Traduttore: S. Pareschi
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 604 p.
  • EAN: 9788806174491
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Recensioni dei clienti

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    mara regonaschi

    09/08/2017 10:19:57

    Romanzo magistralmente scritto di denuncia della decadenza dei valori della famiglia (ma anche della società) americana (e non solo), sulla distanza fra ciò che si fa e che si dovrebbe fare e sulle tensioni che derivano dall'incapacità di correggersi. La caratterizzazioni dei personaggi della famiglia (genitori e tre figli), pur sbalorditiva e scrupolosissima, risulta eccessivamente lunga (il libro è di oltre 600 pagine), e questo può limitare la comprensione della profondità, bellezza e spietatezza del quadro "tratteggiato" dall'autore.

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    Gaia

    05/11/2016 22:37:18

    Un romanzo davvero bello e divertente, tragicomico direi per la sua capacità di suscitare ilarità da situazioni drammatiche. Estrema capacità dell'autore di descrivere l'universo di nevroticismo di tutti i suoi protagonisti, nessuno escluso. Stile metropolitano, molto denso e iperdettagliato, penso sia poco adatto a chi ha uno stile di vita campagnolo e rilassato. Da leggere

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    Gianluca84

    22/06/2016 22:47:16

    Per me un romanzo bellissimo, anche se non c'è una storia che si dipana dall'inizio alla fine, in senso cronologico: la struttura del romanzo non è esattamente "convenzionale", si va avanti e indietro nel tempo nella vita di ben 5 personaggi, questo ti porta a volte a faticare ad andare avanti o magari a preferire alcune parti, rispetto ad altre, però è davvero affascinate il modo in cui Franzen va a fondo nella psicologia dei personaggi, ripescando nelle radici della loro infanzia/adolescenza possibili motivi dei loro disagi da adulti e tra tutti, il personaggio di Enid, madre e moglie succube del marito delle convenzioni sociali del suo paesino, è stato quello che più mi ha colpito. La scrittura di Franzen, sempre caustica e senza filtri, cattura e da ritmo alla storia, anche se manca un filo cronologico. Per me lui è un talento pazzesco

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    Clara

    06/07/2015 10:37:32

    Romanzo assolutamente immenso! Ho assaporato ogni singola parola per non farmi sfuggire nulla della maestria narrativa di Franzen. Il finale è straordinario. Da leggere senza indugio!

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    Mirko

    30/09/2014 17:09:43

    Libro indubbiamente "tosto", pesante, a tratti illeggibile per la minuziosità delle descrizioni e l'analiticità dei comportamenti dei protagonisti, ma che se si legge fino alla fine regala soddisfazioni. Le figure dei tre figli, nei quali penso ci si possa in parte tutti riconoscere (in uno o nell'altro); l'ultimo capitolo su questa benedetta riunione famigliare natalizia (vissuta con ansia pazzesca dalla madre, come ultima occasione di ritrovo per lei e suo marito, con i loro tre figli sparsi per l'America e così tanto diversi tra loro), dopo tanta fatica, riescono a rendere appassionante la sua lettura.

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    paola

    28/05/2014 08:56:48

    una famiglia normalissima, in un luogo quasi banale, con una vita dove accade ben poco, eppure è un libro che contiene tutto, e che offre una vasta gamma di intepretazioni. I personaggi sembrano "vivere" nel romanzo e rimangono impressi nella memoria. Un libro forse di non facilissima lettura, ma che propone mille spunti per riflettere.

