Traduttore: S. Pareschi
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Edizione: 2
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 febbraio 2014
Pagine: 604 p.
  • EAN: 9788806219550
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Descrizione
Enid e Alfred Lambert, in una città del Midwest americano, trascinano le giornate accumulando oggetti, ricordi, delusioni e frustrazioni del loro matrimonio: l'uno in preda ai sintomi di un Parkinson che preferisce ignorare, l'altra con il desiderio, ormai diventato scopo di vita, di radunare per un «ultimo» Natale i tre figli allevati secondo le regole e i valori dell'America del dopoguerra, attenti a «correggere» ogni deviazione dal «giusto». Ma i figli se ne sono andati sulla costa: Gary, dirigente di banca, vittima di una depressione strisciante e di una moglie infantile; Chip che ha perso il posto all'università per «comportamento sessuale scorretto»; infine Denise, chef di successo che conduce una vita privata discutibile secondo i Lambert.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Kira

    23/09/2018 18:04:24

    Non riesco a capire come un libro del genere non possa piacere ad un lettore. Comprendo bene che i gusti sono gusti, ma siamo davanti ad un romanzo davvero molto bello, certo, molto complesso dal punto di vista stilistico, ma apprezzabile per la sua precisione narrativa. Impossibile non provare emozioni nei confronti dei protagonisti, siano esse negative o positive, poiché ogni personaggio viene messo a nudo in maniera quasi oscena, letteralmente esposto al giudizio altrui. Ottima lettura!

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    Carla

    23/09/2018 14:06:55

    Sono convinta che non tutti riescano ad apprezzare questo libro fino in fondo e non mi sto riferendo solo alla sua mole. Si tratta di un libro grande e grosso anche nel senso di contenuti, argomenti ingombranti, che possono non essere amati da tutti: la catarsi letteraria può far paura. A ciò si aggiunge uno stile narrativo molto peculiare, assai descrittivo e molto analitico nei confronti della psicologia dei personaggi. Ne esce un capolavoro complesso e complicato, di certo non per tutti, ma di sicuro interesse.

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    Federico

    20/09/2018 14:17:33

    Uno dei migliori libri della letteratura americana. Un capolavoro. Trama molto interessante che non può non prendere. Scrittura davvero fantastica

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    Laura

    19/09/2018 17:12:22

    Un libro complesso, difficile da digerire, ma scritto divinamente. È la prima opera che leggo di quest'autore e devo dire che sono rimasta molto colpita dal suo stile, dalla profondità che scaturisce da ogni pagina, pur trattando un argomento ostico come le relazioni familiari. Sento di consigliare questa lettura a chiunque cerchi un libro di spessore, potenzialmente catartico, ma di sicuro indimenticabile: impossibile non vedere almeno una parte di sé nelle relazioni con i fratelli o con i genitori, quei piccoli grandi drammi che ci portiamo dietro come un fardello pesante. Non vedo l'ora di leggere altro di Franzen!

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    Francesca

    19/09/2018 15:55:46

    Nulla di che a mio parere, è ricco di dettagli ed inutili elucubrazioni che non aggiungono nulla alla storia, basta leggere il riassunto sul retro e si sa tutto ciò che si deve sapere. Esistono romanzi famigliari di gran lunga migliori di questo.

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    Francesca

    19/09/2018 15:22:14

    Ho acquistato questo romanzo e data la sua fama, mi aspettavo qualcosa di più. La narrazione si perde in troppi dettagli inutili, che sono a parer mio irrilevanti, per conoscere la storia basta leggere il riassunto sul retro, il libro per intero aggiunge ben poco a quello già detto. Esistono romanzi famigliari i gran lunga migliori di questo.

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    fabio carbone

    18/09/2018 17:36:24

    Le correzioni, Libertà, Puity un crescendo del grande Franzen. Diciamo che leggendo " le correzioni" ho corretto e modificato alcune cose della mia vita che non andavano. Leggere questo libro fa risparmiare i soldi dell'analista e ti mette in pace con il tuo vissuto e con la tua famiglia.

