Dal tuo terrazzo si vede casa mia

Elvis Malaj

Illustratore: A. Ripane
Editore: Racconti
Collana: Racconti
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 19 ottobre 2017
Pagine: 164 p., Brossura
  • EAN: 9788899767150
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Recensioni dei clienti

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    Michela C.

    21/09/2018 22:52:32

    È una serie di racconti più o meno brevi, il cui filo conduttore principale è l'origine albanese dei protagonisti. Mi aspettavo storie che sfatassero falsi miti e sensibilizzassero alla differenza culturale, ma è così solo in minima parte. La prosa è semplice e scorrevole (elemento positivo), costellata da espressioni in lingua albanese non tradotte (aspetto interessante, ma che rende difficile la comprensione del testo) e da personaggi che dimostrano tendenzialmente di avere qualcosa di primitivo e infantile o almeno irrazionale. Non tutti, naturalmente, ma per quanto mi riguarda troppi. Qualche volta a fine racconto mi sono sentita confusa, poche volte soddisfatta da ciò che avevo letto. Una raccolta tutto sommato ben leggibile, ma mi aspettavo molto di più da un libro che accenna a tematiche come il razzismo, l'integrazione e le differenze culturali. L'ho trovato un po' acerbo e superficiale.

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    Alessio

    12/06/2018 20:15:05

    Lo straniero è una delle figure più vulnerabili all’interno dei nostri contesti sociali. Nella raccolta di racconti di Elvis Malaj questo tema è onnipresente: sono molti i momenti in cui un personaggio di origine albanese è chiamato a “giustificare” questa sua condizione di straniero in un paese straniero, come fosse una colpa. È forse la situazione più complicata da affrontare quella di cercare di integrarsi senza dimenticare le proprie origini. Ecco allora, nel primo racconto, Marenglen cercare una via d’uscita, affermando che il razzismo non esiste, salvo poi essere deriso in quanto albanese davanti alla sua compagna. La diversità diventa a sua volta motivo di scontro, come nella grottesca lotta tra due ragazzi di colore e un albanese per un televisore rotto gettato nella spazzatura, con il protagonista del racconto “Il televisore” che afferma: “Non sono razzista! Sono albanese!”, per poi alzare le mani nella rissa che lui stesso ha creato. La distanza è aumentata anche dalla lingua, che però può diventare strumento di salvezza: basta domandare a un altro albanese “A Pritni miq?” per trovare ospitalità, come si spiega nel racconto omonimo. La diversità culturale si annulla quando si indaga la natura degli uomini: Dede, in “Scarpe”, è un uomo che sembra rispondere soltanto alle sue pulsioni sessuali più elementari, mentre nel racconto “L’Incidente” Gjoke è totalmente in balia di Selvi, una vecchia compagna di scuola che come una strega sa incantarlo con una semplice parola; ma la magia non basta a impedire a Gjoke di fuggire per timidezza. Questi sono solo alcuni dei ritratti tracciati nei racconti della raccolta: con il suo stile asciutto, essenziale, e un linguaggio molto immediato, Malaj è capace di ricostruire le atmosfere di un’Italia diversa da quella che siamo abituati a conoscere. Ma, al tempo stesso, ci ricorda che italiani e albanesi hanno sicuramente differenze culturali, ma sono comunque esseri umani, con le stesse paure e gli stessi lati oscuri.

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    AMALIA

    12/06/2018 19:00:05

    "dal tuo terrazzo si vede casa mia" è un invito a varcare un breve e piccolo confine di prospettiva, un invito alla condivisione e alla comprensione di quell'alterità che è spesso mito da sfatare, alterità che strega prima o tardi tutti, alterità che porta l'etichetta di "razzismo". Ma "il razzismo non esiste" e lo crede - quasi - fermamente l'autore-personaggio, albanese in Italia da anni e ormai avvezzo ad avvenimenti di circostanza. Il romanzo, che si sviluppa tutto nel confine tra il terrazzo e quella casa, restituisce un intreccio di eventi e personaggi, di scorci e ritagli introspettivi, di scambi e di sguardi che dopo ogni racconto sono nuovi confronti e nuove acquisizioni.

