Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
In commercio dal: 30 ottobre 2012
Pagine: 393 p., Brossura
  • EAN: 9788806213565
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Descrizione

Quale che sia il loro scenario, tutti i personaggi della "Controvita" si confrontano con l'incessante tentazione di un'esistenza alternativa che possa ribaltare il loro destino. A illuminare queste vite in transizione e a guidarci fra i suggestivi panorami del libro, familiari o alieni che siano, c'è la mente dello scrittore Nathan Zuckerman. Sua è l'intelligenza scettica e avvolgente che calcola il prezzo da pagare nella lotta per cambiare le sorti personali e dare un nuovo volto alla storia, che si attui in uno studio dentistico di un quartiere residenziale del New Jersey o in un villaggio inglese improntato alla tradizione nel Gloucestershire o in una chiesa del West End londinese o ancora in un minuscolo insediamento israeliano nel deserto della West Bank occupata. "Il problema non consiste nell'"o/o", nella scelta consapevole tra possibilità ugualmente difficili e incresciose: non è un "o/o", ma un "e/e/e/e/e" e ancora "e". La vita è composta di "e": l'accidentale e l'immutabile, l'elusivo e l'afferrabile, il bizzarro e il prevedibile, l'attuale e il potenziale, tutte realtà che si moltiplicano, si aggrovigliano, si sovrappongono, entrano in collisione, si combinano tra loro, più il moltiplicarsi delle illusioni! Questo moltiplicato per questo, moltiplicato per questo, moltiplicato per questo. Possibile che un essere umano dotato di intelligenza non sia molto di più che un produttore di incomprensioni su larga scala?"

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Recensioni dei clienti

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    Agata

    03/12/2014 15:26:34

    Immenso! Non ci sono altri aggettivi per definire questo romanzo. Roth è un grande, riesce a spiegare la questione israelo-palestinese con passione e facilità a dispetto di migliaia e migliaia di saggi sull'argomento.

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    Giuseppe Russo

    22/03/2014 17:21:50

    Credo che «The Counterlife» (1986) venga percepito in modi molto diversi, a seconda se il lettore conosce già i precedenti romanzi che hanno Zuckermann come protagonista oppure no. Il lettore occasionale non può non restare colpito dell'orchestrazione della trama, per la sua complessità e l'originalità di alcune idee: il libro che modifica le proprie forme grazie alle alterazioni della trama che i personaggi operano sotto gli occhi del lettore, il metamorfismo identitario dei due fratelli, l'intertestualità cechoviana che circonda il personaggio di Maria (seconda di tre sorelle senza padre, come appunto in Cechov) etc. Al lettore seriale può tuttavia venire da pensare che il meccanismo sarebbe risultato più interessante se solo il protagonista non fosse ancora una volta Nathan Zuckermann, che dopo essere stato al centro di un'intera tetralogia, può risultare ormai stanco e poco credibile. «È l'infida immaginazione a creare ciascuno di noi; siamo tutti invenzioni reciproche (...) siamo tutti autori gli uni degli altri» (cap. 3). Molto bello, molto kunderiano. Ma sarebbe ancora meglio se a dirlo fosse un personaggio nuovo, anziché lo stesso ormai ben conosciuto dal lettore seriale e che ha già collezionato troppe sindromi, per accollarsene di ulteriori.

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    sbirulino

    27/08/2013 19:44:58

    I precedenti romanzi letti di Roth mi avevano lasciato un giudizio positivo sull'autore: nemesi più di tutti, con un uomo schiacciato dal peso da lui stesso assegnato alle proprie responsabilità. Ho fatto invece fatica a terminare la controvita, composto per la maggior parte di riflessioni e interrogativi sull'ebraismo.