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    Laura

    18/09/2018 17:12:00

    Un libro complesso, il primo che leggo di questo autore. Alcuni punti mi hanno un po' annoiato, troppo prolisso per i miei gusti, ma l'insieme è un capolavoro, senza se e senza ma. Ogni personaggio viene letteralmente sezionato e messo a nudo, ogni emozione, anche la più piccola, prende corpo e voce e si pone al lettore senza veli, in maniera quasi oscena, provocatoria. Certo, ci vuole una buona predisposizione d'animo per leggerlo e, ancor più, per assimilarlo: ciascuno di noi si porta dietro un ingombrante bagaglio di situazioni familiari, impossibile non trovare uno sprazzo di se stessi. Lettura altamente consigliata.

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    Micael

    18/09/2018 05:53:09

    Le correzioni é il romanzo definitivo sull'America contemporanea. Pubblicato pochi giorni prima dell' 11 settembre 2001, Franzen restituisce l'immagine impietosa del fallimento di una famiglia del Midwest ancorata alle tradizioni e incapace di affacciarsi serenamente alla modernitá, dei figli eccentrici con delle vite tortuose che affrontano il disagio di non essere all'altezza. I protagonisti cercano continuamente di dare una svolta alle loro vite fallimentari, ma finiscono sempre per cacciarsi in nuovi guai. Alla fine la domanda sorge spontanea: siamo sicuri di poter sempre correggere i nostri errori? Un romanzo non per tutti, lo stile potrebbe scoraggiare, ma vi consiglio di continuare a leggere perché Franzen sa essere divertente a modo suo.

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    Federica

    17/09/2018 16:49:36

    Bellissimo viaggio alla scoperta dell'animo umano attraverso i membri della famiglia Lambert. Franzen è un maestro nell'accompagnare il lettore tra le ragioni più intime, i pensieri più nascosti di ciascuno dei suoi personaggi. Ognuno è perfettamente caratterizzato, tassello per tassello ed in continua evoluzione lungo tutto il romanzo: persone vere più che personaggi, plastiche, vive e multisfaccettate.

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    Maduri

    26/06/2018 21:47:04

    Lento e noioso. Un fiume di parole ed elucubrazioni inutili. È la seconda volta che provo a leggerlo. Dopo più di un mese sono arrivato a metà del romanzo e, ahimè credo che getterò la spugna. Se questa è l'America allora non mi interessa.

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    Dario A.

    18/04/2018 17:52:43

    La famiglia è il micro-cosmo su cui Franzen costruisce un romanzo che, attraverso una prosa caustica, limpida, disegna l'affresco molto più grande di un' America annegata nel capitalismo e nella costante ricerca di qualche ideale a cui tendere, di correggere le imperfezioni di un sistema ormai al punto di non ritorno. Basterà cambiare alcune cose nella propria vita? Sarà sufficiente a non far crollare il "castello di carte" di ognuno di noi? Un grande romanzo, una penna esuberante e generosa.

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    lawhite

    05/04/2018 08:20:43

    Una famiglia intrisa di Mid West che però potrebbe essere tranquillamente trapiantata nel nostro quartiere, i Lambert, cinque personalità incompatibili eppure anche qui sfido a non riconoscersi un po’ in ognuno di loro, nelle piccolezze di Enid, nei muri tirati su da Alfred, nei casini di Chip, nella strisciante depressione di Gary o negli esercizi di equilibrismo di Denise... e poi come scrive Franzen!

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    Alex

    19/01/2018 18:33:12

    Un romanzo formidabile. Franzen non ha solo una scrittura perfetta, ma dà vita a dei romanzi totali, capaci di restituire al lettore sia una visione dall'alto sull'epoca contemporanea, che un viaggio privato in un micro-cosmo spesso meschino e avvilente al quale si finisce, tuttavia, per affezionarsi.

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    9lli

    08/01/2018 17:32:37

    Decisamente bello, non un "capolavoro" come alcuni lo hanno definito, ma assolutamente un'ottima lettura. Tranne che in alcuni punti (quando si parla della Lituania e di economia dove l'autore si è un po' troppo dilungato) il libro scorre piacevolmente e ti cattura. Un libro molto triste e mai banale. Da leggere,

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    Alinghi

    06/09/2017 16:07:14

    Sulla base delle aspettative sicuramente una mezza delusione...basato sullo scorrere della vita ed inframezzato da pochi flash back limitati come arco temporale e forse poco collegati al contesto. Perfetto nel presentare il legame all'interno della famiglia basato su malattia e quotidianità dei singoli. Si riscatta con un finale triste e reale.