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    Algernon Moncrieff

    12/06/2018 18:49:33

    L’autore è un giovane albanese trasferitosi in Italia sin da ragazzo, che al suo esordio da scrittore affronta lo scottante tema dell’immigrazione. Si tratta di fenomeno complesso e spesso l’immigrato viene visto come un untore, un appestato o una strega cattiva da cui tenersi a debita distanza. In questo libro, in parte autobiografico, l’autore sbeffeggia gli stereotipi legati alle differenze culturali raccontando aneddoti ed episodi di vita quotidiana di due mondi che si incontrano e si scontrano. Un libro che che non ha la pretesa di affrontare il fenomeno migratorio nella sua interezza ma che cerca -e riesce- a dare il giusto risalto all’elemento umano.

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    Sara

    12/06/2018 17:34:20

    “Dal tuo terrazzo si vede casa mia”, raccolta di racconti, pubblicata nel 2017 da Racconti. L’ autore è Elvis Malaj, giovane scrittore di origine albanese, arrivato in Italia all’età di 15 anni. Nei dodici racconti del libro troviamo scene di vita quotidiana di personaggi appartenenti a varie realtà sociali. Per primi albanesi che si trovano in Italia e che subiscono il peso dei pregiudizi; italiani che si rapportano con albanesi, malvisti da altri italiani; albanesi che hanno pregiudizi verso gli italiani o altri di altre nazionalità; albanesi rimasti nel loro Paese che vivono una condizione non molto diversa da quella che troverebbero in Italia. I temi sono vari: integrazione, accettazione, relazioni sentimentali, adolescenza, l’ opportunismo di alcuni nell’ approfittare dell’impossibilità di scelta di altri. I protagonisti sono messi a dura prova dalle difficoltà in campo lavorativo, nei rapporti interpersonali, nella crescita individuale, nel superare i pregiudizi e nell’ annullarli per sconfiggere la paura dell’ altro, che spesso spaventa come una strega cattiva. Il linguaggio è adatto alle vicende trattate e di immediata comprensione. L’ ironia di Malaj è uno strumento per alleggerire le vicende, ma allo stesso tempo far riflettere sulla loro veridicità. I racconti spingono a riflettere sull’ universalità dei temi. Siamo tutti “ l ‘altro” di qualcun’ altro e noi stessi per primi siamo in difficoltà se cerchiamo di essere ciò che non siamo. Facciamo di tutto per essere accettati, l’importante è non dimenticarsi chi siamo e ciò che ci ha portato ad essere ciò che siamo. Per quanto i personaggi cerchino di integrarsi, nelle situazioni più dure viene sempre fuori la loro origine, che non può essere cancellata solo per rassicurare chi abbiamo davanti e fargli capire che, se apparteniamo ad un popolo, allora non ne portiamo addosso tutto quello che ci può essere di negativo, perché gli aspetti negativi possono appartenere a chiunque al di là della sua provenienza.

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    Benedetta

    12/06/2018 16:40:40

    Malaj racconta le difficoltà, i sogni e le speranze di uomini e donne che hanno lasciato il proprio paese d’origine e che cercano di rifarsi una vita in una terra straniera. La scrittura è semplice e diretta, lo stile ironico e pungente. E fa male. Fa male perché il realismo dirompente ci costringe a fare i conti con la strega che è in noi, con le nostre paure, frustrazioni e pregiudizi; perché ogni giorno vediamo realtà simili ed i lunghi monologhi interiori dei personaggi i cui pensieri si aggrovigliano nel tentativo di risolvere i problemi quotidiani, danno una sensazione di disagio. L’ironia usata da Malaj strappa un sorriso, ma il retrogusto amaro rimane. “Dal tuo terrazzo si vede casa mia” è un invito a scendere di casa, a gettare un ponte e andare dall'altra parte. Perché due culture che si incontrano sono un’opportunità per capire gli altri ed arricchirsi, e così si impara a non aver paura della diversità e a vederla come un valore, non come un problema. Mi piace pensare che sia questo il messaggio di fondo, ma che ci sia ancora tanto da fare.

