Il disastro siamo noi

Jamie McGuire

Traduttore: A. Tissoni
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 3 novembre 2016
Pagine: 271 p., Rilegato
  • EAN: 9788811672296

Età di lettura: Young Adult

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Recensioni dei clienti

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    eLiSa

    10/04/2018 20:24:49

    Dopo aver letto i libri incentrati su Travis e Trenton, questo è stato una piacevole sorpresa: una volta tanto il protagonista non è solo "tatuaggi&pugni". Svolgimento intrigante con la giusta dose di dramma, azione e happy ending..

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    la libraia

    10/11/2016 11:56:29

    Letto al volo sperando di trovare ancora quel mix divertente di sentimenti, ma l'autrice ha perso freschezza. Peccato.

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Le prime frasi del romanzo

Nel piccolo locale sovraffollato il rumore era molto simile al crepitio del fuoco: toni bassi e acuti, un brusio costante e intimo che diventava più forte a mano a mano che ci si avvicinava. Nei cinque anni trascorsi a servire clienti affamati e impazienti al Bucksaw Café di Chuck e Phaedra Niles, qualche volta mi era davvero venuta voglia di bruciare tutto. A trattenermi lì non era certo la confusione dell’ora di pranzo, bensì il bisbiglio confortante delle conversazioni, il calore della cucina e la piacevole sensazione di libertà che provavo ancora dopo aver tagliato certi ponti.
«Maledizione!» esclamò Chuck cercando di non far colare il sudore nella zuppa.
La mescolò e io gli lanciai uno straccio pulito.
«Com’è che fa così caldo in Colorado?» si lamentò. «Mi sono trasferito qui perché sono grasso. Ai grassi non piace il caldo.»
«Allora forse per guadagnarti da vivere non dovresti stare ai fornelli», replicai con un sorriso malizioso.
Il vassoio mi sembrò pesante quando lo sollevai, anche se non come un tempo. Adesso all’occorrenza riuscivo a portarne uno con sei piatti pieni.
Indietreggiai verso la porta a vento e la spinsi con il sedere.
«Sei licenziata», latrò Chuck asciugandosi la pelata con il canovaccio di cotone bianco, che poi gettò sul tavolo di preparazione.
«Me ne vado subito!» replicai.
«Non è divertente!» Si allontanò dal calore dei fuochi.
Mi voltai verso la sala da pranzo e mi fermai sulla soglia, da dove potevo vedere tutti e ventidue i tavoli e i dodici sgabelli occupati da professionisti, famiglie, turisti e gente del posto. Secondo Phaedra al tredici erano sedute una scrittrice di bestseller e la sua assistente. Mi chinai in avanti per controbilanciare il peso del vassoio e strizzai l’occhio a Kirby quando aprì il supporto accanto al banco per permettermi di posarlo.
«Grazie, cara», dissi prendendo un piatto.
Lo servii a Don, il mio primo cliente abituale e anche il più generoso con le mance. Lui si sistemò gli occhiali spessi e si mise comodo, togliendosi il cappello floscio che era un po’ il suo segno distintivo. La giacca cachi era leggermente lisa, come del resto la camicia e la cravatta che indossava tutti i giorni. Nei pomeriggi fiacchi lo ascoltavo parlare di Gesù e di quanto gli mancasse sua moglie.