Traduttore: F. Niola
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 08/11/2016
Pagine: 248 p., Rilegato
  • EAN: 9788806232092
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Recensioni dei clienti

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    Roberto

    13/02/2017 13:44:47

    Dopo aver letto lo splendido Avventure di una ragazza cattiva e il bellissimo Eroe discreto, questo Crocevia mi ha un pochino deluso pur rimanendo un ottimo romanzo. Ho trovato minor originalità e poco pathos, anche se i temi trattati sono di alto interesse. Rimane comunque un libro da consigliare

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    Alberto

    09/01/2017 08:31:08

    L'ho letto in due giorni, grazie alla prosa fluente, scorrevole, piacevole di MVL. Come lui pochi altri. I temi sono i suoi consueti. La dittatura, la corruzione, il giornalismo, i poteri forti, l'erotismo. Quest'ultimo distillato in poche parole, allusive e / o esplicite sono molto più intriganti di una descrizione dettagliata dell'atto in questione. Mi è piaciuto come ha tirato le fila della vicenda nel capitolo ''Turbinio'', un colpo d'ala. Da leggere.

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    Francesco

    04/12/2016 11:42:40

    Inconsistente, arrivato all'ultima pagina mi sono chiesto 'ma cosa diavolo ho letto?'. Scorrevole e' scorrevole, ma non lascia nulla. Dialoghi inverosimili. Personaggi senza spessore. Provero' con 'la citta' e i cani'

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    cesare

    03/12/2016 15:58:29

    Crocevia di Mario Vargas LLOSA , 4/5 Negli anni 90 il Perù è attraversato da una profonda crisi economica e sociale, il terrorismo di Sndero Luminoso impazza come ribellione al regime autoritario del Presidente e del suo braccio destro, capo dell'intelligence service, capace di far scomparire o distruggere gli avversari politici con un giornaletto scandalistico con cui ricatta gli avversari più temibili. Le belle moglie di due amici di infanzia, riccchi o benestanti, da amiche diventano felici amanti. Il più ricco dei due viene ricattato con foto scattate in un una orgia. La storia si dipana scorrevole e molto serrata . L'ipocrisia, il potere, l'erotismo, il giornalismo ed il Perù sono i temi ricorrenti del grande LLosa di questo ottimo romanzo. Pagg.236 dic.2016 ed.Einaudi

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    giulia

    09/11/2016 13:40:20

    Malgrado tutte le polemiche che ogni vittoria porta con sé, è vero che l'attribuzione del Premio Nobel per la letteratura ha sempre una solida motivazione alle spalle. Certamente letteraria, molte volte anche sociale e politica. Comunque chi viene insignito di questo premio è autore certamente da leggere. E Vargas Llosa non fa eccezione.

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Sullo sfondo di una Lima alla fine dello scorso millennio, città tenuta sotto scacco da continui attacchi terroristici e con i ritmi scanditi dal coprifuoco, Mario Vargas Llosa tesse la tela di un intrigo che, coinvolgendo personaggi reali e verosimili spazia dalle più nascoste perversioni sessuali a un’inchiesta giornalistica che potrebbe cambiare i destini non soltanto di un uomo ma di un intero paese.

«Mi aspettavo il bene ed è venuto il male, invece della luce su di me è piombato il buio.»

La dittatura di Alberto Fujimori in Perù è giunta all’apice della sua crudeltà, il controllo ossessivo sulla vita sociale del Paese non riesce ad arginare la crescente ondata di violenza e malvivenza che hanno reso Lima una delle città più pericolose del Mondo.
Su questo sfondo grigio, plumbeo, s’intrecciano le vite dei protagonisti dell’ultima fatica letteraria dello scrittore peruviano, ormai spagnolo d’adozione e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 2010.
Una storia di sesso e potere introdotta già dalla fotografia in copertina di Vanja Milievic e Morgana Vargas Llosa, dove si vedono due donne, nude su un letto e con la copertina di un quotidiano peruviano che titola a piena pagina “coprifuoco in tutto il paese”; storia che vede come protagonisti due amici d’infanzia, tra le personalità più note nell’establishment politico e sociale peruviano, l’ingegner Enrique “Quique” Càrdenas e l’avvocato Luciano Casasbellas e le loro rispettive compagne, Marisa e Chabela che  vittime inconsapevoli del coprifuoco e di un intenso quanto inaspettato vortice di passione aprono le danze allo spettacolo messo in scena dall’autore. Spettacolo che assume toni oscuri e drammatici, arrivando a coinvolgere col suo ritmo sincopato e alternato (tanto da non sembrare scritto da un autore che ha appena compiuto ottant’anni) anche un vecchio attore di poesia caduto in disgrazia e il direttore di una squallida rivista scandalistica che pur non essendosi mai affrontati vis-à-vis sono legati indissolubilmente da un odio bieco e reciproco.
Al di sopra di tutto e di tutti una figura tanto vaga e sinistra, quanto reale e sempre tangibile (facilmente riconducibile a Vladimiro Montesinos, il capo del Servizo de Inteligencia durante la dittatura di Fujimori), il ragno che tiene intrappolato nella sua tela un intero paese tanto stanco e vessato dalle iniziative terroristiche di Sendero Luminoso e del Movimento rivoluzionario Tupac Amaru, quanto morbosamente interessato ai gossip e agli scandali (costruiti ad arte) che si susseguono di giorno in giorno.
Vargas Llosa, candidato nel 1990 alle Presidenziali del Perù che perse proprio a vantaggio di Fujimori, torna quindi a scrivere del suo Paese, scrivendo più da politico che da letterato (da non dimenticare che l’uscita del romanzo in Perù è avvenuta in concomitanza delle elezioni del 2016 che vedevano in ballo come candidata Presidente la figlia di Alberto Fujimori, Keiko). Lo fa riversando nella sua opera, - ben scritta, senza fronzoli e con un glossario alla fine per aiutare nella comprensione di tutti i “peruvianismi” presenti tra le pagine - tutte le caratteristiche che hanno contraddistinto la sua intera produzione, tornando, in un capitolo, alla tecnica di dialoghi e piani temporali incrociati che furono artefici  delle sue fortune al tempo de La città e i cani; il tutto gravitando intorno ad un mondo, quello del giornalismo, a lui così caro e che pur con tutte le sue contraddizioni diventa metro della verità nelle pagine di Crocevia come nella realtà, pur mancando forse di un pizzico di ambizione in più nelle pagine finali.
Un libro di vita vissuta, da vivere tutto d’un fiato.

«Perché lo facciamo, giocandoci il tutto per tutto? Innanzitutto e soprattutto per il nostro amore verso la libertà. Perché senza libertà di espressione e di critica, il potere è libero di commettere i suoi soprusi, i suoi crimini e le sue ruberie, come quelle che hanno oscurato la nostra storia recente. E per il nostro amore verso la verità e la giustizia, valori per i quali un giornalista deve essere disposto a sacrificare tutto, persino la vita.»

Recensione di Andrea Papa