Un cuore così bianco

Javier Marías

Traduttore: P. Tomasinelli
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806222628
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Recensioni dei clienti

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    Mina

    30/12/2015 12:10:53

    Diciamo che non è il mio libro preferito di Marias, poteva andare meglio....

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    Raffaele

    26/12/2015 10:48:43

    Esiste solo ciò che si conosce e la conoscenza può cambiare l'esistenza; un grandissimo romanzo.

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    Enzo

    15/04/2014 13:54:29

    È un capolavoro, per dirla semplicemente. Mi è piaciuto anche più di Domani nella Battaglia Pensa a Me

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    MA DP

    25/03/2013 22:06:17

    Molto in linea con gli altri libri di Marias, soprattutto Domani nella battaglia pensa a me. La presenza della morte che vive nel libro, l'importanza del passato nel presente, il peso del presentimento. Di lui mi piace la capacità di rendere a modo suo particolare la vita apparentemente banale dell'uomo qualunque. Molto bello, nella sua tristezza, il personaggio dell'amica, e il modo di raccontarne la solitudine.

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    Lucio

    27/08/2012 17:06:21

    L'architettura narrativa è grandiosa, l'identità dei personaggi si sovrappone, fino a confondersi, come pure si incastrano e si integrano i fatti accaduti in epoche diverse, con esemplare tempismo: funambolico pezzo di bravura, puzzle meraviglioso che ricompone magicamente personaggi, luoghi, fatti accaduti in tempi diversi. Appare, tuttavia, logicamente claudicante il pensiero dell'autore in ordine al tema che si propone di trattare, cioè il rapporto tra parola e fatto, nonchè la responsabilità che dalle parole o dalle azioni rispettivamente discende. Il pensiero di Marias appare volutamente sfumato; quel che è certo è lo iato incolmabile (intraducibile, non è casuale la professione di interprete svolta dal protagonista)che separa la parola dal fatto e che induce al silenzio ed al mantenimento del segreto, solo modo per preservare quanto di vero c'è a questo mondo. Tematica grandiosa, non sempre affrontata con lucidità dall'autore (sebbene la "confusione" sia un effetto sicuramente voluto da Marias). Libro da leggere, per meditare e per ammirare uno stile narrativo di sublime raffinatezza.

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    martino

    26/06/2011 18:39:13

    ..pochi libri mi hanno mandato ko come questo: javier marias è uno scrittore assolutamente sopravvalutato..

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    Barbara

    20/04/2011 13:17:27

    Una prosa incalzante, un fiume di parole che ti travolge...ipnotico

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    maura

    30/11/2010 00:33:27

    un libro decisamente interessante che e' un viaggio nella mente ansiogena del protagonista. A mio parere manca un poco di ritmo, ma forse è intenzionale. Come in altri libri di Marias trovo la ricerca intellettuale eccessiva nonostante non penalizzi il romanzo

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    Michele Testa

    20/10/2010 08:11:18

    Cosa è opportuno rivelare al proprio compagno, e cosa non lo è? Quali effetti ha «il detto» rispetto al «non detto»? Quali sono i vincoli, le reazioni automatiche che scattano inevitabilmente ogni volta che udiamo qualcosa? «L'orecchio non ha palpebre, non è possibile evitare di ascoltare, non può scegliere...» Marìas scrive un romanzo magistrale focalizzando la vita umana nel precario equilibrio tra l'intenzione e l'agire, tra il presente e il futuro, tra il desiderio e la sua conseguenza. Lo consiglio a tutti coloro i quali sono interessati alle dinamiche dell'animo umano e a quelle della coppia.

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    Ilaria

    13/09/2010 11:01:49

    Il tanto decantatao Marias alla mia prima lettura delle sue opere mi e' sembrato solo molto bravo a scrivere e descrivere stati d'animo.Pretenzioso, sonnolente chi osa paragonarlo a Roth?Questo libro mi ha lasciato un senso di incompletezza e di...beh si direi proprio noia

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    francesco v

    08/07/2010 14:57:54

    Mamma mia come scrivi bene amico mio, mamma mia. Mi hai aperto un mondo.

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    Annarita

    17/06/2010 23:49:29

    Sapere ci fa crescere, sapere ci costringe a scegliere, sapere significa entrare in campo per giocare la partita. Se sappiamo diventiamo protagonisti e responsabili. Marìas indaga l’animo umano in maniera superba. Con grande maestria ed efficacia pone il lettore nella stessa condizione di Juan, il protagonista che non vuole conoscere per non essere contagiato dalle parole degli altri. E dalle loro colpe. Ma Marìas, come Luisa fa con il marito Juan, prende il lettore per mano e pian piano, inesorabilmente, lo conduce fino alla consapevolezza. Marìas tesse una tela intorno alla verità, fili che si dipanano da Madrid, L’Avana, New York e Ginevra, e che si stringono intorno a segreti da svelare, realtà da far conoscere, responsabilità da assumere. E’ veramente bello il modo in cui questo romanzo è costruito, nulla è lasciato al caso e tutto, veramente tutto, lavora per l’unico obiettivo che lo stesso autore dice aver scoperto al termine della scrittura: una profonda, sfaccettata ed onesta riflessione sul segreto, la persuasione e l’istigazione, il sospetto, la possibilità di sapere, l’impossibilità di ignorare, di parlare e di tacere.

