Dizionario di antropologia. Etnologia, antropologia culturale, antropologia sociale

Curatore: U. Fabietti, F. Remotti
Editore: Zanichelli
Anno edizione: 1997
Pagine: 992 p., ill.
  • EAN: 9788808096388
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recensione di Puccini, S., L'Indice 1997, n.10

Il "Dizionario di Antropologia", realizzato da un'équipe di studiosi sotto la direzione di Francesco Remotti e Ugo Fabietti rappresenta un'importante impresa scientifica che spicca con particolare rilievo nel nostro panorama culturale. Si tratta infatti del primo strumento del genere tutto dedicato all'antropologia e interamente italiano: non un ventaglio più o meno ampio di voci antropologiche inserite tra altre (filosofiche, sociologiche e simili) nei consueti dizionari scientifici e neppure la traduzione di testi nati e pensati in (e per) altri contesti nazionali, ma un lavoro organico che emerge in modo critico e insieme radicato dalla nostra tradizione di studi, senza rinunciare a un respiro internazionale e a una ricca informazione sugli sviluppi recenti. Termina così da un lato la subalternità della disciplina ad altri campi del sapere; dall'altro, quella dipendenza dagli strumenti internazionali che ha segnato l'antropologia italiana fin dalle sue origini.
Sono questi, senza dubbio, i pregi indiscutibili dell'opera. Essa, d'altra parte, pur se realizzata seguendo i canoni di questo genere di pubblicazioni, offre e propone tagli e prospettive nuove della materia, che non mancheranno di suscitare tra gli studiosi italiani oltre ai consensi anche qualche riserva.
Infatti, come qualunque scritto, anche il "Dizionario di Antropologia" è un'opera d'autore (in questo caso, di autori): sarebbe dunque ingenuo pensarla solo come un semplice e asettico strumento informativo. Dietro questo scopo - che è certo il suo compito prioritario - le informazioni che esso contiene e trasmette sono il frutto di una selezione (fatta di presenze e assenze, spazi più o meno consistenti assegnati alle diverse correnti di pensiero e al rispettivo apparato concettuale).Ma questa selezione passa attraverso una visione personale, che disegna un quadro denso e stimolante dell'antropologia contemporanea, filtrandolo attraverso le concezioni teoriche dei curatori. Così il progetto che impronta il lavoro sfocia - specie in alcuni punti - in una vera e propria ridefinizione disciplinare: ed è su questo aspetto - originale e di grande interesse - che probabilmente si accenderanno le discussioni. Se lo augurano per primi i curatori, chiedendo ai fruitori del loro lavoro non un uso passivo ma un'attenzione critica, e ponendosi così non solo nel ruolo - per così dire - di pionieri, ma anche in quello, di maggior spessore (e certo più rischioso e arduo), di innovatori.
Mi fermerò su un dato, esterno solo all'apparenza, ma che invece è rivelatore dei contenuti, dei significati e delle intenzioni dell'opera nel suo complesso; e sul quale, del resto, si soffermano anche Remotti e Fabietti nelle pagine introduttive. Si tratta del titolo dell'opera. I nomi disciplinari - come sa chiunque ne abbia ricostruito la storia - sono importanti perché in essi si esprimono tappe della conoscenza e insieme si tracciano i confini di uno specialismo che si costruisce faticosamente nel tempo, distinguendosi dalle discipline affini e aprendo nuovi orizzonti e nuovi percorsi. Il titolo "Dizionario di Antropologia", dietro la semplicità neutrale della denominazione, espone subito una posizione e un orientamento originali (e personali) e chiude una fase storica. Finora, una tacita convenzione nominalistica (tipicamente italiana) caratterizzava la tradizione degli studi: il nome di antropologia senza aggettivi indicava il campo - a lungo dominante nella nostra storia disciplinare - dell'antropologia fisica. Adesso, il nome di antropologia (libero da attributi) viene invece a designare i diversi ambiti dello studio delle culture, pur senza dimenticare (come emerge chiaramente dall'esame delle voci) l'importanza della biologia e della genetica nello studio dell'uomo e per la comprensione delle sue realizzazioni socioculturali. Dunque, una innovazione significativa e drastica: che mette fine a una troppo prolungata (e immotivata) egemonia.
