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Il corpo umano - Paolo Giordano - copertina

Il corpo umano

Paolo Giordano

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Editore: Mondadori
Collana: NumeriPrimi
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
In commercio dal: 10 settembre 2013
Pagine: 309 p., Brossura
  • EAN: 9788866210610
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Il corpo umano

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Gaia la libraia

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È un plotone di giovani ragazzi quello comandato dal maresciallo Antonio René. L'ultimo arrivato, il caporalmaggiore Roberto Ietri, ha appena vent'anni e si sente inesperto in tutto. Per lui, come per molti altri, la missione in Afghanistan è la prima grande prova della vita. Al momento di partire, i protagonisti non sanno ancora che il luogo a cui verranno destinati è uno dei più pericolosi di tutta l'area del conflitto: la forward operating base (fob) Ice, nel distretto del Gulistan, "un recinto di sabbia esposto alle avversità", dove non c'è niente, soltanto polvere, dove la luce del giorno è così forte da provocare la congiuntivite e la notte non si possono accendere le luci per non attirare i colpi di mortaio. Ad attenderli laggiù, c'è il tenente medico Alessandro Egitto. È rimasto in Afghanistan, all'interno di quella precaria "bolla di sicurezza", di sua volontà, per sfuggire a una situazione privata che considera più pericolosa della guerra combattuta con le armi da fuoco. Sfiniti dal caldo, dalla noia e dal timore per una minaccia che appare ogni giorno più irreale, i soldati ricostruiscono dentro la fob la vita che conoscono, approfondiscono le amicizie e i contrasti. In un romanzo corale, che alterna spensieratezza e dramma, Giordano delinea con precisione i contorni delle "nuove guerre". E, nel farlo, ci svela l'esistenza di altri conflitti, ancora più sfuggenti ma non meno insidiosi: quelli familiari, quelli affettivi e quelli sanguinosi e interminabili contro se stessi.
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    Matteo

    17/05/2020 21:37:16

    Romanzo molto coinvolgente e per niente banale. Giordano, dopo il suo romanzo d'esordio, conferma l'incredibile capacità di descrivere pensieri, sentimenti ed emozioni dei personaggi, soldati italiani in Afghanistan, i quali vengono pagina dopo pagina sviscerati fino a che non emerge l'umanità di ognuno di loro. I personaggi non appaiono degli eroi, come alcuni vorrebbero essere, ma delle persone semplici messe a dura prova da un contesto difficile e da scelte dal peso specifico enorme.

  • User Icon

    maria

    24/09/2019 13:04:03

    Do ben cinque stelle a questo libro per vari motivi. Innanzitutto mi ha colpito ed appassionato molto. Nonostante la lunghezza l'ho letto davvero in pochissimo tempo. Poi mi ha colpito la caratterizzazione dei personaggi e l'umanità che traspare da ognuno di loro. Ognuno è in guerra per un motivo particolare ma non sono eroi, sono persone comuni e la loro situazione sotto molti punti di vista estrema in Afghanistan non è molto distante da alcune situazioni estreme che si possono vivere in contesti geografici e lavorativi a noi più comuni. L'autore ha saputo catturare benissimo sulla carta le vite dei protagonisti. C'è molta vita vera e poca retorica, anzi, assente. Davvero consigliato.

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    Michela

    22/04/2019 16:48:01

    Una scrittura scorrevole; tema centrale del racconto è il profilo psicologico dei soldati di diverso grado a confronto con la guerra... crudo in certi momenti ma non poteva essere diversamente. A parte l'inizio un po' scarso, poi la storia ha catturato la mia curiosità e l'ho letto volentieri.

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    Ania

    11/03/2019 20:27:46

    Ho iniziato questo libro pensando che raccontasse di uno spaccato sociale della nostra storia più recente, purtroppo le aspettative sono state disattese. I personaggi sono scontati e la storia non riesce a coinvolgere.

