Diario d'inverno

Paul Auster

Traduttore: M. Bocchiola
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
In commercio dal: 13 gennaio 2015
Pagine: 184 p., Brossura
  • EAN: 9788806223847
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Descrizione

Quando sei perso, guardati intorno. Dubita di tutto e cancellalo. Hai una sola certezza: tu sei lì. Lo sei perché c'è il tuo corpo e tu sei il tuo corpo. Il tuo corpo è spazio che hai attraversato, ma anche tempo che ti ha reso ciò che sei. Il tempo te lo porti scritto addosso: le cicatrici sono parole (questa racconta di quando bambino scivolasti così vicino a un chiodo da poterne rimanere cieco, quest'altra ti ricorda di quando quasi uccidesti tua moglie e tua figlia) e le parole sono cicatrici (quelle che ti disse tua madre dopo che la sentisti parlare al telefono con un uomo che non era tuo padre). Ma non c'è solo il dolore. C'è il piacere, tutto il piacere che hai vissuto, che ti ha travolto in questi sessantaquattro anni. E infine il corpo da cui il tuo corpo ha iniziato a esistere, quello di tua madre. La sua storia e il tuo rapporto con lei sono il cuore pulsante di questo libro (una sorta di doppio, di gemello segreto del tuo "L'invenzione della solitudine", dov'era il padre il fulcro dell'ossessione). Hai capito dal silenzio con cui hai accolto la notizia della sua morte e dalla crisi di panico che ne è seguita - fu come sentire il tuo stesso corpo fuggire da te - che qualcosa era cambiato, che dovevi fermarti a ricapitolare. Che eri entrato nell'inverno della vita.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Manuela

    22/09/2018 20:52:39

    Il mio primo incontro con Auster è stato felice. Questo libro non è un’autobiografia, non è neppure un bilancio fatto alle soglie della vecchiaia. E’ piuttosto un tentativo di presa di consapevolezza di sé, del sé attuale, a partire dall’osservazione del corpo, della fisicità, per sviluppare riflessioni sulla vita (passata, presente e futura) e sul tempo. Interessante e affascinante il percorso (assolutamente non cronologico) che l'autore segue per arrivare a questa presa di coscienza: le cicatrici, i cibi ingurgitati, le case in cui ha vissuto (perfino i verbali delle riunioni di condominio), le malattie, le donne, l’amore per la seconda moglie, la morte della madre… vicende piccole e grandi che accadono a tutti noi, che ci segnano e ci portano ad essere quello che siamo ora. Il corpo è “il luogo in cui la storia comincia, e quello in cui finirà tutto”. Sul corpo portiamo i segni del passato, segni riconducibili a episodi precisi che Auster ci racconta con onestà, senza nascondere nulla, senza mai vergognarsi della realtà. Ma il corpo porta anche segni che non riconosciamo, come quella piccola cicatrice sul mento, di origine ignota; il corpo “è sede di fatti che sono stati espunti dalla storia”.

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    valeria

    17/09/2018 22:06:26

    Un libro scritto in seconda persona è sempre un qualcosa di particolare; viene da pensare che la scelta di questa tecnica di scrittura sia stata uno stratagemma per tenere viva l’attenzione del lettore e allo stesso tempo differenziarsi da altre opere del genere.Direi obiettivo raggiunto. Per quanto riguarda il contenuto si potrebbero citare vari aneddoti, ma in ogni caso è bene precisare che si tratta di un diario vero e proprio, non del tutto lineare cronologicamente, ma comunque quello è, senza particolari sorprese. Rapporti con i parenti, viaggi, matrimoni falliti, traslochi, matrimoni riusciti, nascite, morti, incidenti e tutto ciò che fa parte di una normale vita. Non manca nulla della forma diario, ma allo stesso tempo non ci sono neppure contenuti particolarmente sorprendenti. Il consiglio è quello di leggere il libro solo se veri appassionati dell’autore.