Ma anche il sottotitolo del "Dizionario "è rivelatore. Vi si leggono i nomi di etnologia, antropologia culturale e antropologia sociale, mentre non compare affatto quello di folklore.E su questa scelta - come sulle ragioni che l'hanno motivata - non si possono non avanzare perplessità e interrogativi. Nel compierla, gli autori hanno indubbiamente presenti sviluppi recenti degli studi (in tradizioni nazionali diverse dalla nostra); ma vi si legge soprattutto la visione e lo stile che Francesco Remotti ha autorevolmente impresso - con le sue ricerche e le sue riflessioni - all'antropologia italiana: un'antropologia "aperta" e "flessibile" che, abbandonato il concetto di primitivo e ridefinito quello di alterità, sia capace di volgere il suo sguardo su se stessa e su di noi. Ma allora, non è forse contraddittorio mantenere la dizione di etnologia (tradizionalmente legata a quel tipo di studio delle culture altre e primitive che è proprio quello che Remotti e Fabietti sottopongono a critica radicale), e cancellare quella di folklore (o "storia delle tradizioni popolari") che ha una storia italiana ricca e peculiare?
Proprio di formazione "folklorica" sono infatti alcuni dei più significativi protagonisti dei nostri studi. Tanto più che - a ben guardare - l'assenza del folklore è solo nominalistica: dato che le voci del "Dizionario" restituiscono puntualmente storia e concetti del settore demologico e ne trattano i principali esponenti.
Questo taglio drastico rischia di essere letto da alcuni come una vera e propria amputazione dal sapore provocatorio. Viceversa, sarebbe importante che la nostra comunità scientifica, invece di rinfocolare vecchie contrapposizioni tra schieramenti, si confrontasse - apertamente e pacatamente - sulle questioni che il "Dizionario" ripropone.
L'antropologia italiana ha dovuto attendere oltre centocinquant'anni per avere quella mappa delle sue capacità conoscitive che, per propria natura, un dizionario esprime e realizza in modo compiuto. Il serio lavoro di Remotti e Fabietti (e degli altri autori), oltre a porsi come sussidio indispensabile per studiosi e studenti, è un ottimo punto di partenza per riflettere serenamente sulle prospettive dell'antropologia italiana e per rafforzarne maturità, rigore e consistenza scientifica.

Il Dizionario di Antropologia è la prima opera di questo genere diretta e scritta interamente da studiosi italiani. Nelle sue voci, informative e critiche al tempo stesso, gli specialisti, gli studenti e i cultori, non solo della antropologia ma anche delle "scienze umane" in generale, troveranno un sicuro punto di riferimento per orientarsi attraverso nozioni, concetti, nomi di personalità e istituzioni attorno ai quali si è costituito, nel tempo, il sapere di un vastissimo campo disciplinare.La struttura delle voci e l'ampio corredo bibliografico fanno di questo Dizionario non soltanto un'opera di consultazione, ma anche un valido strumento per affrontare la lettura di testi antropologici ed etnografici, la redazione di lavori di tesi e nuovi possibili percorsi di ricerca.
- 992 pagine
- oltre 2500 voci
- circa 4000 titoli di bibliografia
- il lessico completo della disciplina
- gli autori classici e contemporanei
- le correnti teoriche
- il lavoro etnografico
- le etnie
- le aree culturali
- le specializzazioni dell'antropologia
- i concetti e le nozioni dei saperi "di confine"
- i musei
- le riviste
- le istituzioni
- circa 80 fra cartine, disegni e diagrammi