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    Jo

    12/06/2018 10:44:28

    Libro candidato al premio Strega 2018. Elvis Malaj, scrittore albanese che vive in Italia racconta le difficoltà e la bellezza di realizzare il proprio sogno di emigrare in una terra straniera. Rapido, realista e sincero attraversa gli ostacoli del pregiudizio e arriva dritto al cuore. Un libro che vale la pensa leggere, soprattutto oggi.

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    Alessandro

    12/06/2018 09:49:28

    Sbruffonerie e timidezze, incomprensioni, malintesi, parole giuste al momento sbagliato, parole sbagliate al momento giusto, silenzi, egoismi e premure, paure adolescenziali e timori giovanili : essere albanese in Italia come metafora delle difficoltà di relazionarsi, di vivere la vita costretti dalle convenzioni e orientati dai luoghi comuni. Una scrittura rapida e decisa che non è ricerca di maniera ma giusto compromesso tra l'immediatezza del detto e la riflessività del pensato. Dal mio terrazzo si vede casa tua è il tentativo di gettare un ponte, con la convinzione che buttare l'involucro dei clichè e degli stereotipi, liberarsi della lente deformante dei pregiudizi, togliere la scopa alla strega, la coda al diavolo, il lenzuolo al fantasma, è l'unico modo per riconoscersi e farsi liberi.

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    MammaLupa - (Ethel Vicard)

    11/06/2018 21:55:16

    Quando la realtà incontra l’ironia nasce “Dal tuo terrazzo si vede casa mia”, una raccolta di racconti taglienti e pronti a far immergere i lettori in pagine di stereotipi di volta in volta ribaltati e confermati. Tra i temi trattati ritroviamo ciò che nel quotidiano fa parte della società italiana: immigrazione, razzismo, pregiudizi, integrazione. Dal forte taglio introspettivo dei personaggi si può immedesimarsi nell’autore e comprendere la sua volontà di far sentire la voce della propria coscienza tramite l’uso di un narratore esterno astuto e graffiante, pronto a mostrare le difficoltà e le amarezze dell’essere straniero in terra straniera. Come un bouquet di fiori di plastica “Dal tuo terrazzo si vede casa mia” viene accolto con entusiasmo per i suoi colori e la bellezza della composizione, tuttavia si tratta di una raccolta che stenta a far comprendere il vero profumo di un paese lontano: l’Albania; e fin quando non si trova una mano disposta a farci addentrare nella storia di un Paese, non si possono comprendere davvero coloro che da essa si allontanano. Ogni lettore potrà perciò farsi carico dell’amarezza che Elvis Malaj ha tacitamente espresso nei suoi racconti, oppure potrà continuare per la sua strada, rimanendo persino infastidito dalle locuzioni in albanese (non tradotte) e dallo stridore con il resto della narrazione di alcuni termini italiani “troppo” ricercati perché con “il razzismo non ha mai avuto a che fare perché non ci crede” (un po’ come se si parlasse dell’esistenza di una Strega). Della medaglia che vediamo tutti i giorni “Dal tuo terrazzo si vede casa mia” ci mostra l’altra faccia, come si può evincere dal titolo che sembra essere un virtuoso gioco di parole: non è “dal mio terrazzo si vede casa tua”, bensì con un originale gioco di specchi e sottile empatia, l’autore ci porta a metterci nei panni dell’altro, che ciò ci piaccia o meno.

