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Diplopia. L'immagine fotografica nell'era dei media globalizzati: saggio sull'11 settembre 2001 - Clément Chéroux - copertina

Diplopia. L'immagine fotografica nell'era dei media globalizzati: saggio sull'11 settembre 2001

Clément Chéroux

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Traduttore: R. Censi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 23 novembre 2010
Pagine: 132 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806205294
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Diplopia. L'immagine fotografica nell'era dei media globaliz...

Clément Chéroux

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Gaia la libraia

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L'attentato alle Twin Towers è stato certamente l'evento più fotografato della storia dei media. Ma, paradossalmente, la stampa ha diffuso un numero molto limitato di quelle immagini. La copertura dell'evento da parte dei giornali americani è avvenuta principalmente attraverso sei immagini-tipo ripartite in sole trenta diverse fotografie. L'11 settembre permette di comprendere quali siano gli effetti della globalizzazione sulle rappresentazioni fotografiche dell'attualità. Nella loro rappresentazione mediatica, gli eventi di oggi assomigliano sempre più a quelli di ieri: la fotografia dei tre pompieri che issano la bandiera americana sulle macerie del World Trade Center sembra una citazione diretta dei sei marines che issano la bandiera a stelle e strisce sull'isola di Iwo Jima nel 1945; le nuvole di fumo alte sul cielo di Manhattan somigliano a quelle che salivano da Pearl Harbor dopo l'attacco giapponese. Gli eventi di oggi, nelle loro rappresentazioni mediatiche, somigliano sempre più a quelli di ieri. Insommal'11 settembre è il segno di una differente forma di globalizzazione che agisce in tutto il pianeta, non più solo orizzontalmente, ma anche verticalmente, lungo la linea della storia.
Le rappresentazioni fotografiche giornalistiche degli attentati alle Torri Gemelle sono l'oggetto centrale dell'analisi di questo breve volume, Diplopia, titolo non certo accattivante per un saggio, che significa "vedere doppio", come l'autore precisa nella prefazione. Accattivanti non sono neanche le sobrie immagini di copertina (in realtà si tratta di un'unica immagine impaginata in due quadrati) né la tradizionale veste editoriale: insomma, l'aspetto del volume non è certo pop né pare essere pensato per attirare l'attenzione dei possibili lettori. Il saggio è invece davvero molto scorrevole, stimolante e ricco di informazioni.
L'autore è Clément Chéroux, conservatore dei fondi fotografici del Centre Pompidou di Parigi ed eminente storico della fotografia (di cui Einaudi ha pubblicato anche L'errore fotografico, 2009). Egli inquadra le tesi proposte in Diplopia nella cornice teorica della storia della fotografia intesa come la storia del medium fotografia e dei suoi diversi usi sociali. Benché il volume sia pubblicato in italiano con alcuni anni di ritardo rispetto alla prima edizione francese, ciò non toglie quasi nulla né all'attualità dei temi trattati né tanto meno all'originalità dell'approccio teorico impiegato che trova a parere di chi scrive la sua matrice metodologica nei media studies.
Il tema, come si è già potuto intuire dall'incipit, è di sicuro interesse anche perché tocca le rappresentazioni visuali giornalistiche di un evento recente che ha cambiato la storia contemporanea; un evento che ha mostrato ancora una volta, e forse più di ogni altro, come sia cambiata "l'immagine fotografica nell'era dei media globalizzati".
Il volume è riccamente illustrato soprattutto con le riproduzioni di molte prime pagine, ma non mancano altre notevoli immagini fotografiche. È interessante notare che la maggior parte delle fotografie pubblicate non sono semplici illustrazioni a scopo esornativo, bensì una componente fondamentale del materiale documentale raccolto dall'autore; quelle immagini sono cioè "l'oggetto dello studio" attorno a cui sono costruite le analisi pubblicate e tutto l'intero impianto narrativo.
