Traduttore: S. Pareschi
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Edizione: 2
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 604 p.
  • EAN: 9788806219550
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Recensioni dei clienti

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    Alinghi

    06/09/2017 16:07:14

    Sulla base delle aspettative sicuramente una mezza delusione...basato sullo scorrere della vita ed inframezzato da pochi flash back limitati come arco temporale e forse poco collegati al contesto. Perfetto nel presentare il legame all'interno della famiglia basato su malattia e quotidianità dei singoli. Si riscatta con un finale triste e reale.

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    Gianluca84

    22/06/2016 22:47:16

    Per me un romanzo bellissimo, anche se non c'è una storia che si dipana dall'inizio alla fine, in senso cronologico: la struttura del romanzo non è esattamente "convenzionale", si va avanti e indietro nel tempo nella vita di ben 5 personaggi, questo ti porta a volte a faticare ad andare avanti o magari a preferire alcune parti, rispetto ad altre, però è davvero affascinate il modo in cui Franzen va a fondo nella psicologia dei personaggi, ripescando nelle radici della loro infanzia/adolescenza possibili motivi dei loro disagi da adulti e tra tutti, il personaggio di Enid, madre e moglie succube del marito delle convenzioni sociali del suo paesino, è stato quello che più mi ha colpito. La scrittura di Franzen, sempre caustica e senza filtri, cattura e da ritmo alla storia, anche se manca un filo cronologico. Per me lui è un talento pazzesco

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    Giuseppe Russo

    10/02/2015 15:50:21

    Riuscita esplorazione negli abissi in cui può sprofondare una famiglia guidata da una personalità dominante, quando questa sovrasta gli altri, non tanto per la sua efficienza, ma per la sua moralità. Alfred Lambert, con la granitica solidità della propria personalità, ha saputo condurre un'esistenza borghese votata al dovere, al lavoro, ad una missionaristica dedizione ad un solo compito: fare ciò che ritiene giusto per sé e per gli altri. I tre figli non riusciranno mai ad uscire dal cono d'ombra proiettato dal padre sulle loro vite nevrotiche, patetiche, spesso capricciose; e la moglie Enid non potrà far altro che covare in un angolo il proprio risentimento dovuto a palese inadeguatezza, coltivando per compensazione l'orticello delle liturgie familiari ben oltre i limiti della decenza. La nemesi vuole che alla fine Alfred sia umiliato da una malattia degenerativa che lo riduce ad un vegetale, mentre la donna trova nella propria solitudine un'oasi di serenità e i figli si riconciliano in extremis con i genitori. Dietro la cortina narrativa si nasconde una riflessione più profonda: l'epoca in cui il soggetto poteva avere una concezione progettuale della propria vita è finita con il tramonto del XX secolo. Le nuove generazioni possono al massimo dilatare la propria adolescenza con sciocchezze informatiche o relazionali, ma la costruzione della propria soggettività adulta non è più possibile.

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    Annarita

    19/03/2014 21:54:58

    E' un libro molto bello e molto triste. Franzen ha raccontato con grande efficacia la storia di una famiglia assolutamente simile a tante altre: Albert, Enid e i loro figli sono unici e allo stesso tempo possono rappresentare altre mille famiglie, mille madri, mille padri e mille figli impegnati a disperdere la loro unicità nella devastante ricerca della perfezione. I Lambert hanno sprecato tanta vita nel tentativo, ciascuno a modo suo, di conformarsi al modello della famiglia borghese americana. Ho finito il libro e sono rimasti con me la solitudine ed il dolore che, momento dopo momento e parola dopo parola, riempono la vita di tutta la famiglia e di ogni altro personaggio descritto nel libro. E' così triste vedere Albert reprimere i suoi sentimenti, impedirsi ogni slancio affettivo e privare sé stesso e le persone che ama della gioia e della forza vitale del suo amore. E' così triste anche pensare alla profonda solitudine di Enid e alla sua incapacità di provare a modificare ciò che poteva essere cambiato ed accettare invece ciò che non poteva cambiare. Anche i loro figli, Gary, Chip e Denise vivranno all'insegna delle "correzioni", incapaci di accettare i loro umani limiti proprio come il padre e la madre avevano assolutamente negato i loro. Fino a che non interverrà la vita a far crollare ogni difesa privando Albert, con il morbo di Parkinson, della sua "estrema" capacità di autocontrollo. Sarà un grande dono per tutti. Dopo aver accettato il dolore non resterà che avvicinarsi e darsi finalmente amore al di là dei limiti e delle imperfezioni. Franzen penetra nelle miserie umane senza l'ausilio di alcuno schema e con grande immediatezza. Ho trovato molto bello il racconto della determinazione di Chip nel non mangiare la sua cena. Ma faccio anche un rilievo negativo al cambio di ritmo impresso al finale che mi è sembrato un po' sbrigativo.