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    paolo

    13/01/2013 19:15:25

    La scrittura di questo immenso autore è di quelle che non danno tregua. Roth non dà tregua al lettore così come non la dà a se stesso, nel suo eterno scavo, nella discesa al secondo e al terzo e al quarto e ai successivi livelli della coscienza dei suoi personaggi, impegnati disumanamente in una eterna autoanalisi. Forse il tema di fondo, la ricerca vera e propria condotta dall'autore sta nello sviscerare il significato ultimo del suo mestiere, l'infinita possibilità di moltiplicare le scelte e quindi le vite dei suoi personaggi, giocando con le loro identità, concedendo loro delle seconde chance, dei ritorni nel passato e delle correzioni che a noi, viventi del mondo reale, non sono concessi. Zuckerman/Roth con La Controvita pare quasi voler espiare la colpa originale di Lamento di Portonoy che gli costò un doloroso dissidio familiare che non si sanò fino alla morte dei genitori, e lo fa marcando in modo netto la differenza di significato tra l'essere ebrei negli accoglienti Stati Uniti, nella sprezzante e apertamente razzista Europa, nell'assediato e ferito Isralele. Ma i personaggi, il significato del loro agire, emerge in modo così prepotente dalle pagine che incasellare la storia in un genere o elencarne le tematiche sarebbe colpevolmente riduttivo.

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    enrico.s

    19/12/2012 16:01:35

    Il termine capalavoro è ormai tanto utilizzato in relazione ad opere d'arte da aver perso il suo significato vero e proprio e quindi, per rendere giustizia all'autore, bisognerebbe trovarne un altro per definire questo romanzo di Roth; in attesa che venga coniato un neologismo sostitutivo della parola consunta dall'uso, non resta che ribadire: questo romanzo è un CAPOLAVORO a lettere tutte maiuscole. Complesso; che richiede impegno e partecipazione del lettore; a tratti urticante; tutto quel che si vuole, ma averne di libri così. Il finale (le ultime due/tre pagine) che danno il senso dell'opera, non sfigura al confronto con alcuni dei più famosi monologhi di Shakespeare. Prima di pensare che esagero in preda all'entusiasmo, leggetelo. Bellissimo.

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    Raffaele

    11/07/2011 10:40:00

    Molto onestamente non trovo le parole per commentare adeguatamente questo ennesimo capolavoro; mi limito solo ad affermare che Philip Roth scrive meglio di chiunque.

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    Adriana

    30/06/2011 09:07:16

    E' questo il romanzo che mi ha fatto pensare a Roth come ad uno dei più grandi scrittori contemporanei e che mi indotto la curiosità di comprare tutta la serie di Zuckerman ed altro(praticamente quasi tutte le sue pubblicazioni). Sono lì sullo scaffale e già me li pregusto. Di questo genio però, secondo la mia esperienza, mi sento di non consigliare né 'L'umiliazione' né tantomeno quel 'pasticciaccio brutto' de 'Il seno'.

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    sordello

    19/04/2011 11:25:09

    Roth è un grande ma dopo i primi due bellissimi capitoli questo romanzo mi ha annoiato. A volte succede.

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    magnifico Roth

    05/02/2011 18:59:28

    non voglio parlare del libro ,della trama,della bravura di Roth,ma delle emozini che mi procurano i suoi libri.La controvita l'ho comprato due giorni fa avendolo trovato ,con mia grande sorpresa ,in libreria senza sapere della sua uscita.Pensare di avere un nuovo libro di Roth da leggere in borsa ,mi ha fatto camminare su di una nuvoletta dalla libreria fino a casa e poi...la lettura,certe frasi che ti arrivano al cuore ,che ti fanno sorridere e non avere più nessun desiderio di fare qualcosa se non di leggere e il dispiacere di vedere le pagine che si assottigliano e arrivare cosi' all'ultima frase finita dieci minuti fa.Leggendo i vostri commenti mi sono sentita in buona compagnia. Giulivan