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    Marco Menini

    10/06/2018 13:26:57

    Sprazzi di vite che si mescolano come fa il più abile dei pittori astratti che trova un senso in qualcosa che ad uno sguardo superficiale sembra solo un tumulto di colori. C’è Marenglen che preferisce il bianco della luce al buio pesto del razzismo e ogni volta che quest’ultimo affiora ne resta scosso, non ci si fa l’abitudine a quelle cose lì. Ci sono le storie che zoppicano come quelle di Maria e Giuseppe e di Bashkim e Maddalena dal colore e dal sapore leggermente aspro del lime e le storie che vorrebbero iniziare ma non lo fanno, ne sa qualcosa Gjokë bloccato dal cuore color ardesia, una pietra in realtà nemmeno così dura, di Selvi che dopotutto gli dà una possibilità. Credo proprio che Kandinskij sarebbe fiero di Dedë, il caos inizia da un paio di scarpe e finisce con un rapporto con Fatmira, tutto ha un senso, la tempesta, il sereno, i colori dell’arcobaleno. La violenza invece è un uragano, quello che per Ruggero sembra un gioco per Kreshnik è devastante, il fato dice no, il carbone diventa zaffiro. Le strane proposte di Altin che strano lo è davvero, lo si capisce dalla cravatta con un motivo a fiori, variopinto. Se dovessi assegnare un colore a Marash sarebbe il verde, quello della speranza. Un ragazzino introverso, mentre i coetanei sembrano già grandi, tanto più grandi di lui sicuramente. Un giorno anche lui avrà una carriola bellissima. Agrin e Silvia aspettano un bambino, tutto il resto conta poco, rosa o celeste. Çoban e Mrika sono due spiriti liberi, un posto o un altro non fa tanta differenza per loro, il blu profondo lo ricercano dentro di sé. E infine c’è Kastriot, la fantasia dello scrittore incontra la stronza in carne ed ossa di nome Veronica, cremisi, il colore dell’amore che sboccia, forse. Italiano o albanese, giallo o rosso, in questo caso diventano un arancione intenso e non ha senso rimarcarne le differenze se quest’ultime sono arricchimento. La strega questa volta ha usato la magia per fare qualcosa di buono. Ne të gjithë jemi shqiptarë.

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    federica

    10/06/2018 09:51:23

    Questo è il terzo libro candidato al premio strega che leggo. Elvis è italiano d'adozione e scrive questa sua prima raccolta di racconti con una prosa che mi ha colpita. I racconti sono caratterizzati da un'ironia sottile e amara. Il suo è uno sguardo disincantato sul confine di sue mondi, culture lontane che si ritrovano ad essere vicine, separate solo da una striscia d'acqua. Con i suoi racconti l'autore vuole colmare la distanza tra il "terrazzo" di casa mia e quello di casa tua. I protagonisti dei racconti sono albanesi che vivono in Albania o che sono emigrati in Italia e italiani che con quest’ultimi si confrontano. Le culture si intrecciano in modo dinamico e troviamo tratti albanesi in Italia e tracce italiane in Albania. Oltre alla differenza di culture, Elvis si sofferma sulle differenze in quanto individui unici a prescindere dalla nazionalità. Infatti nei suoi dodici racconti i personaggi sono originali, simpatici e a volte surreali. I personaggi sono messi in situazioni critiche disparate: un episodio di razzismo, prima volta " non prima volta", recupero di un televisore dalla spazzatura, amore, fuga e altre situazioni tra il serio e il rocambolesco . E' trattato in modo leggero ma non per questo banale il tema dell'integrazione degli albanesi . L'autore fa battute sui pregiudizi razzisti. Per anni l'italiano medio ha avuto paura degli albanesi, ancora oggi persistono luoghi comuni, fra tutti " Gli albanesi rubano!", i nemici però oggi sono diventati gli immigrati africani. Gente che arriva dal mare, disperata, a rubarci il lavoro e nel contempo per farsi mantenere da noi. Consiglio il libro a tutti, soprattutto a chi ha pregiudizi, per guardarsi attraverso gli occhi di chi proviene da un altra cultura e vede i nostri difetti, li corregge e ci insegna qualcosa di nuovo.