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    Annarita

    19/03/2014 21:54:58

    E' un libro molto bello e molto triste. Franzen ha raccontato con grande efficacia la storia di una famiglia assolutamente simile a tante altre: Albert, Enid e i loro figli sono unici e allo stesso tempo possono rappresentare altre mille famiglie, mille madri, mille padri e mille figli impegnati a disperdere la loro unicità nella devastante ricerca della perfezione. I Lambert hanno sprecato tanta vita nel tentativo, ciascuno a modo suo, di conformarsi al modello della famiglia borghese americana. Ho finito il libro e sono rimasti con me la solitudine ed il dolore che, momento dopo momento e parola dopo parola, riempono la vita di tutta la famiglia e di ogni altro personaggio descritto nel libro. E' così triste vedere Albert reprimere i suoi sentimenti, impedirsi ogni slancio affettivo e privare sé stesso e le persone che ama della gioia e della forza vitale del suo amore. E' così triste anche pensare alla profonda solitudine di Enid e alla sua incapacità di provare a modificare ciò che poteva essere cambiato ed accettare invece ciò che non poteva cambiare. Anche i loro figli, Gary, Chip e Denise vivranno all'insegna delle "correzioni", incapaci di accettare i loro umani limiti proprio come il padre e la madre avevano assolutamente negato i loro. Fino a che non interverrà la vita a far crollare ogni difesa privando Albert, con il morbo di Parkinson, della sua "estrema" capacità di autocontrollo. Sarà un grande dono per tutti. Dopo aver accettato il dolore non resterà che avvicinarsi e darsi finalmente amore al di là dei limiti e delle imperfezioni. Franzen penetra nelle miserie umane senza l'ausilio di alcuno schema e con grande immediatezza. Ho trovato molto bello il racconto della determinazione di Chip nel non mangiare la sua cena. Ma faccio anche un rilievo negativo al cambio di ritmo impresso al finale che mi è sembrato un po' sbrigativo.

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    gasalbe

    22/02/2014 12:22:49

    Ho iniziato due volte "Le correzioni " e per vari motivi mi sono fermato entrambe le volte a pagina 100. Ho terminato questo bellissimo libro pochi giorni fa'. Libro imprescindibile. Libro che ti racconta quello che durante una vita capita a noi comuni mortali.

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    Morena

    12/02/2014 14:40:00

    Una storia familiare, che racconta i microcosmi dei 5 protagonisti. Alfred, il padre malato e ancorato a principi d'altri tempi; Enid, la madre superficiale e borghese; Gary, il figlio maggiore, calcolatore, benestante e operatore di borsa; Chip, il secondo figlio, scavezzacollo, con una vita professionale e sentimentale disastrata; Denise, la figlia più giovane, naif chef di talento. Il tutto è imperniato sulle relazioni familiari e sulla dicotomia Philadelphia vs. Saint Jude (la metropoli vs. la piccola città del midwest). La trama si dipana fra le mille vicende di ciascuno dei Lambert, volgendo verso "un ultimo Natale che riunisca l'intera famiglia" (come tanto desiderato da Enid). La storia di per sé non avrebbe nulla di particolarmente accattivante, ma il libro acquista spessore proprio grazie ai dettagli che danno uno spaccato della vita quotidiana e alle relazioni umane descritte. L'autore dedica a ciascuno dei Lambert un importante (in termine di pag.) capitolo della vicenda, rendendo possibile l'immedesimarsi di volta in volta nel protagonista di turno, nel suo punto di vista (impressionante, a mio avviso, come è ben delineato lo stato d'animo di un uomo che sta perdendo il senno e se ne rende perfettamente conto). Forse non è una lettura "che scorre" al ritmo di un film, ma non mancano anche momenti divertenti. Di sicuro è un romanzo che lascia spunti di riflessione su diversi temi (dall'omosessualità, alla malattia, al bisogno innegabile di sentirsi parte di una famiglia e di volerne al contempo fuggire gli impegni). Bello, non per una lettura totalmente di svago però.

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    Aldo

    06/02/2014 22:34:40

    Questo libro non è certamente un romanzo epico, ma narra la normalissima vita di una normalissima famiglia americana, con i suoi normalissimi problemi ed i normalissimi contrasti tra i suoi membri. Quello che rende il romanzo veramente bello è la scrittura di Jonathan Frenzen, la sua capacità di descrivere i caratteri dei personaggi, i loro pensieri ed i sentimenti nelle diverse normalissime occasioni che presenta loro la vita. Difficile trovare romanzi che, pur non narrando vicende eccezionali, siano così avvincenti ed interessanti. Da leggere e da gustare pagina per pagina

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    Claudio S.