Le domande cognitive che l'autore propone e a cui risponde in modo articolato nel primo capitolo, intitolato Ripetizioni, recitano più o meno così: quanto e in che modo sono stati rappresentati gli attentati alle Torri Gemelle di New York del 11 settembre 2011 nei quotidiani americani (e non solo) nei giorni successivi all'attacco? Quante versioni visuali dei fatti sono state date? Quante versioni alternative erano disponibili alle redazioni al momento della pubblicazione? Perché le altre immagini disponibili non hanno visto la pubblicazione? Nel capitolo sono snocciolati molti dati, un'interessante tipologia di rappresentazioni dell'attentato e alcuni risultati empirici non sempre intuitivi; il tutto è intervallato dalle riproduzioni di alcune spettacolari prime pagine dei giornali.
Le tesi esposte nel secondo ed ultimo capitolo, intitolato Déjà-vu, riguardano invece il rapporto tra le rappresentazioni fotografiche pubblicate, la memoria e la storia. La pubblicazione delle immagini del passato (cioè il recupero e l'attualizzazione delle immagini storiche) è una pratica giornalistica di sicuro interesse, peraltro non nuova, che gode recentemente di una discreta attenzione da parte della ricerca internazionale sui media. L'autore precisa e distingue, anche attraverso alcune citazioni di Pierre Nora, il significato dei termini storia e memoria. Chéroux scrive tra l'altro a proposito della storia che "è la costruzione sempre problematica ed incompleta di ciò che non è più"; della memoria invece che "è un fenomeno sempre attuale, un legame vissuto in un presente eterno"; e ancora: "vi sono tante memorie quanti sono i gruppi [mentre, al contrario] la storia appartiene a tutti e a nessuno". In questa prospettiva teorica che funzione hanno le immagini recenti e quelle storiche pubblicate?
L'autore sostiene che il giornalismo usa le immagini del passato accostandole a immagini recenti soprattutto per "solleticare" la memoria collettiva e costruire significati e non tanto per richiamare i fatti a cui le prime si riferiscono. Se le immagini iconiche, quelle cioè note ai più, portano con sé interpretazioni condivise della realtà, lo stesso non può avvenire con le immagini di fatti recenti non ancora "metabolizzate" dal pubblico. L'uso di immagini storiche come chiave di lettura di quelle più recenti è un processo non privo d'insidie; a questo proposito Chéroux insiste sul problema dell'uso banale delle immagini. Proprio l'uso banale delle immagini storiche e il loro accostamento altrettanto banale alle immagini recenti (uso intericonico) sarebbe una delle caratteristiche comuni a molte delle rappresentazioni visuali dell'attentato alle Torri Gemelle. Per Chéroux sono due i principali fattori che producono la "banalizzazione dell'uso intericonico" delle immagini: il primo è la sempre maggiore attenzione dei media alla storia e soprattutto alle memorie soggettive; il secondo fattore sarebbe, da un alto, la spettacolarizzazione del dolore costruita e diffusa dalle grandi agenzie di immagini che diffonderebbero fotografie standardizzate alle redazioni giornalistiche e, dall'altro, il ruolo giocato dalle produzioni filmiche di Hollywood, un altro prodotto globalizzato che fornisce versioni simili della realtà.
Chéroux conclude in modo piuttosto critico la sua analisi delle rappresentazioni visuali dell'11 settembre offerte dai giornali. Esse, scrive, risultano omogenee e standardizzate sia nello spazio che nel tempo. Tali rappresentazioni, costruite dalle redazioni, trasformerebbero fatti ed eventi assai diversi tra loro in rappresentazioni simili e trasformerebbero anche fatti lontani nel tempo in fatti narrati, e perciò percepiti dal pubblico, come simultanei. Molto rimarrebbe ancora da dire; per concludere, Diplopia rimane ancora oggi un saggio consigliabile sia per tutti i curiosi sia, a maggior ragione, per tutti coloro che si occupano di media, giornalismo, comunicazione, rappresentazioni e fotografia.
Luigi Gariglio
Note legali