Il discorso musicale. Per una semiologia della musica

Jean-Jacques Nattiez

Curatore: R. Dalmonte
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1987
Pagine: VIII-197 p.
  • EAN: 9788806593445

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    Gran bel libro, uno di quelli che sarebbero piaciuti a Popper e al suo falsificazionismo. Nattiez espone la propria teoria, ne riconosce il tributo al modello semiotico di Molino e prende le distanze dal sistema troppo d'origine struttural-linguista di Eco; affronta i singoli parametri acustici, sonori, musicali ricordando a ogn'occasione che l'approccio analitico fa torto all'essenza olistica del fenomeno in oggetto: tutto interagisce con tutto, e al confronto la "Gestalt" in percettologia visiva è una disciplina derivativa e secondaria; critica gli stalli storici in cui un singolo elemento ha preso il sopravvento sugl'altri, quegl'iperspecialismi, a esempio timbrici oppure armonici, che hanno privilegiato la dimensione sincronica a discapito della diacronica o viceversa, gli squilibri a favore d'uno solo dei poli fra tema e variazione, identità (l'Essere parmenideo) e alterità (il Divenire eracliteo). Nattiez osa insomma prendere posizioni precise e chiarissime, condivisibili o meno, però sempre con un nitore logico che ne consente l'eventuale refutazione. Non mi sembra ci sia granché da refutare: il suo studio si limita alla musica colta, eppure è facilmente estendibile anche ai "fatti/eventi" della cinquantennale storia del pop-rock e al "valore" d'attribuire loro. Detto altrimenti, fornisce il come e il perché di discorso e giudizio musicologici applicabili a generi, sottogeneri e metageneri di qualsiasi sorta. Scusate se è poco.

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scheda di Cresto-Dina, P., L'Indice 1987, n. 6

Vengono riuniti in questo volumetto sei articoli sulla musica già pubblicati tra il 1977 e il 1982 nell'ambito dell'"Enciclopedia Einaudi". Le voci sono: "Armonia", "Melodia", "Ritmica/metrica", "Scala", "Suono/rumore", "Tonale/atonale".
Parzialmente riveduti, i saggi mostrano in questa sede la loro sostanziale unità d'ispirazione. Nattiez, francese che vive in Canada, dove è professore di musicologia all'Università di Montréal, affronta lo studio dei parametri musicali da un punto di vista semiologico. Dal momento che si parla di musica ricorrendo a una forma simbolica, il linguaggio, distinta dal fatto sonoro, occorre considerare la semiologia dei parametri musicali da un duplice punto di vista: quello che rimanda alla musica stessa e quello che si riferisce al discorso che la descrive. Ora, considerato come fatto semiologico, il discorso sulla musica rivela, al di là di quello che l'autore chiama "principio trascendente" delle teorie, un'innegabile origine culturale, in considerazione della quale appare utile rinunciare a spiegazioni unificate per assumere una prudente, ma più feconda, posizione relativistica.