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    Gianluca84

    22/06/2016 22:47:16

    Per me un romanzo bellissimo, anche se non c'è una storia che si dipana dall'inizio alla fine, in senso cronologico: la struttura del romanzo non è esattamente "convenzionale", si va avanti e indietro nel tempo nella vita di ben 5 personaggi, questo ti porta a volte a faticare ad andare avanti o magari a preferire alcune parti, rispetto ad altre, però è davvero affascinate il modo in cui Franzen va a fondo nella psicologia dei personaggi, ripescando nelle radici della loro infanzia/adolescenza possibili motivi dei loro disagi da adulti e tra tutti, il personaggio di Enid, madre e moglie succube del marito delle convenzioni sociali del suo paesino, è stato quello che più mi ha colpito. La scrittura di Franzen, sempre caustica e senza filtri, cattura e da ritmo alla storia, anche se manca un filo cronologico. Per me lui è un talento pazzesco

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    Giuseppe Russo

    10/02/2015 15:50:21

    Riuscita esplorazione negli abissi in cui può sprofondare una famiglia guidata da una personalità dominante, quando questa sovrasta gli altri, non tanto per la sua efficienza, ma per la sua moralità. Alfred Lambert, con la granitica solidità della propria personalità, ha saputo condurre un'esistenza borghese votata al dovere, al lavoro, ad una missionaristica dedizione ad un solo compito: fare ciò che ritiene giusto per sé e per gli altri. I tre figli non riusciranno mai ad uscire dal cono d'ombra proiettato dal padre sulle loro vite nevrotiche, patetiche, spesso capricciose; e la moglie Enid non potrà far altro che covare in un angolo il proprio risentimento dovuto a palese inadeguatezza, coltivando per compensazione l'orticello delle liturgie familiari ben oltre i limiti della decenza. La nemesi vuole che alla fine Alfred sia umiliato da una malattia degenerativa che lo riduce ad un vegetale, mentre la donna trova nella propria solitudine un'oasi di serenità e i figli si riconciliano in extremis con i genitori. Dietro la cortina narrativa si nasconde una riflessione più profonda: l'epoca in cui il soggetto poteva avere una concezione progettuale della propria vita è finita con il tramonto del XX secolo. Le nuove generazioni possono al massimo dilatare la propria adolescenza con sciocchezze informatiche o relazionali, ma la costruzione della propria soggettività adulta non è più possibile.

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    Annarita

    19/03/2014 21:54:58

    E' un libro molto bello e molto triste. Franzen ha raccontato con grande efficacia la storia di una famiglia assolutamente simile a tante altre: Albert, Enid e i loro figli sono unici e allo stesso tempo possono rappresentare altre mille famiglie, mille madri, mille padri e mille figli impegnati a disperdere la loro unicità nella devastante ricerca della perfezione. I Lambert hanno sprecato tanta vita nel tentativo, ciascuno a modo suo, di conformarsi al modello della famiglia borghese americana. Ho finito il libro e sono rimasti con me la solitudine ed il dolore che, momento dopo momento e parola dopo parola, riempono la vita di tutta la famiglia e di ogni altro personaggio descritto nel libro. E' così triste vedere Albert reprimere i suoi sentimenti, impedirsi ogni slancio affettivo e privare sé stesso e le persone che ama della gioia e della forza vitale del suo amore. E' così triste anche pensare alla profonda solitudine di Enid e alla sua incapacità di provare a modificare ciò che poteva essere cambiato ed accettare invece ciò che non poteva cambiare. Anche i loro figli, Gary, Chip e Denise vivranno all'insegna delle "correzioni", incapaci di accettare i loro umani limiti proprio come il padre e la madre avevano assolutamente negato i loro. Fino a che non interverrà la vita a far crollare ogni difesa privando Albert, con il morbo di Parkinson, della sua "estrema" capacità di autocontrollo. Sarà un grande dono per tutti. Dopo aver accettato il dolore non resterà che avvicinarsi e darsi finalmente amore al di là dei limiti e delle imperfezioni. Franzen penetra nelle miserie umane senza l'ausilio di alcuno schema e con grande immediatezza. Ho trovato molto bello il racconto della determinazione di Chip nel non mangiare la sua cena. Ma faccio anche un rilievo negativo al cambio di ritmo impresso al finale che mi è sembrato un po' sbrigativo.