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    Antonio

    17/09/2018 21:23:23

    Nonostante sia un libro prettamente autobiografico, e quindi estremamente personale, è straordinaria la sua capacità di farci immedesimare nella sua vita, catapultandoci come spettatori, ma anche protagonisti, di uno spettacolo in fondo che non ci appartiene. La sua magnificenza sta tutta qui: Auster riesce, raccontando se stesso, a raccontare tutti noi, facendoci ritrovare nelle sue pagine, negli interstizi delle sue parole, quasi come se avessimo a tratti vissuto al suo posto determinate esperienze. Perché in fondo ciascuno di noi è unico, è vero, ma la quantità di similitudini che ci legano sono pressoché indefinite. (Chi di noi non ha vissuto il primo amore, un trauma, l’infanzia, il dolore per una perdita, il piacere, e quant’altro? Cose che accadono un po’ a tutti, su per giù). Ed è questo che lo rende un gigante della letteratura contemporanea: in Auster ritroviamo noi stessi. E in fondo non è per questo che leggiamo, per perderci, e ritrovarci?

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    Lawhite89

    28/03/2018 17:31:08

    Ho avuto il piacere di incontrare per la prima volta la scrittura fantastica di Auster e nel contempo di conoscere Paul, l’uomo Paul Auster, curiosare nei suoi affetti, sbirciare dal buco della serratura delle sue stanze, che di colpo diventano anche le nostre stanze, quelle della memoria. È incredibile come un resoconto così personale e dettagliato risulti così coinvolgente. Spero di arrivare alla soglia dell’inverno e poter guardare alla mia esistenza con uno sguardo così lucido, critico ed indulgente nello stesso tempo, mi auguro di esserne capace (se potrò).

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    AdrianaT.

    13/08/2017 08:20:29

    C'è sempre il rischio che quando ti insinui nell'auto/biografia di qualcuno, ad un certo punto ti salti in mente il pensiero - Ma a me, in fondo, chemmifrega della vita di questo tizio? - È una domanda lecita, visto che quando nella realtà conosco qualcuno che attacca con la cronaca della sua esistenza, la noia è inevitabile, anche se magari è qualcuno che trovo sommariamente interessante. Mi piace invece - quasi sempre - se si tratta degli scrittori che seguo, i quali, nella fase over-sixty sentono l'impulso di rendicontare i fatti loro, in una recollection di momenti più o meno significativi, ma nei quali ti ci puoi pure ritrovare anche se possono essere per nulla speciali, addirittura ordinari, perché spesso, hanno più scritto che vissuto. La differenza la fa - sempre e comunque - la loro scrittura, il loro approccio, il loro pensiero e visione dell'esistenza che mi soddisfa come mi soddisfano i loro romanzi. E poi, per me, la lettura è un fatto globale, per così dire; chi scrive e mi intrattiene ed emoziona, mi interessa tanto quanto le storie e i personaggi che crea. Ed è così che quando, tanto Auster quanto Roth o Coetzee e alcuni altri che amo, decidono di aprirsi e scoprirsi nel loro privato, io sono lì, curiosa e famelica nel tentativo di andare a fondo per riconoscere quali pezzi di sé sono disseminati nei loro libri e carpire e definire meglio quale parte del loro essere ha investito il mio.

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    kalabux

    08/01/2014 09:54:21

    Spiacente, cari miei, ma Il Grande Scrittore ed io non sintonizziamo. Quanto si piace questo signore, anche se non vuole farlo vedere. Si prende molto sul serio e non mostra vera autoironia, del resto questo è il guaio dell'uomo dalla mezza età in poi. Ho imparato qualcosa quando narra l'episodio con Jean-Louis Trintignant e altro qua e là, ma non credo avrò nostalgia di questo libro. Un saluto

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    vito maria laforgia

    30/12/2013 15:45:56

    Auster, anche grazie a questo libro, resta l'autore piú interessante in circolazione ! Bisogna leggere Auster per capire cos'é la letteratura moderna e diffidare dei pubblicizzati autorucoli, anche italiani, da quattro soldi.

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    Maurizio Cei

    15/06/2013 23:06:42

    Un bel libro, un'autobiografia che parla di radici e vita quotidiana.Una narrazione originale e intimista.Particolare.Da leggere

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    Massimo F.