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    natalia

    09/03/2019 22:06:10

    Interessante la storia, di certo non è un libro suola guerra ma un libro sugli uomini in guerra. Che effetto ha la guerra sui protagonisti? Sono tutti descritti con il tipico stile chiaro e moderno di Giordano, vicino ai nostri modi di pensare e quindi il lettore capisce chiaramente ciò che l'autore intende, a volte sembra di essere presenti alle scene. Mi ha fatto riflettere su quanto la guerra sia qualcosa di che altera la fisiologia dell'uomo. E per guerra non si intende solo il conflitto bellico ma anche quello interpersonale e interiore. Personaggi in conflitto che si comportano in modo meccanico, innaturale. Un bel libro, stile scorrevole, anche se non al pari con il precedente dello stesso autore.

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    P.B.

    23/09/2018 15:18:52

    Lo stile è semplice e scorrevole tuttavia non riesce a coinvolgere. Ho trovato i personaggi non solo poco delineati nella psicologia, ma a tratti caricaturali.

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    silvia

    21/09/2018 16:14:16

    Uno di quei libri che non riesci a smettere. Il libro unisce, come già più volte detto da altri, la storia, e la crescita, di diversi personaggi dal prima al dopo l'attraverso di una valle in Afghanistan, la valle delle rose, per portare degli sfigati camionisti locali sulla Ring road, unica strada asfaltata e 'sicura' del paese. Una valle che incrinerà per sempre, ma in modo molto diverso, il loro mondo interno, trasformando quelle che prima ritenevano certezze, nella classica polvere. I pensieri che caratterizzano ogni personaggio sono narrati da un punto di vista esterno, asettico e implacabile, mi hanno ricordato le analisi psicologiche dei maestri scrittori russi, rivisitati però in chiave moderna, più leggera, sostenibile. Più scorrevole. L'ho capito solo dopo parecchie pagine, ma Giordano ha srotolato un filo conduttore dalla prima all'ultima pagina: un collegamento tra l'uomo e il suo corpo, le sensazioni e le conseguenti reazioni del corpo umano. Molto sottile, ma caratteristico. Un'altra particolarità è che all'inizio i personaggi sono identificati solo con i cognomi, rendendoli impersonali, distaccati, semplici unità di plotone. Con l'avanzare della storia invece cominciano a diventare nomi, persone con delle storie alle spalle, un proprio carattere, propri pensieri... e inizi a conoscerli davvero, e a volergli bene. E' una bella storia, seria e importante, e sono felice di averlo letto con così costanza da interessarmi davvero alla vita nelle basi. Lo consiglio a chiunque volesse addentrarsi in una lettura seria ma non troppo pesante.

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    Antonio

    19/09/2018 15:18:05

    La lettura del libro scorre velocemente, Giordano usa parole e dialoghi semplici e lineari. I personaggi sono tutti facilmente immaginabili, nonostante l'autore non ci fornisca descrizioni dettagliate dei loro caratteri, e sono anche abbastanza stereotipati. Nonostante ciò, la vita in una caserma militare me la immagino in un modo molto vicino in cui ce la racconta Giordano: piena di ragazzi che per sopravvivere alla morte che gli aleggia attorno, assumono di continuo comportamenti che non ti aspetti da un soldato. Quello che ho apprezzato di questo libro è il modo in cui ognuno di loro combatte contro una guerra personalissima. Il modo in cui le vite di alcuni di loro si intrecciano inevitabilmente senza che loro se ne accorgano.

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    ampa

    24/07/2018 16:20:14

    Molto bello, non tanto quanto il primo romanzo, ma altrettanto emozionante.

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    Louis

    25/06/2015 17:19:06

    Un libro scorrevole che si legge tutto d'un fiato, la scrittura ponderata e ben cesellata di Giordano è uno dei suoi punti forti, nulla da eccepire; le parole sembrano far parte di una sequenza matematica, perfettamente in armonia le une con le altre. Ma nulla più di questo purtroppo per un romanzo che stenta a farsi ricordare. Le banalità ci sono tutte: dai personaggi piatti e stereotipati inquadrati nel loro ruolo predefinito (il ragazzino verginello, il macho odioso, il medico superficiale e tormentato che sfugge da un passato difficile, il gigolò, il grassone vittima predestinata di scherzi e cattiverie, per non parlare della ragazza mascolina presunta lesbica) ai soliti clichè da caserma, passando per un manipolo di soldati che parte in missione e sembra piuttosto una banda di liceali in gita scolastica, inesperti, imbranati, preda del panico in ogni situazione. Qualche pagina di sentimentalismo gratuito condisce una storia prevedibile dall'inizio alla fine. Se dovessi definirlo con una sola parola credo che l'aggettivo scialbo sarebbe il più appropriato.

