Diario di scuola

Daniel Pennac

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2008
Pagine: 241 p., Brossura
  • EAN: 9788807017445
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Recensioni dei clienti

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    Michele Lucivero

    06/07/2014 08:54:05

    Non certo un romanzo di formazione, ma una testimonianza sul lavoro quotidiano di educazione, alle prese con difficoltà, appagamenti e grandi delusioni. Sullo sfondo resta il piacere della professione d'insegnante, il frizzante e coinvolgente contatto con la freschezza delle nuove generazioni, di cui occorre avere fiducia e prendersi cura, senza indugiare nel postulato anacronistico del: «Ai nostri tempi, noi avremmo fatto meglio». Pennac, come Sartre, preferisce il lavoro nelle retrovie, il lavoro di costruzione dell'impalcatura necessaria non solo per gli studi successivi, ma per la vita da affrontare quando termina il periodo di estrema protezione che offre la scuola. E la soddisfazione più grande, per l'insegnante, sta nel gestire gli alunni difficili, perché quelli bravi non hanno certamente bisogno di una guida. Se il docente è uno dei protagonisti del volume di Pennac, certamente l'altro è rappresentato dall'«asinello», l'alunno demotivato, svogliato o giudicato semplicemente incapace. Con Pennac emerge il punto di vista dell'ultimo della classe, la sua solitudine, il lento processo di autopersuasione che conduce a prendere consapevolezza del fatto di essere una nullità, nonché l'atroce circostanza di deludere quotidianamente i propri genitori. Una volta ho sentito dire da qualcuno: «se non sai far nulla, allora fai il professore»; non so se c'è più mediocrità tra gli insegnanti o in altri settori della classe dirigente, ma non sottovalutiamo il fatto che molto spesso i docenti diventano veri e propri punti di riferimento per i giovani che costruiscono pezzo dopo pezzo il loro futuro e la loro personalità.

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    Antonella

    22/11/2011 12:36:43

    Molto deludente.Do 2 solo perchè ho amato molto "Come un romanzo"

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    R&L

    08/11/2010 22:14:20

    A mio avviso è un capolavoro. La scuola viene messa al centro e osservata con due occhi diversi: quello dello studente e quello dell'insegnante. E' uno dei pochi libri che ci aiuta a capire cosa provano tutti quegli scolari con difficoltà scolastiche. Lo consiglio vivamente a insegnanti, genitori con bambini con disturbi d'apprendimento e ad operatori che lavorano con questi bambini. Trattando un tema così specifico può effettivamente risultare noioso o poco piacevole a chi non appartiene alle categorie appena menzionate. In conclusione a me piaciuto veramente tanto, ottimo libro.

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    Gozer

    05/07/2010 14:37:30

    Mi è capitato solo tre volte di non finire un libro. Questo l'ho abbandonato per noia intorno alla trentesima pagina.

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    Jonathan Schiesaro

    24/08/2009 18:21:51

    Partendo dal presupposto che nulla è assoluto, bensì ha un valore relativo, secondo una concezione pirandelliana, Diario di scuola è sicuramente uno tra i più profondi saggi sul mondo dell'educazione. E si differenzia, come si potrebbe invece pensare, da un semplice slancio volto all'esclusivo fine pedagogico, bensì acquisisce quel tocco particolare, che porta come emblema l'idea di amore. In questo mondo del tutto particolare, di cui Pennac si fa portavoce, a esprimere le proprie opinioni non sono i tipici psicologi da supermercato, come li si potrebbe definire, né tanto meno quella figura così controversa di studente ribelle omologato in realtà da una profonda macchina consumistica, bensì un professore, che ha visto da vicino la scuola, la ha amata, ha rappresentato in un certo senso il keating della situazione, e il suo carpe diem non è che un invito alla scoperta della magia che la letteratura cela, e che la scrittura aiuta a svelare. Interessante, scritto da uno tra i principali autori francesi contemporanei.

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    Massimo F.

    31/05/2009 23:32:41

    Un lavoro a metà tra il saggio, riflessioni, racconti di vita vissuta. Molto arguto, ironico e ben scritto.

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    Marek

    20/04/2009 23:44:20

    Primo libro di pennac per me..!Molto interessanti soprattuto il quinto e sesto capitolo!Ammetto che la lettura non è stata molto scorrevole!!!ora ritroverò pennac in "come un romanzo"!

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    DonCoca

    08/04/2009 16:28:44

    un ottimo libro. leggendo queste pagine, rivivo alcune pagine della mia vita scolastica. mi rivedo perfettamente in quel ke dice l'autore. soprattutto mi è piaciuto il capitolo "diventare", mi ritrovo in accordo su tutto quello ke dice. a volte, però, si perde in giri di parole ke secondo me sn inutili. resta comunque un bel libro.