    07/06/2013 05:20:49

    Riflessioni sparse sulla propria esistenza, alle soglie della vecchiaia. Tutto un po' malinconico, molto scontato e piuttosto banale, ma Auster da vero fuoriclasse ci regala un concentrato di emozioni anche e soprattutto attraverso un intenso e delicatissimo omaggio alle due donne chiave nella sua vita (la mamma e l'attuale moglie). Da leggere con calma, come sorseggiando un ottimo vino d'annata.

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    Michael Moretta

    19/04/2013 17:12:57

    Un Paul Auster diverso da quello che troviamo nei suoi romanzi classici ed in linea, invece, con i suoi racconti più autobiografici ed intimi, come L'Invenzione della Solitudine e Sbarcare il Lunario. Un libro molto bello, delicato, appassionato e dolce. Passa in rassegna i suoi sessantaquattro anni, i suoi viaggi all'estero, le sue esperienze sentimentali ed il suo primo matrimonio. Si sofferma molto su tre cose, che sono poi il centro del libro. Le case in cui ha vissuto. Ed è un elenco di ventuno abitazioni in cui Auster è rimasto per almeno qualche mese....dalle case in cui ha vissuto coi suoi genitori prima, con sua madre solo dopo che i suoi hanno divorziato, alle stanze nel college, dalle case della sua esperienza parigina di tre anni a quelle di Manhattan in cui ha abitato prima solo, poi con la sua prima moglie e poi con la sua seconda compagna. Il rapporto con sua madre. Auster ci descrive la madre, il matrimonio com suo padre che non avrebbe mai dovuto aver luogo perché destinato al fallimento già dall'inizio, il suo secondo ed il suo terzo matrimonio, tutti finiti con la morte del marito, il carattere complesso di questa persona e la sua improvvisa morte di infarto nel 2002. Ed infine il rapporto con sua moglie, la famosa scrittrice Siri Huvstedt, conosciuta nel 1981 e da allora la persona che gli è sempre a fianco. Deliziosa la descrizione della famiglia di lei, che per lui diventa una seconda famiglia, e deliziosa la parola che la figlia di Auster trova per descriversi....una norvebrea. Un libro che ha tanto da dire secondo me, fatalista e malinconico ma intriso di amore per le persone care all'autore, di riconoscenza per i suoi genitori e di grande passione per il lavoro che compie. Un libro in cui senza dubbio Auster si guarda dentro e si mostra a noi senza veli e senza maschere. Una scrittura sempre molto piacevole per un' opera senza dubbio da leggere.

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    strummercave

    03/04/2013 11:22:28

    Probabilmente non il miglior Auster, ma questo diario ci restituisce un uomo, un grande artista, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, la sua umanità e le sue debolezze. Da leggere.

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    Alberto

    28/01/2013 08:45:31

    Un diario che sembra un romanzo. Auster scrive con maestria. Ci sono pagine di rara bellezza. I lettori che amano Auster devono leggere questo libro. Da non perdere.

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    Roby74

    16/01/2013 21:41:50

    Una sorta di autobiografia, interessante e di piacevole lettura, ma intimista e profonda. A mio avviso, è un testo consigliato a chi conosce già l'autore, che ho maggiormente apprezzato in altre sue opere, in primis in SUNSET PARK, il suo penultimo romanzo.

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    cesare

    12/01/2013 09:06:55

    una lettura diccicile, non sempre avvolgente, un diario con un sottofondo amaro nonostante una vita piena.

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    Federica

    10/01/2013 17:17:14

    Non il miglior Auster ma sicuramente un libro di straordinaria intensità. Il ritratto della madre dell'autore, morta poco prima l'inizio della scrittura del libro, ne fa un testo imperdibile per i cultori di Auster.

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    Melania

    07/01/2013 14:21:25

    Sicuramente uno splendido Auster, intenso, profondo e commovente. Lascia il segno.

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    Andre

    02/12/2012 23:44:18

    Fantastico

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