Recensioni La cura dei sogni

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    11/11/2014 15:55:30

    L'ho letto a distanza di qualche anno dall'uscita. Un romanzo che regge alla prova del tempo.

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    29/06/2009 00:37:49

    mah, forse non l'ho capito, comunque non mi è piaciuto. non lo so, l'ho letto voracemente in un paio di giorni eppure l'ho trovato lacunoso, incompleto, quasi un'ambizione non riuscita.

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    06/02/2009 12:24:13

    Secondo me lo hai letto nel momento sbagliato. A me è piaciuto tantissimo. Molto fresco e romantico.

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    31/05/2008 23:52:10

    Non so se ho letto questo libro nel momento sbagliato visto che è piaciuto cosi tanto... a me non è piaciuto per nulla, mi ha pure annoiato e non mi ha per niente coinvolto.... mah...

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    03/02/2008 12:53:24

    Ho avuto con le pagine di Paolo Bianchi un rapporto molto contraddittorio. A tratti curiosa e affascinata di sapere come si sarebbe sviluppato lo scavo emotivo dei personaggi, a tratti riluttata e ribattuta dallo sfogliare pagina. Il tunnel di oscurità, in relazione alla mia condizione emotiva, mi obbligava ad abbandonare la lettura, creando forse ancora di piu quella condizione di sofferta condizione e svalorizzazione che trapela dai personaggi. Non è stata nè una lettura scorrevole, nè una piacevole passeggiata nella generazione italiana che mi precede. Ad ogni modo, è una buona spinta per cercare di capire e capirsi, in relazione alla società e alle sue regole in ambito professionale. L'emotività come terreno di gioco, dove la fragilità è un circolo vizioso che distrugge. Kampf. A volte si perde, l'emotività non è sempre pronta a patire le botte contro gli spigoli, rispetta le sue regole che vanno scoperte nel percorso . Nell'idea è grazioso, assolutamente non enigmatico, molto chiaro e leggero. Nel contenuto, una macchia di nera polvere, che spolverandola, verrà via.

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    21/10/2007 12:18:27

    Il libro mi è piaciuto. E' scritto con una forma usata raramente: la vicenda è narrata soggettivamente da ciascuno dei tre protagonisti – Andrea, Eugenia e Simone - questi ultimi due in terza persona, il primo in prima (scusate il bisticcio), la qual cosa mi è sembrata efficace perchè, in questo modo, le personalità sono state messe meglio a fuoco al pari dei pensieri e dei rispettivi sogni, da curare, come suggerito dal titolo. E' ad un passo per essere trasformato in una sceneggiatura da film.

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    20/10/2007 18:20:55

    Paolo Bianchi sa davvero scrivere. Ti accompagna nelle vite insipide di giovani milanesi e ti trasmette i loro dubbi, le loro passioni, i sentimenti, le aspirazioni. Usa personaggi forti, uno anche repellente, ma racconta i giorni nostri con tanta empatia. Un libro da leggere e meditare. Perché se è vero che i sogni possono essere terapeutici, anche sognare troppo a occhi aperti può essere una malattia.

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    12/06/2007 18:11:16

    Ho avuto il libro in regalo prima di Natale ma ho cominciato a leggerlo solo quando mi sono accorta che era linkato al blog di "Grazia" (il giornale). Un libro davvero notevole, l'ho finito in due-tre giorni. Una mia amica una volta mi ha confidato di avere un problema come quello che nel romanzo ha la protagonista, Eugenia. Ci sto ancora pensando. Non sono d'accordo che il finale è amaro, secondo me è solo realistico e poi dà anche speranza.

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    12/04/2007 02:46:38

    Bel romanzo, ben congegnato con molti piani narrativi che si intersecano. L'ho letto in due lunghe riprese, nel fine settimana. Lo consiglio.

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    03/04/2007 12:44:45

    A me è piacituo molto, un po' amaro il finale...