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    Maunakea

    24/08/2011 22:48:43

    Uno dei più bei romanzi che abbia mai letto, sicuramente non si esagera quando si parla di letteratura contemporanea, se questo libro non pone il suo mattoncino nella storia non so cosa possa farlo. Lettura secondo me non adatta sotto i 30 anni, sicuramente non l'avrei apprezzato adeguatamente, quindi consigliatissimo ma sopra questa soglia d'età

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    emanuela

    10/07/2011 19:25:25

    E' un romanzo troppo pieno di cose, la malattia, la Lituania, l'economia..sicuramente abilissimo, sicuramente l'autore ha una conoscenza straordinaria delle dinamiche famigliari, non solo americane...e sicuramente conosce perfettamente il dramma dell'invecchiare. Dramma per sè e per chi ti sta intorno. I protagonisti, Alfred ed Enid e i tre figli, sono grandi personaggi, nel senso che in loro c'è qualcosa di noi, di tutti noi. La scrittura è fluida e ricca.

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    fabio

    30/05/2011 08:39:26

    Il libro mi ha colpito in particolare per la sua cruda descrizione della "tipica?" famiglia statunitense. Lo spessore dei personaggi a volte deborda in una caricatura poco credibile. Non c'è traccia nel romanzo di episodi, nel passato della famiglia Lambert, che giustifichi il cinismo e l'avversione dei figli nei confronti di Alfred e Enid. Comunque un romanzo che si legge senza fatica e in alcuni passi veramente divertente. Rimane in me la speranza che Franzen abbia voluto enfatizzare (e molto)le invidie, le ipocrisie e il cinismo che si annida, a volte, nella cultura prettamente arrivista di molte medio-borghesi american-family.

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    gyonip

    27/03/2011 18:42:49

    Meno americano di quel che pensassi, solo qualche passaggio spregiudicato lo contestualizza, altrimenti perfettamente adattabile al contesto europeo. Personaggi straordinari, nel bene e nel male, sfaccettati al punto giusto, contraddizioni e debolezze, insicurezze e pregiudizi. Una volta terminato vorresti che ci fosse un sequel: oggi, dopo 10 anni, che fine hanno fatto Enid, Gary, Chip e Denise? Librone.

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    Rain

    25/01/2011 15:26:31

    Ci ho impiegato un mesetto a leggerlo, da una parte volevo finirlo perchè in certi punti l'ho trovato un pò "prolisso" anche se mai noioso...adesso che è finito me ne dispiace. Però non so come classificarlo...non posso dire che mi abbia entusiasmata e lasciato un ricordo indelebile dentro; di certo ci si affeziona ai personaggi, tutti i membri della famiglia Lambert sono particolari e ispirano dei sentimenti a sè. Lo consiglierei, se non altro per la rappresentazione (a mio parere fedele) della famiglia tipo americana medio borghese del tempo; e di ciò che i figli diventano quando si pretende da loro che siano come tu li vorresti. E' comunque un libro che non può mancare, in mezzo a tanti libri veramente mediocri, tra le letture di un vero lettore.

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    ameliè

    09/12/2010 12:41:16

    Franzen non lo conoscevo.In libreria mi ha attratto la copertina e il plot della vicenda. Man mano che lo leggevo non mi pentivo dell'acquisto fatto, infatti arrivata all'ultima pagina, ho avvertito che questo libro mi aveva lasciato qualcosa dentro.Franzen dimostra di conoscere molto bene le dinamiche familiari e la sua bravura sta proprio nel renderle molto vicine al lettore, tanto che ci si immedesima in esse. Bel libro!