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    chiara

    12/09/2014 15:35:52

    A me è piaciuto tantissimo, ma l'ho regalato e la persona che l'ha ricevuto, una buona lettrice, non è riuscita a finirlo. E' proprio vero che la lettura e qualcosa di personalissimo. A me i personaggi sono piaciuti proprio tanto. Darei un 10 anche a questa seconda prova di Giordano

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    letizia

    12/09/2014 10:28:41

    Quando ho iniziato a leggerlo non avevo un'idea precisa di cosa mi sarei ritrovata di fronte, il titolo e la trama poteva voler dire tutto e il contrario di tutto....ma attenendomi al titolo credo che Paolo Giordano sia riuscito nel suo intento, il suo scopo non credo fosse parlare della guerra, ma di quello che subisce il corpo umano in una simile condizione. Non ha esasperato la realtà, magari ha cercato per quello che realmente è di farla apparire meno peggio, ma è riuscito a far capire che il corpo umano e la mente umana è ben diversa per ciascuno di noi e ognuno ha la propria reazione, fisica e psichica. Non me la sento di penalizzare questo libro. Forse va letto con altre aspettative....

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    A.M.

    24/07/2014 20:17:58

    Il corpo umano, un agglomerato di sentimenti ed emozioni racchiuse da un involucro mortale. Ogni corpo ha un anima diversa che lo spinge ad azioni e reazioni variegate di fronte al dolore, all'amore, alla morte, alla gioia?una macchina perfetta che, a volte, s'inceppa causando disastri a cui non sempre si vuol porre rimedio. Anche i militari sono uomini, anzi sono prima di tutto uomini con le loro paure e le loro debolezze, anche se scelgono di non esserlo. La vita, prima o poi, ti chiede il conto e spesso è troppo salato per riuscire a pagarlo. Si cresce, si cambia, a volte si è costretti a crescere troppo in fretta per poi inseguire un passato sfuggente. Un episodio, un trauma, una distrazione e sei già un uomo diverso che quel passato vuole inabissare, insabbiare fino a comprendere che va solo accettato. È così che il maresciallo Antonio Renè, da militare modello e da gigolò amatoriale, diventa un padre di famiglia, una famiglia che, in qualche modo, lo legava all'Arma e che dall'Arma lo allontana. Nello stesso modo, il tenente Alessandro Egitto taglia i ponti col passato rappresentato dalla sorella Marianna e dalla sua ostentata perfezione, dagli psicofarmaci che chiama antidepressivi, medicine, pasticche, per non accusare il peso della propria inettitudine. Angelo Torsu, che in Afghanistan ha smarrito la propria coscienza e la sua Tersicor89?e così coloro che sono morti in missione, su tutti la verginella Ietri del caporalmaggiore Cederna, soldato valoroso ma uomo pessimo e Salvatore Camporesi, marito di Flavia poi donna di Renè. Paolo Giordano disegna e intreccia tante vite umane, le costruisce nella determinazione di soldati per poi lasciarle sbriciolare e farne degli uomini, anime racchiuse in un guscio; il Corpo Umano.

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    A.M.