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    Luisa Musto

    10/06/2018 07:23:21

    "Dal tuo terrazzo si vede casa mia" dice il protagonista di uno di questi racconti a una ragazza italiana, un po' come Italia e Albania, che sono una di fronte all' altra con un braccio di mare a separarle. Scrittore esordiente, piccola casa editrice, un Davide che sfida i Golia al premio Strega. Malaj entra nella dozzina dei papabili alla vittoria con un libro di racconti brevi, alcuni brevissimi, giovani e scanzonati, che scherzano sugli stereotipi che circondano gli albanesi nel nostro Paese. In alcuni tratti molto divertente, in altri lievemente amaro, racconta cosa significa essere non poter uscire dall'immagine di ubriacone ignorante che ama picchiare, anche quando si conoscono a memoria le poesie di Alda Merini e di mestiere si fa lo scrittore. Fresco e ironico, non credo abbia chance di vittoria...ma è bello sognare che anche Davide possa sconfiggere Golia.

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    Elisa

    09/06/2018 22:11:16

    Splendidi racconti dinamici, curiosi, innovativi. Si parla così spesso di diversità e di stranieri che questo libro pone nuove domande e nuove soluzioni. Il razzismo è una strega a cui non bisogna dare ascolto. Sarebbe bello parlarsi da un balcone all'altro. Sarebbe tutto più semplice, perché in fondo siamo noi a complicarci tutto e a mettere barriere,tra noi e gli altri.

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    Fabrizio

    09/06/2018 21:34:32

    Glen, Maria, Bashkim, Gjokë, Dedë e Marash sono alcuni dei protagonisti di questa prima raccolta di racconti di Elvis Malaj. Dodici bozzetti per descrivere la società multiculturale contemporanea nei suoi aspetti più crudi. Ciascuno con la propria storia sulle spalle, questi uomini e donne non hanno via di scampo e sono destinati a rimanere imprigionati nelle loro sofferenze, rassegnandosi ad accettare quanto il destino ha riservato loro. Dal ragazzo che vede il padre a letto con la compagna di classe a una madre che si alza alle due di notte per rilavare i piatti già lavati, tutti sono accumunati dalle difficoltà quotidiane e dai loro disagi a prescindere dalla loro nazionalità. La faticosa monotonia quotidiana, che prevede l’imposizione di un ruolo sociale e l’assunzione di pregiudizi, necessari per avere una strada più sicura da seguire, è spezzata da imprevisti che aumentano l’incomunicabilità tra le persone: un incidente stradale interrompe un aperitivo troppo silenzioso, l’arrivo di nuovi vicini di casa e la scoperta di nuovi giochi coinvolge un bambino solo, una terrazza trascurata apre nuove storie e desideri. Le sensazioni fisiche e le emozioni sono rappresentate senza sconti, con immediatezza o con immagini poetiche non sempre riuscite. I racconti scorrono velocemente e mettono nero su bianco l’idea che “ovunque vai ti porti sempre dietro qualcosa che alla fine rende ogni posto uguale a un altro”: la fuga non risolve le difficoltà. La Strega cattiva è dentro ciascuno e impone la fatica di trovare un equilibrio che finisce per renderci tutti uguali nel teatro della vita. Una lettura che porta a riflettere su se stessi e sul rapporto con gli altri. L’integrazione sociale non riguarda solo chi viene da fuori, ma tutti. L’autore lo dimostra facendo molti riferimenti alle sue esperienze biografiche di emigrato, soprattutto nell’ultimo racconto, spiegando che le speranze e i desideri trascendono la nazionalità.

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    Marianna

    09/06/2018 15:49:59

    Il libro dell'autore albanese, Elvis Malay, ci racconta attraverso, dodici storie di vita quotidiana, L immigrazione, la convivenza difficile, a volte ostile, tra etnie diverse: albanesi e italiani. Le storie si caratterizzano, da personaggi, uomini qualunque, che con grandi sforzi, inseguono un sogno: integrarsi e trovare un luogo che diventi la loro casa. Ma come ogni luogo, sono le persone a fare la differenza è in ogni storia l'invito implicito e a non guardare lo straniero come estraneo, diverso ma a osservarlo, ascoltarlo, come un amico, vicino, dalla cui propria casa si vede la sua e viceversa. È un libro le cui storie delinea firme di razzismo, discriminazione, che rammentano come venissero perseguitate, emarginate chi veniva etichettato " strega" solo perché ritenuto diverso. Un libro dolce, amaro, che cattura fin dalle prime pagine. Da leggere assolutamente