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    Silvana

    13/09/2010 14:16:08

    E io che tenevo questo libro lì da parte da anni, senza sapere quanto fosse bello! Me lo aveva consigliato un amico, non senza molta titubanza. E infatti io stessa non saprei se consigliarlo o no, per quanto il libro mi sia piaciuto tantissimo. Ma è strano, amaro, cinico: non tutti hanno voglia di sentir parlare di una famiglia - così simile, per un verso o per l'altro a migliaia di altre famiglie, non esclusa quella dell'ipotetico lettore - in termini così poco edificanti. Ho amato molto il primo capitolo, sono corsa a rotta di collo attraverso tutti gli altri ed ho amato ancor più l'ultimo, e le ultime pagine in particolare. Come non ritrovare in Enid mia madre, come non vedere in Alfred mio papà....come non leggere tra le righe la storia mia e di mio fratello...vorrei essere Franzen e poter dire: questo l'ho scritto io ! :-)

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    luca

    01/10/2008 14:07:10

    Capolavoro. Lo dico, perché è al primo posto nella mia classifica degli ultimi 80 libri letti. Un’educazione sentimentale per adulti. Un percorso psicanalitico nello stile inconfondibile di Franzen, la cui lucida razionalità rende tragicomiche le miserie dell’uomo contemporaneo. Anche se l’amore rimane il motore del mondo, le buone intenzioni non salvano dal fallimento a cui tutti sono destinati: genitori, figli, mariti, amanti. “Le correzioni” salutano il ‘900 e ci conducono sotto i migliori auspici nella letteratura del nuovo millennio.

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    stefano

    17/06/2008 11:18:30

    Verso la fine del libro ho per caso scoperto su un blog che è un libro trendy trendissimo! ed io che l'ho preso solo per la bella presentazione di Onan, fatto sta che il libro a parte le prime 50 pagine in cui non si capisce un emerita fava (;P) poi il libro decolla notevolmente, tanto che le 600 pagine fitte quasi non si sentono! Consigliato a chiunque, qui si parla di persone "normali" ma la storia è davvero appassionante. "Si dice che in questo mondo il piacere superi la sofferenza, o che perlomeno fra le due cose ci sia un giusto equilibrio. Qualora il lettore desiderasse accertare rapidamente la veridicità di tale affermazione, lo invitiamo a paragonare i rispettivi sentimenti di due animali, uno dei quali sia impegnato a mangiare l'altro."

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    Paola1977

    04/05/2007 23:49:02

    Iniziato bene,si è perso strada facendo. Esclusa qualche parte,è stato davvero una fatica finirlo. Lento e,malgrado il tema trattato,per nulla coinvolgente. Non mi è proprio piaciuto.

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    cinzia

    08/12/2006 13:16:10

    Uno dei più bei libri usciti negli ultimi anni. Analizza perfettamente le ralazioni che intercorrono tra i protagonisti del libro, con una precisione e una profondità che colpisce. Tutti possiamo scoprire qualcosa dei nostri rapporti famigliari grazie alla lettura di questo meraviglioso libro. Come poi si possa definire volgare un libro del genere è sconcertante. Del resto il significato dell'aggettivo "volgare" a questo punto è molto molto soggettivo.

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    mar

    04/05/2006 17:55:33

    la scrittura non è scorrevole, sembra poco spontaneo e troppo studiato, MA tratta quasi tutti quei "nodi" di relazione familiare, in cui ognuno è incappato, e in cui, pur tentando di apportare le famose correzioni, ancora si dibatte. leggerlo è incontrare continue occasioni di autoanalisi: uno si sofferma sulla pagina, interrompe la lettura, e si accorge che cose, frasi, ricordi, rancori sedimentati dentro di noi si sono mossi, intorbidando per l'ennesima volta l'anima, e poi ci vuole del tempo perchè si riposino di nuovo. A suo modo talvolta micidiale. come la definizione per la sorella Denise, del "passare dei suoi anni fertili e matrimoniabili".

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    francesco innella

    23/02/2006 08:24:08

    Un libro stupendo e ben fatto che non ti stanca nella lettura ( diffido dei romanzi lunghi ), ma allo stesso tempo mi ha fatto rendere conto di tutte le " correzzioni " della mia vita, che la famiglia e gli altri hanno imposto a me e che forse io ho tentato di imporre agli altri, ciò mi ha procurato un grande senso di rabbia, che è emersa dal mio inconscio, quindi credo che la lettura del libro sia uitle per una autoanalisi, ma la domanda che mi pongo è si può fuggire alla correzzioni?

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    Alessia

    22/07/2005 16:01:45

    Ironico, vero, inquietante. Magistrale la scena di Chip che non può alzarsi da tavola finchè non ha finito di mangiare.