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    Gianluca Pusceddu

    16/01/2011 14:59:12

    Un iper-romanzo secondo la definizione di Calvino nelle "Lezioni Americane": una "macchina per moltiplicare le narrazioni". Nelle 5 parti in cui si compone il romanzo, i personaggi Nathan Zuckerman e suo fratello Henry percorrono "il giardino dei sentieri che si biforcano", passano attraverso delle "sliding doors" e si propongono così in differenti e svariate vite. Un grandioso esercizio di stile, ma tutt'altro che accademicamente fine a sè stesso bensì denso di contenuti: Roth ci delizia con le sue riflessioni ironiche e profonde su ebraismo, antisemitismo, laicità, fanatismo, vita, malattia, morte, famiglia, sessualità, infedeltà. Voto 4,5

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    francesco v

    20/12/2010 10:35:23

    Ero all'esordio con Roth. Hanno ragione, autore di un altro livello. Per carità, puo' non piacere. Ma questa è letteratura. Da leggere

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    Giancarlo Tramutoli

    11/12/2010 11:51:03

    Magnifico. Ti fa capire la complessità dell'esistenza spostando continuamente il punto di vista sui personaggi e sul se stesso narratore. In più, meglio di qualsiasi saggio, prova a entrare in quel groviglio emotivo, culturale ed etnico del sionismo, con illuminanti incursioni nella psicologia di un colono insediato in terra santa.

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    Marco

    11/11/2010 21:52:02

    Che gioia leggere i vostri commenti, che oggi l'ho comprato per caso a scatola chiusa, in fila da Feltrinelli. 5 pallini, senza leggerlo. Per Roth si puo' fare.

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    carlo mei

    11/11/2010 11:38:51

    Grandissimo romanzo con una struttura originalissima. E' veramente perfetto il commento del lettore Nicola Intrevado. Mi sento di aggiungere che già ad una prima lettura si resta profondamente affascinati. I potenziali lettori di questo scrittore, assolutamente da premio Nobel, non si spaventino: è il solito gande.

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    Nicola Intrevado

    22/10/2010 22:29:31

    Il romnzo e' un sistema narrativo pirandelliano portato all' estremo con una dose massiccia di psicanalisi freudiana. E non e' ancor tutto. Ma proviamo a parlarne. Ecco : la realta' percepita dai nostri sensi non esiste, esiste una possibilita' di realta' o piu' realta' che ciascuno di noi merita o crede di meritare in una sua forma di riscatto della vita; cerca o spera di riconoscere in un incontro di scelte corraggiose o vili ; e che, prova a trovare con la sua quotidiana fatica di vivere. Nathan e' il geniale, freudino burattinaio che muove i fili, gia' di per se' intricati e non poco, della vita altrui conoscendono ogni piu' recondito segreto , e cosi' facendo ne cambia gli scenari, le vicende e le scelte dando uno sfondo nuovo e non casuale, ed un motivo, a tutte le possibilita' che illustra. D'un tratto, quando la nostra convinzione sulla vicenda, finalmente, e' del tutto assicurata al tono pacato di chi racconta, il registro di intellegibilita' del romanzo stesso cambia radicalmente e diventa cio' che non era o altro da cio' che eravamo arci/convinti fosse. Puro fascino narrativo per palati molto raffinati : ovviamente. Architettura arditissima del racconto, o meglio dei cinque che formano il corpus dell' Opera, degna di un equilibrista da brivido, degna del tizio che passeggio' sul filo teso tra le torri gemelle nel 1974 : Petit ?. Ed e' del tutto superfluo dire che questo romanzo di Roth sia un grande capolavoro. E' banale riportare che la misura ed il valore dello scritto non e' solo eccellente.E' persino di piu'.Ma voglio spendere un elogio a Vincenzo Mantovani, il traduttore di Roth che, senza tradire il suo pensiero e' il vero Nathan ( a sua volta alter-ego di Roth stesso ) della storia.Ma cio' che stupisce di piu' e' : se cosi' difficile risulta descrivere il romanzo, e capirne le vicende narrate ( si consigliano almeno due letture )quanto deve essere stato piu' difficile, concepirne la trama e poi tradurla sul foglio per rendere grande, a sua volta : la fatica del traduttore. Bravo Mantovani.

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