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"Che si parli tanto di storia da chi non s'interessa scientificamente di questioni storiche... - è segno che la storiografia non c'è più, sta dissolvendosi, è giunta a un punto critico". Questa frase di Cantimori esprime uno dei temi e delle motivazioni fondamentali della sua riflessione storiografica, che in questo studio si è cercato di individuare e di seguire nelle sue origini e nel suo svolgimento: dalla prima formazione gentiliana, negli anni della Scuola Normale di Pisa, all'incontro con la grande storiografia positiva dell'Ottocento di Burckhardt e di Droysen e con il pensiero di Marx, che indirizzano le sue ricerche sugli eretici italiani del Cinquecento e sui giacobini, fino all'impegno del dopoguerra per un rinnovamento della cultura italiana. L'attività di Cantimori - lo studioso che nel panorama storiografico italiano di questi ultimi decenni si presenta con caratteristiche e con interessi così peculiari rispetto alle tendenze e alle "scuole" predominanti della nostra vita culturale - non resta tuttavia isolabile ad un ambito libresco e accademico: perché in tutta la sua carriera di intellettuale ebbe sempre chiara coscienza dei limiti della pura ricerca, da una parte, e della necessità, dall'altra, di articolare il proprio lavoro in un più ampio contesto civile e politico.