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    betti80

    13/02/2009 12:05:59

    Anche i somari prima o poi smettono di esserlo grazie a professori che ti aiutano a capire che hai le capacità di toglierti da dosso quell'etichetta che ingiustamente è stata tua per molto tempo,chi non è stato un somaro e poi salvato da prof.veri non può capire i sentimenti dell'autore e ciò che denuncia nel suo libro.

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    Oz

    05/02/2009 00:36:38

    Purtroppo non posso dare il voto che vorrei a uno dei miei autori preferiti. Nonostante abbia iniziato la lettura della sua ultima fatica con tutto l'entusiasmo possibile, sono incappato in una storia tediosa, priva dell'arguzia e della genialità che trapela dalle sue altre opere. Speravo di trovare una rievocazione scanzonata e inverosimile degli anni di scuola, e invece il libro non è altro che una raccolta di riflessioni, confuse e a volte noiose, sul ruolo dell'insegnante, sulla scuola, sui "somari". Non mancano i momenti piacevoli, certo, ma sono troppo pochi per salvare l'intera opera. Peccato.

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    silvia

    17/11/2008 17:32:43

    Deludente per la firma che porta... cmq sono convinta che Pennac sia un grande scrittore per questo ho deciso di leggere la saga della famiglia Malaussene forse più propriamente nel suo stile così da avere dei suoi libri un bel ricordo... questo purtroppo è davvero riduttivo e poco coinvolgente

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    Flavia

    05/11/2008 10:11:40

    Bello, si legge in un lampo. Alcuni spunti strappano un sorriso al somaro che c'è in noi.

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    Francesco

    30/10/2008 22:03:16

    Pennac non ha uno stile particolarmente ricercato, ma è anche la sua forza: si legge, eccome se si legge! Bella idea che sostanzialmente mantiene le promesse. In alcuni frangenti la lettura si appesantisce, ma ecco pronto il coniglio dal cilindro che ti fa annuire con la testa strappandoti anche la risata o, ancora meglio, un sorriso.

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    Fausto

    08/10/2008 15:33:30

    Chi ha valutato negativamente questo libro o non è mai stato a scuola oppure fa finta di non esserci mai stato. E' vero, in alcuni momenti Pennacchioni (il vero cognome di Pennac) non è lineare, ma l'apprendimento lo è? La scuola lo è? Chi non ha mai avuto difficoltà scolastiche non riuscirà ad apprezzar appieno questo libro, ma tutti i genitori, i fratelli, gli amici di chi, almeno per un po', è stato "somaro", lo avranno nel cuore.

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    Tinama

    12/09/2008 17:24:14

    Ho trovato il libro piacevole, interessante, coinvolgente. Si parla di scuola ma si traggono lezioni di vita: la fiducia nell’altro va oltre ogni apparente realtà, il coraggio di mettersi sempre in discussione, la critica alla società dei consumi e tanto altro. Pennac ci aiuta a vedere con occhi sempre nuovi la realtà umana. Sa essere profondo con leggerezza. Se non si è creativi per nascita, qualche stimolo da lui si può ricevere per vivere da non rassegnati. “L’amore è liberare il somaro dal suo pensiero magico che, come in una fiaba, lo inchioda in un eterno presente”, non con un colpo di bacchetta magica ma con esercizi, anche faticosi, di consapevolezza delle proprie potenzialità. “Non li abbandonavo in quei testi. Mi ci tuffavo con loro. A volte imparavamo a memoria i più difficili insieme…Mi sembrava di essere un maestro di nuoto. I più deboli procedevano a fatica, con la testa fuori dall’acqua, aggrappati alla tavoletta delle mie spiegazioni, poi nuotavano da soli…Appena capivano ciò che leggevano, scoprivano le loro capacità mnemoniche…Cominciavano a godersi la loro memoria. Non se l’aspettavano. Era come la scoperta di una funzione nuova, come se fossero spuntate loro le branchie…Non si limitavano a recitare una successione di parole,non era solo la loro memoria a risvegliarsi, ma anche la loro intelligenza della lingua, la lingua di un altro, il pensiero di un altro”.

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    Bubi

    11/09/2008 11:51:38

    In questo saggio Pennac si cimenta in un'impresa complicata: parlare di scuola!Anche se a tratti il saggio appare confuso e poco lineare, l'autore cerca di fornire vari spunti di riflessione e di non proporre ricette poco credibili. Parlo da addetta ai lavori in quanto appartengo alla categoria dei "maestri"..mi sono ritrovata molto soprattutto nel capitolo finale quando affronta il tema dell'amore e della passione per il sapere e la curiosità verso il mondo. Originale e toccante anche se, nel tentativo di dire tutto, forse ha detto troppo (televisione, pubblicità, esperienza personale, episodi salienti,bullismo, ruolo della famiflia, dialoghi tra sè), ma sempre con il piglio giusto: passione,lealtà e un pizzico di ironia!

