Il declino delle guerre civili americane

George Saunders

Traduttore: C. Mennella
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Pagine: 171 p., Brossura
  • EAN: 9788806160012
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Recensioni dei clienti

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    Mimmo

    03/09/2007 12:52:06

    Apocalittico e spietato,Saunders come nel precedente fà a pezzi la società moderna proponendoci una galleria di personaggi deboli e sopraffatti dalla prepotenza altrui.Anch'io ho preferito "Pastoralia", sicuramente più vario di questo,quì abbiamo un filo conduttore che alla lunga può risultare un pò ripetitivo e forse (ha ragione Lorenzo)le allegorie sono un pò troppo estremizzate.Comunque resta il fatto che Saunders è uno scrittore validissimo e"180 chili di amministratore delegato"vale da solo l'acquisto del libro.Per quanto riguarda l'ultimo racconto "Bengodi",più che x-men mi ha ricordato il nostro Pinocchio,mi sbaglio?

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    Guga83

    15/04/2005 19:22:57

    Perso nei meandri di avveniristici parchi saundersiani, "Il declino delle guerre civili americane" è un impietoso ritratto del termine di un'epoca, della fine di un sogno, la morte di ogni futile speranza sulla piccola natura umana. Non teme l'autore di sbattere in faccia a chi legge le brutture della nostra epoca: cosa siamo e cosa diventeremo, dosando cinismo, ironia, e pateticità.. Un unico neo: tutte le storie partono da situzioni tipo che alla lunga si avvertono come un po' ripetitive. ma il libro si legge alla corta,quindi tutto bene per noi Difettosi..

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    vanni

    29/03/2005 10:01:48

    Curiosamente (si legga recensione prima della mia) io ho apprezzato più questo di Pastoralia. Forse proprio perchè il gioco si fa più scoperto, stiamo parlando di un autore che fa dell'allegoria il suo strumento, e allora perchè non scoprirla fino in fondo? Ecco, fin qui la mia recensione sarebbe 5/5; peccato però per l'ultimo, lunghissimo racconto della raccolta ("Bengodi", ma poteva intitolarsi anche "X-Men", per chi conosce il fumetto), che mi è piaciuto molto meno degli altri. Che Saunders abbia del genio, non lo si può mettere in dubbio, comunque.

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    Lorenzo Berti

    08/03/2005 12:17:03

    Lo stile è sempre ottimo, grande, una perfetta unione di misura e fantasia, senza il periodare troppo lungo e autocompiaciuto (e a tratti insopportabile) di David Foster Wallace e senza gli attorcigliamenti pseudo-complessi (e sopravvalutati) di Eggers. Però, stavolta il gioco si fa un po' troppo scoperto: le trame si rivelano come ossessivamente prese da una situazione base. E spesso eccessive: Un futuro (sinistro o meno, apocalittico o meno, dopo una misteriosa catastrofe o meno) in cui la gente (al solito, personaggi piuttosto remissivi e inetti, ma sensibili e delicati, spesso con una situazione familiare difficile) fa lavori strani e incredibilmente umilianti in strani parchi per turisti - e la cosa continuava con "Pastoralia", nel racconto omonimo -, che fanno rivivere situazioni precedenti. Il lettore ci mette sempre un po', prima di mettere a fuoco la situazione in questione. E in questo può stare il limite e il pregio di questi racconti. Il limite, perché alla lunga la cosa può diventare faticosa, poco sopportabile. Il pregio, perché alla fantasia si vuol sempre bene. Si vede comunque bene che questo "Il declino delle guerre civili americane" è uscito dopo "Pastoralia". Troppo più vario il secondo, più sfaccettato, meno ossessionato da uno sfoggio di fantasia a metà fra la fantascienza e un Orwell col mal di pancia; messo insieme dalla mano di un autore più sicuro e soprattutto più moderato nel generare i suoi personali, tragici, tragicomici mostri. Comunque valido (diciamo tra il 3 e il 4, nella presente scala di giudizi), fra i "180 chili di amministratore delegato" e "Terra della Guerra Civile in grave declino". Un'allegoria (un po' troppo estremizzata, forse) dei nostri tempi, e del nostro destino. Il mondo non è poi un gran posto, né oggi né domani; e quei lavori strani, alienanti, quell'odio (futuro?) verso i Difettosi dell'ultimo racconto, a ben vedere... forse li stiamo già vivendo.

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