Editore: Einaudi
Anno edizione: 2013
Pagine: 123 p., Brossura
  • EAN: 9788806216269

77° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Poesia - Raccolte di poesia di singoli poeti

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    alida airaghi

    29/08/2013 05:10:02

    Il titolo del libro, "Datura", può significare il participio futuro femminile del verbo dare ("che si darà", nel senso forse di una generosa e imprevedibile eredità ventura), oppure il nome di una pianta spinosa e medicinale, dagli effetti talvolta allucinogeni. Metafora della poesia? Proprio alla sua fioritura notturna e profumata fa riferimento l'ultimo verso del volume, "Io valgo più del fiore". Una poesia provocatoriamente fisica, quella di Patrizia Cavalli, che si impone con prepotenza quasi canora, nei declamati endecasillabi, nelle rime ribadite, nelle immagini sempre concrete, visivamente scolpite, mai sfumate, mai eteree. Anche i versi amorosi hanno una loro sfrontata presunzione: "E se mi guardi davvero e poi mi vedi?/ Io voglio che stravedi non che vedi!" Molti i punti interrogativi, molti gli esclamativi, per una poesia che si vuole soprattutto orale, declamata a voce alta, e che assume con fierezza un energico carattere teatrale, come è dimostrato anche dall'intermezzo drammatico dei "Tre risvegli". Altri due ironici, risentiti e appassionati poemetti sono qui riproposti dopo essere apparsi nel 2011 per le edizioni "Nottetempo": "L'angelo labiale" e "La Patria", quest'ultimo amaro omaggio in versi all'idea obsoleta, retorica, vituperata e decaduta di nazione. In un'altra composizione, "La maestà barbarica", sarcastica e bruciante, si tratteggia una figura femminile poetante, che invade con la sua esibita presenza i quartieri romani: anche in questo mordace ritratto, Patrizia Cavalli si dimostra impareggiabile bozzettista, di implacabile e sferzante abilità satirica. Ma non sarà forse eccessivo quanto scrivono Berardinelli e Agamben nella quarta di copertina, parlando di "poesie fatte per illuminare e conoscere", e addirittura definendole come "la poesia più intensamente 'etica' della letteratura italiana del novecento"?

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  È un esperimento scientifico sull'essere umano, quest'ultima opera di Patrizia Cavalli, Datura, che raccoglie poesie in forma epigrammatica, composizioni più lunghe di natura argomentativa, un piccolo dramma in tre atti (Tre risvegli) che fa il verso al classico canzoniere amoroso. Ma di classico, nella poesia di Cavalli, c'è soprattutto il risultato: un'opera che s'impone per una tale portata etica, formale e compositiva da renderla già un modello letterario nel senso classico del termine. Eppure lo fa scardinando ogni tipo di classicismo, rovesciando i parametri consueti tipici delle categorie poetiche: si tratta infatti di una poesia corale e collettiva, anche se parte da un tracciato intimo del sentire ("Lì resta chiusa e semplice e mi pensa, ardesia scritta tutta di me, doganalmente. Nella distanza di questi giorni, noi siamo a due passi dall'eternità"); la parole è dura, carsica, a volte lievemente docile, ma mai dolce, anche se costruita con ritmi e rime interne familiari al lettore ("il tempo era un profumo sparso che annusavo svogliatamente"); l'amore, o, più generalmente, il sentimento, non è né lirico, né sentimentale, ma è trattato con la lente di un biologo, nonostante questa faccenda del sentire sia posizionata lì, sul piedistallo, come nella tradizione più classica ("la salita è roba tosta, meglio invece circumnavigare i primi tre gradini, qui c'è l'anima, il resto sono scale"). Ecco, è il modo in cui viene guardato l'essere umano, inteso come entità sensibile percettiva, a imporsi in quest'opera, che diventa appunto un esperimento di apprendimento e di indagine conoscitiva di un mistero concreto, molecolare, fatto di nervi, di ossa. Un'indagine empirica, che utilizza le sensazioni e l'intero apparato percettivo per raccogliere l'essere umano e tutte le sue emozioni su un vetrino e guardarlo al microscopio. Tre risvegli, il piccolo dramma in tre atti, è la summa di questo sguardo chirurgico, una specie di radiografia, anzi, un'autopsia dell'innamoramento, analizzato con lo scrupolo rigoroso della scienza, sostenuto dal setaccio impietoso della parola: protagonista "L'Innamorata" alle prese con il suo "male", e un coro greco di "Sintomi" che complica la guarigione. Un ritratto capillare di ciò che succede al sentimento, inteso come flusso di cellule e atomi, sprovvisto delle maglie emotive più tradizionali, nonostante conservi la bellezza e la portata struggente di un'umanità assoluta. Cavalli porta a galla questa essenza umana, questo nocciolo, questo distillato dell'umano sentire, estratto con l'amo arguto, appuntito e affilato del linguaggio ("…ecco che trovandosi a vagare tra sontuose circonvoluzioni e fughe di navate, intimiditi da tanta squisitezza, pur di apparire ospiti all'altezza si danno all'arte e inventano l'amore"). Bellissima la poesia lunga In alto fino al sonno, in cui si raccoglie il centro pulsante di questo sguardo etologo, così arguto e sottile, tanto da diventare doloroso, in cui il lettore non solo collabora alla composizione, tanto ne è immerso, ma si trova a respirare con le parole, si scopre parte di quel vagare corporeo, fisico e faticoso della vita, nell'arco di due frasi, come in un sentiero in cui sboccia naturale il senso e la fine dell'esistenza di tutti: "quella macchia era la mappa del mio cuore che io dovevo leggere e indagare". Per indagare serve la poesia, pare dirci Cavalli. E ce lo dice nell'ultimo lungo componimento che dà il titolo alla raccolta, quello in cui mette sullo specchietto del microscopio le "lacrime spaesate", le "meteore umorali" senza senso che ci capitano, che ci immalinconiscono e ci turbano; semplicemente Datura è ciò che ci succede e che non capiamo. Per capire abbiamo solo un gioco, da fare, che è quello della parola. Giocare alla parola – che è il gioco della poesia – è la nostra uscita, la nostra via di scampo da accogliere per poterci interpretare: il foglio è il vetrino, noi esseri umani siamo la materia osservata, il linguaggio è lo strumento di indagine. La poesia è l'atto empirico per capire l'esperimento: "io chiedo, tu rispondi, noi spieghiamo – mettere insieme è il gioco dell'umano".   Rossella Milone