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    Maunakea

    24/08/2011 22:48:43

    Uno dei più bei romanzi che abbia mai letto, sicuramente non si esagera quando si parla di letteratura contemporanea, se questo libro non pone il suo mattoncino nella storia non so cosa possa farlo. Lettura secondo me non adatta sotto i 30 anni, sicuramente non l'avrei apprezzato adeguatamente, quindi consigliatissimo ma sopra questa soglia d'età

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"Quelle erano sere, e ce n'erano state centinaia, forse migliaia, in cui nulla di così traumatico da lasciare il segno era accaduto al nucleo famigliare. Sere di semplice intimità alla vaniglia sulla poltrona di pelle nera; dolci sere di dubbio fra notti di squallida certezza. Gli venivano in mente adesso, quei controesempi dimenticati, perché alla fine, quando si stava cadendo in acqua, l'unica cosa solida a cui aggrapparsi erano i figli."

Autore americano, ancora abbastanza giovane, con due romanzi alle spalle, una collaborazione fissa con periodici come The New Yorker e Harper's e una fama che lo precede in Europa come un'ondata. Ce n'è abbastanza per iniziare la lettura di questo notevole romanzo (anche per dimensioni) con una certa, quasi inevitabile, prevenzione. Il solito autore americano "alla Carver" che pensa di riprodurre un film di Robert Altman o un romanzo di DeLillo (che non a caso firma in quarta di copertina un'entusiastica recensione)? Uno snob newyorkese che critica solo apparentemente il suo entourage come Ellis? E invece, no, niente di tutto questo. Le pagine scorrono e la storia comincia a tratteggiarsi, semplice ma intensa, estremamente "vera", e se un paragone deve essere fatto, sono più le commedie amare di Neil Simon a tornare alla mente. L'ambientazione è quella dell'America borghese, i personaggi appartengono a una famiglia normale del Midwest con problemi, nevrosi, equilibri difficili e parole non dette, ma anche con la tranquilla quotidianità che tutti conosciamo bene. I genitori, Enid e Alfred Lambert, rappresentano una coppia d'età che deve fare i conti con la salute incerta di lui, affetto dal morbo di Parkinson (il cui pensiero, disturbato dalla malattia, viene descritto magistralmente in alcuni passaggi del romanzo), e la volontà illusoria di lei di riprodurre ancora una volta una condizione familiare idilliaca (esistita solo nella sue fantasie) che veda tutti riuniti in occasione del Natale. I tre figli, molto diversi tra loro, sono tre esempi di vite possibili: Gary, dirigente di banca, è l'uomo integrato, che ha costruito una solida piattaforma economica ma non un altrettanto valido rapporto di coppia; Chip, il secondogenito, ha perso il suo lavoro in università per un "comportamento sessuale scorretto", ma è riuscito a mascherare questo fallimento con un nuovo impegno di scrittore-giornalista che inorgoglisce la madre; Denise è un ottimo chef, realizzata professionalmente, ma nel privato ha rapporti bisessuali che per la famiglia Lambert sono di certo moralmente discutibili. Franzen ha scelto di fissare lo sguardo su ciascuno di questi personaggi in capitoli differenti. Ne emerge un affresco particolarmente preciso della personalità di ognuno, per poi approdare al capitolo finale Un ultimo Natale, dove il romanzo riprende tutte le singole storie, riunendole e mescolandole di nuovo, come carte da gioco.

L'utopia della felicità si scioglie nella constatazione che la vita non si può "correggere", malgrado tutti gli sforzi. "Ho messo a fuoco le cose che mi procuravano ansia per poi guardare sempre più da vicino al loro riflesso sociale. Ho fatto dei problemi della mia vita lo specchio di una crisi generale" ha dichiarato Franzen in una recente intervista, ed è forse questa la ragione per cui un romanzo che poteva essere l'ennesima descrizione di un mondo già conosciuto si è rivelato qualcosa di davvero nuovo.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