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    Gabriele

    08/06/2018 14:31:39

    Con l'aleatorio esperimento di dodici simmetriche campionature effettuate con un tocco raffinato di riflessiva ironia, in cui diretti dialoghi spiazzanti vanno a collidere con flussi di coscienza di meditativo impatto, Elvis Malaj, al suo esordio letterario e subito in corsa per il Premio Strega 2018, dimostra di possedere, distribuendola con sapienti colpi di tastiera, l'arte concisa del rispetto con un'apertura viscerale verso l'Altro, verso la parte mancante di noi stessi. Come un «gioco segreto» che piano piano va spogliandosi degli enigmi della vita, trovando in Malaj nette somiglianze con l'esordio narrativo morantiano, in questa sua unificante raccolta di racconti, tuo e mio, Italia e Albania, terrazza e balcone, ma si potrebbe continuare all'infinito, vanno alla ricerca, spesso a vuoto, della combinazione vincente necessaria a raggiungere l'Uno, quell'integrazione spontanea che non conosce disparità e discriminazioni. Nel rovescio accennato della stessa medaglia, quando a restare in sospeso sono punti di domanda grandi quanto un continente, Malaj sembra suggerirci che soltanto quando tutti saremo pronti a dire che "dal mio terrazzo si vede casa tua", con un pizzico in più di umile e fraterna umanità, allora forse saremo sulla buona strada, da casa a casa, da lido a lido, da Stato a Stato, per convivere in cerchio nello spazio ristretto di un cortile contiguo, senza pregiudizi e senza infingimento.

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    Pierangelo

    03/06/2018 16:08:54

    Questo libro è come un hamburger in edizione limitata: succulento, con del pregiato e superfluo formaggio DOP a ingentilirne l'immagine; si fa divorare senza esitazioni. Raccolta di (quasi tutti brevi) racconti tanto diretti da andare a sconfinare nel violento, che tengono incollati alle pagine. Non credo vincerà il premio strega a cui è candidato, ma sicuramente è una bellissima prima prova dell'autore.

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    Monica

    03/06/2018 12:08:58

    Raccolta di racconti d’esordio dell’autore albanese Elvis Malaj, “Dal tuo terrazzo si vede casa mia” candidato al premio Strega 2018, descrive senza tanti fronzoli e con un humor schietto l’inquietudine di chi si ritrova in un paese diverso dal suo e deve imparare a fare i conti con lo sguardo altrui. Proprio come l’autore, molti dei protagonisti di questo libro sono di origine albanese e vivono da diverso tempo in Italia, individui accumunati tra loro da un sentimento di smarrimento e disorientamento nei confronti del futuro, dei rapporti con gli altri e che nella maggioranza dei casi utilizzano la fuga come rimedio alle loro insicurezze. Malaj plasma il suo libro trasformandolo abilmente in un invito alla riflessione su come l’essere straniero sia una condizione legata sempre e soprattutto alla relazione con l’altro. L’aspetto psicologico viene ampiamente approfondito dall’autore attraverso quei personaggi che si ritrovano a risolvere le problematicità della vita quotidiana mediante esercizi di introspezione che li portano a plasmare delle, quasi sempre vane, vie di uscita pur di riuscire a prendere le distanze tra sé e chi fa fatica a considerarli suoi pari. “Dal tuo terrazzo si vede casa mia” ci rivela dunque che in realtà, a dispetto di radici e tradizioni, sono prima di tutto le persone a fare dei luoghi ciò che realmente sono. Una raccolta che è prima di tutto un chiaro invito alla condivisione, al parlarsi e prima ancora all’osservarsi e ad ascoltarsi. Un libro che parla di ognuno di noi ad ognuno di noi, all’uomo perso nel mondo alla costante ricerca di un posto da sentire veramente suo.