    24/07/2014 20:07:41

    Il corpo umano, un agglomerato di sentimenti ed emozioni racchiuse da un involucro mortale. Ogni corpo ha un anima diversa che lo spinge ad azioni e reazioni variegate di fronte al dolore, all'amore, alla morte, alla gioia?una macchina perfetta che, a volte, s'inceppa causando disastri a cui non sempre si vuol porre rimedio. Anche i militari sono uomini, anzi sono prima di tutto uomini con le loro paure e le loro debolezze, anche se scelgono di non esserlo. La vita, prima o poi, ti chiede il conto e spesso è troppo salato per riuscire a pagarlo. Si cresce, si cambia, a volte si è costretti a crescere troppo in fretta per poi inseguire un passato sfuggente. Un episodio, un trauma, una distrazione e sei già un uomo diverso che quel passato vuole inabissare, insabbiare fino a comprendere che va solo accettato. E' così che il maresciallo Antonio Renè, da militare modello e da gigolò amatoriale, diventa un padre di famiglia, una famiglia che, in qualche modo, lo legava all'Arma e che dall'Arma lo allontana. Nello stesso modo, il tenente Alessandro Egitto taglia i ponti col passato rappresentato dalla sorella Marianna e dalla sua ostentata perfezione, dagli psicofarmaci che chiama antidepressivi, medicine, pasticche, per non accusare il peso della propria inettitudine. Angelo Torsu, che in Afghanistan ha smarrito la propria coscienza e la sua Tersicor89?e così coloro che sono morti in missione, su tutti la verginella Ietri del caporalmaggiore Cederna, soldato valoroso ma uomo pessimo e Salvo Camporesi, marito di Flavia poi donna di Renè. Paolo Giordano disegna e unisce tante vite umane, le costruisce nella determinazione di soldati per poi lasciarle sbriciolare e farne degli uomini, anime racchiuse in un guscio; il Corpo Umano.

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    Andrea R.

    07/05/2014 10:35:07

    Io no ho parole... Da militare, mi pare proprio che non ci siamo in nulla... Pare persino che sia possibile drogarsi con continuità... Paolo, peraltro mio concittadiono e mio coetaneo, ha fatto molto meglio nel primo lavoro. Il tentativo di intrufolarsi nel mondo militare per descrivere i turbamenti di una generazione non abituata alla lotta è veramente scadente. Non un acuto, un piattume disarticolato che propone un'immagine distorta del tetro afghano e del mondo in divisa. Una storia paradossale che a volte sfiora il ridicolo. A tratti, pare un libro scritto di notte e non riletto la mattina (la mia prof. delle medie avrebbe ridotto ogni pagina ad un cimetero rosso pieno di punti interrogativi e di x rosse). Non ricordo una parola, una situazione, un pensiero ovvero una scelta linguistica del libro che mi abbia colpito. Viene tralasciata (non so quanto inconsapevolmente), il senso di solitudine ma di solidarietà e la crescita spirituale che deve caratterizzare un'esprienza così forte. L'incidente vine banalizzato a tal punto da far sembrare i soldati boy scout alle prime armi. Un pessimo libro ed una ancor peggiore trasposizione del mondo delle missioni dell'Esercito nella quale esistono solo drogati, impasticcati, disadattati, bulli, spogliarellisti-gigolò e pseudo-lesbiche alcolizzate. Chiedo a Paolo se abbia mai messo un'uniforme... La risposta pare scontata. Molto debole anche lessicalmente e grammaticalmente... Della serie, il trapassato questo sconosciuto. Credo che ognuno di noi debba avere la coerenza e la responsabiloutà di creare un prodotto non solo per vendere (sebbene importante, ma anche per AVERE quella necessaria azione divulgativa da arricchiere il lettore non di fandonie, ma di verità e cultura. Questo aiuta la coscienza e la formazione di una mente critica. Auguro allo scrittore le migliori fortune, esortandolo a riproporre un lavore approfondito sul mondo militare per poter riscattare questo scadentissimo lavoro... DECISAMENTE SCONSIGLIATO!

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    Mattia

    06/02/2014 11:41:00

    Dopo "La solitudine dei numeri primi", le aspettative sono altissime ed in parte vengono disattese. Bella l'idea di infilarsi sotto le divise per scoprire gli uomini che si nascondono sotto, anche se a volte alcuni personaggi sembrano sovrapporsi. A mio parere, ad esempio, i tratti del caporalmaggiore Cederna potevano essere sviluppati un po' meglio, più in profondità. La trama risulta abbastanza banale, molto lineare, senza colpi di scena. Ho molto apprezzato, invece, l'inserimento qua e là del narratore interno. Un libro non indimenticabile, ma comunque piacevole...