    10/01/2014 08:38:53

    Alfred, Enid, Gary, Denise e Chip, la famiglia Lambert del Midwest, zona di conformismo e tradizionalismo, molto spesso ottuso. Ognuno con la sua storia, i suoi segreti, la sua difficoltà di relazionarsi con gli altri. 600 pagine non sono poche e qualche fatica si fa a seguire il bandolo della matassa con storie che si suddividono in sottostorie, ma con la tensione sempre rivolta all'ultimo Natale, così fortemente voluto da Enid, così temeraria, così fragile nella sua dipendenza dal giudizio degli altri. Gary e la sua mefitica moglie, immatura e crudele. Chip inconsistente e svagato che, alla fine, troverà la sua dimensione. Denise alla ricerca di se stessa. Alfred con i suoi silenzi eloquenti e la non capacità di amare rimane il perno della famiglia. Forse qualche pagina di troppo, qualche divagazione compiaciuta, ma la grande scrittura e qualche lampo ("Dopo pranzo, sulla casa calò un silenzio così denso da fermare quasi gli orologi")ti fanno capire che ne vale la pena. La famiglia come zona di amore, complicità, crudeltà, tenero strumento di tortura.

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    roberto

    23/11/2013 10:34:18

    I gusti non dipendono dai geni ma dal livello di istruzione, dal tipo di famiglia e dall'ambiente da cui si proviene. Chi ha un capitale scolastico più basso e proviene dalla classe media o piccolo-borghese, amerà tendenzialmente la letteratura popolare, i grandi classici tradizionali e sarà più interessato alla trama. Chi ha un elevato livello di istruzione ed è cresciuto in un ambiente intellettualmente più elevato, sarà maggiormente attratto dal post-moderno, dallo sperimentalismo linguistico, dalle sottigliezze formali e intellettuali. Tutto qui.

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    P.G.

    17/10/2013 14:53:28

    Ormai non è un più un tabù dire che tutto ciò che proviene dagli Stati Uniti non è detto sia un "prodotto" di qualità. Dunque, anche dinanzi al primo romanzo di questo autore che leggo, e che mi fa rimpiangere il Paul Auster di turno, almeno quello di "Trilogia di New York", di "Mr Vertigo", di "Moon Palace", di "Leviatano", resto un po' perplesso a alquanto deluso. Che il mito americano fosse, e sia di fatto un lontano ricordo, o che comunque abbia ben poco a cbe fare con il leggendario eroismo e molto con il crudo realismo, non è una scoperta e denunciarlo non significa essere attenti ed acuti osservatori della nostra realtà occidentale. Inoltre, dire tutto questo in 600 pagine, condite del più disperato e disperante cinismo, mescolato con massicce dosi del nichilismo più sfrenato, dà a tratti addirittura fastidio. Se per Franzen siamo ormai nell'era post-umana,dove non c'è più spazio per la "pietas" di una volta (non la"pietà di oggi"), per la condivisione, intesa come vivere insieme le proprie gioie e soprattutto i propri dolori,e un barlume di umanità è possibile solo all'ultimo stadio, dinanzi ad una padre agonizzante,sbavante, demente e inconsapevolmente voglioso di farla finita (vedi le splendide lacrime del figlio Chip, forse l'unico personaggio "positivo" del libro, nonostante, per usare un eufemismo, le sue viziate e viziose letture della realtà), c'è solo da fare una cosa, e cioè consigliare questo libro esclusivamente agli adulti, a coloro che sono in grado di "filtrarlo". Così da non, facendo il verso a chi è molto più degno di me di scrivere e dire certe cose, rubare la speranza ai più giovani.

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    Sebastiano

    11/10/2013 17:56:56

    Un libro, una famiglia, una Nazione! Una narrazione perfetta delle ansie, delle ossessioni, delle manie e delle paure di una generazione (padre - madre) che inevitabilmente si riflettono sui figli e che, se portate alle estreme conseguenze producono solo rabbia, frustrazione e dolore. Non credo che il libro possa trascendere il contesto nel quale è nato: gli Stati Uniti! Si tratta di un ritratto spietato e veritiero dell'America di quegli anni o forse ancora di quella odierna. Una madre e dei figli che lottano contro una sorta di padre padrone dal quale sono profondamente influenzati. Dei figli che, a loro volta, devono difendersi dalla madre ostaggio del moralismo e dell'ipocrisia tipiche dell'America più profonda. Tutti in attesa di una catarsi (in questo senso leggo il titolo "Le correzioni") che, purtroppo per loro, non arriverà mai!