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    Pierluigi

    01/06/2018 19:11:06

    Un invito al dialogo, un invito a colmare le distanze, a condividere. Malaj, classe '90, tratteggia con ironia e amarezza dodici storie di vita quotidiana, realtà troppe volte segnate dai pregiudizi. Un esordio con tanto di "nomination" al premio Strega per un giovane autore da tenere d'occhio.

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    Fabrizio Valsecchi

    01/06/2018 13:59:05

    Un arcobaleno di racconti sui difficili e sentiti temi dell’immigrazione e della convivenza. Un mare di storie di sogni cullati e ribaltati, di sforzi e di stenti per autoaffermarsi, per integrarsi o per rimanere ancorati alle proprie radici e alle proprie origini. Un abisso di vicende paradigmatiche di persone sospese tra Italia e Albania, mondi vicini e distanti che si cercano e che si sfiorano talvolta senza capirsi, scontrandosi, diffidando e respingendosi e altre invece abbracciandosi e stringendosi le mani, con la ricchezza di due culture differenti che, unite e assommate, divengono qualcosa di unico e di più grande. Tutto questo è “Dal tuo terrazzo si vede casa mia” di Elvis Malaj, un poliedrico richiamo al confine da vivere e da oltrepassare, là dove troppe volte, purtroppo, iniziano terribili percorsi al limite e la sorprendente chiusura mentale di chi non sa guardare l’altro come persona, non solo come fonte come d’accrescimento e di miglioramento per un vivere insieme civile, corretto e moderno. Un libro vero, intimo e personale talvolta triste, tormentato, disperato e malinconico, in cui comunque, prendendo in prestito le parole del potente Demone Barbas della serie Tv “Streghe”, “la speranza zampilla eterna”.

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I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"


Alessandro - Recensione stregata scelta da Elvis Malaj

Sbruffonerie e timidezze, incomprensioni, malintesi, parole giuste al momento sbagliato, parole sbagliate al momento giusto, silenzi, egoismi e premure, paure adolescenziali e timori giovanili: essere albanese in Italia come metafora delle difficoltà di relazionarsi, di vivere la vita costretti dalle convenzioni e orientati dai luoghi comuni. Una scrittura rapida e decisa che non è ricerca di maniera ma giusto compromesso tra l'immediatezza del detto e la riflessività del pensato. Dal mio terrazzo si vede casa tua è il tentativo di gettare un ponte, con la convinzione che buttare l'involucro dei clichè e degli stereotipi, liberarsi della lente deformante dei pregiudizi, togliere la scopa alla strega, la coda al diavolo, il lenzuolo al fantasma, è l'unico modo per riconoscersi e farsi liberi.


Luca Bertola


Dodici racconti che scandagliano i pregiudizi e gli stereotipi capaci di popolare il mare che separa due Stati, o le strade che dividono le nostre città. Racconti in cui prima ancora del contenuto domina l'utilizzo di un linguaggio ironico e graffiante, attraverso il quale viene veicolato il messaggio di fondo che permea tutti i racconti. Proprio quel linguaggio che rappresenta il primo grande ostacolo tra due popoli, qui diventa un grimaldello per far passere il dubbio che un'integrazione diversa sia possibile. E allora se anche la diversa sfumatura delle parole - tema dominante in questi racconti - assume il suo valore essenziale, forse è lecito pensare che la moderna caccia alle streghe, a ciò che è diverso da noi, possa mutare significato. Proprio partendo dal significato di STREGA che nella nostra lingua indica qualcosa di spaventoso e orribile, ma anche - nella cadenza toscana - lo stoppino che serve ad accendere le candele e i lampioni. Quella luce, diffusa da questi racconti, capace di far cogliere ed apprezzare "il diverso" e ad illuminare quella strada che divide i due lati delle nostre città.