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    Ron
    22/12/2006 19:10:45

    Finalmente un romanzo che non parla della solita alienazione metropolitana e neanche dell'alienazione della provincia. Quindi, si è capito, non parla di alienazione. I personaggi navigano un po' nel vuoto, ma questo è uno specchio fedele di una parte di società. Noi lo sappiamo perché ci stiamo in mezzo (dico "noi" perché non so essere più preciso). Se una storia ti prende fino in fondo e ti lascia da pensare anche dopo che l'hai finita, il risultato è raggiunto. Almeno credo. Qui l'autore non cerca di fare il furbo facendoci vedere quanto è bravo a scrivere, o quanto è profondo a pensare. Tra l'altro, quelli che lo fanno, ci guadagnano veramente qualcosa?

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    21/11/2006 11:42:48

    Sullo sfondo di una fra le più ricche e moderne città italiane, Milano, Paolo Bianchi fotografa i sogni di una generazione attraverso il racconto delle vicissitudini di tre protagonisti: Andrea, Simone ed Eugenia. Una generazione confusa, quella dei trent'enni, senza tanti punti di riferimento trenne forse i sogni. Sogni fra l'illusorio ed il materiale. Sogni che aiutano a vivere...sin tanto almeno che non vengono esauditi. Un romanzo che aiuta a riflettere tanto le vecchie generazioni (che forse dei punti fermi nella vita li hanno avuti) che le nuove (che punti fermi non li hanno e che magari cercno con raro successo in illusioni che passano come un treno in continua corsa), in un mutare di personalissimi scenari di vita vissuta. Giudizio: ***

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    20/11/2006 09:49:22

    Sullo sfondo di una fra le più ricche e moderne città italiane, Milano, Paolo Bianchi fotografa i sogni di una generazione attraverso il racconto delle vicissitudini di tre protagonisti: Andrea, Simone ed Eugenia. > Una generazione confusa, quella dei trent'enni, senza tanti punti di riferimento trenne forse i sogni. Sogni fra l'illusorio ed il materiale. Sogni che aiutano a vivere...sin tanto almeno che non vengono esauditi. > Un romanzo che aiuta a riflettere tanto le vecchie generazioni (che forse dei punti frmi nella vita li hanno avuti) che le nuove (che punti fermi non li hanno e che magari cercno con raro successo in illusioni che passano come un treno in continua corsa), in un mutare di personalissimi scenari di vita vissuta. > Giudizio: ***

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    16/11/2006 23:22:41

    Ti fa inciampare tra i suoi personaggi. All’inizio. Sono sgradevoli e fuori dal tempo. All’inizio. In un’ improbabile ambientazione. Sempre all’inizio. Poi, come succede ogni giorno a chi ha voglia di scoprire oltre, loro, i personaggi, si scoprono fino a mettere a nudo anche l’anima. Il cerchio del tempo e dello spazio allora si chiude. Non è il romanzo dei trentenni d’oggi. E’ il romanzo di chiunque abbia un mondo interiore che non vuole svelare spontaneamente. Di chi spera che qualcuno oltre a se stesso veda “la luce” che proietta. Per diventarne anch’esso più consapevole. Questa è l’illusione. Chi spera questo spesso rimane deluso davvero. Forse perché ognuno ha una luce che solo pochi altri possono vedere. Il più sta a incontrarsi, trovarsi. Questo è il sogno. E che il sogno non muoia mai. Bravo Paolo. Coinvolgi gradualmente e riesci in più momenti a sorprendere. M.M.

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    19/10/2006 12:42:38

    La cura dei sogni è ben scritto, e in grado di coinvolgere il lettore nelle storie dei 3 personaggi principali. Unico neo una frase che dice qualcosa tipo: "vi spiegherò in seguito il perchè del soprannome" riferito alla coniglietta. Frase di cui non c'è alcun bisogno, e pure brutta: quando spieghi spieghi, le anticipazioni sono altra cosa. Bella la scelta dei cognomi, mi è piaciuto il caratterizzare un personaggio con un fortissimo e riconocibilissimo accento, tanto che avevo pensato che la città fosse Padova (causa Scrovegni) o Venezia, invece credo sia più Torino (o tendenzialmente Torino), causa la costa. Ma non ha alcuna importanza.

