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Traduttore: M. Miotti
Editore: BEAT
Collana: BEAT
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 248 p., Brossura
  • EAN: 9788865592168
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    stefano

    25/09/2014 17.25.37

    Si tratta di un romanzo che lascia disorientati e rattristati. La parabola esistenziale del personaggio, tra sogni di ricchezza, riscatto, voli pindarici con la fantasia e poi la dipendenza dall'alcool, gli scatti furiosi, i ricoveri e la sensazione che il crollo sia lì dietro l'angolo, rendono la lettura un' esperienza quasi dolorosa. Si avverte tutta la tensione dell'autore, la sua conflittualità con il mondo, la sua ricerca dell'autenticità attraverso la scrittura ed il desiderio di trasmettere al lettore tutta la sua delusione e rabbia nei confronti dell' american dream. Un romanzo scritto con l'anima.

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    ilaria

    19/01/2014 15.09.40

    Mi ripeto ma adoro Yeates e tutto cio' che scrive mi coinvolge e non annoia mai. Non e' il mio libro preferito forse perché come e' stato gia' detto da altri la cupezza della storia e' piu' dura da digerire della sua armonica malinconia a cui siamo abituati.I maestri comunque non si discutono

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    ilaria di martino

    02/12/2013 15.00.48

    Il secondo a mio parere miglior libro di Yates. Tragico, disperato libro. il protagonista spogliato di ogni sua dignita' sociale sopravvive alle finzioni degli altri, che vogliono scaricargli addosso come normalita', un dolore talmente muto e inconscio da lasciare paralizzato e inerme di fronte alla grettezza della vita. Scomodo e a volte disgustoso non per le descrizioni ma per i turbamenti interni che scatena. Non abbiamo forse provato anche noi a volte quelle sensazioni? Non le abbiamo messe a tacere con un pizzico di paura, perche' non volevamo soffermarcisi troppo?

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    armando

    09/05/2012 19.17.11

    A mio avviso non il miglior Yates (altri suoi lavori mi hanno colpito di più, come The Easter Parade, Revolutionary Road o Undici Solitudini), ma certamente questo è un libro da leggere.

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    Patroclo

    02/05/2011 18.52.24

    é il mio primo Yates e non so perché mi aspettavo il classico "Postmoderno" un pó freddo e iperintellettuale un pó alla Barth per dire (che pure ho apprezzato) e invece qui c'é tanta vita e un bel pó di sofferenza (parte della quale si suppone autobiografica), tanto che a me ha ricordato l'altro lato della medaglia di Bellow, insomma visto dalla parte dei perdenti o meglio del nevrotico che non sa superare le proprie nevrosi. ottimo romanzo, peraltro per niente invecchiato, e una stella tolta solo per qualche pagina finale che ho trovato superflu

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    la2884

    03/03/2009 12.53.24

    Splendido come tutti i libri di Yates, consigliatissimo!

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    matteo casali

    08/12/2006 17.35.18

    Forse questo è il romanzo più autobiografico di Yates.Se Revolutionary Road (1961) ha dato inizio in modo straordinario alla sua stagione letteraria, "Disturbo della quiete pubblica" (1975) pone fine con altrettanta cristallina durezza alla sua vita di scrittore e uomo. In tutti i personaggi presenti si riscontra un carattere, un riflesso opacizzato della vita dell'autore.A cominciare dalla malattia dell'alcolismo, tramandata di padre in figlio, che vedrà soccombere per un'intera vita Yates come John Wilder in preda per tutto il libro a "i semi dell'autodistruzione", all'incapacità di reagire a qualsivoglia situazione negativa.Paradossalmente l'uomo che detiene dentro di sé tutte le caratteristiche non solo per vivere dignitosamente,ma per emergere e distinguersi dalla massa,è imprigionato, relegato a schiavo dalla propria impotenza ad accettare il comune sentire,a reggere il confronto con gli altri.In un lento processo di annientamento,in cui l'angoscia e l'ansia divorano l'anima a John Wilder,agente pubblicitario di grande successo peraltro,prova inutilmente ad uscire dal suo stato depressivo passando da una seduta psichiatrica a una partecipazione agli alcolisti anonimi,da rapporti adulterini a pose famigliari tranquillizzanti,l'unico approdo sicuro rimane la bottiglia.Che l'umanità sia un legno storto lo si sa dai tempi di Caino,ma finendo di leggere questo romanzo non si può non notare come la società celata nella trama, sia oramai generatrice e istitutrice di uno stile di vita contrassegnato sostanzialmente da oggetti e denaro.Da tutto quello che può sostituire il rapporto umano,il conforto di una voce, la terapia del dialogo tra due persone.Non c'è spazio per pretenziose ambizioni cinematografiche da parte del protagonista,non c'è spazio per trovare in un'altra donna la forza di uscire dal vicolo cieco della disperazione.E'talmente crudo e reale il tono con cui viene vergata ogni pagina da farci credere che l'uomo è un'anomalia assurda e inumana, un errore nella catena evolutiva.

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    dylan

    15/11/2005 14.14.36

    una sottile linea divide la pazzia dalla cosidetta normalita. Chi è pazzo e chi no? Chi non segue i canoni della vita borghese può considerarsi pazzo? O è la vita borghese che ti può portare alla pazzia? Romanzo secondo me inferiore rispetto a "revolutionary road", ma si sta parlando di livelli altissimi di letteratura. Grande, grande Yates e grazie minimum fax!

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    il devoto

    30/12/2004 13.21.05

    bellissimo anche questo, come revolutionary road. Una scoperta per tutti gli italiani.

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    Libetta

    08/12/2004 19.13.01

    Rispetto a Revolutionary Road, libro splendido e pudico circa il disagio,Yates perde qui ogni ritrosia nel rappresentare l'infelicita'. La condizione interiore di malessere, profondamente radicata nel protagonista e che in un giorno come un altro decide di manifestarsi ed esplodere, e' crudamente data ed inesorabile, non serviranno la possibilita' della realizzazione del sogno, un nuovo innamoramento, mentalita' ed ambienti differenti con cui confrontarsi e, potendo, riappropriarsi del proprio. Il classico "non si puo' scappare da noi stessi", prima o poi verremo ripresi.

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