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    DinaZ

    13/04/2004 16:37:30

    Tuoni e lampi: tre streghe. Scritto d'après Shakespeare, questo romanzo - di cui fino alla fine ci si chiede se sia una commedia o una tragedia - è fatto di rocambolesche vicende a incastro, netti personaggi simbolo, qualche mistero ed imagery strepitosa à gogo. Da Shakespeare, perfino una "Boemia col mare": una vilipesa Lituania dove uno dei personaggi è inviato - come nel Racconto d'Inverno - a diventare grande. Eufuistico.

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    Gioconda Amitrano

    22/11/2003 20:42:36

    Molto bello.Chi scrive dimostra di conoscere benissimo le famiglie e i loro comportamenti, anche quelle non americane.L'ho letto con piacere e l'ho consigliato anche ad altri.

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"Quelle erano sere, e ce n'erano state centinaia, forse migliaia, in cui nulla di così traumatico da lasciare il segno era accaduto al nucleo famigliare. Sere di semplice intimità alla vaniglia sulla poltrona di pelle nera; dolci sere di dubbio fra notti di squallida certezza. Gli venivano in mente adesso, quei controesempi dimenticati, perché alla fine, quando si stava cadendo in acqua, l'unica cosa solida a cui aggrapparsi erano i figli."

Autore americano, ancora abbastanza giovane, con due romanzi alle spalle, una collaborazione fissa con periodici come The New Yorker e Harper's e una fama che lo precede in Europa come un'ondata. Ce n'è abbastanza per iniziare la lettura di questo notevole romanzo (anche per dimensioni) con una certa, quasi inevitabile, prevenzione. Il solito autore americano "alla Carver" che pensa di riprodurre un film di Robert Altman o un romanzo di DeLillo (che non a caso firma in quarta di copertina un'entusiastica recensione)? Uno snob newyorkese che critica solo apparentemente il suo entourage come Ellis? E invece, no, niente di tutto questo. Le pagine scorrono e la storia comincia a tratteggiarsi, semplice ma intensa, estremamente "vera", e se un paragone deve essere fatto, sono più le commedie amare di Neil Simon a tornare alla mente. L'ambientazione è quella dell'America borghese, i personaggi appartengono a una famiglia normale del Midwest con problemi, nevrosi, equilibri difficili e parole non dette, ma anche con la tranquilla quotidianità che tutti conosciamo bene. I genitori, Enid e Alfred Lambert, rappresentano una coppia d'età che deve fare i conti con la salute incerta di lui, affetto dal morbo di Parkinson (il cui pensiero, disturbato dalla malattia, viene descritto magistralmente in alcuni passaggi del romanzo), e la volontà illusoria di lei di riprodurre ancora una volta una condizione familiare idilliaca (esistita solo nella sue fantasie) che veda tutti riuniti in occasione del Natale. I tre figli, molto diversi tra loro, sono tre esempi di vite possibili: Gary, dirigente di banca, è l'uomo integrato, che ha costruito una solida piattaforma economica ma non un altrettanto valido rapporto di coppia; Chip, il secondogenito, ha perso il suo lavoro in università per un "comportamento sessuale scorretto", ma è riuscito a mascherare questo fallimento con un nuovo impegno di scrittore-giornalista che inorgoglisce la madre; Denise è un ottimo chef, realizzata professionalmente, ma nel privato ha rapporti bisessuali che per la famiglia Lambert sono di certo moralmente discutibili. Franzen ha scelto di fissare lo sguardo su ciascuno di questi personaggi in capitoli differenti. Ne emerge un affresco particolarmente preciso della personalità di ognuno, per poi approdare al capitolo finale Un ultimo Natale, dove il romanzo riprende tutte le singole storie, riunendole e mescolandole di nuovo, come carte da gioco.

