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Nelle architetture di Santiago Calatrava il tempo e lo spazio sono proposte come entità amplificabili attraverso l'azione della macchina. Spazio e tempo giocano un ruolo fondamentale nella configurazione della sequenza del movimento, ma assumono anche un valore legato al soddisfacimento di esigenze variabili e quindi alla formazione di un quadro variabile di requisiti e prestazioni: nel tempo si racconta la storia di un edificio, quell'insieme di sollecitazioni che le trasformazioni sociali gli imprimono, o, più semplicemente, si può cogliere l'insieme delle condizioni meteorologiche che nel corso di una giornata, di una stagione o di un intero anno ne mutano l'aspetto; lo spazio, invece, è la materia plasmabile, la risorsa a cui gli edifici possono attingere per liberare le forme potenziali accumulate nelle proprie parti mobili. Ma il movimento chiede alla tecnologia di fornirgli gli strumenti giusti per potersi esprimere, per potere avere luogo; spesso non sa quali domande le deve porre affinché da essa possano arrivargli le giuste indicazioni. Il movimento è un velo dal tessuto disomogeneo, spesso dalla trama molto fitta e quindi dissimulante, più raramente larga e trasparente. Questo velo copre la tecnologia che, comunque, rimane sempre sotto la superficie, pronta adintervenire, pronta a mostrarsi, quando gliene viene data la possibilità. Perché la tecnologia possa svelarsi al movimento è necessario capire quali sono le regole che lo governano e sono proprio le macchine di Calatrava che attraverso la loro azione forniscono indicazioni preziose per la comprensione di queste leggi.