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    Louis

    29/05/2013 20:40:12

    I Lambert, una famiglia come tante, in un paese come tanti, non importa se America, Europa o qualsiasi altro posto nel mondo; impossibile non riconoscersi in parte o completamente nei personaggi del libro, che per quanto possano a volte apparire estremi o grotteschi, rappresentano al meglio il prodotto di ciò che si diventa quando non si accettano i limiti imposti dalla natura umana, quando si cerca di correggere ciò che non può essere modificato, ma sopratutto quando si accetta passivamente ciò che potrebbe esser cambiato. La solitudine, il continuo anelare ad un qualcosa di indefinito e la situazione di fuga perenne che ne derivano, trasmettono un senso di vuoto e di non vissuto che, non tutti in egual misura, han affrontato nel corso della vita. In alcuni punti le descrizioni accuratissime ed un gergo ricercato, forse troppo ampolloso, possono rallentare la lettura, ma il continuo mescolare presente e passato dei personaggi contribuisce a tener vivo l'interesse e mostra come tutti i fili dell'intreccio non possano che confluire in un unico nodo finale, triste ma vero. Avrebbe meritato un voto in più sicuramente, per la meticolosità con la quale l'autore descrive le dinamiche famigliari, l'esser figli, genitori, e le storture che immancabilmente derivano dalla compenetrazione dei due ruoli; purtroppo l'eccessivo spazio dedicato nel corso del libro a situazioni che poco hanno a che vedere con il senso della storia, ed una parte finale che avrebbe meritato un livello di dettaglio maggiore, ne sminuiscono il valore. Consigliato, ma non a tutti e sopratutto non a tutte le età.

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    ivan

    06/02/2013 18:06:33

    Franzen è furbissimo nel creare personaggi non convenzionali ma metterli insieme in una famiglia convenzionale. e il risultato è che per quanto strani e strampalati possano essere chip e denise, per quanto gretto e idiota possa apparire gary, per quanto padrone autoritario sia stato Al e per quanto sottomessa e repressa sia Enid beh tutti insieme danno il paradosso di essere una famiglia verosimile. Certo, in America, in Italia siamo differenti. Con questa chiave di lettura e con la (secondo me) "genialata" di Franzen di dedicare ad ogni membro della famiglia una caratterizzazione spiegata con il suo presente e passato mischiati in modo intrigante; io ho apprezzato molto la lettura. A tratti pesante, vero, ma alla fine capisci perché ognuno è fatto a quel modo. E, per quanto grotteschi, capisci che possono essere veri, verosimili. Mi è piaciuto "Correzioni", meno di "Libertà" ma mi è piaciuto. io Franzen lo definisco la versione bella di D.F. Wallace. quest'ultimo, unico autore di un libro che non sono riuscito a finire (Infinite Jest)

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    Paola

    03/09/2012 14:15:57

    Non so se Obama legge questo genere di cose, sotto l'Ombrellone, come ha detto qualcuno più su. A me il libro è piaciuto moltissimo, per niente pesante, anzi scrittura scorrevole senza essere banale, lessico efficace. Descrizione perfetta di alcune dinamiche familiari in cui tutti noi possiamo prima o poi ritrovarci. Certo la famiglia americana poco somiglia alla tipologia di quella italiana, ma la relazione con i genitori viene ben analizzata, i personaggi ben disegnati e la storia è comunque avvincente. Triste ma non per questo noioso.

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    Teresa

    15/06/2012 08:04:22

    Lettura di Obama sotto l'ombrellone, evidentemente io non ne sono all'altezza. Trama potenzialmente interessante, ma la scrittura risulta troppo costruita, ridondante. In vent'anni di "carriera da lettrice" ho abbandonato pochissimi libri, forse tre; dopo circa un centinaio di pagine, non riesco a proseguire. Un peccato?!?

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    Paola

    09/06/2012 19:17:31

    Dopo aver superato pag.100 pensavo di aver ingranato,di essere finalmente in discesa...e invece a metà ho dovuto abbandonare la lettura. Libro faticoso,forse per pochi.

