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Recensioni dei clienti

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    Riccardo

    09/03/2009 13:00:05

    Non ostante l'opera sia un classico della letteratura militare di ogni tempo, ha un suo limite intrinseco. L'autore è un prussiano. Un uomo che considera la guerra come un qualcosa di esclusivamente razionale. Nella sua pagine sembra quasi di leggere un trattato di scacchi. Poco spazio all'improvvisazione, nessuno alla fantasia. E' quest'opera che ha la maggiore responsabilità nelle sconfitte della Germania. Quando l'esercito prussiano, addestratissimo, disciplinatissimo, comandato da ufficiali di carriera, si scontra a Jena con i rivoluzionari di Napoleone, è quest'ultimo a stravincere. Come mai quello che era definito l'esercito più potente e disciplinato del mondo, forgiato da Federico secondo, si scioglie come neve al sole di fronte ai francesi di Napoleone? Quello che Von Clausewitz non considera è la capacità di un singolo comandante militare di trascinare i suoi uomini. Quello che manca nella sua opera è un sia pur minimo cenno all'inventiva, alla capacità necessaria ad un comandante, di adattarsi alle situazioni nuove ed impreviste. Opera fredda, priva di slancio. Scientifica si dice, ma l'imponderabile fa parte della guerra e come tale non può essere racchiuso in una serie di rigide regole. Nessun confronto con l'opera di Sun Tzu: un fine maestro di psicologia oltre che di 'scienza' militare. Da leggere comunque.

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    Claudio Cammarano

    03/12/2005 21:02:22

    Rusconi il Prussiano è senza dubbio un grande esperto di Clausewitz. L'introduzione è francamente la cosa migliore, ed è sostanzialmente più sintetica e chiara del saggio Einaudi che Rusconi ha pubblicato sul generale. Anzi, da un certo punto di vista il lettore di "Clausewitz il prussiano" potrebbe a buon diritto sentirsi truffato per la ripetizione del contenuto, per la migliore esposizione e per il prezzo più basso. Ma il problema è un altro. Le cesure del testo operate da Rusconi sono arbitrarie. Non si capisce ad esempio perché il primo libro sia così maltrattato, visto che è l'unica sezione del "Vom Kriege" che può definirsi compiuta: Clausewitz si ammalò di colera prima di terminare l'opera, ma nelle sue lettere alla moglie definisce quella sezione sostanzialmente completa. E Rusconi invece taglia secondo i suoi gusti, o comunque secondo un criterio che resta implicito. E, quel che è peggio, le cesure applicate non sono mai indicate nel testo, sostituite da qualche vaga segnalazione all'inizio dei capitoli o dei libri brutalizzati. Non si sa, insomma, dove finisca Clausewitz e dove inizi Rusconi. Questo è il più grosso limite del libro. Un vero peccato che l'Einaudi non voglia pubblicare l'opera integrale di Clausewitz, dato che il tascabile Mondadori è abbastanza frettoloso e ha una traduzione troppo datata, risalente al 1940. Peccato anche perché "Della guerra" sarebbe un pendant perfetto, anzi necessario, degli ormai einaudiani Tolstoj e Gandhi. Un'occasione sprecata.

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    gc

    23/09/2004 14:01:34

    da evitare. diffidate dai bignami, leggetevi l'originale...

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    C. Mazzocchio

    23/04/2001 22:33:15

    Un libro fondamentale, per chi si interessi di strategia ( in tutte le varie forme ). Indicato per i manager. Purtroppo questa edizione è troppo ridotta ( capitoli riassuntati ) e la prefazione è sproporzionata (enorme ) rispetto al contenuto effettivo del libro . In ogni caso puo' essere un discreto acquisto.

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