Detti e contraddetti

Karl Kraus

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Curatore: Roberto Calasso
Editore: Adelphi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Cloud: Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 856,03 KB
Pagine della versione a stampa: 374 p.
  • EAN: 9788845978050
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Gaia la libraia

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Fra i massimi scrittori di questo secolo Karl Kraus è finora il meno noto, fuori dai paesi germanici, soprattutto per l’enorme difficoltà che pone la lingua di ogni sua opera. Il volume che qui si presenta contiene in traduzione, per la prima volta al mondo, un’ampia scelta da suoi testi fondamentali. Kraus nacque a Jicin, in Boemia, nel 1874, e fin dalla prima infanzia visse a Vienna, dove morì nel 1936. Dopo un brillante inizio come critico ebbe l’offerta di scrivere feuilletons, noi diremmo elzeviri, per la «Neue Freie Presse», il grande quotidiano liberale di Vienna. Rifiutò l’offerta e stabilì una cesura definitiva fra sé e la società fondando subito dopo, nel 1899, una rivista, «Die Fackel», che è un unicum sotto tutti gli aspetti. Per trentasette anni, all’inizio con pochi collaboratori, e dal 1911 in poi interamente da solo, Kraus pubblicò le più che trentamila pagine di questa rivista, dove comparve la maggior parte degli scritti che poi raccolse, ogni volta lievemente modificati, nei vari volumi delle sue opere. Sulla «Fackel» Kraus scriveva della più trascurabile notizia di cronaca come dei più gravi fatti del mondo, attaccava le grandi potenze della stampa – prima fra tutte la «Neue Freie Presse» che lo aveva corteggiato – e della politica, riconosceva la rovina incombente nella regolata vita dell’Impero absburgico, ridicolizzava false glorie letterarie, ‘recitava’ satire trascinanti sulle mostruosità quotidiane – e in particolare sullo scandaloso intervento della giustizia nella vita sessuale –, si opponeva a grandi talenti di cui coglieva l’influenza nefasta – come Reinhardt –, scopriva e difendeva grandi scrittori – come Trakl e la Lasker-Schüler –, affrontava i classici con analisi sconvolgenti – come quella distruttiva su Heine e quella esaltatrice su Nestroy –, osava dire in tempo di guerra cose che pochi altri hanno osato e che nessun altro ha saputo dire come lui, svergognava capi di polizia responsabili di assassinio e finanzieri criminali, componeva poesie seguendo intatti canoni classici e una pièce di quasi ottocento pagine, "Gli ultimi giorni dell’umanità", che rivela una concezione formale di grande audacia – e Brecht se ne è servito non poco –, trattava con orecchio infallibile ogni questione di lingua, citava con arte tale da rendere superfluo il commento. Tutta questa disparata attività, di cui qui si sono dati solo gli esempi più ovvi, forma un’opera compatta: c’è come un "carattere Kraus" che riconosciamo in ogni sua riga – e ciò è dovuto anche alla sua esigenza fortissima, che ha anche un aspetto segretamente demoniaco, di assolutezza della persona e della parola. Fra i suoi scritti una delle zone più ricche è quella degli aforismi, pubblicati in tre raccolte fra il 1909 e il 1918, che qui si presentano in una larghissima scelta. Sono il più naturale accesso all’opera di Kraus, in quanto immettono subito nel cuore del suo pensiero e della sua arte del linguaggio – e perciò varranno anche a preparare il lettore italiano agli altri suoi scritti, la cui pubblicazione è prevista in un prossimo futuro.
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    Cristiano Cant

    20/01/2015 06:48:43

    Mi chiedo spessissimo quanta forza, incidenza, capacità di cambiamento reale,di autentico sovvertimento interiore, scuotimento, rinascita, sveglia, gioiosa doccia sui neuroni avrebbe potuto avere un libro nella vita di qualcuno. Sempre che, ben inteso,si fosse imbattuto in esso.Il più delle volte non accade,e non accade perché è il libro a non volerlo; c'è una vita e un movimento oscuro delle cose che è come l'intuito segreto di una materia imprendibile, un disgusto vegliardo,una selezione sottile e attenta nel cuore del vissuto giocata su una bilancia che dosa gli animi e valuta chi può o meno ospitare sui suoi piatti,chi lo merita,chi davvero necessita di un fiato e di un'intelligenza foderati di vertigine,di grandezza,aiuto,verità terrena o graffio celeste che siano.Gli uomini non possono farcela, sono leggi interne alle cose, traiettorie imprecise ma calcolate lo stesso ad arte dove l'inusuale,il folle, la grande anomalia di un passato,di una mente abitata e mossa dal segno del genio, esigono di bussare non casualmente a certi cuori e solo a quelli.E' il contrappasso per ciò che di orrendo hanno toccato e sentito in vita, l'indennizzo giusto per gli urti della stupidità in serie e della sordità interiore della specie a cui hanno assistito, il limite varcato dalla precisione sensibile del visionario che aveva e ha ancora ragione su un tempo quasi consegnato a un peggio senza ritorno e che almeno adesso può scegliere, finalmente, a chi rivolgersi dal profondo, a chi sussurrare le proprie amarezze, a chi mirare con mezzo intento di salvezza.Egli sa che in effetti non salverà, che in concreto il suo resterà vento meraviglioso impigliato nella rassegnazione,o forse sa che dilanierà ancor più i suoi lettori,ma rovesciando in gioia intimamente lucente le pieghe orribili del proprio sentimento,tutto ciò lo sa.Questo è uno di quei libri,una di quelle meraviglie rare che la vita dona a chi gli si avvicina. La mia però è stata solo fortuna, ma ti dico grazie, Karl Kraus!

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    Aforismario

    27/02/2010 17:21:43

    Il libro raccoglie gran parte della produzione aforistica di Karl Kraus, sicuramente uno dei più geniali e sarcastici scrittori di aforismi di tutti i tempi. Libro che non può mancare nella libreria di tutti gli appassionati di aforismi.

  • Karl Kraus Cover

    Scrittore austriaco.Rampollo di un'agiata famiglia ebrea, visse a Vienna sin dall'età di tre anni. Lasciati gli studi di giurisprudenza, intraprese in principio la professione dell'attore, che avrebbe però abbandonato presto in favore di un'attività di pubblicista.Critico acutissimo della società in cui visse, Kraus fu senz'altro un maestro di stile, capace di una produzione ricchissima ed eterogenea di saggi, aforismi, poesie, drammi e commedie a sfondo satirico. Bersaglio prediletto della sua verve è sempre stata l'ipocrisia connaturata alla società borghese.Nel 1899 fu fondatore della rivista Die Fackel che, redatta interamente da lui a partire dal 1912, divenne famosissima per la capacità di innescare polemiche letterarie, politiche... Approfondisci
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