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    sara

    14/06/2009 12:51:58

    Sicuramente una perla della letteratura contemporanea, tuttavia ricalca un pò troppo le orme di Kundera (citato nel libro, è sicuramente uno scrittore letto e apprezzato da Marìas) con le riflessioni e le digressioni che prendono il via da una situazione quotidiana e la trascendono per diventare universali e ricollegate tra loro. Sembra di leggere un Kundera (fintamente travestito "da giallo") che pecca tuttavia di un pò di artificiosità: manca della "insostenibile leggerezza" della spontaneità dello scrittore Ceco. Resta, comunque, sicuramente da leggere.

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    maria cristina aschieri

    29/08/2008 14:53:48

    Una trama articolata ed intrigante: la storia principale ne regge altre collocate tra Cuba e Madrid, New York e Ginevra e tutte s’intersecano nel dialogo interiore con cui il protagonista rielabora elegantemente i suoi ricordi. Finché, pescando casualmente nelle sue memorie, non comincia ad emergere dalla facciata banale dei fatti rievocati, il progressivo sospetto che un importante segreto possa essergli stato tenuto celato per tutto il corso della vita. Egli inizia così a sentirsi in balìa di un conflitto interiore che sarà il dilemma su cui graviterà l’intera narrazione: se sia meglio addentrarsi lungo misteriosi sentieri per conoscere delle verità che potrebbero far saltare le basi della propria esistenza o sia invece più saggio tenersi al riparo da eventuali scossoni, rassegnandosi al dubbio e all’inconsapevolezza. Un’ambivalenza che lo tormenterà a lungo, lasciandolo fluttuare fra curiosità e paura, costantemente assillato dagli spettri del sospetto, fino a quando non troverà il coraggio di affrontare definitivamente la strada senza ritorno della rivelazione finale. Onore alla capacità descrittiva di quest’autore che ci conduce abilmente nel profondo della narrazione con crescente tensione e particolarità di dettagli, riuscendo a coinvolgerci anima e corpo. Sapori, rumori, odori raggiungono i nostri sensi con nitidezza, attraverso descrizioni magistrali, in un andamento lento e rilassato. Marias, un autore moderno, sensibile e avvincente, che va affrontato, in questo romanzo, con un piccolo sforzo per superare eventuali aspettative troppo consumistiche, per godersi appieno il sicuro piacere di un’ottima lettura che non si dimenticherà.

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    Alessio

    10/02/2008 11:46:28

    ne ho tradotto delle parti per un esame, quindi ho potuto lavorare sull'originale. a tratti, è vero, può essere lento...ma il viaggio psicologico nella mente del suo protagonista è formidabile: ansie, drammi e paure sono messe davanti a noi. e poi le pagine sul lavoro del traduttore e il capitolo dedicato al Macbeth sono, a mio parere, tra le più belle che abbia mai letto.

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    gaia

    05/09/2007 15:18:24

    Il pensiero è lucido e penetrante, la scrittura solida, la trama perfettamente congegnata, ma, a mio avviso, manca un po' di "vita" e il libro in alcuni tratti mi è sembrato troppo cerebrale e artificioso.

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    Isabelle

    24/02/2007 17:24:44

    Stamane giravo tra gli scaffali di una piccola biblioteca di Venezia, mi sono soffermata nella sezione di letteratura spagnola e portoghese, ho iniziato a scorrere con gli occhi il dorso dei libri, ho afferrato istintivamente "Un cuore così bianco". Conosco già Marìas, la sua prosa non mi è sconosciuta, ma sono sempre incerta, da giorni sono pervasa dal desiderio di immergermi in un libro che mi catturi totalmente. Lo apro alla prima pagina e inizio a leggere l'incipit, come faccio sempre, con tutti i libri. Ma contrariamente a quanto accade di solito non mi interrompo alla quinta o sesta riga, vado avanti. Leggo la prima pagina, poi la seconda, la terza... le prime quattro pagine le leggo in piedi davanti allo scaffale, poi, senza staccare gli occhi dal libro, mi allontano e mi siedo sulla prima sedia libera. Non mi tolgo nemmeno il cappotto, rimangò lì immobile e per qualche ora non esisto più.

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    benedetta

    15/12/2006 19:03:54

    mi dispiace, lo devo dire, ma proprio non mi ha entusiasmato; peggio: mi ha annoiato e basta. belle talune pagine di considerazioni, ma non a sufficienza da giustificare la lettura del resto del libro. Troppe digressioni e troppe anse nella narrazione che non portano a nulla e alla fine non si giustificano. Sorry, mi sa che con Marias ho dato. Peccato: Domani nella battaglia pensa a me, invece, mi era piaciuto...

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    mat

    02/12/2006 11:20:33

    Le parole dette, le parole taciute...ora, con le tue parole, mi hai fatto entrare nel tuo mondo e non so se sarò capace di viverlo. Libro davvero pregevole, le pag 79-82 sono altissima letteratura contemporanea.

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    star63

    11/09/2006 11:12:04

    Marias non si smentisce: è una garanzia! Il suo stile letterario è sublime: ti immergi nella lettura del racconto e sei condotto con naturalezza verso riflessioni profonde. "Un cuore così bianco" , dopo "Domani nella battaglia...", è la conferma della sua bravura. Complimenti.

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