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    ELENA

    30/04/2012 11:51:09

    Forse non dovrei scrivere un commento visto che non ho finito il libro.ma essendo a metà un' idea me la sono fatta. Lettura faticosa e pesante, a tratti molto noiosa, quelle incursioni interminabili in argomenti che non tutti conoscono sono sfiancanti, i personaggi, vedi Chip Caroline ed Enid,odiosi con i quali è impossibile immedesimarsi o provare simpatia, nonostante tutto ciò voglio arrivare alla fine perchè comunque le storie famigliari mi sono sempre piaciute, ma credo che di Franzen sarà il primo eultimo libro che leggerò.Vorrei dire a cla , che parla di nicchia di lettori di livello che ho letto i miserabili di victor hugo e delitto e castigo di dostoevskij a 16 anni , ora ne ho parecchi in più, e li ho trovati molto, molto meno pesanti di questo, lo snobismo non mi piace quando si legge, ognuno di noi ha le sue preferenze.

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"Quelle erano sere, e ce n'erano state centinaia, forse migliaia, in cui nulla di così traumatico da lasciare il segno era accaduto al nucleo famigliare. Sere di semplice intimità alla vaniglia sulla poltrona di pelle nera; dolci sere di dubbio fra notti di squallida certezza. Gli venivano in mente adesso, quei controesempi dimenticati, perché alla fine, quando si stava cadendo in acqua, l'unica cosa solida a cui aggrapparsi erano i figli."

Autore americano, ancora abbastanza giovane, con due romanzi alle spalle, una collaborazione fissa con periodici come The New Yorker e Harper's e una fama che lo precede in Europa come un'ondata. Ce n'è abbastanza per iniziare la lettura di questo notevole romanzo (anche per dimensioni) con una certa, quasi inevitabile, prevenzione. Il solito autore americano "alla Carver" che pensa di riprodurre un film di Robert Altman o un romanzo di DeLillo (che non a caso firma in quarta di copertina un'entusiastica recensione)? Uno snob newyorkese che critica solo apparentemente il suo entourage come Ellis? E invece, no, niente di tutto questo. Le pagine scorrono e la storia comincia a tratteggiarsi, semplice ma intensa, estremamente "vera", e se un paragone deve essere fatto, sono più le commedie amare di Neil Simon a tornare alla mente. L'ambientazione è quella dell'America borghese, i personaggi appartengono a una famiglia normale del Midwest con problemi, nevrosi, equilibri difficili e parole non dette, ma anche con la tranquilla quotidianità che tutti conosciamo bene. I genitori, Enid e Alfred Lambert, rappresentano una coppia d'età che deve fare i conti con la salute incerta di lui, affetto dal morbo di Parkinson (il cui pensiero, disturbato dalla malattia, viene descritto magistralmente in alcuni passaggi del romanzo), e la volontà illusoria di lei di riprodurre ancora una volta una condizione familiare idilliaca (esistita solo nella sue fantasie) che veda tutti riuniti in occasione del Natale. I tre figli, molto diversi tra loro, sono tre esempi di vite possibili: Gary, dirigente di banca, è l'uomo integrato, che ha costruito una solida piattaforma economica ma non un altrettanto valido rapporto di coppia; Chip, il secondogenito, ha perso il suo lavoro in università per un "comportamento sessuale scorretto", ma è riuscito a mascherare questo fallimento con un nuovo impegno di scrittore-giornalista che inorgoglisce la madre; Denise è un ottimo chef, realizzata professionalmente, ma nel privato ha rapporti bisessuali che per la famiglia Lambert sono di certo moralmente discutibili. Franzen ha scelto di fissare lo sguardo su ciascuno di questi personaggi in capitoli differenti. Ne emerge un affresco particolarmente preciso della personalità di ognuno, per poi approdare al capitolo finale Un ultimo Natale, dove il romanzo riprende tutte le singole storie, riunendole e mescolandole di nuovo, come carte da gioco.

L'utopia della felicità si scioglie nella constatazione che la vita non si può "correggere", malgrado tutti gli sforzi. "Ho messo a fuoco le cose che mi procuravano ansia per poi guardare sempre più da vicino al loro riflesso sociale. Ho fatto dei problemi della mia vita lo specchio di una crisi generale" ha dichiarato Franzen in una recente intervista, ed è forse questa la ragione per cui un romanzo che poteva essere l'ennesima descrizione di un mondo già conosciuto si è rivelato qualcosa di davvero nuovo.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