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    ornella

    09/09/2008 21:29:04

    Mi ha preso subito e l'ho letto volentieri. Lo consiglio perchè piacevole e in certi momenti anche divertente. Bravo professore!

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    giannina

    29/08/2008 23:08:52

    E' vero come dicono in molti che non è il massimo, ma Pennac vale anche per pochi spunti. Io l'adoro e non smetterei mai di leggerlo anche quando scrive tanto per vendere. Comunque ti lascia qualcosa, primo fra tutti, come sempre l'amore per i libri. Avesse davvero parlato più di quei professori che l'hanno salvato sarebbe stato molto meglio. Passi tutto il libro aspettando che parli approfonditamente di loro invece quel momento non arriva mai. Peccato!

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    valentina

    28/06/2008 17:40:39

    L'ho comprato su consiglio... un errore... noioso... confuso... non l'ho nemmeno finito, ho provato a proseguire nella lettura in attesa di un miglioramento... ma niente... non consigliato

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    valerio

    26/06/2008 17:05:39

    Un po' deludente. Alcune riflessioni interessanti, perse in mezzo a molte pagine che sembrano scritte solo con lo scopo di raggiungere lo spessore minimo per rendere pubblicabile il libro.

Vedi tutte le 61 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Che avesse un punto di vista fuori dagli schemi era chiaro sin dai suoi precedenti romanzi, in cui la tribù dei Malaussène - bambini senza madre in una Parigi multietnica - vivevano come un sogno nelle fantasie dei lettori. Oggi, che ha lasciato i panni del narratore di gialli per dedicarsi al teatro e ai saggi, Daniel Pennac conferma le sue doti di grande affabulatore, con un libro che si legge ma che potrebbe benissimo essere recitato in una pièce teatrale o in un'aula di scuola.
Ed è appunto la scuola la protagonista di questa opera, l'istituzione scolastica vista non attraverso la prospettiva dei genitori e degli insegnanti, ma attraverso un'angolazione del tutto insolita, quella del "somaro".Anche agli studenti più brillanti sarà capitato, una volta nella vita, di sentire il vuoto cosmico dell'ignoranza penetrare nel cervello. La sensazione di buio, solitudine e incapacità di fronte alla traccia di aritmetica, o alla domanda di storia; la certezza di non sapere, di non potercela fare, un enorme e indefinito punto interrogativo nella testa. Ci sono studenti a cui capita di inciampare nel vuoto cosmico quasi per caso, altri invece ne fanno un vessillo da brandire per tutta l'adolescenza, rinchiusi nella rassegnata consapevolezza di non poter mai superare quello "zero" scritto in rosso sul compito di matematica.
Pennac è stato uno di questi bambini. Nato da una famiglia benestante, ultimo di quattro fratelli laureati a pieni voti e figlio di professionisti, si scopre presto refrattario alla conoscenza, all'assimilazione dei concetti, alla memorizzazione. Scopre il suo senso di impotenza e inadeguatezza, al quale sopperisce con incredibili e sfacciate bugie dette alla famiglia e agli insegnanti, in una spirale da cui spesso si esce solo con l'abbandono scolastico. A meno di non incontrare un insegnante capace salvarci dalla condizione di ignoranti impenitenti.
La redenzione del somaro è avvenuta molte volte nella storia della scuola e avviene ogni qual volta ci si imbatte in quegli strani personaggi che vivono immersi nella loro materia: professori che non sanno e non pretendono di avere dei proseliti, ma che sono così innamorati del loro mestiere da suscitare un istintivo impulso di emulazione.
In queste pagine Pennac traccia molti esempi di buoni e cattivi maestri e di asini più o meno redenti attraverso le storie vissute durante la sua attività di insegnante. Un viaggio affascinante tra i temi caldi della pedagogia, ma anche un bellissimo saggio che descrive e analizza la situazione della società francese, i conflitti generazionali, le contestazioni dei giovani delle banlieues, simbolo della difficoltà di integrazione ma anche dell'inefficienza di un sistema scolastico incapace di mediare tra le diverse istanze provenienti dalla società. Da queste pagine emergono temi attualissimi del dibattito istituzionale della Francia contemporanea ma anche degli altri Paesi europei, argomenti che sfociano nell'analisi della relazione di potere tra studente e insegnante, tra adolescenti e genitori.
Un saggio che si legge tutto d'un fiato, perché scevro dai toni didascalici tipici della materia, un libro che aiuta a riflettere attraverso la sperimentazione di nuovi punti di vista, un nuovo esempio di maestria narrativa da parte di un "ex somaro" ormai capace di grande saggezza ma, come sempre, incapace di salire in cattedra.