St. Jude

Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell'aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia. Alberi irrequieti, temperature in diminuzione, l'intera religione settentrionale delle cose era giunta al termine. Neanche un bambino nei giardini. Ombre e luce sulle zoysie ingiallite. Querce rosse e querce di palude e querce bicolori riversavano una pioggia di ghiande sulle case senza ipoteca. Le controfinestre rabbrividivano nelle stanze da letto vuote. E poi il ronzio monotono e singhiozzante di un'asciugabiancheria, la contesa nasale di un soffiatore da giardino, il maturare di mele nostrane in un sacchetto di carta, l'odore della benzina con cui Alfred Lambert aveva ripulito il pennello dopo la verniciatura mattutina del divanetto di vimini.
Le tre del pomeriggio erano un'ora pericolosa nei sobborghi gerontocratici di St. Jude. Alfred si era svegliato nella grande poltrona blu in cui di era addormentato dopo il pranzo. Aveva finito il suo pisolino e il prossimo notiziario locale iniziava soltanto alle cinque. Due ore vuote erano una fistola che generava infezioni. Si alzò a fatica, raggiunse il tavolo da ping pong e si mise in ascolto di Enid, ma non la sentì.
In tutta la casa risuonava un campanello d'allarme che nessuno poteva udire eccetto Alfred e Enid. Era il campanello d'allarme dell'ansia. Era come uno di quei grandi dischi di ghisa muniti di battaglio elettrico che spedivano in strada gli scolari durante le esercitazioni antincendio. Suonava da così tante ore che ormai i Lambert non udivano più il messaggio "campanello che squilla" ma, come quando un rumore prosegue ininterrotto finché non si riescono a distinguere i diversi suoni che lo compongono (o come quando si fissa una parola finché non si trasforma in una sequenza di lettere morte), udivano invece i rapidi rintocchi del battaglio sulla cassa di risonanza metallica, non una nota pura ma una sequenza granulosa di percussioni con uno strato superficiale di toni acuti e lamentosi; suonava da così tanti giorni che ormai rimaneva sullo sfondo, tranne certe volte, la mattina presto, quando uno dei due si svegliava in un bagno di sudore e si accorgeva che un campanello squillava nella sua testa da tempo immemorabile; suonava da così tanti mesi che il suono aveva ceduto il passo a una specie di metasuono, il cui volume dipendeva dal battito ritmico delle onde di compassione ma dal molto, molto più lento variare della loro consapevolezza del suono stesso. E questa consapevolezza era particolarmente acuta quando anche il clima era di umore ansioso. Allora Enid e Alfred - lei inginocchiata ad aprire cassetti in sala da pranzo, lui in contemplazione del disastroso tavolo da ping-pong nel seminterrato - si sentivano entrambi sul punto di esplodere dall'ansia.
L'ansia dei buoni sconto, in un cassetto pieno di candele dai raffinati colori autunnali. I buoni erano tenuti insieme da un elastico, e Enid si stava rendendo conto che le loro date di scadenza (spesso allegramente cerchiate in rosso dal produttore) erano passate da mesi, perfino anni: che quei cento e passa buoni, il cui valore totale superava i sessanta dollari (potenzialmente centoventi al supermarket di Chiltsville dove valevano il doppio), erano tutti scaduti. Tilex, sconto di sessanta centesimi. Excedrin PM, sconto di un dollaro. Le date non erano nemmeno vicine. Le date erano storiche. Il campanello d'allarme stava suonando da anni.
Ricacciò i buoni in mezzo alle candele e chiuse il cassetto. Cercava una raccomandata che era arrivata qualche giorno prima. Alfred aveva udito il postino bussare alla porta e aveva gridato, - Enid! Enid! - così forte che non l'aveva sentita strillare a sua volta, - Al, vado io! - Alfred aveva continuato a chiamarla a gran voce, avvicinandosi sempre più, e poiché il mittente era la Axon Corporation, 24 East Industrial Serpentine, Schwenksville, Pennsylvania, e poiché c'erano alcuni aspetti della situazione della Axon che Enid conosceva e che sperava Alfred ignorasse, si era affrettata a ficcare la lettera da qualche parte a pochi metri di distanza dalla porta d'ingresso. Alfred era emerso dal seminterrato strepitando come un mezzo cingolato, - C'è qualcuno alla porta! - e lei, sempre a un volume piuttosto alto, aveva replicato, - Il postino! Il postino! - e lui aveva scosso la testa davanti alla complessità della situazione.