Traduttore: M. De Angelis
Editore: SE
Collana: Assonanze
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 14 aprile 2016
Pagine: 106 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788867231980
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Descrizione
"Diario di un delicato", pubblicato su rivista nel 1944, un anno prima del suicidio, delinea una solitudine senza scampo. È una lunga, intensa, lacerata riflessione sulla vita che non si lascia prendere, che non si vuole prendere, dopo essere apparsa in un estremo di pienezza sotto le spoglie di Jeanne: sempre lì, a un millimetro, eppure irraggiungibile, tanto più irraggiungibile quanto più sembra sfiorare il protagonista, richiamarlo a sé con la sua voce di donna affascinante e normale. Sì, normale: Jeanne per tutto il libro è un'invocazione ad entrare nel ritmo elementare della vita, delle sue forze feconde, materne, paterne, quotidiane, benignamente borghesi. Ma il protagonista (che è Drieu in tutto e per tutto) oppone il suo rifiuto. Certo, non è un rifiuto prestabilito: se così fosse, non avremmo alcun dramma, e verrebbe anche meno quel chiaroscuro allarmato e fosco di presagi che è la scrittura stessa di Drieu. Non prestabilito e tuttavia potente, contiguo alla parte distruttiva di sé che ormai (nel' 44) prende il sopravvento e si radica comunque in quell'antico patto di fedeltà all'adolescenza selvatica e solitaria che il Diario ci ha dichiarato una volta per tutte: "Quando ero adolescente, promettevo a me stesso di restare fedele alla giovinezza: un giorno ho tentato di mantenere la parola".

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    Cristiano Cant

    30/09/2017 08:33:50

    Si trema subito, si continua a tremare e niente rimane illeso quando la lettura giunge agli ultimi giri. Un flusso di sincerità trascinante, la meraviglia delle contraddizioni umane sviscerate in un fastello di riflessioni scabre e densissime, l'approssimarsi di una fine scelta davanti in una sfida con le parole assolta alla perfezione. C'è un'anima a nudo come pochissime volte accade di incontrare: smagliature interiori, polvere d'esperienza, accuse e abbandoni, in una scrittura che è autentico odorato di grandezza. Drieu è un uomo lacerato dalla storia, dagli eventi, da posizioni politiche più che discutibili, da amori disordinati, gli restano pochi mesi di vita nelle mani, ma affida alla carta un pensiero così assoluto: "Mi accontento delle mie contraddizioni". Non c'è ammissione più pura nel cuore di questo libro, dove è assente ogni penombra, dove ogni fronzolo è interamente aperto nella chiarezza, e lo spirito viaggia fra tenerezze e colpe, fra egoismi e paure, senza ravvedimenti: "Io che invecchiando, man mano che la vita è più calma, mi sento l'anima come un vaso sempre più sensibile e friabile, percorso da crepe leggere che passano come brividi, io sento una tregua. Che succede?". I pensieri sono come un lungo attrito interiore che lascia cadere ogni forma, ogni maschera, i chiodi dalla mente devono uscire piano, perché se ne senta lo stridore, il dolore, la cifra esatta, i capillari più estremi. Sia che parli di ciò che vede dalla finestra..."aurore pallide come la bacinella in cui vomitavo dopo le ore notturne", sia che attraversi i doni di una donna..."quando rideva, tutti gli uccelli più liberi si riempivano di orgoglio", Drieu è alla resa dei conti, ed è straziante toccare la sua genialità: "L'ateismo non risolve nulla. Cacciate San Paolo dalla porta, entrerà dalla finestra. Cacciate Freud, restano Eschilo e Socrate. I recessi della coscienza sono infiniti, e l'uomo si dibatte in una mitologia fittissima". Un esito che rasenta la Grazia.

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