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Crimini e farfalle. Misteri svelati dalle scienze naturali
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Crimini e farfalle. Misteri svelati dalle scienze naturali Cristina Cattaneo,Monica Maldarella
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Descrizione

Non ci sono solo sudore e polvere da sparo nell'indagine poliziesca. Anche la scienza fa la sua parte nel chiarire "crimini e misfatti". Conie sanno gli appassionati di CSI, l'identificazione di una foglia su un cadavere può farci conoscere la stagione in cui la vittima è stata uccisa, la ricerca di minuscoli plancton nelle ossa può aiutarci a comprendere se la persona è annegata o è stata ammazzata prima di cadere in acqua, le caratteristiche geologiche di un bosco possono rivelare la sede di occultamento di un cadavere. In questo libro il lettore constaterà, attraverso il racconto di casi reali, come l'applicazione delle scienze naturali sulla scena del delitto o nelle indagini di laboratorio possa essere decisiva per ricostruire la dinamica dei fatti, identificare un colpevole o incastrare un assassino.
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Dettagli

2006
11 maggio 2006
XIII-174 p., ill. , Brossura
9788860300515

Valutazioni e recensioni

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matteo
Recensioni: 3/5

Ricco, emozionante illuminante e sopratutto veritiero. Un vero trattato di antropologia forense. Si vede la mano di una professionista indiscussa dell'antropologia forense italiana. Molto interessante per chi ama il genere. Tiene compagnia e si impara.

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GiorgioD
Recensioni: 3/5

Libro introduttivo sull'argomento (applicazioni delle scienze naturali alle indagini giudiziarie), molto generico, fornisce una prima idea a chi non ne sa nulla; è una rassegna di ambiti naturalistici che possono trovare applicazione nelle indagini ma non si addentra mai nello specifico. Gli esempi spesso sembrano anche lasciar intendere una scarsa efficacia dei metodi e molti misteri non sono affatto svelati dalle scienze naturali. Le immagini molto piccole spesso non consentono di osservare bene ciò che si dovrebbe vedere.