L'utopia della felicità si scioglie nella constatazione che la vita non si può "correggere", malgrado tutti gli sforzi. "Ho messo a fuoco le cose che mi procuravano ansia per poi guardare sempre più da vicino al loro riflesso sociale. Ho fatto dei problemi della mia vita lo specchio di una crisi generale" ha dichiarato Franzen in una recente intervista, ed è forse questa la ragione per cui un romanzo che poteva essere l'ennesima descrizione di un mondo già conosciuto si è rivelato qualcosa di davvero nuovo.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

St. Jude

Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell'aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia. Alberi irrequieti, temperature in diminuzione, l'intera religione settentrionale delle cose era giunta al termine. Neanche un bambino nei giardini. Ombre e luce sulle zoysie ingiallite. Querce rosse e querce di palude e querce bicolori riversavano una pioggia di ghiande sulle case senza ipoteca. Le controfinestre rabbrividivano nelle stanze da letto vuote. E poi il ronzio monotono e singhiozzante di un'asciugabiancheria, la contesa nasale di un soffiatore da giardino, il maturare di mele nostrane in un sacchetto di carta, l'odore della benzina con cui Alfred Lambert aveva ripulito il pennello dopo la verniciatura mattutina del divanetto di vimini.
Le tre del pomeriggio erano un'ora pericolosa nei sobborghi gerontocratici di St. Jude. Alfred si era svegliato nella grande poltrona blu in cui di era addormentato dopo il pranzo. Aveva finito il suo pisolino e il prossimo notiziario locale iniziava soltanto alle cinque. Due ore vuote erano una fistola che generava infezioni. Si alzò a fatica, raggiunse il tavolo da ping pong e si mise in ascolto di Enid, ma non la sentì.
In tutta la casa risuonava un campanello d'allarme che nessuno poteva udire eccetto Alfred e Enid. Era il campanello d'allarme dell'ansia. Era come uno di quei grandi dischi di ghisa muniti di battaglio elettrico che spedivano in strada gli scolari durante le esercitazioni antincendio. Suonava da così tante ore che ormai i Lambert non udivano più il messaggio "campanello che squilla" ma, come quando un rumore prosegue ininterrotto finché non si riescono a distinguere i diversi suoni che lo compongono (o come quando si fissa una parola finché non si trasforma in una sequenza di lettere morte), udivano invece i rapidi rintocchi del battaglio sulla cassa di risonanza metallica, non una nota pura ma una sequenza granulosa di percussioni con uno strato superficiale di toni acuti e lamentosi; suonava da così tanti giorni che ormai rimaneva sullo sfondo, tranne certe volte, la mattina presto, quando uno dei due si svegliava in un bagno di sudore e si accorgeva che un campanello squillava nella sua testa da tempo immemorabile; suonava da così tanti mesi che il suono aveva ceduto il passo a una specie di metasuono, il cui volume dipendeva dal battito ritmico delle onde di compassione ma dal molto, molto più lento variare della loro consapevolezza del suono stesso. E questa consapevolezza era particolarmente acuta quando anche il clima era di umore ansioso. Allora Enid e Alfred - lei inginocchiata ad aprire cassetti in sala da pranzo, lui in contemplazione del disastroso tavolo da ping-pong nel seminterrato - si sentivano entrambi sul punto di esplodere dall'ansia.
L'ansia dei buoni sconto, in un cassetto pieno di candele dai raffinati colori autunnali. I buoni erano tenuti insieme da un elastico, e Enid si stava rendendo conto che le loro date di scadenza (spesso allegramente cerchiate in rosso dal produttore) erano passate da mesi, perfino anni: che quei cento e passa buoni, il cui valore totale superava i sessanta dollari (potenzialmente centoventi al supermarket di Chiltsville dove valevano il doppio), erano tutti scaduti. Tilex, sconto di sessanta centesimi. Excedrin PM, sconto di un dollaro. Le date non erano nemmeno vicine. Le date erano storiche. Il campanello d'allarme stava suonando da anni.
Ricacciò i buoni in mezzo alle candele e chiuse il cassetto. Cercava una raccomandata che era arrivata qualche giorno prima. Alfred aveva udito il postino bussare alla porta e aveva gridato, - Enid! Enid! - così forte che non l'aveva sentita strillare a sua volta, - Al, vado io! - Alfred aveva continuato a chiamarla a gran voce, avvicinandosi sempre più, e poiché il mittente era la Axon Corporation, 24 East Industrial Serpentine, Schwenksville, Pennsylvania, e poiché c'erano alcuni aspetti della situazione della Axon che Enid conosceva e che sperava Alfred ignorasse, si era affrettata a ficcare la lettera da qualche parte a pochi metri di distanza dalla porta d'ingresso. Alfred era emerso dal seminterrato strepitando come un mezzo cingolato, - C'è qualcuno alla porta! - e lei, sempre a un volume piuttosto alto, aveva replicato, - Il postino! Il postino! - e lui aveva scosso la testa davanti alla complessità della situazione.