Elisa


Elvis Malaj ci regala 12 racconti brevi. Nel racconto "Vorrei essere albanese" c'è un ragazzo che racconta questa barzelletta "Sapete la differenza tra un albanese e una scimmia? Un paio di pulci". Purtroppo è solo una delle tante. Però questa frase ti colpisce, come ti colpisce un pugno nello stomaco, come ti colpisce un colpo della strega, un batticuore, senza preavviso. Questi racconti hanno lo stesso effetto. Sono ironici, ti strappano un sorriso, hanno personaggi ben caratterizzati, ma lasciano un retrogusto amaro, di realtà cruda. Parlano di vicende di razzismo, di bravi ragazzi e di cattivi ragazzi, ma soprattutto parlano di vicende all'ordine del giorno, di povertà e di bei esempi di integrazione. Dal tuo terrazzo si vede casa mia, è un libro che si legge volentieri, che scorre via velocemente e dolcemente, così come il racconto finale, più lungo dei precedenti, che parla di poesia, di bellezza, di due persone con pregiudizi immotivati che si trovano quasi per caso a comprendersi. Perchè sarà la bellezza a salvare il mondo, e la bellezza può esprimersi anche in persone con nazionalità diverse che imparano a convivere e ad amarsi, accettando le rispettive tradizioni e modi di vivere.


Benedetta

Malaj racconta le difficoltà, i sogni e le speranze di uomini e donne che hanno lasciato il proprio paese d’origine e che cercano di rifarsi una vita in una terra straniera. La scrittura è semplice e diretta, lo stile ironico e pungente. E fa male. Fa male perché il realismo dirompente ci costringe a fare i conti con la strega che è in noi, con le nostre paure, frustrazioni e pregiudizi; perché ogni giorno vediamo realtà simili ed i lunghi monologhi interiori dei personaggi i cui pensieri si aggrovigliano nel tentativo di risolvere i problemi quotidiani, danno una sensazione di disagio. L’ironia usata da Malaj strappa un sorriso, ma il retrogusto amaro rimane. “Dal tuo terrazzo si vede casa mia” è un invito a scendere di casa, a gettare un ponte e andare dall'altra parte. Perché due culture che si incontrano sono un’opportunità per capire gli altri ed arricchirsi, e così si impara a non aver paura della diversità e a vederla come un valore, non come un problema. Mi piace pensare che sia questo il messaggio di fondo, ma che ci sia ancora tanto da fare.


Elisa

Malaj affronta il tema dell'immigrazione attraverso un umorismo ed una semplicità spiazzanti. I vari racconti all'interno del libro ci mostrano come pregiudizi e discriminazioni siano sempre in agguato come la Strega cattiva delle fiabe più celebri. Si può cogliere l'intenzione dello scrittore di indurre il lettore a mettersi "dall'altra parte" nella speranza di creare una cultura dell'accoglienza e comprendere la ricchezza della diversità.


La motivazione di Luca Formenton per la candidatura al Premio Strega


«Ho salutato con interesse la scelta di Racconti edizioni, una piccola casa editrice romana, di puntare su uno scrittore esordiente a cavallo tra due identità, quella albanese e quella italiana, come loro primo autore compiutamente italiano. Trovo salutare che in un paese in cui la legge sullo ius soli è rimasta impantanata nelle secche delle camere, i nuovi scrittori italiani non facciano più di cognome solo Rossi o Bianchi, ma Malaj, Scego, Brahimi, Vorpsi, Lakhous; che a vincere il festival di Sanremo sia Ermal Meta e i ragazzi ascoltino rapper che di nome fanno Ghali; che nascano case editrici fatte da italiani di seconda generazione come le edizioni SUI e che autori di altre lingue come Jhumpa Lahiri e Tahar Ben Jelloun si misurino con la nostra. Quella di Elvis Malaj è una voce narrativa autenticamente nuova in epoca di autonarrazioni compiaciute e lingue esibizioniste, e proprio nel riaffermare la centralità delle storie la sua prosa mette in scena una letteratura di guado, un invito ad affacciarsi dal terrazzo e a guardare i nostri dirimpettai, come facevano gli albanesi dal tubo catodico sognando un Occidente sgargiante che nei fatti non si è rivelato tale. Nei racconti di Malaj – perché di racconti si tratta e questo mi pare un altro motivo di interesse – si misura tutta la distanza tra il sogno e la realtà, e si mostra cosa voglia dire essere outsider, in Italia come in Albania.»