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    Hyeronimus52

    28/01/2014 12:05:55

    L'opera di Paolo Giordano si legge volentieri, anche per l'attualità del tema, quello delle missioni di pace dei nostri soldati nei punti più caldi del pianeta, in questo caso l'Afganistan dei Talebani, ma lascia, alla fine della lettura, la sensazione di un romanzo superficiale che sa di già visto nei telegiornali e di già letto nei rotocalchi settimanali, poco originale nel tratteggiare il carattere stereotipato dei militari, appesantito invece che snellito dalle divagazioni che spezzano il ritmo e la continuità del racconto. In conclusione lontano anni luce dalla commozione e partecipazione corale che rendono Insciallah di Oriana Fallaci un capolavoro della letteratura italiana.

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    Daniela

    11/12/2013 21:13:40

    Credo che chi ha recensito negativamente questo libro non abbia avuto la sensibilità necessaria per comprendere la storia. È un romanzo, non un saggio sulla guerra, e se qualcuno spera di afferrare il senso delle missioni in Afghanistan, o meglio, delle "spiegazioni" su di esse in un romanzo, probabilmente dovrebbe porsi qualche domanda sui propri metodi di ricerca.. Qui il senso di vuoto predomina, è vero; un senso di incredulità e di ingiustizia che fa star male e che non si può non condividere. Dopo questa seconda dimostrazione di bravura, Giordano si conferma per me uno dei migliori autori italiani del momento. Meravigliosa la riflessione centrale sull'arma.

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    cristina

    20/11/2013 09:18:04

    Alla fine della lettura mi chiedo perchè Giordano abbia sentito l'esigenza di scrivere un romanzo con una trama simile, molto probabilmente lontana anni luce dalla sua esperienza personale; e perchè ha sentito l'esigenza di andare a documentarsi su ciò? Questa storia non aggiunge nulla nella comprensione delle cosiddette "nuove guerre" e non dà al lettore nessun personaggio significativo con cui identificarsi. Giordano sarà anche bravo nell'analisi dei rapporti familiari, ma allora doveva dedicarsi ancora una volta ad una storia su questi temi, tralasciando tutto il resto che a mio parere sa di trovata furbesca.

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    Nesi

    14/11/2013 11:02:18

    Se mi chiedessero sapresti scrivere un romanzo come questo? Risponderei: no. Se mi chiedessero vorresti saper scrivere un romanzo come questo? risponderei: no. Mi ha trasmesso poco... pochi sentimenti o forse sessun sentimento, di sicuro non la speranza. Non mi ha aiutato a capire cosa sia la guerra in Afghanistan; non ho provato coinvolgimento emotivo neppure nei momenti dell'attacco. Una cosa sola mi ha trasmesso: un profondo senso di vuoto e di apatia. Voglio credere che ci siano ancora giovani con qualche straccio di ideale e con un minimo di entusiasmo per la vita, che non abbiano come unico obiettivo quello di tirare a campare. Ecco le parole giuste, tutto nel romanzo è mosso unicamente dal "tirare a campare". Visione troppo scoraggiante. E poi tutti quei flashback così sterili. Non c'è un personaggio che abbia spessore umano. Niente amore per una donna, solo primitivo impulso sessuale. Niente amore per un genitore o un fratello, solo sommaria tolleranza. Niente amore per la professione, solo necessità di soldi. Niente amore per la vita, solo un trascinarsi. Assenza totale di qualsiasi forma di Passione. Unica nota positiva la padronanza dell'autore della lingua italiana.

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  • Paolo Giordano Cover

    Nell'anno accademico 2006-2007, ha conseguito la laurea specialistica in fisica delle interazioni fondamentali presso l'Università degli studi di Torino. Ha vinto una borsa di studio per frequentare il corso di dottorato di ricerca in fisica delle particelle, presso la Scuola di dottorato in Scienza e alta tecnologia del medesimo ateneo. È autore del romanzo La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008 - Premio Campiello Opera Prima, Premio Fiesole Narrativa Under 40 e Premio Strega 2008).Un suo racconto è incluso nell'antologia Dignità! Nove scrittori per Medici Senza Frontiere (Feltrinelli 2011).Tra gli altri suoi romanzi ricordiamo Il corpo umano (Mondadori 2012),  Il nero e l'argento (Einaudi 2014) e Divorare il cielo (Einaudi 2018).La solitudine... Approfondisci
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