genealogico per capire meglio chi siamo e cosa il dna,magica spirale biologica,ci ha regalato del passato.Come una favola,la narrazione ti seduce fino all'ultima pagina.Resta il senso di grande rivalsa dei protagonisti e quindi di tutti gli Ebrei,per estensione,nei confronti di un uomo,Mussolini,che con le proprie scelte ha mutato il corso di tante vite in modo talmente drastico da spegnerle per sempre.Consigliatissimo.

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    Umberto Mottola

    13/02/2014 15.55.44

    Un bel romanzo, ricco di personaggi. La saga della famiglia di nonno Moise. L'autrice immagina una storia diversa, in cui a quel Mussolino lì viene un colpo ed esce dalla scena. E sarebbe stato bello se, nella realtà, fosse schiantato anche quel pazzo coi baffetti tedesco, prima che mettesse in atto lo sterminio inumano e incomprensibile che purtoppo conosciamo.

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    Pino Chisari

    21/04/2010 09.41.19

    Magnifico e stupendo: non riesco a trovare aggettivi migliori e, se gli stessi non fossero oggi purtroppo inflazionati dall'imbarbarimento culturale, basterebbero a descrivere la magica atmosfera di questo libro che non esito a definire un autentico gioiello narrativo. Lo consiglio caldamente a chi ama la poesia, a coloro che ancora hanno una qualche fiducia negli esseri umani ed a tutti quelli che si dilettano a scrivere: c'è molto da imparare da queste pagine. Concludo precisando che non sono uno che s'entusiasma facilmente, anzi! Ma stavolta sono proprio convinto di aver trovato una vera perla.

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    Luciano Stolfi

    29/01/2010 14.10.40

    Un bellissimo libro questo della Loewenthal. E' da un pò di tempo che, nel campo della letteratura italiana, vanno di moda i libri che raccontano storie ebraiche. Questo è uno di questi. Narra magistralmente la storia di una famiglia ebrea che, dal nulla del capostipite che vendeva stracci e tessuti, assurge ad una vera e propria industria dei tesuti. Il tono del libro è un pò sornione: comunque è uno spaccato fedele della vita, nomn solo di una famiglia ebraica, ma anche di una famiglia italiana nel corso del Novecento. Complimenti alla Loewenthal.

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    Enrico Cerni

    27/09/2009 21.40.42

    “Questa è la storia di una famiglia ebraica”, si legge nella quarta di copertina. Ma non è vero. No. "Conta le stelle, se puoi" è la storia della mia famiglia e della tua. Parla di te e di me. Ci descrive, dà notizia dei nostri consanguinei, fa luce sul nostro passato, ci fa ricordare gli aneddoti sui nostri familiari, di quelli che sono stati e di quelli che saranno. Al di là del nostro credo e degli orizzonti che abbiamo ammirato. Nel fluire dell’esistenza di nonno Moise Levi fu Graziadio e della sua genia a cavallo tra XIX e XX secolo, si rispecchia in realtà la medesima vicenda di quanto accadde ai nostri progenitori, ai tuoi nonni e alle tue nonne. Perché il racconto essenziale, piano e appassionante dei Levi è lo specchio della storia di ogni nucleo familiare. E’ lo specchio della vita. Il riflesso dell’umanità. E che si parli di quella famiglia, ebrea e piemontese, diventa solo un accidente: lacrime e sorrisi, emozioni e scelte, ricordi e relazioni tra parenti sono gli stessi ovunque, da sempre e per sempre. Sono i tuoi e i miei. La storia dei Levi è al contempo il racconto dell’ebraicità e della piemontesità. Passeggiare tra le pagine di "Conta le stelle, se puoi" fa un effetto diverso se conosci il Piemonte o meno, se sai come vive, cosa pensa, come si comporta un haredim o un ebreo laico e distaccato dalle tradizioni. Elena Loewenthal ne è ben consapevole. E trasmette il suo sapere al lettore, dando per scontato che chi legge il romanzo ne conosca l’ambientazione, facendolo così immergere in una realtà naturale, che gli è propria anche se appartiene ad altri. E’ una grande dote, questa della Loewenthal. La scrittrice trasferisce emozioni e conoscenze con immediatezza e autenticità. E per rafforzare il suo proposito, usa in modo sapiente il telaio del tempo narrativo, con costanti anticipazioni di quello che accadrà alla famiglia nelle generazioni a venire e con richiami ripetuti al pal passato. Il vantaggio dello scrittore sta proprio in questo: gode del privilegio di sapere come andrà a finire.

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    Giulia

    02/09/2009 15.43.59

    In questo libro bello e appassionante Elena Loewenthal ci prende per mano e ci conduce attraverso gli anni e la storia,da lei "reinventata" per renderne partecipi coloro che l'hanno dovuta subire in tutta la sua brutalità. La storia della grande famiglia di nonno Moise Levi,raccontata con una voce malinconica,nostalgica e dolce,che appassiona e tocca nel profondo.

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    franco

    26/07/2009 11.36.01

    La saga di una famiglia di ebrei torinesi che parte dagli anni 70 dell'800 e giunge fino a noi. Al centro la figura del piccolo-grande personaggio chiave, il capostipite Moise Levi, nativo di Fossano e giunto per caso a Torino, carico di stracci da vendere, ma anche di speranze e di un innato fiuto per il commercio. Da questo partenza dimessa, il racconto si dilata col dilatarsi della famiglia: i figli, i nipoti, sempre più numerosi, sempre più lontani dalla casa di via Maria Vittoria, in quello che fu il ghetto ebraico. Il personaggio centrale di tante vicende, belle e tristi, lontane e vicine, continua ad essere Moise, col suo vitalismo, i suoi valori, ma anche la sua curiosità, tolleranza, innata larghezza di mente. E l'autrice incalza il lettore con i tanti personaggi, tutti tratteggiati brevemente ma ricchi di umanità e carattere, anche attingendo a piene mani al dialetto torinese. Ma non si può dimenticare la vera grande trovata narrativa della Loewenthal, la sua vendetta sulla terribile vicenda del '900: immaginare la precoce morte di Mussolini già nel '24 e il drastico mutare in meglio di tutto il panorama storico del secolo: niente Olocausto, niente guerra mondiale, lo stato di Israele che nasce 10 anni prima, dando una patria reale ai tanti ebrei dispersi per il mondo, fra cui i lontani nipoti di Moise. Una trovata grande e commovente che arricchisce le vicende di questa bella storia piemontese del '900

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    maria pia bernicchia

    22/05/2009 09.16.17

    Consiglio questo libro! Lo consiglio a chiunque abbia bisogno di un po' di dolcezza. Lo trovo semplicemente stupendo. E' tutto bello, bella la carta, la leggerezza , la cover, bello il carattere dello scritto, splendido lo stile narrativo di Elena Loewenthal. Viene coglia di leggerlo d'un fiato, invece io sono andata piano per farmelo durare... sono da giorni in una ricerca di una storia vera su "Les enfants d'Izieu", e "Conta le stelle, se puoi" è stato il mio rifugio serale. Ma mi sono lasciata l'ultimo capitolo per questa mattina, mi sono alzata alle 6 e ho pianto fino alle 8! Ho, per due sere, provato la gioia di come sarebbero andate le cose se quei due brutti piccoletti fossero morti di un colpo! E con Elena ho tirato giù dai carri bestiame anche i 44 bambini d'Izieu. E adesso, sempre con Elena, li cullo nelle nuvole, dove come Paul Celan dice "da liegt man nicht eng...." Un grazie sincero anche se salato di lacrime! maria pia bernicchia

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