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Recensioni

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Voce della critica

Per lungo tempo si è pensato che il processo penale fosse esclusivamente l'occasione per applicare a un cittadino la legge concepita in astratto. Applicare uguale interpretare, e cioè leggerla secondo la volontà del legislatore, il tessuto linguistico, l'evoluzione storica, calarla in definitiva al caso concreto. Il positivismo ottocentesco ha impresso una formidabile spallata a questo modo di intendere il momento giudiziario, accademico, ristretto ai giuristi e alle loro costruzioni. Il diritto, si diceva, non può fare a meno della scienza in quanto la ricostruzione del fatto accaduto e la salute mentale dell'imputato non possono prescindere da conoscenze specialistiche. L'antico mito, che oggi ancora risuona nelle aule universitarie, del giudice quale "perito dei periti", e cioè sovrano illuminato che domina ogni materia giuridica e non, iniziava a subire ferite profonde. Dalle discussioni in materia psichiatrica si è passati, lentamente ma inesorabilmente, alle scienze tradizionali e oggi alle nuove scienze.
La letteratura poliziesca e poi il cinema e la televisione hanno contribuito a rompere un velo: le indagini non sono solo intessute di logica e di ragionamenti come nel giallo classico, o di psicologia e buon senso alla Simenon o alla Agata Christie, ma di conoscenze extragiuridiche. Si legge e si vede di indagini in cui l'acutezza e perspicacia cedono il passo ai microscopi, all'esame delle tracce di sangue, al Dna. Ai commissari si affiancano agenti con camici bianchi, dalle mani inguantate per rilevare impronte e non danneggiarle. Le discussioni in aula sono competizioni tra esperti e il caso si risolve anche e soprattutto grazie a loro. Del resto la cronaca giudiziaria può fornire incessanti riprove di questo ruolo degli esperti, dei loro contrasti, del quasi continuo ricorso alle loro capacità. E il fenomeno si estende con velocità inusitata, perché la tecnologia offre sempre nuovi spunti, rileva nuovi scenari, consente nuovi approfondimenti. Il processo diviene, oggi più di ieri, il palcoscenico della "prova scientifica", quella prova cioè che mutua dalle scienze il proprio contenuto e che viene offerta alle parti processuali come fortemente condizionante, se non risolutiva, della controversia giudiziaria.
Del resto, come possono i soggetti tradizionali del giudizio, giudici, pubblici ministeri e avvocati, conoscere quanto esorbita dal loro patrimonio conoscitivo? Come possono percepire il contributo delle scienze, siano esse nuove o meno? Come potevano pensare che le impronte digitali o il Dna avrebbero potuto capovolgere giudizi improntati sulla mera logica degli indizi, come dimostrano i sempre più frequenti provvedimenti di grazia negli Stati Uniti?
Questo volume si pone sul solco di questo sovvertimento processuale. Le autrici segnalano, come dovizia di particolari e annotazioni, di quanta importanza abbiano le scienze naturali nel campo processuale: fanno parte del più ampio catalogo delle scienze forensi, nate per coadiuvare la decisione giudiziaria e individuare il colpevole, accertare come il delitto sia stato commesso, da quanto tempo la vittima sia morta. Ecco allora che le pagine del saggio ripetono quanto sia decisiva la ricostruzione della scena del delitto e quanti particolari debbano essere tenuti presenti. Non sono solo quelli tradizionali annotati dal medico legale, ma anche quelli "naturali", che possono consentire di stabilire l'epoca della morte studiando le larve con l'entomologo, di determinare il luogo dell'omicidio con eventuali radici, pollini e foglie attorno al cranio con il botanico, di recuperare i resti cadaverici con l'anatomopatologo. Gli scenari che si aprono sono sempre più vasti e l'affidamento a competenze extragiuridiche sempre maggiore. Le professioni tradizionali legali devono prendere atto di una situazione irreversibile, alimentata anche dalla tensione a scoprire i colpevoli e commisurarne la sanzione. Non si tratta di un esproprio di antichi poteri, ma dalla voracità della tecnica che tutto divora.
Ciò non toglie che nascano alcuni problemi. Il primo riguarda il costo crescente del processo per l'ingresso di queste nuove forze e di conseguenza il costo della difesa per retribuire i propri consulenti, sempre più indispensabili affinché discutano con l'accusa. Il secondo concerne il controllo che il giudice e le parti possono esprimere su quanto loro viene prospettato. Come ne sono in grado? Si introduce una sorta di affidamento improprio nelle capacità dei propri tecnici? Se questo non è possibile per vincoli costituzionali, allora le parti legali debbono trovare un ambito di discussione nel delineare l'attendibilità di queste discipline o delle teorie interne che sono presentate. Si apre allora il tema di sempre: che cosa è scientifico e che cosa non lo è, che cosa resiste all'evoluzione scientifica o viene invece contraddetto. È questa una delle scommesse maggiori che si trovano ad affrontare gli attori giudiziari tradizionali, giudici e avvocati. Per evitare che la toga nera diventi un camice bianco.
  Fulvio Gianaria e Alberto Mittone

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Conosci l'autore

Cristina Cattaneo

Professoressa ordinaria di Medicina legale presso l’Università di Milano e direttore del LABANOF, Laboratorio di antropologia e odontologia forense. È attualmente coinvolta con l’Ufficio del Commissario straordinario per le persone scomparse nell’identificazione dei migranti morti in mare, in particolare per i naufragi di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e del 18 aprile 2015. Tra le sue pubblicazioni: Crimini e farfalle (Raffaello Cortina Editore 2006), Turno di notte (Modadori 2007), Certezze provvisorie (Mondadori 2010), I diritti annegati. I morti senza nome del Mediterraneo (Franco Angeli 2016), Vipere Italiane. Gli ultimi studi sulla sistematica, l'ecologia e la storia naturale (Castel Negrino 2017) L' universo amoroso (Jouvence 2017) e Naufraghi...

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