St. Jude

Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell'aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia. Alberi irrequieti, temperature in diminuzione, l'intera religione settentrionale delle cose era giunta al termine. Neanche un bambino nei giardini. Ombre e luce sulle zoysie ingiallite. Querce rosse e querce di palude e querce bicolori riversavano una pioggia di ghiande sulle case senza ipoteca. Le controfinestre rabbrividivano nelle stanze da letto vuote. E poi il ronzio monotono e singhiozzante di un'asciugabiancheria, la contesa nasale di un soffiatore da giardino, il maturare di mele nostrane in un sacchetto di carta, l'odore della benzina con cui Alfred Lambert aveva ripulito il pennello dopo la verniciatura mattutina del divanetto di vimini.
Le tre del pomeriggio erano un'ora pericolosa nei sobborghi gerontocratici di St. Jude. Alfred si era svegliato nella grande poltrona blu in cui di era addormentato dopo il pranzo. Aveva finito il suo pisolino e il prossimo notiziario locale iniziava soltanto alle cinque. Due ore vuote erano una fistola che generava infezioni. Si alzò a fatica, raggiunse il tavolo da ping pong e si mise in ascolto di Enid, ma non la sentì.
In tutta la casa risuonava un campanello d'allarme che nessuno poteva udire eccetto Alfred e Enid. Era il campanello d'allarme dell'ansia. Era come uno di quei grandi dischi di ghisa muniti di battaglio elettrico che spedivano in strada gli scolari durante le esercitazioni antincendio. Suonava da così tante ore che ormai i Lambert non udivano più il messaggio "campanello che squilla" ma, come quando un rumore prosegue ininterrotto finché non si riescono a distinguere i diversi suoni che lo compongono (o come quando si fissa una parola finché non si trasforma in una sequenza di lettere morte), udivano invece i rapidi rintocchi del battaglio sulla cassa di risonanza metallica, non una nota pura ma una sequenza granulosa di percussioni con uno strato superficiale di toni acuti e lamentosi; suonava da così tanti giorni che ormai rimaneva sullo sfondo, tranne certe volte, la mattina presto, quando uno dei due si svegliava in un bagno di sudore e si accorgeva che un campanello squillava nella sua testa da tempo immemorabile; suonava da così tanti mesi che il suono aveva ceduto il passo a una specie di metasuono, il cui volume dipendeva dal battito ritmico delle onde di compassione ma dal molto, molto più lento variare della loro consapevolezza del suono stesso. E questa consapevolezza era particolarmente acuta quando anche il clima era di umore ansioso. Allora Enid e Alfred - lei inginocchiata ad aprire cassetti in sala da pranzo, lui in contemplazione del disastroso tavolo da ping-pong nel seminterrato - si sentivano entrambi sul punto di esplodere dall'ansia.
L'ansia dei buoni sconto, in un cassetto pieno di candele dai raffinati colori autunnali. I buoni erano tenuti insieme da un elastico, e Enid si stava rendendo conto che le loro date di scadenza (spesso allegramente cerchiate in rosso dal produttore) erano passate da mesi, perfino anni: che quei cento e passa buoni, il cui valore totale superava i sessanta dollari (potenzialmente centoventi al supermarket di Chiltsville dove valevano il doppio), erano tutti scaduti. Tilex, sconto di sessanta centesimi. Excedrin PM, sconto di un dollaro. Le date non erano nemmeno vicine. Le date erano storiche. Il campanello d'allarme stava suonando da anni.
Ricacciò i buoni in mezzo alle candele e chiuse il cassetto. Cercava una raccomandata che era arrivata qualche giorno prima. Alfred aveva udito il postino bussare alla porta e aveva gridato, - Enid! Enid! - così forte che non l'aveva sentita strillare a sua volta, - Al, vado io! - Alfred aveva continuato a chiamarla a gran voce, avvicinandosi sempre più, e poiché il mittente era la Axon Corporation, 24 East Industrial Serpentine, Schwenksville, Pennsylvania, e poiché c'erano alcuni aspetti della situazione della Axon che Enid conosceva e che sperava Alfred ignorasse, si era affrettata a ficcare la lettera da qualche parte a pochi metri di distanza dalla porta d'ingresso. Alfred era emerso dal seminterrato strepitando come un mezzo cingolato, - C'è qualcuno alla porta! - e lei, sempre a un volume piuttosto alto, aveva replicato, - Il postino! Il postino! - e lui aveva scosso la testa davanti alla complessità della situazione.