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    18/09/2006 16:23:32

    Non avevo mai letto niente di Paolo Bianchi, anche se ho visto che ha scritto altri libri. Questo mi sembra un romanzo più classico. Molto ben congegnato con una accelerazione nella terza parte, dove si racconta un viaggio di illuminazione (diciamo così). Anche il linguaggio è curato, con tentativi che si avvicinano alla sperimentazione. Lo proporrò al mio gruppo di lettura. E' giusto dare spazio anche agli autori italiani che meritano

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    29/08/2006 23:36:37

    Una storia di isolamento urbano, anche ordinaria, ma con qualche fuga nello straordinario. Non tutti fanno l'amore per soldi (che non è amore) e non tutti si tagliuzzano per sentirsi vivi. Eugenia è un personaggio che fa rabbia e tenerezza, più la prima che la seconda. Meglio un po' di sano cinismo.

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    31/07/2006 21:13:23

    È interessante ritrovare un autore che già dieci anni fa, in tempi non sospetti, s'interessava allo strano destino della generazione dei trentenni. Travolto da cumuli di carta e di altri materiali vari e avariati, prodotti con compulsione negli anni successivi, il suo saggio inchiesta (Avere 30 anni e vivere con la mamma, Bietti, 1997) sembra riprendere il filo conduttore nelle pagine del nuovo romanzo, che affronta con sufficiente sarcasmo ed onestà la realtà delle cose. Una realtà dove apparentemente tutto scorre nella banale e rassicurante squallidità del grigiore quotidiano, compresi i sogni che ciascuno dei protagonisti chiamati in causa pensa di voler realizzare. Ma siamo sicuri che lo vogliano per davvero? CHI sono i veri protagonisti, che ci sbeffeggiano con solerzia e metodo tra le righe? Qual è il vero percorso da seguire, curarsi con i sogni o curarsi dai propri sogni, come fossero una malattia, non lo si capisce mai fino in fondo. Forse l'autore torna a sondare i sotterranei dell'anima di una falsa gioventù, vittima di un esistenzialismo senza possibilità, facendosi un po' gioco del lettore. Un modo di prendere le distanze dalla soglia della maturità universale, con quella sottile ironia che convince. E con una certa cifra stilistica, che induce al perdono per un finale che lascia perplessi. Offre, d'altronde, la possibilità di ricominciare daccàpo per non perdersi nei mille trabocchetti disseminati quasi in tutte le pagine, che finiscono per condurre -dalle profondità dei tre metri ipogei- verso una zona franca in cui si può fare a pugni con l'autore. In effetti lo spazio c'è, e Bianchi lo permette: basta saper osservare. Ma s'impone una certa difficoltà. Un libro denso, dunque, più di quanto parrebbe in un primo momento falsamente onirico. E quale libro, in fondo, può sperare in un destino migliore di quello della rilettura?

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    28/06/2006 19:15:43

    Molto interessante. Da leggere. In un panorama affollato di titoli generazionali, il libro spicca per almeno una qualità: suona vero, non consolatorio, anti-retorico, dissacrante ma non cinico. Ovviamente è scritto benissimo, quindi anche a chi può non piacere, difficilmente lo stile non lascierà la sensazione di un lavoro di valore. Complimenti all'autore. Voto 8.

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    20/06/2006 14:37:31

    Un bel libro, che vortica fra le esperienze dei tre protagonisti (tre?) e la soggettività di ognuno di fronte agli accadimenti della vita. Scrittura essenziale, le sbavature sono limate con perizia e ci regalano una narrazione scorrevole. S'indagano i sogni, s'inseguono con maggiore o minore perseveranza. Se ne cerca la cura? Forse, perché il guaio dei sogni è che rischiano di avverarsi.

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    06/06/2006 09:11:08

    Il libro è scritto benissimo con uno stile che riecheggia il primo, e migliore, De Carlo. Ho letto anche "La repubblica delle marchette" e mi è piaciuta molto, "La cura dei sogni" conferma il talento dell'Autore. Complimenti per questo romanzo moderno sulle debolezze dei trentenni che, in realtà, sono le debolezze di tutti. In particolare mi sono immedesimata nell'inadeguatezza che prova Eugenia rispetto ad un ideale di bellezza irraggiungibile. Spero diventi un film.

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    01/06/2006 16:03:09

    Del libro la cosa che mi è piaciuta di più è la fascetta, ma anche dentro a tratti è strano.

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    30/05/2006 22:23:00

    Vivace, mobile, l'ho letto voracemente. Mi è piaciuto. Mi ha saputo incuriosire. Mi sono addirittura rispecchiata nei protagonisti. Hanno tutti un comune denominatore. Potrebbe essere un buon film.

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    18/05/2006 13:24:43

    Non mi è piaciuto. Beh non tutto ecco. E' troppo semplice. Nel senso che mi sembra ricalchi un po' quello che accade nei telefilm a livello di struttura narrativa, ma forse son io che guardo troppa tv L'idea del canone a tre rende indubbiamente tutto più semplice, voglio dire... è come tipo guardare delle puntate, come spiare nella finestra di qualcuno quando passi col treno vicino ai palazzoni e in quel momento sta accadendo qualcosa. Trovo che quello che scrivi sia vero, ma non è abbastanza e non è tutto. E' tutto quello che hai tralasciato, che solo si intuisce, la parte che trovo più interessante. Racconti tutto ciò che si può dire e leggere, a me piacerebbe potere leggere di quelle cose impossibili da dire ma che esistono. Mi è piacuta tanto a pagina 161 la descrizione di quello che accade in chiesa. Me la sono vista la scena, proprio davanti agli occhi. Quella sensazione di pericolo che rimbalza come una palla rovente e tocca Simone che 'all'improvviso si sente ustionare il collo' uno, poi 'Poi di nuovo una fitta bruciante' due, 'Sente l'umido del sangue' tre. Queste pagine mi sembra che abbiano un ritmo, forse quello della salsa. Simone che parte e Andrea pure, questo è il filo di Arianna. Ma Eugenia rimane e funziona il fatto che da pg 157 a pg 187 di lei non si parla, non so se l'hai fatto apposta ma io mi son chiesta che fine avesse fatto. Poi la lasci lì con le forbici in mano, chiaro, solleticando la curiosità morbosa dei tuoi lettori. Andrea e Simone hanno due ruoli diversi ed insomma non esiste eroe. secondo me. Desirè, vorrei essere come lei.

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    17/05/2006 12:12:53

    A me è piaciuto perché innanzitutto non mi ha annoiata. Non ci sono troppe descrizioni inutili e quelle che ci sono funzionano perché sono la cornice dei personaggi. Il personaggio di Simone secondo me è il più squallido, più di Andrea "il marchettaro", perché ha meno coraggio di credere nei suoi sogni e di realizzarli. Eugenia fa un po' compassione e un po' rabbia, però mi ricorda una mia amica o forse ex amica, anche lei con dei problemi molto simili. Una lettura che consiglio.

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    13/05/2006 22:51:07

    Fare il "marchettaro" è un mestiere che presenta anche degli inconvenienti, almeno stando al protagonista di questo romanzo. Anche la protagonista femminile non se la passa benissimo, nonostante sia di buona famiglia e faccia un lavoro interessante, la restauratrice di opere d'arte. Il libro l'ho letto in un weekend e ci sto ancora pensando...

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    10/05/2006 09:30:38

    Parla di Andrea, Eugenia, Simone e Desirè, un marchettaro e tre restauratori di Brera che condividono grandi esperienze: Milano, Cuba e le cubane, le fughe e i ritorni, l'amore, l'autolesionismo femminile, l'amicizia, il lavoro, altre fughe per ritornare. Il tutto narrato dai punti di vista di Andrea, Eugenia (bella e tormentata) e Simone. La copertina anticipa ai lettori la difficoltà dei personaggi del libro di "stare a galla". Un bel romanzo di formazione. Da leggere.

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    04/05/2006 14:16:00

    Il libro è avvincente, un po' bizzarro in certi dialoghi, però mi è piaciuto molto. Mariangela (si chiama in realtà Eugenia, attenzione!) è un personaggio inquietante e perverso, ma alla fine... non ve lo dico, non voglio rovinarvi il piacere della lettura.

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